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Gaia Carotenuto

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Venerdì, 09 Novembre 2018 08:44

Coma e stupor in cani e gatti: 386 casi

chihuaUno studio retrospettivo multicentrico si è posto l’obiettivo di raccogliere i dati relativi a segnalamento, eziologia e outcome a breve termine di soggetti portati in pronto soccorso in stato comatoso o stuporoso.

Sono state analizzate le cartelle cliniche di 386 animali (cani e gatti) per identificare quale fosse l’eziologia più comunemente responsabile dello stato di coma e stupor.

Sono stati identificati 168 cani (n=112, coma ; n=56, stupor) e 218 gatti (n=148, coma ; n=70, stupor). Gli animali sono stati identificati come deceduti (morti o soppressi) o trasferiti (trasferiti a una clinica diurna o dimessi) per definire l’outcome a breve termine. Coma e stupor erano più frequenti nei gatti rispetto ai cani e la razza Chihuahua era sovrarappresentata. La glicemia era frequentemente al di fuori degli intervalli di riferimento. Escludendo le cause sconosciute, le cause più comuni nel cane includevano: trauma cranico 16,0% (n = 27, deceduti n = 22), ipoglicemia 10,7% (n = 18, deceduti n = 8), shock 10,1% (n = 17, deceduti n = 16), crisi convulsive 9,5% (n = 16, deceduti n = 13) e insufficienza renale o epatica 5,3% (n = 9, deceduti n = 7). Le cause più comuni nei gatti comprendevano: trauma cranico 21,6% (n = 47, deceduti n = 38), insufficienza renale o epatica 13,3% (n = 29, deceduti n = 25), intossicazioni 10,1% (n = 22, deceduti n = 18), ipoglicemia 6,0% (n = 13, deceduti n = 4), e shock 5,0% (n = 11, deceased n = 8). Se trattati tempestivamente, il 46,0% dei cani (44/96) e il 41,2% dei gatti (35/85) è sopravvissuto ed è stato trasferito. La mortalità inferiore è stata riscontrata nei casi di coma e stupor da ipoglicemia.

Nei casi in cui la causa era nota, il trauma cranico rappresentava l’eziologia più comune di coma e stupor per entrambe le specie. Fatta eccezione per i casi di coma e stupor conseguenti a ipoglicemia, la prognosi complessiva a breve termine è stata scarsa.

 

“Retrospective characterization of coma and stupor in dogs and cats presenting to a multicentre out-of-hours service (2012-2015): 386 animals” Parratt CA et al. J Vet Emerg Crit Care (San Antonio). 2018 Oct 16. doi: 10.1111/vec.12772. [Epub ahead of print]

Cute DogSono poche le informazioni disponibili sui marker utili per valutare il decorso della malattia infiammatoria intestinale (IBD, inflammatory bowel disease) nel cane.

Uno studio prospettico caso-controllo ha valutato la relazione tra gravità della patologia e biomarker sierici e fecali nei cani con IBD prima e dopo il trattamento.

Sono stati inclusi 16 cani con IBD e 13 cani sani. L’indice di attività clinica per l’enteropatia cronica (CIBDAI, canine IBD activity index), la concentrazione sierica di proteina C reattiva (CRP, C-reactive protein), la presenza di anticorpi anti-citoplasma nei neutrofili perinucleari (p-ANCA, perinuclear antineutrophil cytoplasmic antibodies) e la concetrazione di calprotectina canina sierica e fecale (cCP, canine calprotectin) sono state misurate prima del trattamento e dopo 21 giorni.

La concentrazione sierica di CRP (mediana 3,5 mg/L; range: 0,1-52,4 mg/L), di cCP fecale (mediana 92,3 μg/g; range: 0,03-637,5 μg/g) e lo score CIBDAI erano significativamente aumentati nei cani con IBD prima del trattamento rispetto alla concentrazione sierica di CRP (mediana 0,2 mg/L; range: 0,1-11,8 mg/L; p< 0,001), cCp fecale (mediana 0,67 μg/g; range: 0,03-27,9 μg/g; p <0,001) e score CIBDAI (p<0,001) dopo il trattamento. Non sono state evidenziate associazioni significative tra lo score CIBDAI e i biomarker sierici valutati prima e dopo il trattamento; diversamente, è stata riscontrata un’associazione significativa tra la cCp fecale e lo score CIBDAI prima del trattamento (rho = 0,60, p = 0,01). La CRP e la cCP fecale sono diminuite significativamente dopo il trattamento (mediana 3,5 mg/L v. 0,2 mg/L, p < 0,001; e 92,3 μg/g v. 0,67 μg/g, p = 0,001).

Gli autori concludono che la concentrazione della cCP fecale è un biomarker utile per la valutazione non invasiva dell’infiammazione intestinale. Cani con gravi segni di malattia gastrointestinale hanno più spesso alterazione dei marker rispetto ai cani con malattia meno severa.

 

“Serologic and fecal markers to predict response to induction therapy in dogs with idiopathicinflammatory bowel disease” Otoni CC, et al. J Vet Intern Med. 2018 May;32(3):999-1008. doi: 10.1111/jvim.15123. Epub 2018 Apr 6.

Venerdì, 09 Novembre 2018 08:14

Farmacocinetica della moxidectina nel suino

Swine BreederL’obiettivo di questo studio era quello di indagare la farmacocinetica della moxidectina (MXD) nella specie suina dopo una singola somministrazione endovenosa di 1,25 mg/kg e dopo una singola somministrazione topica di 2,5 mg/kg.

I campioni ematici sono stati raccolti prima del trattamento (tempo 0) e nei 40 giorni successivi alla somministrazione.

Per la somministrazione endovenosa (n = 8), l'emivita di eliminazione (λZ) era di 10,29 ± 1,90 giorni, il volume di distribuzione apparente (Vz) era di 89,575 ± 29,856 L/kg, e la clearance (Cl) era di 5,699 ± 2,374 L/kg. Per la somministrazione topica (n = 8), la concentrazione plasmatica massima del farmaco (Cmax) era di 7,49 ng/ml, il tempo necessario per raggiungere la concentrazione plasmatica massima (Tmax) era di 1,72 giorni, e l’emivita di eliminazione era di 6,20 giorni. La MXD per via topica è risultata avere una biodisponibilità assoluta bassa, pari al 9,2%, ma il tempo medio di residenza (TMR) era più lungo (10,88 ± 1,75 giorni) rispetto a quello della somministrazione endovenosa (8,99 ± 2,48 giorni).

Questi risultati hanno dimostrato che la MXD viene assorbita rapidamente attraverso la pelle e che l’eliminazione, diversamente, avviene più lentamente. I dati ottenuti potrebbero contribuire a perfezionare il regime di dosaggio per la somministrazione topica di MXD.

 

“The pharmacokinetics of moxidectin following intravenous and topical administration to swine” Xiao H et al. J Vet Pharmacol Ther. 2018 Nov 4. doi: 10.1111/jvp.12693. [Epub ahead of print]

tubo gommaL'otite esterna nel cane è una problematica comune. L’esame citologico dell'essudato auricolare è un utile test diagnostico per impostare e monitorare il trattamento dell'otite esterna. La tecnica generalmente utilizzata per la raccolta di campioni citologici prevede l’impiego di un tampone con punta in cotone inserito nella porzione verticale del canale auricolare. Recentemente è stato proposto un metodo alternativo che consiste nell’aspirare l'essudato in profondità, dalla porzione orizzontale del canale auricolare, mediante un tubicino di gomma.

Lo scopo di questo studio prospettico, randomizzato in cieco era quello di confrontare gli esiti dell’esame citologico di campioni auricolari ottenuti mediante l’impiego di due diverse tecniche di raccolta tramite la valutazione del numero di batteri, di leviti del genere Malassezia e di cellule infiammatorie.

Campioni auricolari sono stati prelevati da 30 cani con otite esterna utilizzando sia la tecnica del tampone di cotone che quella del tubicino di gomma. Due valutatori hanno giudicato, in maniera indipendente, i preparati citologici relativamente alla presenza di leucociti polimorfonucleati (PMN), monociti/linfociti, macrofagi, lieviti, cocchi intracellulari (IC) ed extracellulari (EC), bacilli IC ed EC.

L'affidabilità inter-valutatore per la presenza di leucociti PMN, bacilli EC e lieviti era buona, mentre per i cocchi EC era moderata. La conta dei leucociti PMN era significativamente più alta quando il campione era ottenuto con il tubicino di gomma (P = 0,0024) rispetto a quando era prelevato con il tampone di cotone, diversamente per tutti gli altri tipi cellulari e microrganismi non sono state individuate differenze statisticamente significative tra le due tecniche di prelievo del campione. La tecnica del tubicino di gomma è stata ben tollerata.

Questo studio supporta l’impiego del tubo di gomma come metodo alternativo per la raccolta di campioni auricolari profondi, consentendo il prelievo di materiale direttamente dalla porzione orizzontale del canale auricolare.

 

“Comparison of two ear cytological collection techniques in dogs with otitis externa” Choi N, et al. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):413-e136. doi: 10.1111/vde.12664. Epub 2018 Aug 14.

otite esternaL'otite esterna è una comune patologia ad eziologia multifattoriale che nel cane raggiunge una prevalenza del 10-20%. Nell’uomo è stato osservato che, in condizioni di malattia, la diversità del micobiota (ossia della popolazione fungina) cutaneo aumenta, diversamente nei cani atopici è stata identificata una riduzione della varietà del micobiota cutaneo quando confrontati con i cani sani.

L’obiettivo di questo studio era quello di confrontare la composizione del micobiota auricolare, prelevato mediante l’impiego di tamponi di cotone, tra 6 cani con evidenza clinica e citologica di otite esterna e cinque cani clinicamente sani.

L’analisi dei campioni ha identificato funghi appartenenti a 10 diversi phyla. In tutti i soggetti con otite, la Malassezia era l’elemento predominante del micobiota auricolare, costituendo il 55,7-98,4% delle sequenze isolate (mediana 96,8%). Le orecchie malate erano caratterizzate da una biodiversità significativamente ridotta rispetto ai controlli (P = 0,008). Sono state identificate 42 unità tassonomiche operazionali, di cui 3 erano sovrarappresentate nelle orecchie dei cani con otite (tra cui M. pachydermatis), mentre le altre 39 erano sovrarappresentate nelle orecchie dei cani sani.

I risultati di questo studio dimostrano che, in corso di otite, la varietà del micobiota si riduce, e la Malassezia diventa l’elemento più rappresentato. Questi dati confermano la complessità del micobiota auricolare.

 

“Analysis of the otic mycobiota in dogs with otitis externa compared to healthy individuals” Korbelik J, et al. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):417-e138. doi: 10.1111/vde.12665. Epub 2018 Aug 8.

MRBQuesto studio è stato progettato con l’obiettivo di valutare l'efficacia di una nuova combinazione di florfenicolo/meloxicam (FM) nei vitelli con malattia respiratoria bovina.

A questo scopo, 90 vitelli sono stati infettati sperimentalmente mediante deposizione intratracheale di Mannheimia haemolytica. Sono stati inclusi solo i soggetti (n=84) che, a seguito dell’infezione avevano mostrato un rialzo termico > 39,5 °C e un punteggio clinico totale combinato (PCTC) maggiore o uguale a 3. I vitelli sono stati assegnati in modo casuale a uno di tre gruppi di trattamento: gruppo FM, trattati con la combinazione di florfenicolo/meloxicam; gruppo FF, trattati con la combinazione di florfenicolo/flunixina; gruppo di controllo (GC) trattati con soluzione fisiologica.

La temperature rettale e il PCTC dei vitelli dei gruppi FM e FF erano costantemente inferiori rispetto a quelli dei vitelli del GC (P <0,001). Inoltre, alla fine dello studio, è stata osservata un'alta percentuale di guarigione clinica nei vitelli trattati con FM (100%) o con FF (96,6%), mentre la guarigione era meno frequente nel GC (29,6%). È interessante notare che i vitelli del gruppo FM sono stati curati con successo più spesso rispetto ai vitelli del gruppo FF (P <0,05) e con una percentuale più bassa di recidiva clinica (P = 0,05).

Questi risultati sottolineano l'elevata efficacia della combinazione di florfenicolo/meloxicam, coerentemente con le proprietà farmacocinetiche dei due principi attivi.

 

“Treatment of experimentally induced bovine respiratory disease in young calves with a singleadministration of a combination of florfenicol and meloxicam” Achard D, et al. Vet Rec. 2018 Nov 3;183(17):535. doi: 10.1136/vr.104795. Epub 2018 Sep 5.

Mercoledì, 31 Ottobre 2018 23:45

Frazioni escretorie degli elettroliti nel cane

PUPD

Nel cane, il ruolo svolto dalle frazioni escretorie (FE) degli elettroliti per caratterizzare il danno renale acuto (AKI, acute kidney injury) e il loro significato come indicatori prognostici è scarsamente documentato.

Uno studio prospettico ha valutato il ruolo diagnostico e prognostico delle FE degli elettroliti in 135 cani con AKI trattati con terapia standard.

Le variabili cliniche e di laboratorio, tra cui le FE degli elettroliti, sono state misurate al momento del ricovero. I cani sono stati raggruppati secondo la classificazione IRIS dell’AKI e suddivisi in base al tipo di AKI (volume-responsivo, VR-AKI; oppure intrinseco, I-AKI) e in base all’outcome (sopravvissuti/non-sopravvissuti).

Cinquantadue dei 135 cani (39%) avevano un VR-AKI, 69 di 135 (51%) avevano un I-AKI e in 14 di 135 (10%) non è stata possibile la classificazione. I cani con I-AKI avevano le FE degli elettroliti significativamente più alte, ad esempio la FE del sodio (FENa,%) era di 2,39 (range 0,04-75,81) rispetto allo 0,24 (range 0,01-2,21; p<0,001) dei VR-AKI. Complessivamente, la mortalità è stata del 41% (55/135). Nei non sopravvissuti è stato riscontrato un aumento delle FE degli elettroliti, ad esempio la FENa era di 1,60 (range 0,03-75,81) nei non sopravvissuti e 0,60 nei sopravvissuti (range 0,01-50,45; p = 0,004). Sono stati identificati diversi fattori di rischio associati alla mortalità, tra cui il grado IRIS, le FE degli elettroliti e la produzione urinaria.

Gli autori concludono che le FE degli elettroliti sono un buon marker per la differenziazione precoce tra VR-AKI e I-AKI, si correlano bene con l’outcome e potrebbero rappresentare uno strumento utile per la gestione dei cani con AKI.

 

"Fractional excretion of electrolytes in volume-responsive and intrinsic acute kidney injury in dogs: Diagnostic and prognostic implications" Troìa R, et al. J Vet Intern Med. 2018 Jul;32(4):1372-1382. doi: 10.1111/jvim.15146. Epub 2018 May 17.

 

vacca a terraRecentemente sono stati pubblicati i valori soglia della conta totale delle cellule nucleate (CTCN) e della concentrazione proteica nel liquido cerebrospinale (LCS) delle vacche con “sindrome della vacca a terra” (SVT) che suggeriscono una lesione al midollo spinale.

L’obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di determinare la sopravvivenza a breve e a lungo termine delle vacche con SVT sottoposte all'analisi del LCS utilizzando i valori soglia riportati. Il secondo obiettivo era quello di valutare il valore prognostico di questi valori soglia per prevedere la sopravvivenza a breve e a lungo termine.

Sono state incluse 214 vacche delle quali sono state calcolate la sopravvivenza a breve termine (dimissione dall'ospedale) e la sopravvivenza a lungo termine (completamento della lattazione); tali parametri sono stati correlati con la CTCN e con la concentrazione proteica nel LCS.

Le vacche con una CTCN e/o una concentrazione proteica nel LCS al di sopra dei valori soglia avevano un tasso di sopravvivenza a breve termine significativamente più basso (P = 0,02). La probabilità di non sopravvivenza delle vacche con uno o entrambi i valori al di sopra della soglia era 2,16 volte superiore. Una CTCN nel LCS >4,5 cellule/μL era in grado di predire il decesso a breve termine con una sensibilità del 17,3% e una specificità del 92,3%; allo stesso modo una concentrazione proteica nel LCS >0,39 g/L era in grado di predire il decesso a breve termine con una sensibilità del 20,9% e una specificità del 91,4%.

Una CTCN e una concentrazione proteica nel LCS al di sopra dei valori soglia stabiliti è associata ad una probabilità di decesso a breve termine più elevata.

 

“Survival associated with cerebrospinal fluid analysis in downer adult dairy cows: A retrospectivestudy (2006-2014)” Bilodeau MÈ, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1780-1786. doi: 10.1111/jvim.15305. Epub 2018 Sep 14.

Martedì, 30 Ottobre 2018 17:08

Linfoma del sistema nervoso centrale nel cane

linfoma caneUno studio retrospettivo di tipo multicentrico ha indagato l’outcome di cani con linfoma del sistema nervoso centrale (LSNC).

Sono stati inclusi 18 cani con LSNC la cui diagnosi è stata confermata attraverso l’analisi del liquido cerebrospinale, l’analisi istopatologica, la citometria a flusso del liquido cerebrospinale e mediante la citologia del liquido cerebrospinale, dei linfonodi o della milza. A 15 cani su 18 sono stati somministrati trattamenti specifici diversi dal prednisone. Nello specifico, 3 sono stati sottoposti a chemioterapia e radioterapia dopo la decompressione chirurgica, 5 sono stati trattati con chemioterapia, 2 con radioterapia dopo decompressione chirurgica, 3 con chemioterapia dopo decompressione chirurgica e 2 con radioterapia e chemioterapia. Solo 1 cane ha ricevuto prednisone e 2 cani non hanno ricevuto alcun trattamento. La mediana del tempo di sopravvivenza complessivo era di 171 giorni (range 1-1942 giorni)

I risultati hanno dimostrato che, indipendentemente dal tipo di trattamento effettuato, l’aspettativa di vita dei cani con linfoma del sistema nervoso centrale di questo studio era più lunga rispetto a quanto descritto in precedenti reports. Sono tuttavia necessari ulteriori studi per chiarire l’importanza di effettuare trattamenti specifici per questa patologia.

 

“Central nervous system lymphoma in 18 dogs (2001 to 2015)” LaRue MK et al. J Small Anim Pract. 2018 Sep;59(9):547-552. doi: 10.1111/jsap.12868. Epub 2018 Jul 19.

petecchieUno studio retrospettivo si è posto gli obiettivi di indagare la prevalenza della trombocitopenia in una popolazione felina, di identificare le patologie associate alla trombocitopenia e di stabilire la percentuale di gatti trombocitopenici risultati positivi al virus della leucemia felina o al virus dell’immunodeficienza felina.

La prevalenza della trombocitopenia è risultata essere del 5,9%. Le patologie ematologiche, infettive e le neoplasie sono risultate essere quelle maggiormente associate alla trombocitopenia. L’11% dei gatti trombocitopenici testati sono risultati positivi per il virus della leucemia felina, percentuale inferiore a quanto riportato precedentemente. I gatti che presentavano un’emorragia di origine sconosciuta avevano una conta piastrinica significativamente inferiore rispetto agli altri gatti trombocitopenici. La trombocitopenia immunomediata primaria è stata diagnosticata meno frequentemente rispetto a quanto non avvenga nel cane ed era associata a una conta piastrinica più bassa.

La trombocitopenia nei gatti potrebbe avere una prevalenza maggiore di quanto riportato precedentemente e, quando grave, può associarsi alla comparsa di emorragie spontanee. Le gravi trombocitopenie nei gatti sembrano avere una patogenesi immunomediata meno frequentemente rispetto al cane. La trombocitopenia non sembra essere associata a infezioni da retrovirus.

 

"Prevalence and disease associations in feline thrombocytopenia: a retrospective study of 194 cases". Ellis J et al. J Small Anim Pract. 2018 Sep;59(9):531-538. doi: 10.1111/jsap.12814. Epub 2018 Jan 22.

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