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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

headshakingLa sindrome di “headshaking” mediata dal trigemino è conseguente ad una riduzione della soglia di sensibilizzazione del nervo trigemino ed è responsabile di un apparente dolore facciale. Il magnesio può avere una funzione neuroprotettiva sulla soglia di sensibilizzazione delle fibre nervose e, potenzialmente, potrebbe attenuare i sintomi conseguenti al dolore neuropatico.

L’obiettivo di questo studio prospettico crossover randomizzato era quello di indagare come si modificasse il comportamento di headshaking in 6 cavalli affetti dalla sindrome dopo l'infusione endovenosa di solfato di magnesio.

Tutti i soggetti hanno ricevuto una infusione di soluzione di destrosio al 5% (soluzione di controllo) e di una soluzione al 50% di MgSO4 (40 mg/kg). Il comportamento di headshaking è stato valutato prima dell'infusione e 15, 30, 60 e 120 minuti dopo l'infusione. A queste stesse tempistiche, sono stati effettuati dei prelievi di sangue venoso per la valutazione di pH, HCO3-, standard base excess (SBE), Na+, Cl-, K+, Ca2+, Mg2+, magnesio totale (tMg), glicemia e lattatemia; infine sono stati calcolati la strong ion difference (SID) e l’anion gap (AG).

A seguito dell’infusione della soluzione al 50% di MgSO4, le variabili pH, Na+, Cl-, K+, SID, AG, lattatemia, Ca2+, tMg e Mg2+ hanno avuto cambiamenti significativi rispetto alle stesse variabili valutate dopo infusione di soluzione di destrosio al 5%. Diversamente, glicemia, SBE e HCO3 - non hanno subito variazioni significative. L’infusione di MgSO4 ha ridotto il tasso di headshaking del 29%; contrariamente, il comportamento di headshaking non ha subito modifiche conseguentemente alla somministrazione di soluzione di destrosio.

La somministrazione endovenosa di MgSO4 ha determinato l’aumento delle concentrazioni plasmatiche totali e ionizzate di magnesio e ha ridotto significativamente il comportamento di headshaking nei cavalli affetti.

 

“Intravenous infusion of magnesium sulfate and its effect on horses with trigeminal-mediated headshaking” Sheldon SA, et al. J Vet Intern Med. 2019 Jan 22. doi: 10.1111/jvim.15410. [Epub ahead of print]

Domenica, 10 Marzo 2019 16:25

Ipertiroidismo nella cavia

pigDal database di un laboratorio diagnostico privato sono state selezionate le cavie con un valore di tiroxina totale (TT4) superiore a 66,9 nmol/l. Ai veterinari curanti sono stati inviati questionari standardizzati al fine di raccogliere informazioni di base sui segni clinici, la terapia attuata e la sua efficacia.

Sono state identificate un totale di 40 cavie, di cui 18 maschi (7 dei quali castrati), 21 femmine intere e di un individuo il sesso non era noto. Le concentrazioni di TT4 erano più frequentemente aumentate nelle cavie anziane. L'età media dei soggetti colpiti era di 5 anni. I segni clinici più comuni erano la perdita di peso associata ad un appetito mantenuto o aumentato.

Due terzi degli animali avevano masse palpabili nella regione ventrale del collo, di sospetta pertinenza della tiroide. Le masse non erano correlate con aumentate concentrazioni di TT4 nel sangue.

Il 92% degli animali (36/38) sono stati trattati con tiamazolo o carbimazolo mentre la ghiandola tiroidea è stata rimossa chirurgicamente in 6 casi. In 19 animali, le concentrazioni di TT4 sono state rivalutate dopo il trattamento e il loro valore si era ridotto in 12. La mediana della riduzione del TT4 era pari a 29,6 nmol/l. I veterinari hanno riferito di un miglioramento clinico nel 48% (13/27) degli animali. Un miglioramento clinico moderato o la guarigione sono stati osservati in 3 dei 6 soggetti trattati chirurgicamente. Degli altri 3 individui, uno continuava ad assumere farmaci tireostatici, uno non aveva subito alcun miglioramento e uno era deceduto.

 

“RETROSPECTIVE STUDY ON HYPERTHYROIDISM IN GUINEA PIGS IN VETERINARY PRACTICES IN GERMANY” ChristianeGirod-Rüffer, et al. Journal of Exotic Pet Medicine Volume 29, April 2019, Pages 87-97

Domenica, 10 Marzo 2019 01:05

Dieta casalinga per animali domestici

cookAlcuni proprietari preferiscono somministrare ai propri cani alimenti casalinghi pensando di avere una reale percezione di quello che il loro animale domestico mangi, oppure con l’obiettivo di fornire un cibo più naturale o semplicemente perché non si fidano delle aziende che producono alimenti commerciali.

Tuttavia, i risultati di questo studio dimostrano che la maggior parte delle ricette riportate nei libri, anche quelle formulate da veterinari, non forniscono i nutrienti essenziali nelle quantità richieste dalla specie canina. È estremamente difficile per un proprietario, come anche per un veterinario, elaborare ricette equilibrate, idonee ad un impiego a lungo termine.

Nello studio sono state selezionate 200 ricette da 34 fonti diverse, inclusi libri di testo veterinari, libri per la cura degli animali domestici e siti web. Sono stati valutati sia gli ingredienti e le loro caratteristiche nutrizionali, che la qualità delle istruzioni descritte per la realizzazione della ricetta.

L’analisi effettuata ha dimostrato che il 95% delle ricette esaminate erano carenti di almeno un nutriente essenziale e oltre l'83% presentava più carenze nutrizionali. Nello specifico, solo 9 delle 200 ricette (8 delle quali formulate da veterinari) fornivano tutti i nutrienti essenziali in concentrazioni idonee secondo gli standard stabiliti per i cani adulti dall'Association of American Feed Control Officials, mentre solo 5 (tutte formulate da veterinari) fornivano i nutrienti essenziali in concentrazioni idonee secondo i requisiti del National Research Council. È interessante notare che solo 4 delle 200 ricette sono state scritte da nutrizionisti veterinari certificati e tutte avevano profili nutrizionali accettabili per cani adulti.

Alcune carenze, in particolare quelle relative alla colina, alla vitamina D, allo zinco e alla vitamina E, potrebbero causare significativi problemi di salute come disfunzioni immunitarie, accumulo di lipidi nel fegato e anomalie muscolo-scheletriche. Inoltre, dal momento che molte ricette condividevano le stesse carenze, l’alternanza non sarebbe comunque stata sufficiente a correggere eventuali squilibri nutrizionali.

In aggiunta a ciò, i ricercatori hanno anche scoperto che il 92% delle ricette conteneva istruzioni vaghe o incomplete, che richiedevano al proprietario dell'animale domestico di fare almeno un'ipotesi relativa agli ingredienti, al metodo di preparazione o all'uso di prodotti supplementari. Infine, l'85% delle ricette non forniva informazioni riguardo al contenuto calorico o non riportavano la taglia dell’animale cui era destinata la ricetta.

Gli autori dello studio supportano la dieta casalinga ma consigliano ai proprietari di chiedere un consulto ad un nutrizionista veterinario certificato, che abbia le competenze per formulare ricette personalizzate e complete dal punto di vista nutrizionale, piuttosto che affidarsi a ricette generiche trovate sui libri o su Internet.

 

“Evaluation of recipes of home-prepared maintenance diets for dogs” Stockman J, et al. J Am Vet Med Assoc. 2013 Jun 1;242(11):1500-5. doi: 10.2460/javma.242.11.1500.

pets5Negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di proprietari decide di alimentare il proprio cane con la dieta a base di carne cruda, la cosiddetta dieta BARF (Biologically Appropriate Raw Food). Essa prevede la somministrazione di frattaglie che non sono state sottoposte ad alcun tipo di trattamento finalizzato a ridurne la carica microbica; pertanto, la somministrazione di tale dieta non è esente dal pericolo legato alla presenza di potenziali microrganismi patogeni.

Uno studio ha analizzato dei campioni di carne cruda congelata prelevati da 60 confezioni destinate alla dieta BARF, prodotte da 10 diverse aziende, allo scopo di indagare la potenziale presenza di batteri appartenenti alla famiglia delle Enterobacteriaceae, di Clostridium perfringens, di Salmonella e di Campylobacter.

Le Enterobacteriaceae sono state rilevate in tutti i 60 campioni e in 31 di questi la loro concentrazione era maggiore ai 5000 batteri/g, limite al di sopra del quale l'igiene microbica è considerata non soddisfacente, secondo le normative dell’UE. In 2 campioni, la quantità di C. perfringens superava i 5000 batteri/g, livello massimo di batteri anaerobi consentito dalle linee guida nazionali svedesi. Batteri appartenenti al genere Salmonella sono stati rinvenuti in quattro campioni (7%) e batteri appartenenti al genere Campylobacter in tre campioni (5%).

I risultati di questo studio dimostrano che, al fine di limitare i potenziali rischi per la salute degli animali alimentati con dieta BARF e dei loro proprietari, specialemente se giovani e immunocompromessi, è fondamentale mantenere una buona igiene durante la conservazione, la manipolazione e la preparazione della carne cruda.

 

“Occurrence of Salmonella, Campylobacter, Clostridium and Enterobacteriaceae in raw meat-based diets for dogs” Hellgren J, et al. Vet Rec. 2019 Mar 4. pii: vetrec-2018-105199. doi: 10.1136/vr.105199. [Epub ahead of print]

AI

L'obiettivo di questo studio era quello di confrontare il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale ottenuto mediante inseminazione con seme convenzionale (SC) o con seme sessuato (SS) in vacche da latte sottoposte a uno dei tre protocolli di sincronizzazione degli estri.

A questo scopo 356 vacche sono state sottoposte, in modo randomizzato, alla sincronizzazione degli estri con i protocolli Ovsynch (OVS), Presynch-Ovsynch (PO) o Double-Ovsynch (DO) e inseminate al giorno 77±3 post-parto con SS congelato (n = 182) o con SC (n = 184) prelevato dal medesimo toro.

La sincronizzazione ha aumentato la percentuale delle vacche cicliche (p <0,01), raggiungendo il valore maggiore nel gruppo sottoposto al protocollo DO (OVS = 78,5%, PO = 85,1%, DO = 95,6%). Complessivamente, la sincronizzazione aumentava il tasso di gravidanza per inseminazione (sia impiegando lo SS che utilizzando lo SC) sia al 31° giorno (OVS = 35,5%, PO = 47,1%, DO = 48,3%) che al 62° giorno (OVS = 30,1%, PO = 43,8%, DO = 43,9%). Invece, indipendentemente dal protocollo di sincronizzazzione impiegato, l'inseminazione con SS ha ridotto il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale rispetto allo SC (p <0,02) al 31° giorno (38,1% vs 50,6%) e al 62° giorno (34,5% vs 45,6%). Non è stata osservata alcuna interazione tra il protocollo di sincronizzazione utilizzato e la tipologia di seme per quanto riguarda il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale; tuttavia le vacche inseminate con SC avevano mostrato un tasso di gravidanza per inseminazione maggiore quando sincronizzate con il protocollo PO (OVS = 42,0%, PO = 59,3%, DO = 49,0%) mentre in quelle inseminate con SS il tasso di gravidanza per inseminazione era maggiore in quelle sincronizzate con il protocollo DO (OVS = 27,9%, PO = 35,5%, DO = 47,6%).

Gli autori concludono che la presincronizzazione ha migliorato il tasso di gravidanza per inseminazione artificiale sia nelle vacche inseminate con SC che in quelle inseminate con SS.

 

“Fertility of lactating dairy cows inseminated with afterOvsynch, Presynch-Ovsynch and Double-Ovsynch protocols” Karakaya-Bilen E, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Oct 16. doi: 10.1111/rda.13363. [Epub ahead of print]

vitello34243Negli ultimi anni, sono stati indagati il ruolo e le funzioni della kisspeptina (Kp). Recentemente, si è scoperto che la kisspeptina 10 (Kp10) è implicata nella stimolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi.

Lo scopo di questo studio era quello di valutare le concentrazioni ematiche di Kp10 nel primo periodo post-partum nella vacca da latte.

Campioni di sangue sono stati prelevati da 40 vacche da latte 10 (T10), 12 (T12), 14 (T14) e 16 (T16) giorni dopo il parto per la misurazione delle concentrazioni di progesterone (P4), estrogeni (E2) e Kp.

Dopo un plateau iniziale, la Kp10 è aumentata significativamente a T14 e diminuita a T16. I valori sierici di P4 ed E2 sono rimasti nell'intervallo fisiologico. È possibile che la Kp10 abbia stimolato il rilascio di GnRH ipotalamico, così come la secrezione di gonadotropina ipofisaria, promuovendo in questo modo la crescita follicolare e l'aumento delle concentrazioni di E2 che potrebbero, a loro volta, aver stimolato la liberazione di Kp10 attraverso un meccanismo di feedback positivo.

Questi risultati possono essere d’ausilio nella comprensione del complesso meccanismo neuro-endocrino che sta alla base della ripresa della ciclicità ovarica nella vacca da latte.

 

“Kisspeptin in the early post-partum of the dairy cow” Rizzo A, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug 31. doi: 10.1111/rda.13325. [Epub ahead of print]

lettiera1140Identificare potenziali fattori di rischio per l'ostruzione uretrale nei gatti maschi può aiutare nella prevenzione di tale patologia.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare se la razza, il pedigree, l'età, il peso corporeo e il body condition score (BCS) fossero fattori di rischio per l'ostruzione uretrale nei gatti maschi castrati. Inoltre, gli autori hanno indagato se la maggiore incidenza di ostruzione uretrale nei gatti maschi con BCS elevato fosse dovuta all’aumento del peso corporeo.

A questo scopo sono state valutate retrospettivamente le cartelle cliniche di 195 gatti maschi castrati con ostruzione uretrale, confrontati con una popolazione di controllo costituita da 195 gatti sani.

Il tasso di incidenza dell'ostruzione uretrale non varia in modo significativo con il peso corporeo, ma aumenta all’aumentare del BCS. L'incidenza era più bassa nei gatti birmani rispetto ai gatti domestici a pelo corto, e superiore nei gatti non di razza rispetto ai gatti di razza. L’incidenza aumentava progressivamente tra i 2 e i 4 anni (età in cui l’incidenza era maggiore), per poi ridursi progressivamente di anno in anno.

Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori ricerche volte a definire il motivo per cui esiste un'associazione positiva tra BCS e incidenza di ostruzione uretrale. Nel frattempo, si consiglia ai medici di incoraggiare i proprietari di gatti maschi castrati a tenere sotto stretto controllo il BCS del loro animale domestico.

 

“Associations between increased body condition score, bodyweight, age and breed with urethral obstruction in male castrated cats” Jukes A, et al. The Veterinary Journal
Volume 244, February 2019, Pages 7-12.

HCCSei cani con carcinoma epatocellulare diffuso che non possedevano i requisiti per essere sottoposti ad intervento chirurgico sono stati trattati con la somministrazione orale di toceranib alla dose di 2-3 mg/kg a giorni alterni per un minimo di 60 giorni.

Sulla base dei criteri di valutazione della risposta canina in corso di tumori solidi (canine Response Evaluation Criteria in Solid Tumors v1.0), in 3 cani è stata ottenuta una risposta parziale, in 1 cane la malattia è rimasta stabile e in 2 cani si è verificata una progressione della patologia. Gli effetti collaterali osservati sono stati classificati da lievi a moderati sulla base dei criteri terminologici del gruppo di oncologia veterinaria cooperativa (Veterinary Cooperative Oncology Group's common terminology criteria for adverse events v1.1). Le attività dell’alanina aminotransferasi e della fosfatasi alcalina subivano una riduzione nei cani sensibili al trattamento con toceranib; diversamente, le attività di questi enzimi rimanevano elevate nei soggetti resistenti. Inoltre, in uno dei cani resistenti al trattamento, le concentrazioni del recettore 2 del fattore di crescita endoteliale fosfo-vascolare (phospho-vascular endothelial growth factor receptor 2) erano aumentate.

In attesa di studi più ampi, gli autori concludono che il toceranib, come singolo agente, potrebbe rivelarsi un trattamento efficace per il carcinoma epatocellulare canino.

 

“Short-Term Administration of Single-Agent Toceranib in Six Cases of Inoperable Massive Canine Hepatocellular Carcinoma” Heishima K, et al. J Am Anim Hosp Assoc. 2018 Nov 14. doi: 10.5326/JAAHA-MS-6788. [Epub ahead of print]

peluDiverse aziende producono test da effettuare su campioni di saliva e/o pelo per la diagnosi di allergie alimentari e ambientali negli animali da compagnia, ma non forniscono alcuna prova dell'accuratezza di tali test.

In questo studio è stata indagata la capacità di uno di questi test allergici di distinguere in modo affidabile i cani sani dai cani allergici ed è stata indagata la ripetibilità del test.

Ai fini dello studio sono stati impiegati 10 campioni di pelo e saliva appartenenti ad un cane allergico e 10 prelevati da un cane sano. Inoltre, sono stati utilizzati anche 5 campioni di pelo finto e di acqua allo scopo di determinare se il test fosse in grado di differenziare campioni provenienti da un cane vero da quelli provenienti da un cane giocattolo. L’azienda ha eseguito test per 128 allergeni alimentari e ambientali.

La distribuzione dei risultati dei test ottenuti da campioni prelevati da cani allergici, non allergici o da cani giocattolo non era diversa da quella ottenuta da una distribuzione casuale. La riproducibilità del test era scarsa o blanda.

Gli autori concludono che i test su pelo e saliva non sono idonei per la diagnosi di allergie e non possono sostituirsi alla valutazione clinica operata dal veterinario.

 

“Hair and saliva test fails to identify allergies in dogs” Coyner K and Schick A. J Small Anim Pract. 2019 Feb;60(2):121-125. doi: 10.1111/jsap.12952. Epub 2018 Oct 29.

1397125540 lavLe pecore producono glicoproteine associate alla gravidanza (PAG, pregnancy-associated glycoprotein) simili a quelle prodotte dalle vacche.

L’obiettivo di questo studio era quello di valutare le performance nella specie ovina di un test di gravidanza disponibile in commercio, impiegato nella specie bovina, basato sul rilevamento delle PAG.

Il test è stato eseguito su sangue intero (WhB), plasma (P) e siero (S) di 163 pecore gravide e 153 pecore non gravide. Inoltre, 11 pecore gravide sono state testate settimanalmente dal 14° al 49° giorno di gestazione e mensilmente dal 60° al 149° giorno di gravidanza. Infine, 10 pecore sono state testate settimanalmente dal giorno del parto fino al 63° giorno post-parto.

Utilizzando l’ecografia transaddominale come tecnica gold stansard di riferimento, la sensibilità del test a metà gravidanza (n = 163) è stata del 98,16% da WhB e del 99,39% da P e da S, mentre la specificità (n = 153) è stata del 94,12% da WhB, del 76,47% da P e del 93,46% da S. Durante la fase iniziale della gravidanza, tutte le 11 pecore sono state correttamente identificate come gravide al 42° giorno (100%); tuttavia, la sensibilità del test è scesa al 54,6% da WhB e al 63,6% da S e P al 49° giorno di gravidanza. Le pecore sono state nuovamente identificate correttamente come gravide al 63° giorno da P o al 119° giorno da S e WhB. Il test è stato costantemente negativo dal 42° giorno post-parto in otto pecore su dieci; le altre due sono rimaste costantemente positive fino all'ultimo campionamento effettuato al 63° giorno post-parto.

Gli autori concludono che il test può essere utilizzato per identificare correttamente le pecore gravide al 42° giorno di gravidanza; la sensibilità si riduce sensibilmente al 49° giorno. I risultati dimostrano che la sensibilità del test è buona a metà gravidanza e nelle fasi finali; diversamente, la diagnosi precoce di gravidanza (fase iniziale) era possibile solo in un numero limitato di soggetti. In alcune pecore, inoltre, i PAG rimangono elevati e possono dare delle false positività al test fino ad oltre il 63° giorno post-parto. Questo implica la necessità di considerare l’anamnesi di allevamento per la corretta interpretazione dei risultati del test.

 

“Evaluation of a bovine visual pregnancy test for the detection of pregnancy-associatedglycoproteins in sheep” Steckeler P, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Sep 29. doi: 10.1111/rda.13356. [Epub ahead of print]

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