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Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

Martedì, 23 Ottobre 2018 21:25

Dieta idrolizzata di pesce e di riso nel cane

pruritoLa diagnosi di reazione avversa al cibo (AFR, Adverse Food Reaction) si basa su una dieta ad eliminazione (ED, elimination diet) di 8 settimane ed è confermata dalla ricomparsa dei sintomi alla reintroduzione della dieta precedentemente somministrata. Le diete idrolizzate sono comunemente impiegate come ED.

Sono stati inclusi in un trial clinico 50 cani con prurito non stagionale con l’obiettivo di valutare una dieta idrolizzata a base di proteine di pesce e amido di riso come ED per la diagnosi di ARF.

Di ogni soggetto sono stati valutati il prurito e le lesioni (tramite apposite scale validate), e la qualità di vita per mezzo di un questionario cui è stato sottoposto il proprietario al giorno 0 e 56. Durante la ED, era consentito l’utilizzo di antibiotici per le prime 4 settimane, di corticosteroidi e oclactinib per le prime 6 settimane. Ai cani che avessero mostrato un miglioramento di almeno il 50% del prurito è stata riproposta la loro dieta precedente a base di pesce e riso.

Dei 50 cani, 38 (76%) hanno completato la ED, 4 (8%) sono stati esclusi a causa del peggioramento dei segni clinici, 3 (6%) per la scarsa appetibilità della dieta e di cinque cani (10%) è stato perso il follow-up. In 24 cani il prurito è migliorato più del 50% e 22 di questi sono stati sottoposti alla dieta di provocazione. Di questi 22 cani, 15 hanno recidivato ed è stata diagnosticata una ARF, mentre 7 non hanno recidivato (in un cane la diagnosi di AFR è stata considerata dubbia). Cinque cani hanno reagito al pesce e quattro al riso. Dei 14 cani in cui il prurito non è migliorato, alcuni sono stati nuovamente sottoposti ad una ED e altri sono stati trattati con successo per la dermatite atopica.

La dieta idrolizzata di pesce e riso sembrava essere una ED utile per la diagnosi di AFR, anche nei cani allergici al pesce o al riso.

 

“An open label clinical trial to evaluate the utility of a hydrolysed fish and rice starch elimination diet for the diagnosis of adverse food reactions in dogs”. Matricoti I, et al. Vet Dermatol. 2018 Oct;29(5):408-e134. doi: 10.1111/vde.12680. Epub 2018 Aug 23.

Martedì, 23 Ottobre 2018 21:16

Presunta neuroglicopenia nel cavallo

imagesPer neuroglicopenia si intende una carenza di glucosio nel cervello con conseguente disfunzione neuronale che può portare a morte se non trattata. La presunta neuroglicopenia non è stata ancora descritta nel cavallo.

Uno studio retrospettivo ha voluto documentare i segni neurologici dei cavalli con presunta neuroglicopenia conseguente a grave ipoglicemia.

Sono state esaminate le cartelle cliniche di 90 cavalli con diagnosi di ipoglicemia (<75 mg/dL) e raccolti i dati relativi a: segnalamento, anamnesi, segni clinici, esami di laboratorio compresa l’analisi del liquido cefalorachidiano, elettroencefalogramma, diagnosi clinica o diagnosi definitiva e outcome.

Trentotto cavalli avevano un’ipoglicemia lieve (50-74 mg/dL), mentre 52 cavalli avevano un’ipoglicemia grave (<50 mg/dL). Le cause più comuni di ipoglicemia includevano: patologie epatiche e gastrointestinali (40%), sepsi (33%), neoplasie (7%) e secondaria a sovradosaggio insulinico (4%). I deficit neurologici maggiormente riscontrati comprendevano: ottundimento del sensorio (100%), convulsioni (42%) e disorientamento (22%). La concentrazione di glucosio nel liquido cefalorachidiano era estremamente bassa (media 2,5 mg/dL, mediana 0 mg/dL). All’elettroencefalogramma in 8/8 cavalli sono state identificate scariche parossistiche nelle regioni corticali occipitale (visiva) e parietale (vicino a quella temporale-uditiva) a supporto delle crisi convulsive.

Si presume che nei cavalli la neuroglicopenia si verifichi secondariamente a una grave ipoglicemia. Si può manifestare con convulsioni subcliniche, cecità e sordità intermittente di origine corticale. Gravi alterazioni dello stato di coscienza e crisi convulsive possono essere osservate quando la glicemia è inferiore ai 42 mg/dL.

 

“Presumed Neuroglycopenia Caused by Severe Hypoglycemia in Horses”. Aleman M, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1731-1739. doi: 10.1111/jvim.15245. Epub 2018 Aug 7.

paraxL’obiettivo di questo studio era quello di indagare l’andamento delle concentrazioni plasmatiche di praziquantel e di pirantel pamoato dopo una singola somministrazione orale di una formulazione contenente una combinazione dei due principi attivi.

Sono stati utilizzati 22 gatti adulti clinicamente sani, a ciascuno dei quali è stata somministrata per via orale una singola dose di praziquantel (8,5 mg/kg) e pirantel (100 mg/kg). Campioni di sangue sono stati raccolti a intervalli regolari fino a 48 ore dopo la somministrazione.

Nessun effetto collaterale è stato osservato a seguito della somministrazione orale di questi farmaci. L'emivita del praziquantel e del pirantel era rispettivamente di 1,07 e 1,36 ore. La concentrazione massima di praziquantel (Cmax) era di 1140 μg/ml, raggiunta 1,22 ore dopo la somministrazione. Le concentrazioni plasmatiche di pirantel pamoato dopo somministrazione orale erano molto basse, con una Cmax media di 0,11 μg/ml, ottenuta 1,91 ore dopo la somministrazione. L’assorbimento così limitato del pirantel, conferma la sua persistenza nel tratto gastroenterico dove può svolgere la sua azione nei confronti degli stadi adulti della maggior parte dei nematodi.

Il pirantel pamoato ha mostrato un assorbimento molto limitato. Il praziquantel, invece, è stato rapidamente assorbito dopo somministrazione orale e le concentrazioni plasmatiche raggiunte ne supporterebbero l’efficacia e la sicurezza d’impiego nella specie felina. Sebbene l’uso prolungato di questi antielmintici potrebbe causare problemi di farmaco-resistenza, questi prodotti possono ancora svolgere un ruolo importante nel controllo dei parassiti, specialmente nelle aree geografiche in cui l'elevato costo dei nuovi trattamenti o la necessità di somministrazione parenterale potrebbe ridurre il numero di animali trattati .

 

Pharmacokinetics of praziquantel and pyrantel pamoate combination following oral administration in cats” Arion A, et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):900-904. doi: 10.1177/1098612X17734065. Epub 2017 Oct 11.

gatto riddereL'obiettivo di questo studio era quello di raccogliere dati preliminari sull’abitudine dei gatti a graffiare oggetti inappropriati e che misure adottare per evitarlo.

A 140 proprietari di gatti è stato sottoposto un questionario nel quale si chiedeva loro di specificare il tipo di oggetto graffiato e le sue caratteristiche, la frequenza e, infine, le strategie attuate per modificare questo comportamento.

Dall’analisi dei questionari è emerso che l'83,9% dei gatti ha l’abitudine di graffiare oggetti inappropriati. La maggior parte (81,5%) lo faceva nei confronti di sedie o altri mobili e il 64,1% nei confronti di tappeti. La frequenza con cui mostravano questa abitudine è risultata essere influenzata dal tipo di oggetto e dal materiale di cui era fatto. Quelli preferiti dai gatti erano i mobili e complementi d’arredo di tessuto. Nella maggior parte dei casi (76,1%) i proprietari avevano messo a disposizione un oggetto designato a questo scopo e, anche in questo caso, la preferenza dei gatti era influenzata dalla tipologia, preferendo i tiragraffi e altri oggetti rispetto ai blocchi antigraffio. Per scoraggiare l’abitudine di graffiare oggetti inappropriati e incoraggiare la scelta degli oggetti designati a questo scopo, i proprietari hanno usato una varietà di tecniche basate sulla punizione e sul premio, ma con risultati non significativi.

In conclusione, è emerso che i gatti hanno una preferenza nei confronti dei mobili rivestiti di tessuto. Di conseguenza, gli autori suggeriscono l’impiego di questi materiali per la realizzazione degli oggetti designati a questo scopo in modo da incoraggiarne la scelta da parte dei gatti. I blocchi antigraffio sono sembrati meno desiderati dei tiragraffi. La punizione era una strategia comune per scoraggiare i graffi ma non sembrava essere efficace.

 

“Survey of cat owners on features of, and preventative measures for, feline scratching of inappropriate objects: a pilot study” Moesta A, et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):891-899. doi: 10.1177/1098612X17733185. Epub 2017 Oct 30.

astmaIl tamoxifene, un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni, è stato impiegato in un modello sperimentale di asma equina determinando una riduzione della neutrofilia a livello di vie aeree, un miglioramento dei segni clinici e inducendo l’apoptosi dei granulociti neutrofili in vitro.

L’ipotesi degli autori di questo studio in cieco controllato randomizzato è che il tamoxifene sia in grado di ridurre la neutrofilia a carico delle vie aeree e di migliorare la funzionalità polmonare nei cavalli asmatici.

Lo studio ha coinvolto 12 cavalli asmatici sottoposti, per 12 giorni, ad un trattamento orale con tamoxifene (0,22 mg/kg ogni 24 ore) o desametasone (0,06 mg/kg ogni 24 ore). In ciascun soggetto sono stati valutati la funzionalità polmonare, il punteggio endoscopico e la citologia del liquido di lavaggio broncoalveolare.

Il tamoxifene ha migliorato significativamente la resistenza polmonare, ma non ha avuto alcun effetto sulle altre variabili valutate. Il desametasone ha normalizzato la funzionalità polmonare senza però modificare la neutrofilia delle vie aeree.

Gli autori concludono che i loro risultati non supportano l'impiego del tamoxifene, alla dose utilizzata in questo studio, come farmaco ad effetto “antineutrofilico” per il trattamento di cavalli asmatici cronici.

 

“Efficacy of tamoxifen for the treatment of severe equine asthma” Mainguy-Seers S, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1748-1753. doi: 10.1111/jvim.15289. Epub 2018 Aug 7.

Dairy cowsListeria monocytogenes (LM) è un importante agente patogeno di origine alimentare che colpisce gli animali e gli esseri umani. Nell’uomo, i focolai di listeriosi, causati dal consumo di prodotti lattiero-caseari non pastorizzati, destano serie preoccupazioni.

L’obiettivo di questo studio longitudinale era quello di determinare i fattori di rischio associati all’eliminazione fecale di LM nelle aziende lattiero-casearie a conduzione familiare.

Campioni fecali sono stati raccolti da vacche e vitelli di 20 allevamenti ad intervalli di 2 settimane per un periodo di 1 anno. La presenza di LM è stata rilevata utilizzando la qPCR.

La LM è stata isolata da tutte le aziende in almeno 1 dei campionamenti. La prevalenza annuale media era rispettivamente del 18,2% (98/540) nel caso delle vacche e dell'8,4% (43/511) nel caso dei vitelli. L’indice di calore (P = 0.05) e la stagione meteorologica (P = 0.04) hanno influenzato l’eliminazione fecale di LM a livello di azienda agricola. La stagione meteorologica ha influenzato l’eliminazione fecale di LM solo nelle vacche (P = .04), mentre l'indice di calore (P = .01) ha influenzato l’eliminazione fecale di LM nei vitelli. La stagione primaverile è stata identificata come il principale fattore di rischio associato all’eliminazione di LM a livello di azienda agricola (P = 0.01) e nelle vacche (P = 0.01). I cambiamenti dietetici sono stati associati ad una presenza meno numerosa di LM nelle feci dei vitelli (P <0.01).

L’eliminazione fecale di LM è risultato associato alle temperature ambientali e alla stagione meteorologica. Agricoltori e veterinari dovrebbero tenere a mente queste informazioni quando applicano strategie finalizzate a ridurre i rischi di diffusione di LM negli animali e nella comunità.

 

“Risk factors associated with fecal shedding of Listeria monocytogenes by dairy cows and calves” Bandelj P, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1773-1779. doi: 10.1111/jvim.15234. Epub 2018 Sep 17.

esame occhioL’obiettivo di questo studio era quello di stabilire se la sedazione con butorfanolo per via intramuscolare interferisse sulle variabili valutate durante l’esame oftalmologico nella specie canina.

A questo scopo sono stati impiegati 22 cani di razza Beagle senza anomalie oculari, sottoposti ad esame oftalmologico 20 minuti prima e subito prima della somministrazione di butorfanolo, al fine di stabilire i dati di riferimento. Per ciascun soggetto sono stati esaminati la posizione del globo oculare e della membrana nittitante, la risposta alla minaccia, il riflesso di abbagliamento, il riflesso corneale, i test lacrimali con filo di cotone al rosso fenolo e quello di Schirmer, la dimensione della pupilla e la tonometria a rimbalzo. Il butorfanolo è stato somministrato per via intramuscolare alla dose di 0,2 mg/kg e queste valutazioni sono state ripetute 10, 20, 30 e 45 minuti dopo la somministrazione. A questi stessi intervalli di tempo è stato anche stabilito un punteggio di sedazione da 0 a 3.

L'effetto sedativo non è risultato associato ad alcun cambiamento nella posizione del globo oculare e della membrana nittitante; non ha influenzato i risultati della risposta alla minaccia, del riflesso di abbagliamento e del riflesso corneale; infine, non ha avuto effetti significativi sul test lacrimale con filo di cotone al rosso fenolo. Tuttavia, la somministrazione di butorfanolo ha determinato delle alterazioni significative sul test di Schirmer e una riduzione delle dimensioni pupillari (P <0,005), e un aumento statisticamente significativo della pressione intraoculare (P <0,05). Tutte queste variazioni sono, comunque, rimaste nell'intervallo dei valori normali.

Gli autori concludono che il butorfanolo, somministrato per via intramuscolare alla dose di 0,2 mg/kg, fornisce un grado di sedazione che consente l’esecuzione dell’esame oftalmologico, ma esercitando una interferenza sul test di Schirmer, sulle dimensioni pupillari, sulla pressione intraoculare, anche se questi valori rimangono comunque all’interno dei limiti di normalità.

 

“Effect of sedation with butorphanol on variables pertaining to the ophthalmic examination in dogs” Douet JY, et al. Vet Ophthalmol. 2018 Sep;21(5):452-458. doi: 10.1111/vop.12530. Epub 2018 Jan 19.

foraminoLa foraminotomia laterale è una tecnica chirurgica che prevede l’allargamento dei forami intervertebrali, dai quali fuoriescono le radici nervose. Nel cane, questa metodica si è dimostrata efficace per il trattamento della stenosi dei forami in corso di stenosi degenerativa lombosacrale (SDLS).

In questo studio sono state esaminate le cartelle cliniche di 45 cani sottoposti a foraminotomia laterale (a livello di giunzione lombosacrale) da sola o in combinazione a laminectomia decrompessiva dorsale.

L’outcome a 6 settimane è stato giudicato dal chirurgo come buono (11,1%) o eccellente (88,9%) in tutti i 45 casi. L’outcome nel lungo termine (oltre i 6 mesi dalla procedura) è stato giudicato dal proprietario come eccellente in tutti i 34 casi per i quali era disponibile, nonostante in 5 casi si fosse verificata una recidiva. La recidiva dei segni clinici non è risultata correlata all’evidenziazione, tramite risonanza magnetica, di una compressione del forame nel sito chirurgico, ed essa è stata gestita mediante foraminotomia controlaterale in un caso o, negli altri casi, con una gestione conservativa con risposta eccellente.

Questo studio conferma che la foraminotomia laterale è una procedura efficace nella gestione dei cani affetti da SDLS che soffrono di stenosi dei forami intervertebrali, e dimostra che l’outcome è buono, non solo nel breve periodo, ma anche a lungo termine, nonostante alcuni casi vadano incontro a recidive trattabili. Gli autori concludono che la foraminotomia laterale, da sola o in combinazione con laminectomia dorsale mediana, è una procedura efficace se utilizzata in modo appropriato nella SDLS associata a stenosi dei forami intervertebrali.

 

“Long-term outcome following lateral foraminotomy as treatment for canine degenerativelumbosacral stenosis” Andrade Gomes S, et al. Vet Rec. 2018 Sep 22;183(11):352. doi: 10.1136/vr.104741. Epub 2018 Aug 1.

ipodermoQuesto studio si basa su un sondaggio sottoposto ai proprietari di gatti con malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease) relativamente alla loro capacità ed esperienza nel somministrare fluidi per via sottocutanea (ipodermoclisi) ai loro animali. L’obiettivo era quello di ottenere informazioni che possano aiutare un numero maggiore di proprietari ad effettuare con successo tale procedura.

Al sondaggio hanno partecipato i proprietari di 468 gatti con CKD, 399 dei quali somministravano ipodermoclisi.

Il 59% dei gatti era a pelo corto, e più dell’85% aveva un’età pari o superiore a 10 anni. Lo stadio 3 della classificazione IRIS era quello più rappresentato (37%). Il 95% dei proprietari ha dichiarato di aver discusso con il veterinario della procedura di somministrazione di fluidi, ma solo il 42% ha ottenuto ulteriori chiarimenti in merito. L’85% dei proprietari ha affermato che l’esecuzione dell’ipodermoclisi è stata una procedura facile o, comunque, semplice/priva di stress per loro; similmente, l’89% ha dichiarato che anche per i loro gatti la procedura è stata ben tollerata e priva di stress. Per aumentarne l’accettazione, il 57% dei proprietari ha dichiarato di aver dato un premio al gatto al termine della procedura, e il 60% ha detto di aver riscaldato i fluidi. Il 61% usava aghi da 20 G o più grandi. Il 49% dichiarava che la tolleranza da parte del gatto fosse influenzata dalle dimensioni dell’ago; il 64% dal tempo necessario per somministrare i fluidi. La dose più frequentemente somministrata era pari a 100 ml. Lo stato di idratazione è stato monitorato dal 40% dei proprietari tramite vari metodi, e il 40% di essi ha dichiarato di aver saltato delle somministrazioni o di aver somministrato quantità maggiori sulla base della valutazione dello stato di idratazione.

La maggioranza dei proprietari ha dato un riscontro positivo sulla sua predisposizione e capacità ad apprendere e somministrare fluidi sottocutanei al proprio gatto con CKD. I proprietari hanno esposto diverse strategie adottate per migliorare la tolleranza a tale procedura. Gli autori concludono che il metodo di esecuzione dovrebbe essere adattato alla preferenza del gatto al fine di rendere la procedura ben tollerata nel lungo periodo.

 

“Survey of owner subcutaneous fluid practices in cats with chronic kidney disease” Cooley CM, et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):884-890. doi: 10.1177/1098612X17732677. Epub 2017 Sep 26.

pelviL'obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di misurare la dimensione della pelvi renale prima e dopo la decompressione di un’ostruzione ureterale ottenuta mediante il posizionamento di un bypass ureterale sottocutaneo (BUS) e di descriverne i riscontri ecografici.

A questo scopo sono state misurate le dimensioni della pelvi renale di 27 gatti con ostruzione ureterale unilaterale (n = 21) o bilaterale (n = 6) prima del posizionamento di un BUS e durante un follow-up a breve termine (entro 3 mesi dalla procedura) e a lungo termine (oltre i 3 mesi dalla procedura). Inoltre, per ciascun gatto sono stati registrati diversi parametri ecografici. Le complicazioni osservate durante il follow-up sono state suddivise in ostruttive e non ostruttive.

Nessun parametro ecografico è risultato statisticamente significativo. La presenza di versamento retroperitoneale o peritoneale è stata osservata raramente (n = 4/25 nel follow-up a breve termine e n = 1/14 nel follow-up a lungo termine). L'iperecogenicità del tessuto adiposo perirenale è andata diminuendo durante i follow-up. Una riduzione statisticamente significativa della larghezza della pelvi renale è stata osservata nei follow-up a breve termine (2,4 mm, range 0-7,0 mm) e a lungo termine (1,7 mm, range 0-3,5 mm) rispetto al valore preoperatorio (11,7 mm, intervallo 0,9-41 mm). Tre mesi dopo il posizionamento del BUS, tutti i gatti che non avevano sviluppato complicazioni di natura ostruttiva avevano una pelvi renale di larghezza inferiore o uguale a 3,5 mm.

Gli autori concludono che la dilatazione della pelvi renale è quantomeno parzialmente reversibile quando l'ostruzione ureterale viene trattata mediante posizionamento di un BUS. Il monitoraggio mediante esame ecografico costituisce uno strumento utile per rilevare complicazioni di natura ostruttiva.

 

“Ultrasound evaluation of the renal pelvis in cats with ureteral obstruction treated with a subcutaneous ureteral bypass: a retrospective study of 27 cases (2010-2015)” Fages J, et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):875-883. doi: 10.1177/1098612X17732900. Epub 2017 Oct 5.

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