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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Gaia Carotenuto Med Vet PhDstudent

Giovedì, 12 Aprile 2018 15:18

Reticolocitosi in gatti e cani non anemici

reticolocitosiUno studio retrospettivo multicentrico ha calcolato la percentuale di campioni ematici che presentavano reticolocitosi in assenza di anemia in gatti e cani e ha valutato la causa eziologica e il tasso di mortalità nei soggetti che presentavano questa anomalia ematologica.

Sono stati inclusi 3.956 esami ematologici di gatti e 11.087 di cani ed è stata calcolata la percentuale di campioni in cui era presente reticolocitosi in assenza di anemia. In base ai dati clinici, questi pazienti sono stati classificati come sani o come malati; quelli malati sono poi stati assegnati a 12 gruppi di malattie.

Falco peregrinus aI batteri termofili appartenenti al genere Campylobacter e i batteri appartenenti al genere Salmonella sono agenti zoonotici, comunemente ospitati nell’intestino delle specie aviarie.

Uno studio ha condotto una indagine volta a verificare la presenza di questi microorganismi in una popolazione eterogenea italiana di uccelli da compagnia e rapaci in cattività (ad esempio passeriformi, psittaciformi, accipitriformi, falconiformi e strigiformi) che vivono a stretto contatto con l’uomo.

vacciniLa risposta immunitaria protettiva nei confronti della Leishmaniosi canina è principalmente di tipo cellulo-mediata. In Europa sono disponibili in commercio due vaccini per prevenire lo sviluppo di un’infezione attiva da Leishmania nel cane.

Uno studio si è posto l’obiettivo di confrontare la capacità di ciascun vaccino di orientare il sistema immunitario verso una risposta di tipo cellulo-mediata.
Per questo scopo sono stati impiegati 24 cani di razza Beagle di 6 mesi di età sieronegativi nei confronti di Leishmania, i quali sono stati sottoposti, in maniera randomizzata, a 3 diversi tipi di trattamento. Otto soggetti sono stati vaccinati mediante 3 somministrazioni del vaccino LiESP/QA-21 (CaniLeishTM, Virbac) ai giorni (G) 0, 21 e 42; altri 8 soggetti sono stati vaccinati tramite singola somministrazione del vaccino ricombinante Q-protein (LetiFendTM, Leti) al G42 e, infine, agli ultimi 8 soggetti è stata inoculata una singola dose di PBS (PBS, Phosphate Buffered Saline, tampone fosfato salino) al G42. Campioni di sangue sono stati prelevati a G0, G42 e G49 per valutare l’attività leishmanicida dei macrofagi canini (CMLA, Canine Macrophage Leishmanicidal Activity):
- indice di parassitemia, produzione dei derivati dell’ossido di azoto, indice macrofagico M1/M2
- marcatori correlati alla risposta immunitaria Th1
- presenza di linfociti T della memoria effettrice (TEM, T-cells Effective Memory) a livello periferico.

betadineLa maggior parte delle infezioni del sito chirurgico (SSI, surgical site infections) sono causate da agenti commensali e patogeni appartenenti al microbiota del paziente stesso; questi possono includere ceppi resistenti agli antibiotici. L’asepsi pre-chirurgica della cute è una delle misure preventive effettuate per ridurre l’incidenza di SSI e anche per contenere il fenomeno della resistenza agli antibiotici. Tuttavia, in medicina veterinaria, non vi è accordo su quale sia il biocida più efficace.

Uno studio ha valutato l’efficacia di due protocolli di asepsi cutanea pre-chirurgica nei cani. Un totale di 46 soggetti sono stati assegnati in maniera casuale a un protocollo di asepsi con una soluzione acquosa al 7,5% di iodopovidone o con una soluzione alcolica al 2% di clorexidina. Per ciascun cane, sono stati effettuati due tamponi cutanei, pre- e post-asepsi, per la quantificazione batterica mediante tecniche convenzionali e per l’isolamento di specie resistenti alla meticillina.
La maggior parte dei campioni raccolti in post-asepsi non presentava crescita batterica sia nel gruppo trattato con iodopovidone (74%) che nel gruppo trattato con clorexidina (70%). Solo nel 9% dei casi non è stata osservata una significativa riduzione batterica, indicando una possibile resistenza a questi disinfettanti. Inoltre, la riduzione della carica batterica tra pre- e post-asepsi, non era statisticamente significativa tra il protocollo con iodopovidone (6,51±1,94 log10) e quello con clorexidina (6,46±2,62 log10).

capraL’Herpervirus caprino di tipo 1 (CpHV-1) causa mortalità neonatale e disturbi riproduttivi nelle capre. Nonostante il suo impatto sulle performance riproduttive, sono stati effettuati solo pochi studi riguardo i fattori di rischio associati all’infezione da CpHV-1.

Uno studio trasversale, condotto su 4.542 capre di 255 allevamenti piemontesi, ha cercato di identificare i potenziali fattori di rischio a livello di mandria e di ospite associati alla prevalenza del CpHV-1 in una popolazione di capre con sieropositività eterogenea al CpHV-1.
Un totale di 630 campioni è risultato positivo al test ELISA (prevalenza=13,9%, intervallo di confidenza 95% (CI), 12,9-14,9). Delle 255 mandrie testate, 85 sono state classificate come positive sulla base della presenza di almeno un animale positivo (prevalenza della mandria 33,3%, CI 95%, 27,5-39,2) con una prevalenza, all’interno della mandria, variabile dallo 0,7% al 100%. I rapporti di prevalenza hanno mostrato un’associazione statistica con i seguenti fattori di rischio: razze diverse dalla Saanen, età avanzata, numerosità delle mandrie, allevamenti estensivi e da carne, coesistenza con animali infetti dal virus dell’artrite encefalite caprina.

C. laceraLa Crepis lacera è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae, diffusa nell’area mediterranea. Gli agricoltori ritengono che questa pianta possa essere letale per i piccoli ruminanti nelle aree del Sud Italia. Tuttavia, mancano prove scientifiche che la C. lacera sia tossica per i ruminanti.

Uno studio ha isolato i metaboliti di C. lacera e ne ha valutato l’attività biologica sia in vitro che in vivo. L’analisi fitochimica della parte aerea della pianta ha portato all’isolamento di 5 lattoni sesquiterpenici e 2 composti fenolici.

Martedì, 03 Aprile 2018 14:46

Mucocele della cistifellea nel cane

mucoceleIl mucocele della cistifellea (GBM, gallbladder mucocele) è una malattia del sistema biliare extraepatico sempre più riconosciuta nel cane.

Uno studio retrospettivo multicentrico ha effettuato un’indagine su 219 cani con GBM al fine di identificare le variabili associate alla sopravvivenza e la sensibilità e specificità dell’ecografia nell’identificare la rottura della cistifellea.

emergencyUno studio retrospettivo ha determinato l’associazione tra outcome e concentrazione plasmatica di lattato, valore di pH, deficit di basi (BD, base deficit) e gap anionico (AG, anion gap). È stato inoltre confrontato il significato prognostico dell’iperlattatemia con concomitante acidosi metabolica con quello dell’iperlattatemia associata a un normale equilibrio acido-base.

Sono stati inclusi 566 cani e 185 gatti sui quali era stato eseguito un esame emogasanalitico.

Giovedì, 29 Marzo 2018 16:22

Colangite e colangioepatite nel cane

colangite

La colangite nel cane sembra essere una patologia più comune di quanto si pensasse in precedenza, ma le conoscenze a riguardo sono tuttora incomplete.

Cat PetMapLa malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease) è una causa comune di ipertensione sistemica secondaria nel gatto.

Uno studio ha valutato la relazione tra pressione sanguigna misurata tramite strumenti di monitoraggio indiretto e prevalenza di ipertensione sistemica nei gatti con differenti stadi di CKD.

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