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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

gatto riddereL'obiettivo di questo studio era quello di raccogliere dati preliminari sull’abitudine dei gatti a graffiare oggetti inappropriati e che misure adottare per evitarlo.

A 140 proprietari di gatti è stato sottoposto un questionario nel quale si chiedeva loro di specificare il tipo di oggetto graffiato e le sue caratteristiche, la frequenza e, infine, le strategie attuate per modificare questo comportamento.

Dall’analisi dei questionari è emerso che l'83,9% dei gatti ha l’abitudine di graffiare oggetti inappropriati. La maggior parte (81,5%) lo faceva nei confronti di sedie o altri mobili e il 64,1% nei confronti di tappeti. La frequenza con cui mostravano questa abitudine è risultata essere influenzata dal tipo di oggetto e dal materiale di cui era fatto. Quelli preferiti dai gatti erano i mobili e complementi d’arredo di tessuto. Nella maggior parte dei casi (76,1%) i proprietari avevano messo a disposizione un oggetto designato a questo scopo e, anche in questo caso, la preferenza dei gatti era influenzata dalla tipologia, preferendo i tiragraffi e altri oggetti rispetto ai blocchi antigraffio. Per scoraggiare l’abitudine di graffiare oggetti inappropriati e incoraggiare la scelta degli oggetti designati a questo scopo, i proprietari hanno usato una varietà di tecniche basate sulla punizione e sul premio, ma con risultati non significativi.

In conclusione, è emerso che i gatti hanno una preferenza nei confronti dei mobili rivestiti di tessuto. Di conseguenza, gli autori suggeriscono l’impiego di questi materiali per la realizzazione degli oggetti designati a questo scopo in modo da incoraggiarne la scelta da parte dei gatti. I blocchi antigraffio sono sembrati meno desiderati dei tiragraffi. La punizione era una strategia comune per scoraggiare i graffi ma non sembrava essere efficace.

 

“Survey of cat owners on features of, and preventative measures for, feline scratching of inappropriate objects: a pilot study” Moesta A, et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):891-899. doi: 10.1177/1098612X17733185. Epub 2017 Oct 30.

astmaIl tamoxifene, un modulatore selettivo del recettore degli estrogeni, è stato impiegato in un modello sperimentale di asma equina determinando una riduzione della neutrofilia a livello di vie aeree, un miglioramento dei segni clinici e inducendo l’apoptosi dei granulociti neutrofili in vitro.

L’ipotesi degli autori di questo studio in cieco controllato randomizzato è che il tamoxifene sia in grado di ridurre la neutrofilia a carico delle vie aeree e di migliorare la funzionalità polmonare nei cavalli asmatici.

Lo studio ha coinvolto 12 cavalli asmatici sottoposti, per 12 giorni, ad un trattamento orale con tamoxifene (0,22 mg/kg ogni 24 ore) o desametasone (0,06 mg/kg ogni 24 ore). In ciascun soggetto sono stati valutati la funzionalità polmonare, il punteggio endoscopico e la citologia del liquido di lavaggio broncoalveolare.

Il tamoxifene ha migliorato significativamente la resistenza polmonare, ma non ha avuto alcun effetto sulle altre variabili valutate. Il desametasone ha normalizzato la funzionalità polmonare senza però modificare la neutrofilia delle vie aeree.

Gli autori concludono che i loro risultati non supportano l'impiego del tamoxifene, alla dose utilizzata in questo studio, come farmaco ad effetto “antineutrofilico” per il trattamento di cavalli asmatici cronici.

 

“Efficacy of tamoxifen for the treatment of severe equine asthma” Mainguy-Seers S, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1748-1753. doi: 10.1111/jvim.15289. Epub 2018 Aug 7.

Dairy cowsListeria monocytogenes (LM) è un importante agente patogeno di origine alimentare che colpisce gli animali e gli esseri umani. Nell’uomo, i focolai di listeriosi, causati dal consumo di prodotti lattiero-caseari non pastorizzati, destano serie preoccupazioni.

L’obiettivo di questo studio longitudinale era quello di determinare i fattori di rischio associati all’eliminazione fecale di LM nelle aziende lattiero-casearie a conduzione familiare.

Campioni fecali sono stati raccolti da vacche e vitelli di 20 allevamenti ad intervalli di 2 settimane per un periodo di 1 anno. La presenza di LM è stata rilevata utilizzando la qPCR.

La LM è stata isolata da tutte le aziende in almeno 1 dei campionamenti. La prevalenza annuale media era rispettivamente del 18,2% (98/540) nel caso delle vacche e dell'8,4% (43/511) nel caso dei vitelli. L’indice di calore (P = 0.05) e la stagione meteorologica (P = 0.04) hanno influenzato l’eliminazione fecale di LM a livello di azienda agricola. La stagione meteorologica ha influenzato l’eliminazione fecale di LM solo nelle vacche (P = .04), mentre l'indice di calore (P = .01) ha influenzato l’eliminazione fecale di LM nei vitelli. La stagione primaverile è stata identificata come il principale fattore di rischio associato all’eliminazione di LM a livello di azienda agricola (P = 0.01) e nelle vacche (P = 0.01). I cambiamenti dietetici sono stati associati ad una presenza meno numerosa di LM nelle feci dei vitelli (P <0.01).

L’eliminazione fecale di LM è risultato associato alle temperature ambientali e alla stagione meteorologica. Agricoltori e veterinari dovrebbero tenere a mente queste informazioni quando applicano strategie finalizzate a ridurre i rischi di diffusione di LM negli animali e nella comunità.

 

“Risk factors associated with fecal shedding of Listeria monocytogenes by dairy cows and calves” Bandelj P, et al. J Vet Intern Med. 2018 Sep;32(5):1773-1779. doi: 10.1111/jvim.15234. Epub 2018 Sep 17.

esame occhioL’obiettivo di questo studio era quello di stabilire se la sedazione con butorfanolo per via intramuscolare interferisse sulle variabili valutate durante l’esame oftalmologico nella specie canina.

A questo scopo sono stati impiegati 22 cani di razza Beagle senza anomalie oculari, sottoposti ad esame oftalmologico 20 minuti prima e subito prima della somministrazione di butorfanolo, al fine di stabilire i dati di riferimento. Per ciascun soggetto sono stati esaminati la posizione del globo oculare e della membrana nittitante, la risposta alla minaccia, il riflesso di abbagliamento, il riflesso corneale, i test lacrimali con filo di cotone al rosso fenolo e quello di Schirmer, la dimensione della pupilla e la tonometria a rimbalzo. Il butorfanolo è stato somministrato per via intramuscolare alla dose di 0,2 mg/kg e queste valutazioni sono state ripetute 10, 20, 30 e 45 minuti dopo la somministrazione. A questi stessi intervalli di tempo è stato anche stabilito un punteggio di sedazione da 0 a 3.

L'effetto sedativo non è risultato associato ad alcun cambiamento nella posizione del globo oculare e della membrana nittitante; non ha influenzato i risultati della risposta alla minaccia, del riflesso di abbagliamento e del riflesso corneale; infine, non ha avuto effetti significativi sul test lacrimale con filo di cotone al rosso fenolo. Tuttavia, la somministrazione di butorfanolo ha determinato delle alterazioni significative sul test di Schirmer e una riduzione delle dimensioni pupillari (P <0,005), e un aumento statisticamente significativo della pressione intraoculare (P <0,05). Tutte queste variazioni sono, comunque, rimaste nell'intervallo dei valori normali.

Gli autori concludono che il butorfanolo, somministrato per via intramuscolare alla dose di 0,2 mg/kg, fornisce un grado di sedazione che consente l’esecuzione dell’esame oftalmologico, ma esercitando una interferenza sul test di Schirmer, sulle dimensioni pupillari, sulla pressione intraoculare, anche se questi valori rimangono comunque all’interno dei limiti di normalità.

 

“Effect of sedation with butorphanol on variables pertaining to the ophthalmic examination in dogs” Douet JY, et al. Vet Ophthalmol. 2018 Sep;21(5):452-458. doi: 10.1111/vop.12530. Epub 2018 Jan 19.

foraminoLa foraminotomia laterale è una tecnica chirurgica che prevede l’allargamento dei forami intervertebrali, dai quali fuoriescono le radici nervose. Nel cane, questa metodica si è dimostrata efficace per il trattamento della stenosi dei forami in corso di stenosi degenerativa lombosacrale (SDLS).

In questo studio sono state esaminate le cartelle cliniche di 45 cani sottoposti a foraminotomia laterale (a livello di giunzione lombosacrale) da sola o in combinazione a laminectomia decrompessiva dorsale.

L’outcome a 6 settimane è stato giudicato dal chirurgo come buono (11,1%) o eccellente (88,9%) in tutti i 45 casi. L’outcome nel lungo termine (oltre i 6 mesi dalla procedura) è stato giudicato dal proprietario come eccellente in tutti i 34 casi per i quali era disponibile, nonostante in 5 casi si fosse verificata una recidiva. La recidiva dei segni clinici non è risultata correlata all’evidenziazione, tramite risonanza magnetica, di una compressione del forame nel sito chirurgico, ed essa è stata gestita mediante foraminotomia controlaterale in un caso o, negli altri casi, con una gestione conservativa con risposta eccellente.

Questo studio conferma che la foraminotomia laterale è una procedura efficace nella gestione dei cani affetti da SDLS che soffrono di stenosi dei forami intervertebrali, e dimostra che l’outcome è buono, non solo nel breve periodo, ma anche a lungo termine, nonostante alcuni casi vadano incontro a recidive trattabili. Gli autori concludono che la foraminotomia laterale, da sola o in combinazione con laminectomia dorsale mediana, è una procedura efficace se utilizzata in modo appropriato nella SDLS associata a stenosi dei forami intervertebrali.

 

“Long-term outcome following lateral foraminotomy as treatment for canine degenerativelumbosacral stenosis” Andrade Gomes S, et al. Vet Rec. 2018 Sep 22;183(11):352. doi: 10.1136/vr.104741. Epub 2018 Aug 1.

ipodermoQuesto studio si basa su un sondaggio sottoposto ai proprietari di gatti con malattia renale cronica (CKD, chronic kidney disease) relativamente alla loro capacità ed esperienza nel somministrare fluidi per via sottocutanea (ipodermoclisi) ai loro animali. L’obiettivo era quello di ottenere informazioni che possano aiutare un numero maggiore di proprietari ad effettuare con successo tale procedura.

Al sondaggio hanno partecipato i proprietari di 468 gatti con CKD, 399 dei quali somministravano ipodermoclisi.

Il 59% dei gatti era a pelo corto, e più dell’85% aveva un’età pari o superiore a 10 anni. Lo stadio 3 della classificazione IRIS era quello più rappresentato (37%). Il 95% dei proprietari ha dichiarato di aver discusso con il veterinario della procedura di somministrazione di fluidi, ma solo il 42% ha ottenuto ulteriori chiarimenti in merito. L’85% dei proprietari ha affermato che l’esecuzione dell’ipodermoclisi è stata una procedura facile o, comunque, semplice/priva di stress per loro; similmente, l’89% ha dichiarato che anche per i loro gatti la procedura è stata ben tollerata e priva di stress. Per aumentarne l’accettazione, il 57% dei proprietari ha dichiarato di aver dato un premio al gatto al termine della procedura, e il 60% ha detto di aver riscaldato i fluidi. Il 61% usava aghi da 20 G o più grandi. Il 49% dichiarava che la tolleranza da parte del gatto fosse influenzata dalle dimensioni dell’ago; il 64% dal tempo necessario per somministrare i fluidi. La dose più frequentemente somministrata era pari a 100 ml. Lo stato di idratazione è stato monitorato dal 40% dei proprietari tramite vari metodi, e il 40% di essi ha dichiarato di aver saltato delle somministrazioni o di aver somministrato quantità maggiori sulla base della valutazione dello stato di idratazione.

La maggioranza dei proprietari ha dato un riscontro positivo sulla sua predisposizione e capacità ad apprendere e somministrare fluidi sottocutanei al proprio gatto con CKD. I proprietari hanno esposto diverse strategie adottate per migliorare la tolleranza a tale procedura. Gli autori concludono che il metodo di esecuzione dovrebbe essere adattato alla preferenza del gatto al fine di rendere la procedura ben tollerata nel lungo periodo.

 

“Survey of owner subcutaneous fluid practices in cats with chronic kidney disease” Cooley CM, et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):884-890. doi: 10.1177/1098612X17732677. Epub 2017 Sep 26.

pelviL'obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di misurare la dimensione della pelvi renale prima e dopo la decompressione di un’ostruzione ureterale ottenuta mediante il posizionamento di un bypass ureterale sottocutaneo (BUS) e di descriverne i riscontri ecografici.

A questo scopo sono state misurate le dimensioni della pelvi renale di 27 gatti con ostruzione ureterale unilaterale (n = 21) o bilaterale (n = 6) prima del posizionamento di un BUS e durante un follow-up a breve termine (entro 3 mesi dalla procedura) e a lungo termine (oltre i 3 mesi dalla procedura). Inoltre, per ciascun gatto sono stati registrati diversi parametri ecografici. Le complicazioni osservate durante il follow-up sono state suddivise in ostruttive e non ostruttive.

Nessun parametro ecografico è risultato statisticamente significativo. La presenza di versamento retroperitoneale o peritoneale è stata osservata raramente (n = 4/25 nel follow-up a breve termine e n = 1/14 nel follow-up a lungo termine). L'iperecogenicità del tessuto adiposo perirenale è andata diminuendo durante i follow-up. Una riduzione statisticamente significativa della larghezza della pelvi renale è stata osservata nei follow-up a breve termine (2,4 mm, range 0-7,0 mm) e a lungo termine (1,7 mm, range 0-3,5 mm) rispetto al valore preoperatorio (11,7 mm, intervallo 0,9-41 mm). Tre mesi dopo il posizionamento del BUS, tutti i gatti che non avevano sviluppato complicazioni di natura ostruttiva avevano una pelvi renale di larghezza inferiore o uguale a 3,5 mm.

Gli autori concludono che la dilatazione della pelvi renale è quantomeno parzialmente reversibile quando l'ostruzione ureterale viene trattata mediante posizionamento di un BUS. Il monitoraggio mediante esame ecografico costituisce uno strumento utile per rilevare complicazioni di natura ostruttiva.

 

“Ultrasound evaluation of the renal pelvis in cats with ureteral obstruction treated with a subcutaneous ureteral bypass: a retrospective study of 27 cases (2010-2015)” Fages J, et al. J Feline Med Surg. 2018 Oct;20(10):875-883. doi: 10.1177/1098612X17732900. Epub 2017 Oct 5.

fistolaLe fistole dei seni oronasali e oromascellari del cavallo sono complicazioni ben documentate conseguenti all’asportazione o alla caduta di un dente mascellare. Attualmente la diagnosi viene effettuata mediante esame orale, videoendoscopia, radiografia e tomografia computerizzata (TC).

L'obiettivo di questo studio retrospettivo era quello di descrivere le caratteristiche tomografiche delle fistole dei seni oronasale e oromascellare.
Sono stati inclusi i casi (n=17) in cui la diagnosi di fistola del seno oronasale (n=3) o oromascellare (n=14) fosse stata effettuata, oltre che tramite esame tomografico, anche con una delle altre tecniche diagnostiche descritte.

Nelle immagini tomografiche, le fistole apparivano come discontinuità lineari, di dimensioni variabili, a carico dell’osso alveolare contenenti materiale eterogeneo frammisto a bolle di gas, compatibile con materiale alimentare. In 16 casi su 17 è stata identificata una concomitante patologia dentale.

Sebbene il gold standard per la diagnosi di fistole consista nell’identificazione di materiale alimentare all’interno dei seni, i risultati di questo studio supportano l’uso della TC come test diagnostico aggiuntivo al fine di valutarne la gravità e per la pianificazione pre-chirurgica.

 

“Computed tomographic description of the highly variable imaging features of equine oromaxillary sinus and oronasal fistulae” Hargreaves L and Dixon JJ. Vet Radiol Ultrasound. 2018 Sep;59(5):571-576. doi: 10.1111/vru.12630. Epub 2018 May 7.

rk linfomaLa leucemia mieloide acuta è un’infrequente neoplasia del sistema ematopoietico che deve essere differenziata dalle neoplasie linfoidi, come il linfoma, in quanto prevede dei protocolli di trattamento diversi ed è caratterizzata da una prognosi peggiore. Attualmente si pensa che il riscontro radiografico di una massa mediastinica deponga più a favore di una diagnosi di linfoma rispetto ad una di leucemia mieloide.

Tuttavia gli autori di questo studio riferiscono di aver rilevato la presenza di una massa mediastinica in diversi cani con leucemia mieloide acuta e, pertanto, ipotizzano che in questi soggetti la presenza di una massa mediastinica sia più frequente rispetto ai cani con neoplasie linfoidi e che le dimensioni di questa massa siano maggiori rispetto a quelle generalmente rilevate nei cani con neoplasie linfoidi.

In questo studio analitico sono stati inclusi 238 cani con neoplasia del sistema ematopoietico, classificata come linfoide (linfoma a grandi cellule, leucemia linfoblastica acuta, n=218) o come mieloide (n=20) sulla base di test di fenotipizzazione.

Una massa mediastinica è stata rilevata mediante radiografia toracica in 73/218 cani con neoplasia linfoide (33%) e in 9/20 con neoplasia mieloide (45%) (P = 0,21). Il rapporto mediano tra le dimensioni della massa e la silhouette cardiaca era di 0,20 nel caso dei tumori linfoidi e di 0,23 nel caso di quelli mieloidi (P = 0,96). Inoltre, le radiografie toraciche erano normali in 111/218 (51%) cani nel gruppo linfoide e in 9/20 (45%) cani nel gruppo mieloide.

I risultati di questo studio dimostrano che le masse mediastiniche sono riscontrate con una simile frequenza nei cani con leucemia mieloide e nei cani con neoplasia linfoide e che le dimensioni della massa non permettono di discernere tra neoplasie mieloidi e linfoidi.

 

“Dogs with acute myeloid leukemia or lymphoid neoplasms (large cell lymphoma or acutelymphoblastic leukemia) may have indistinguishable mediastinal masses on radiographs” Epperly E, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 Sep;59(5):507-515. doi: 10.1111/vru.12622. Epub 2018 May 3.

cocelbowdysplasia primary 19541 article

La malattia del processo coronoideo mediale è tra le principali cause di zoppia agli arti anteriori nel cane. Nonostante la tomografia computerizzata e l'artroscopia siano gli strumenti diagnostici più adeguati per la diagnosi di questo disturbo, la radiografia rimane, ad oggi, la tecnica di imaging più utilizzata nella pratica clinica.

Lo studio ha incluso un totale di 143 cani di razza Labrador e Golden Retriever (206 gomiti) senza e con malattia del processo coronoideo mediale. Le radiografie mediolaterali e craniocaudali dei gomiti sono state analizzate per valutare la lunghezza e la morfologia del processo coronoideo mediale e la larghezza dell’area subtrocleare-ulnare.Gli obiettivi di questo studio retrospettivo osservazionale erano quelli di indagare la prevalenza della malattia del processo coronoideo mediale nei cani di taglia grande con zoppia e di valutare l’applicabilità di un nuovo metodo per quantificare le alterazioni radiografiche a carico del processo coronoideo mediale e della regione subtrocleare-ulnare in cani Labrador e Golden Retriever con diagnosi confermata della malattia.

La prevalenza della malattia del processo coronoideo mediale nei cani di taglia grande era del 20,8%. Labrador e Golden Retriever erano le razze più colpite (29,6%). I gomiti coinvolti dalla patologia mostravano un processo coronoideo mediale più corto (P <0,0001) e deformato, con presenza di osteofitosi associata (7,5%). Una sclerosi a carico della regione subtrocleare-ulnare è stata evidenziata in circa il 96% dei gomiti malati, con un aumento significativo (P <0,0001) dell’ampiezza di quest’area. L'osteofitosi periarticolare è stata identificata nel 51,4% dei gomiti malati. La lunghezza e la morfologia del processo coronoideo mediale e l'ampiezza subtrocleare-ulnare variavano significativamente nei cani affetti rispetto ai controlli.

I risultati di questo studio dimostrano che la malattia del processo coronoideo mediale ha un'alta prevalenza nei cani di grossa taglia con zoppia e che le valutazioni radiografiche quantitative possono contribuire alla diagnosi.

 

“The prevalence of is high in lame large breed dogs and quantitative radiographic assessments contribute to the diagnosis” Mostafa A, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 Sep;59(5):516-528. doi: 10.1111/vru.12632. Epub 2018 Jun 5.

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