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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Gaia Carotenuto

Gaia Carotenuto

Giovedì, 19 Luglio 2018 00:26

Cause di versamento pleurico nei gatti

versamento pleuricoUno studio su una serie di casi retrospettivi si è posto l’obiettivo di caratterizzare e indagare le potenziali associazioni tra cause di versamento pleurico e vari fattori clinici in 380 gatti nei quali la causa del versamento pleurico era stata definita con certezza.

Di ciascun soggetto sono stati analizzati i dati relativi ai segni clinici, le cause del versamento pleurico, i tipi di trattamento effettuati e l’outcome. Tali variabili sono state correlate con la causa di versamento pleurico.

Ottantasette gatti (22,9%) sono morti o sono stati sottoposti ad eutanasia prima della dimissione. La causa più comune di versamento pleurico era l'insufficienza cardiaca congestizia (155 [40,8%]), la seconda erano le neoplasie (98 [25,8%]). Altre cause comprendevano il piotorace, il chilotorace idiopatico, il trauma, la peritonite infettiva felina e l'ernia diaframmatica non traumatica. I gatti con trauma o peritonite infettiva felina erano significativamente più giovani di quelli con insufficienza cardiaca congestizia o con neoplasie. I gatti con linfoma erano significativamente più giovani di quelli con carcinoma. I gatti con insufficienza cardiaca congestizia avevano una temperatura rettale significativamente più bassa al momento del ricovero rispetto ai gatti con versamento pleurico secondario ad altre cause.

In questo studio, i gatti con versamento pleurico hanno avuto una prognosi infausta; l’insufficienza cardiaca congestizia e le neoplasie erano le cause più comuni. L'età e l'ipotermia possono essere informazioni utili da prendere in considerazione per mettere in ordine di probabilità le diagnosi differenziali delle cause di versamento pleurico nei gatti.

 

“Characterization of and factors associated with causes of pleural effusion in cats” Ruiz MD, et al. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jul 15;253(2):181-187. doi: 10.2460/javma.253.2.181.

Mercoledì, 18 Luglio 2018 23:24

Linfoma della zona marginale nodale nel cane

linfoma marginaleIl linfoma della zona marginale nodale (nMZL, nodal marginal zone lymphoma) è classificato come linfoma indolente. Tali linfomi sono caratterizzati da un basso indice mitotico e una progressione clinica lenta. Mentre il comportamento clinico del linfoma della zona marginale splenica è effettivamente dimostrato avere un decorso indolente e una buona prognosi dopo splenectomia, non ci sono studi che descrivono nello specifico il comportamento del nMZL.

Uno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di descrivere le caratteristiche cliniche e l’outcome in corso di nMZL nel cane.

Sono stati inclusi 35 cani con diagnosi confermata istologicamente di nMZL e con una stadiazione completa (inclusi analisi del sangue, citometria a flusso su linfonodo sangue periferico e midollo osseo, diagnostica per immagini, istologia e immunoistochimica su linfonodo periferico asportato chirurgicamente). Il trattamento consisteva in chemioterapia o immunochemioterapia. Gli endpoint valutati nello studio erano il tasso di risposta, il tempo di progressione e la sopravvivenza linfoma-specifica.

Alla diagnosi, tutti i cani presentavano linfoadenopatia generalizzata e un terzo di questi presentava segni di malattia sistemica. Tutti i cani avevano una malattia al V stadio e un terzo dei soggetti aveva anche coinvolgimento extranodale. La popolazione cellulare evidenziata a livello linfonodale era composta principalmente da cellule CD21+ di medie dimensioni e da normali linfociti residenti. L'esame istologico ha evidenziato un coinvolgimento diffuso dei linfonodi, indicativo di MZL "in fase avanzata". Il tempo di progressione è risultato di 149 giorni e la sopravvivenza linfoma-specifica era di 259 giorni. L’aumento dell'LDH e il tipo b erano significativamente associati ad una sopravvivenza linfoma-specifica più breve.

I cani con nMZL possono presentare una linfoadenopatia generalizzata e una malattia in stadio avanzato. Nel complesso, l’outcome è scadente, nonostante sia classificato tra i tumori "indolenti". Quale sia la migliore opzione terapeutica deve ancora essere definito.

 

“Canine nodal marginal zone lymphoma: Descriptive insight into the biological behavior” Cozzi M, et al. Vet Comp Oncol. 2018 Jun;16(2):246-252. doi: 10.1111/vco.12374. Epub 2017 Dec 4.

capraUno studio ha valutato l’influenza dell’inibizione dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE, angiotensin-converting enzyme) sull’efficacia dell’inseminazione artificiale a tempo fisso nella capra.

Sono state incluse 69 capre suddivise, in maniera randomizzata, in 2 gruppi: il gruppo enalapril (n = 35) e il gruppo controllo (n = 34) . Nell'esperimento, tutti gli animali sono stati sottoposti al protocollo di inseminazione artificiale a tempo fisso per 12 giorni. Il gruppo enalapril ha ricevuto enalapril maleato disciolto in soluzione salina per via sottocutanea alle dosi di 0,2 mg/kg/giorno ai giorni (G) G0-G2, a 0,3 mg/kg/giorno ai G3-G6 e a 0,4 mg/kg/giorno ai G7-G11. Il gruppo di controllo ha ricevuto il corrispondente volume ma di soluzione salina allo 0,9%. A 36 ore dalla rimozione della spugna è stata eseguita una singola inseminazione utilizzando sperma congelato. La diagnosi di gravidanza è stata effettuata mediante ecografia a distanza di 30 giorni dall'inseminazione.

Nel gruppo di capre trattate con enalapril è stato osservato un significativo aumento dei tassi di gravidanza e un aumento delle gravidanze gemellari nonché una diminuzione della mortalità fetale (p<0,01).

L'uso di ACE-inibitori durante il protocollo di inseminazione artificiale a tempo fisso si è dimostrato un'alternativa promettente per aumentare l'efficienza di questa tecnologia riproduttiva.

 

“ACE inhibition in goats under fixed-time artificial insemination protocol increases the pregnancyrate and twin births” Fernandes Neto VP, et al. Reprod Domest Anim. 2018 Aug;53(4):1006-1008. doi: 10.1111/rda.13180. Epub 2018 Apr 11.

ulcere testaNei gatti la comparsa di ulcere a livello di testa e collo può derivare da problematiche allergiche e non, tra queste ultime deve essere presa in considerazione anche la leishmaniosi felina (FeL). Pertanto, nelle aree endemiche per la leishmaniosi canina, è necessario escludere questa causa poiché i farmaci usati per trattare le patologie immunomediate possono essere controindicati in corso di leishmaniosi.

Uno studio condotto su 27 gatti con dermatite ulcerativa della testa e del collo ha valutato la presenza di Leishmaniosi da biopsie cutanee tramite l’esame immunoistochimico (IHC) e la PCR quantitativa. Inoltre, dal momento che la leishmaniosi può indurre una risposta infiammatoria istiocitaria locale, è stata valutata anche la presenza di istiociti tissutali sempre tramite esame immunoistochimico.

In tutte le biopsie è stato evidenziato un infiltrato infiammatorio perivascolare. La presenza di istiociti è stata confermata in 23 dei 27 casi. Tuttavia le tecniche di immunoistochimica e la PCR hanno confermato l'assenza di Leishmania in tutti i soggetti.

Secondo i risultati di questo studio, la leishmania non sembra avere un ruolo nella patogenesi della dermatite ulcerativa della testa e del collo nei gatti, anche in quei soggetti che conducono uno stile di vita potenzialmente associato all'infezione. L'infiltrazione istiocitaria del tessuto cutaneo non è da considerarsi un marker specifico per l'infezione da Leishmania.

 

“A retrospective histopathological, immunohistochemical and molecular study of the presence of Leishmania spp. in the skin of cats with head and neck ulcerative dermatitis” Di Mattia D, et al. Vet Dermatol. 2018 Jun;29(3):212-e76. doi: 10.1111/vde.12535. Epub 2018 Mar 25.

cistifelleaLe malattie della cistifellea sono comuni nei cani e l'ecografia bidimensionale rappresenta il metodo attualmente più usato per la diagnosi e la pianificazione del trattamento. Tuttavia, le informazioni ricavate tramite questa tecnica sono spesso non-specifiche.

Uno studio retrospettivo si è posto l’obiettivo di descrivere le ecografie convenzionali e con mezzo di contrasto (SonoVue®) in un gruppo di 65 cani con patologie della cistifellea confermate istologicamente.

Una presa di contrasto ramificata, eterogenea e omogenea da parte di lesioni ecogene intraluminali formanti massa era tipica di strutture polipoidi in corso di iperplasia mucosale cistica e/o di tumore, con le dovute differenze in termini di washin e washout. Nei cani con fango biliare o mucocele, invece, le strutture intraluminali ecogene non prendevano contrasto. In presenza di edema della parete questa assume un tipico aspetto a binario, diversamente in corso di necrosi/rottura della parete si vede un’interruzione della presa di contrasto nel tratto interessato.

In corso di colecistite/edema della parete l’ecografia con contrasto ha mostrato performance simili a quelle dell’ecografia convenzionale. Invece, in presenza di necrosi/rottura, lesioni benigne polipoidi e neoplasie l’ecografia contrastografica ha permesso di emettere una diagnosi corretta,senza risultati falsamente positivi.

I risultati di questo studio supportano l’utilizzo dell'ecografia con mezzo di contrasto a completamento di quella convenzionale nei cani con sospetta patologia della colecisti.

 

“Contrast-enhanced ultrasound complements two-dimensional ultrasonography in diagnosinggallbladder diseases in dogs” Bargellini P, et al. Vet Radiol Ultrasound. 2018 May;59(3):345-356. doi: 10.1111/vru.12601. Epub 2018 Feb 2.

parto

Uno studio ha indagato il valore predittivo delle concentrazioni plasmatiche di acidi grassi non esterificati (NEFA), beta-idrossibutirrato (BHB), colesterolo, albumina e calcio nel predire il rischio di malattie del peripartum nelle mucche Holstein primipare e pluripare.

Lo studio è stato condotto su 308 vacche da latte (126 primipare e 182 pluripare) di un allevamento a stabulazione libera, le cui condizioni corporee sono state valutate settimanalmente da 3 settimane prima del parto fino a 4 settimane dopo il parto. Le malattie del peripartum sono state diagnosticate da un singolo veterinario, mentre le malattie subcliniche (chetosi e ipocalcemia) sono state diagnosticate in laboratorio.

Le patologie del peripartum che si sono verificate con maggiore frequenza sono state la metrite (26,6%), seguita dalla ritenzione placentare (17,2%) e dalla mastite (15,2%); mentre l'incidenza di ipocalcemia subclinica è stata maggiore nelle vacche pluripare (43%) rispetto alle primipare (9,5%). Nelle vacche pluripare le concentrazioni di albumina 2 settimane prima del parto erano predittive di metrite, mentre erano predittive di ritenzione placentare a 2 e 1 settimana prima del parto; il colesterolo, invece, è risultato essere predittivo di mastite nelle due settimane antecedenti il parto e al momento stesso del parto.

Questo studio ha dimostrato che le variazioni di concentrazione dell'albumina e del colesterolo nelle settimane che precedono il parto devono mettere in guardia sul possibile sviluppo di complicazioni nel peripartum.

 

“Metabolic predictors of peri-partum diseases and their association with parity in dairy cows” Ruprechter G, et al. Res Vet Sci. 2018 Jun;118:191-198. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.02.005. Epub 2018 Feb 19.

surrenalectomiaUno studio pilota sperimentale ha valutato, per la prima volta, l’eseguibilità della surrenalectomia laparoscopica retroperitoneale a porta singola in 8 cani sani di razza Beagle.

La procedura è stata eseguita in 4 cani dal lato sinistro e negli altri 4 dal lato destro. La resezione della ghiandola surrenale è stata effettuata attraverso una porta SILS utilizzando un approccio retroperitoneale. La durata dell'intervento è stata definita come il tempo intercorso dall'incisione cutanea al completamento della sutura cutanea. Il dolore postoperatorio è stato valutato utilizzando 3 punteggi del dolore. L'integrità della capsula della ghiandola surrenale è stata valutata mediante valutazione istologica.

La durata media dell’intervento è stata di 44,1 minuti (intervallo, 37-51) ed era significativamente più lungo sul lato destro che sul lato sinistro (P <0,05). Non ci sono state complicanze intraoperatorie o durante i 14 giorni di monitoraggio postoperatorio. La capsula della ghiandola surrenale è risultata danneggiata in 3 degli 8 cani.

Questo studio suggerisce che la surrenalectomia laparoscopica retroperitoneale a porta singola è realizzabile e può essere utilizzata per rimuovere piccoli tumori surrenali con rischi minimi per il paziente.

 

“Feasibility of single-port retroperitoneoscopic adrenalectomy in dogs” Ko J, et al. Vet Surg. 2018 Jun;47(S1):O75-O83. doi: 10.1111/vsu.12789. Epub 2018 Apr 26.

Lunedì, 16 Luglio 2018 12:45

Emorragia retinica puntiforme nel cane

emorragie retinicheUno studio si è posto l’obiettivo di descrivere le caratteristiche cliniche dell’emorragia retinica puntiforme nella specie canina.

Sono stati inclusi 83 cani con emorragia retinica puntiforme dei quali sono stati raccolti i dati relativi al segnalamento e la presentazione clinica, comprese eventuali concomitanti malattie oculari e sistemiche.

L'emorragia retinica puntiforme è stata identificata in 119 occhi di 83 cani. L'età media (± DS) dei cani era di 10 (± 3,8) anni. I cani meticci e di razza Golden Retriever, Jack Russell Terrier e English Springer Spaniel erano statisticamente sovrarappresentati. Le emorragie erano localizzate in diversi punti della retina ed erano presente in numero variabile. Una malattia oculare concomitante, tra cui cheratocongiuntivite secca, uveite e cataratta, era presente in 78 occhi (66%). Cinquanta cani (60%) presentavano, inoltre, malattie sistemiche concomitanti, tra cui le più frequenti erano diabete mellito, mieloma multiplo e ipertensione sistemica; più raramente erano riportati anche casi di trombocitopenia immuno-mediata, leptospirosi, neoplasia metastatica e malattia tromboembolica.

Il rischio di emorragie retiniche puntiformi nei cani è maggiore in corso di alcune malattie oculari e sistemiche. L’associazione a patologie sistemiche rende necessaria l’esecuzione di indagini cliniche e diagnostiche volte a svelare eventuali patologie sottostanti nei soggetti con emorragie retiniche.

 

“Punctate retinal hemorrhage and its relation to ocular and systemic disease in dogs: 83 cases” Violette NP, Ledbetter EC. Vet Ophthalmol. 2018 May;21(3):233-239. doi: 10.1111/vop.12496. Epub 2017 Aug 10.

cerbiattoNei cervidi sono state segnalate alcune anomalie oculari congenite, quali microftalmia, anoftalmia, cataratta congenita, cisti dermoidi e coloboma oculare. Attualmente non è ancora stata stabilita una causa responsabile di queste anomalie, come ad esempio carenze nutrizionali, esposizione a tossine ambientali o mutazioni genetiche.

Uno studio retrospettivo ha preso in esame i casi di sospette anomalie oculari congenite in 15 esemplari di cervo dalla coda bianca (Odocoileus virginianus).

Le condizioni riscontrate erano microftalmia (8/15), cataratta congenita (3/15), anoftalmia (2/15), coloboma oculare (1/15), disgenesia del segmento anteriore (1/15), tessuto ghiandolare lacrimale ectopico (1/15) e cecità congenita con opacità corneale (1/15). La maggior parte (11/15, 73%) dei soggetti erano cerbiatti maschi con un'età media di 4 mesi. La maggior parte degli animali presentava anomalie bilaterali. In alcuni casi i soggetti sono stati sottoposti ad indagini infettive al momento della presentazione e 2 di questi sono risultati positivi per il virus della febbre catarrale.

Questo studio fornisce un riassunto conciso e sistematico dei casi conosciuti di difetti oculari congeniti nei cerbiatti ma non è stato in grado di identificare una causa.

 

“Congenital Ocular Abnormalities in Free-Ranging White-Tailed Deer” Clarke LL, et al. Vet Pathol. 2018 Jul;55(4):584-590. doi: 10.1177/0300985818759771. Epub 2018 Feb 14.

Mercoledì, 04 Luglio 2018 19:53

Tossicità delle avermectine nei vitelli

CalvesUno studio ha valutato i possibili effetti avversi di diversi dosaggi di avermectine (abamectina e una combinazione di ivermectina + abamectina) somministrati per via sottocutanea in vitelli di età inferiore a un mese.

Trentacinque vitelli sono stati divisi in 7 gruppi, ciascuno costituito da cinque soggetti: gruppo 1 (controllo), gruppo 2 (abamectina 200 μg/kg), gruppo 3 (abamectina 400 μg/kg), gruppo 4 (abamectina 600 μg/kg), gruppo 5 (ivermectina 450 μg/kg + abamectina 250 μg/kg), gruppo 6 (ivermectina 900 μg/kg + abamectina 500 μg/kg) e gruppo 7 (ivermectina 1350 μg/kg + abamectina 750 μg/kg). Al giorno zero (giorno del trattamento) e ai giorni 1, 7 e 14 post-trattamento sono stati valutati i parametri clinici, biochimici (proteine totali ed enzimi AST, GGT e fosfatasi alcalina) ed è stato effettuato un esame del liquido cerebrospinale (colore, aspetto, pH, densità, cellularità, proteine totali, glucosio ed enzimi CK, ALT e LDH).

Ai dosaggi testati in questo studio, non sono state osservate tossicità neurologiche o alterazioni biochimiche nel liquido cerebrospinale o nel sangue che potrebbero essere correlate alla somministrazione di avermectine. È possibile che l’espressione e l'attività del gene della resistenza multipla ai farmaci (MDR1 - ABCB1) presente nei vitelli possano aver influenzato i risultati ottenuti in questo studio.

 

“Avermectin toxicity in bovines less than thirty days old” de Castro Rodrigues D, et al. Res Vet Sci. 2018 Jun;118:403-412. doi: 10.1016/j.rvsc.2018.04.003. Epub 2018 Apr 16.

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