Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 7277 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Tardo Antonio Maria

Tardo Antonio Maria

Cow and calfI pestivirus sono patogeni diffusi ed economicamente importanti che infettano i bovini e altri animali. Il Pestivirus A (precedentemente noto come virus della diarrea virale bovina 1, BVDV-1), il Pestivirus B (virus della diarrea virale bovina 2, BVDV-2) e il Pestivirus H (pestivirus HoBi-like, HoBiPeV) infettano principalmente i bovini. Come altri virus a RNA, i pestivirus sono caratterizzati da un alto tasso di variabilità genetica. Quest'ultimo è testimoniato dall'esistenza di un certo numero di sottogenotipi virali all'interno di ciascuna specie. Nei bovini, il maggior numero di sottogenotipi di pestivirus è stato documentato nei paesi europei, in particolare in Italia. Lo scopo di questa review è quello di fornire una panoramica aggiornata sulla diversità genetica dei pestivirus negli allevamenti bovini italiani. Tutte e tre le specie di pestivirus bovini sono state identificate nella popolazione bovina con frequenza e distribuzione geografica variabili. La diversità genetica dei ceppi di pestivirus italiani può avere implicazioni diagnostiche e immunologiche, influenzando le prestazioni degli strumenti diagnostici e la protezione immunitaria determinata dai vaccini disponibili in commercio. In italia, si raccomanda l’implementazione e il rafforzamento di approcci coordinati per il controllo dei pestivirus bovini. Pertanto, sarebbe estremamente importante aumentare le misure di controllo e restrizione nel commercio dei bovini e prodotti biologici di origine bovina, compresi quelli contenenti siero bovino fetale.

“Epidemiology of Bovine Pestiviruses Circulating in Italy” Camilla Luzzago, et al. Review Front Vet Sci. 2021 Jun 2;8:669942. doi: 10.3389/fvets.2021.669942.

obese dogL’obiettivo del presente studio era quello di indagare l'efficacia di una formulazione micronizzata di nanocristalli di fenofibrato per il trattamento dell'iperlipidemia nel cane.

Sono stati inclusi nello studio 10 cani di proprietà con iperlipidemia primaria (n = 7) e secondaria (n = 3). Tutti i cani avevano ipertrigliceridemia al momento dell’inclusione; 3 cani avevano anche ipercolesterolemia.

catphotoGli obiettivi di questo studio erano quelli di analizzare la sicurezza della donazione di sangue nel gatto, descrivendo la frequenza e la natura di eventuali reazioni avverse e le loro cause.

Sono state registrate, in modo prospettico, tutte le reazioni avverse dei donatori di sangue rilevate dal personale medico durante e immediatamente dopo la donazione. I proprietari dei gatti sono stati, inoltre, intervistati da un medico veterinario 5 giorni dopo la donazione, utilizzando un questionario predefinito per valutare eventuali cambiamenti clinici o comportamentali. I dati sono stati raccolti tra gennaio 2019 e marzo 2020 da donatori di sangue iscritti a un programma di banca del sangue animale.

Equine asthmaNonostante i notevoli sforzi della ricerca scientifica per migliorare il trattamento e l'outcome dei cavalli con asma, i glucocorticoidi (GC) rimangono un caposaldo del trattamento farmacologico di questa comune condizione patologica. L'elevata efficacia dei GC per alleviare l'ostruzione delle vie aeree spiega il loro uso estensivo nonostante i potenziali effetti avversi. Tuttavia, molto deve ancora essere studiato sull'uso del GC nei cavalli con asma, compresa l'efficacia comparativa dei diversi farmaci, la determinazione delle dosi minime efficaci e i meccanismi alla base della loro capacità di modulare l'infiammazione delle vie aeree. Gli obiettivi di questa review erano quelli di descrivere e confrontare la vasta gamma di effetti dei diversi GC utilizzati nei cavalli con asma, con particolare attenzione all'impatto sulla funzionalità polmonare, sull'infiammazione delle vie aeree e sul rimodellamento bronchiale. Inoltre, gli effetti avversi sono stati brevemente descritti, con enfasi su quelli che sono stati riportati nei cavalli con asma. Infine, sono stati evidenziati i punti carenti in letteratura veterinaria riguardo questo argomento e identificate future aree di ricerca.

“Glucocorticoid treatment in horses with asthma: A narrative review” Sophie Mainguy-Seers, et al. Review J Vet Intern Med. 2021 Jun 3. doi: 10.1111/jvim.16189.

mastitis in dairy cowsLa mastite bovina è un'infiammazione della ghiandola mammaria, che potrebbe essere il risultato di allergie, traumi fisici o invasione da parte di agenti patogeni come Streptococcus uberis. Quest’ultimo è un patogeno ambientale associato ad infezione subclinica e clinica intramammaria (intramammary infection, IMI) nelle vacche in lattazione e non in lattazione, che può persistere nella ghiandola mammaria e causare un'infezione cronica. Nonostante le importanti perdite economiche e l'aumento della prevalenza delle mastiti causate da S. uberis, non sono ancora chiari i fattori di virulenza coinvolti nella colonizzazione batterica della ghiandola mammaria e i meccanismi patogenetici. Negli ultimi 30 anni, diversi studi hanno definito l'aderenza e l'internalizzazione di S. uberis come le prime fasi dell'IMI. Il patogeno aderisce e invade le cellule della ghiandola mammaria e questa sua capacità è stata osservata in studi in vitro ma, ad oggi, non ancora in studi in vivo. Le proteine ​​di superficie batteriche sono in grado di legarsi alle componenti proteiche della matrice extracellulare come fibronectina, collagene e laminina, nonché alle proteine ​​del latte. Queste proteine ​​svolgono un ruolo nell'adesione alle cellule dell'ospite e sono state denominate "componenti della superficie microbica che riconoscono molecole di matrice adesive" (microbial surface components recognizing adhesive matrix molecules, MSCRAMM).

L’obiettivo di questo articolo era quello di riassumere le attuali conoscenze sui potenziali fattori coinvolti nella patogenesi precoce della mastite da S. uberis.

parasite infection leishmaniasis dogsEncephalitozoon cuniculi è un microsporidio appartenente al phylum Microspora. Solo pochi studi hanno descritto il significato clinico dell'infezione da E. cuniculi nei cani giovani. Nelle popolazioni di cani domestici americani e giapponesi, la sieroprevalenza è risultata essere del 21%, indicando una sua ampia diffusione. L’obiettivo del presente studio era quello di valutare il significato clinico di E. cuniculi in una popolazione di cani giovani con sintomi neurologici e la possibile risposta al trattamento.

In un arco di tempo di 1 anno, è stata valutata la presenza di E. cuniculi in tutti i cani giovani (<3 anni) che presentavano sintomi neurologici. I cani sono stati selezionati se presentavano un titolo anticorpale IgM elevato (>100) e/o se risultati positivi alla PCR su campione di sangue EDTA e/o campione di urina.

leptospirosis in dogsL’obiettivo del presente studio era quello di stimare il rischio di incidenza annuale (2016) della leptospirosi e identificare i fattori di rischio per la diagnosi di questa patologia nei cani afferenti presso strutture di assistenza primaria del Regno Unito (analisi del database del programma VetCompass).

I risultati hanno mostrato che il rischio di incidenza annuale della leptospirosi era di 0,8 casi per 100.000 cani (0,0008%, 95% IC 9,1 × 10-8 -5,2 × 10-5). I cani adulti, in particolare quelli di età compresa tra 1 e <5 anni (odds ratio [OR] = 0,38, 95% IC 0,27-0,54), e i cani che frequentavano cliniche in aree urbane (OR = 0,26, 95% CI 0,19-0,35) presentavano una ridotta probabilità di avere una diagnosi di leptospirosi rispetto ai cani di età <1 anno e ai cani che vivevano in aree rurali. I Cocker Spaniel (OR = 4,25, IC 95% 2,65-6,84), Collie (OR = 3,53, 95 % CI 2,22-5,62) e Lurcher (OR = 3,49, 95% CI 1,50-8,11) avevano maggiori probabilità di avere una diagnosi di leptospirosi rispetto ai cani meticci.

Cat trasndermalL'uso del gabapentin è in aumento nella pratica clinica; tuttavia, la somministrazione transdermica non è stata del tutto studiata nel gatto. L’obiettivo del presente studio era quello di valutare se il gabapentin fosse in grado di superare la barriera cutanea felina in vitro e in vivo e di determinare un miglioramento clinico del dolore.

La fase in vitro dello studio ha previsto l’utilizzo di campioni di cute provenienti da gatti deceduti. Lo studio in vivo prevedeva, invece, due fasi. Nella fase 1 dello studio, i soggetti inclusi (8 gatti giovani di proprietà) sono stati assegnati a 4 gruppi di trattamento, i quali ricevevano una dose di 5 mg/kg o 10 mg/kg applicata ogni 8 ore per 5 giorni a livello auricolare o sulla cute cervicale. I campioni di siero sono stati raccolti prima della somministrazione di Gabapentin e dopo 1 e 5 giorni. Nella fase 2, i soggetti inclusi (15 gatti anziani di proprietà) ricevevano una dose di Gabapentin di 10 mg/kg ogni 8 ore per 5 giorni a livello auricolare. I punteggi del dolore sono stati registrati prima della somministrazione e dopo 1,5 e 8 giorni. I campioni di siero sono stati raccolti prima della somministrazione e dopo 1 e 5 giorni. I campioni sono stati analizzati utilizzando una cromatografia liquida ad alta prestazione-spettrometria di massa.

Sabato, 05 Giugno 2021 18:33

Tritrichomonas foetus nei gatti in Italia

bengal catTritrichomonas fetus è un protozoo parassita che causa sintomi gastroenterici nei gatti domestici di tutto il mondo. L'impatto epizooziologico e patogeno di questo parassita deve ancora essere svelato in molte località geografiche. Pertanto, l’obiettivo del presente studio era quello di indagare la presenza di T. fetus nei gatti dell'Italia centrale e valutare i fattori di rischio e i segni clinici di questa patologia.

Sono stati inclusi nello studio 105 gatti afferenti presso l’Ospedale Veterinario Universitario dell'Università di Teramo. I campioni ottenuti sono stati testati con tecniche copromicroscopiche per rilevare i comuni parassiti intestinali ed extraintestinali e tramite una PCR specifica per T. fetus. È stata eseguita un'analisi statistica per valutare i fattori di rischio associati all’infezione da T. fetus.

FILE - In this May 26, 2020, file photo, a grizzly bear roams an exhibit at the Woodland Park Zoo, closed for nearly three months because of the coronavirus outbreak in Seattle. Grizzly bears once roamed the rugged landscape of the North Cascades in Washington state but few have been sighted in recent decades. The federal government is scrapping plans to reintroduce grizzly bears to the North Cascades ecosystem. (AP Photo/Elaine Thompson, File)La concentrazione di cortisolo nel pelo (hair cortisol concentration, HCC) viene sempre più utilizzata per valutare lo stress a lungo termine in molte specie di mammiferi. Si presume che la maggior parte del cortisolo diffonda passivamente dal circolo ematico ai follicoli piliferi e si accumuli gradualmente nei peli in crescita. Tuttavia, alcuni studi sugli orsi grizzly (Ursus arctos) suggeriscono che l'HCC aumenta significativamente entro diverse ore dopo la cattura, un tempo troppo breve per essere spiegato soltanto dal suddetto meccanismo. L’obiettivo del presente studio, condotto su orsi grizzly in cattività, era quello di determinare se un breve e rapido aumento nella concentrazione di cortisolo nel sangue, imitando così un singolo evento stressante, avrebbe causato un corrispettivo aumento dell'HCC in un periodo di 7 giorni.

Per fare questo, è stata somministrata una singola dose endovenosa (5 μg/kg) di cosintropina (ACTH sintetico) a tre femmine adulte di orso grizzly non anestetizzate, in cattività, in due occasioni: aprile (quando la crescita dei peli si era interrotta) e agosto (quando i peli apparivano in crescita). In entrambe le occasioni, la somministrazione di ACTH ha causato, entro 1 ora, un aumento di due o più volte dei livelli sierici di cortisolo, ma non sembrava influenzare l'HCC dopo 1, 48 e 168 ore.

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