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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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here1Un vasto studio sulle patologie ereditarie del cane pubblicato su PLOS ONE apporta nuove informazioni cerca i disordini genetici causa di malattia nelle diverse razze canine. Lo studio ha consentito di evidenziare che molte patologie ereditarie del cane sono in realtà più diffuse di quanto indicato dagli studi originali.

Sono stati analizzati circa 7000 cani di 230 razze diverse per verificarne la predisposizione a 93 disordini genetici. La ricerca ha evidenziato che 1 cane su 6 era portatore di almeno una delle varianti genetiche predisponenti alle malattie  oggetto dello studio. Inoltre, 1 su 6 delle varianti genetiche analizzate veniva identificata anche in razze canine in cui non era stata descritta in precedenza. Attraverso il follow-up clinico dei cani geneticamente a rischio, lo studio ha potuto confermare che molti disordini causavano gli stessi segni di malattia anche in razze diverse da quelle precedentemente segnalate. hered

In particolare, sono state identificate varianti a rischio in 34 razze in cui non erano state in precedenza documentate, quali carenza del fattore VII, iperuricosuria, lussazione del cristallino, malattia di von Willebrand,  retinopatia multifocale, resistenza multipla ai farmaci ecc. Inoltre, lo studio fornisce spiegazioni molecolari plausibili della condrodisplasia del Chinook, dell’atassia cerebellare nel Norrbottenspitz e della nefropatia familiare nel Welsh Springer Spaniel.

 

“Genetic Panel Screening of Nearly 100 Mutations Reveals New Insights into the Breed Distribution of Risk Variants for Canine Hereditary Disorders” Jonas Donner, Maria Kaukonen, Heidi Anderson, Fredrik Möller, Kaisa Kyöstilä, Satu Sankari, Marjo Hytönen, Urs Giger, Hannes Lohi. PLOS ONE, 2016; 11 (8): e0161005



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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anes1Uno studio prospettico ha sviluppato, testato e definito un sistema ”basato sugli interventi” per la sorveglianza degli eventi avversi (EA) durante l’anestesia dei piccoli animali. Si includevano 1386 anestesie consecutive, di cui 972 nel cane e 387 nel gatto. Si definiva evento avverso un evento perianestetico indesiderato che richiedeva un intervento per prevenirne a limitarne la morbilità.

Utilizzando studi precedenti, si selezionavano 11 EA comuni e si definivano gli interventi. I dati sugli EA venivano raccolti attraverso cartelle compilate dopo ciascuna anestesia e assimilati in un database elettronico. Gli interventi erano effettuati interamente a discrezione dell’anestesista partecipante.

Si ottenevano cartelle complete per 1114 anestesie (compliance = 80,4%),  con 1001 EA segnalati in 572 pazienti.  La frequenza relativa degli EA riportati era la seguente: arousal o dolore episodico intenso (14,9%), ipoventilazione (13,5%), ipotensione (10,3%), aritmie (5,8%), ipertermia/ipotermia (5,0%), complicazioni delle vie aeree (4,8%), eccitazione al risveglio (4,6%), rischio di polmonite ab ingestis (4,5%), desaturazione (2,8%), ipertensione (1,7%) e “altro” (3,7%).

Gli EA erano più probabili nelle anestesie canine (57,3%) rispetto a quelle feline (35,5%, p < 0,01). L’intensificazione delle cure post-anestetiche era necessaria nel 20% dei casi in cui si riportava un EA (8% complessivo delle anestesie). Nel 6% dei casi (2% complessivo), questo coinvolgeva il trattamento in un’unità di cura intensiva. Si registravano 6 casi di mortalità intra-anestetica (0,43%).ane2

Lo strumento di sorveglianza era ampiamente accettato e considerato rapido e facile da completare, tuttavia si incontravano alcuni fattori semantici, logistici e relativi al personale.

Un  semplice strumento di sorveglianza basato sugli interventi può facilmente essere integrato nelle pratiche anestesiologiche dei piccoli animali, fornendo un valido sistema basato sulle evidenze per gli anestesisti. Alcuni aspetti devono essere affrontati per garantire la compliance e la qualità dei dati raccolti, concludono gli autori.

 

Adverse event surveillance in small animal anaesthesia: an intervention-based, voluntary reporting audit.” Matthew McMillan; Hannah Darcy. Vet Anaesth Analg. March 2016; 43 (2): 128-35.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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vert2Uno studio ha valutato la sede e la gravità delle lesioni ossee delle articolazioni sinoviali intervertebrali (SIA) della colonna equina dalla giunzione cervicotoracica a quella lombosacrale. Si ipotizzava che il numero e la gravità delle lesioni aumentassero con l’età e l’altezza del cavallo e che le lesioni gravi fossero prevalenti in sedi caudali a T16.

Le vertebre da C7 a S1 di 56 soggetti venivano esportate mediante dissezione e disarticolazione. In ogni SIA si valutava la presenza e gravità delle lesioni ossee che venivano classificate utilizzando tre metodi: classificazione numerica della gravità delle lesioni in una scala da 0 a 3 e scala analogica visiva (VAS).

Lesioni ossee periarticolari venivano osservate ad ogni livello da C7-T1 a L6-S1, e il 91% dei cavalli presentava almeno una lesione di grado 2 o superiore. L’analisi statistica indicava un effetto significativo dell’età, con i cavalli più anziani affetti da lesioni più gravi, e della sede vertebrale, con le lesioni più gravi presenti nelle regione toracica craniale (da C7-T1 a T2-T3) e dalla regione toracica caudale a quella lombosacrale (da T15-T16 a L6-S1). Non si osservava un effetto dell’altezza dell’animale sulle lesioni ossee SIA.Schermata 2016 09 16 alle 12.12.48

Le differenze regionali nella gravità delle lesioni ossee SIA della colonna toracolombosacrale sono probabilmente correlate a cambiamenti di forma e orientamento delle superfici articolari che influenzano i quadri di forza e movimento durante la locomozione, concludono gli autori.

 


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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endoL’endometrite è una delle cause più comuni di infertilità nella cavalla, tuttavia in molti casi non viene diagnosticata nonostante la disponibilità di numerosi test diagnostici. Uno studio ha confrontato diversi metodi diagnostici e stabilito un valore cutoff per il numero di cellule polimorfonucleate nei campioni citologici.

Si classificavano positive per endometrite 54 cavalle sulla base della biopsia endometriale (“gold standard”); in un’analisi successiva le cavalle venivano riclassificate come positive per endometrite se erano presenti 2 o più dei seguenti 5 criteri di una checklist per l’endometrite (“nuovo gold standard” [NGS]): (1) segni clinici anormali, (2) caratteristiche macroscopiche del liquido di lavaggio a basso volume (LVL) anormali, (3) citologia endometriale positiva, (4) crescita batterica nella coltura dell’LVL ed (5) evidenza istologica di infiammazione nelle biopsie endometriali.endo2

Mediante biopsia si diagnosticava l’endometrite in 35/44 (79,5%) cavalle. Sulla base della checklist, 33/51 (64,7%) cavalle erano positive per endometrite. Rispetto alla biopsia endometriale, l’aspetto dell’LVL aveva una sensibilità del 45%, mentre la coltura del 22%. Un rapporto neutrofili:cellule epiteliali pari all’1% era il valore cutoff più sensibile (93,3%) quando si utilizzava un tampone protetto. La biopsia endometriale era il metodo diagnostico più sensibile quando confrontato con il NGS (sensibilità = 86%). I rilievi clinici anormali e la citologia positiva mostravano un accordo moderato con il NGS.

Lo studio indica l’importanza di combinare gli aspetti clinici e di laboratorio nella valutazione di una cavalla per endometrite, concludono gli autori.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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ptUno studio ha valutato la frequenza di complicazioni di tipo emorragico in un ampio numero di procedure di pedicle tie (PT) (legatura singola del peduncolo ovarico) nella gatta e ha confrontato la durata della chirurgia tra doppia legatura tradizionale del peduncolo (PDL) e PT.

Nella fase iniziale dello studio, si sottoponevano 2136 gatte intere a ovarioisterectomia utilizzando la tecnica PT. Le complicazioni emorragiche non identificate durante l’intervento dovevano essere confermate mediante chirurgia esplorativa o esame autoptico. Nella seconda fase dello studio si registrava la durata dell’intervento di 4 gruppi: gattine sottoposte aPT (n = 50), gattine  sottoposte a PDL (n = 49), gatte adulte sottoposte a PT (n = 50) e gatte adulte sottoposte a PDL (n = 54). Si definiva gattino un soggetto fino a 4 mesi d’età. Si confrontavano statisticamente età, peso corporeo e tempo chirurgico tra i gruppi PT e PDL, ma non tra gattine e gatte adulte.

Si osservavano complicazioni emorragiche associate al peduncolo ovarico in 6 gatte su 2136 (0,281%). In 5 casi su 6, la complicazione veniva riconosciuta e corretta durante l’intervento, mentre il restante episodio emorragico veniva identificato dopo l’intervento.

Il tempo operatorio era significativamente più breve nelle gattine PT rispetto alle gattine PDL (4,7 ± 0,1 min vs 6,7 ± 0,1 min) e nelle gatte adulte PT rispetto alle gatte adulte PDL (5,0 ± 0,2 min vs 7,0 ± 0,2 min).pt2

Lo studio indica che la tecnica PT è associata a un rischio molto basso di complicazioni emorragiche ed è significativamente più rapida rispetto alla doppia legatura del peduncolo ovarico nelle gattine  e nelle gatte adulte. L’uso della tecnica PT potrebbe apportare un significativo vantaggio economico nelle istituzioni che effettuano grossi numeri di ovarioisterectomie feline, concludono gli autori.

“Pedicle ties provide a rapid and safe method for feline ovariohysterectomy.” Kirk P Miller, et al. J Feline Med Surg. February 2016; 18 (2): 160-4.

 

 

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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sperm morph pcLa fertilità dei cani maschi ha subito un declino nelle tre decadi passate. Lo indica uno studio che ha riscontrato una significativa diminuzione della qualità degli spermatozoi di una popolazione di cani riproduttori analizzati nel corso di un periodo di 26 anni. Il declino della fertilità maschile potrebbe avere un legame con la presenza di contaminanti nell’ambiente, dato che le sostanze chimiche trovate nel liquido seminale e nei testicoli dei cani adulti (e in alcuni mangimi commerciali per cani) avevano un effetto dannoso sulla funzionalità spermatica alle concentrazioni identificate.

Lo studio si è concentrato su campioni prelevati da cani stalloni presso un centro per la riproduzione canina nel corso dei 26 anni passati. Si studiavano 5 razze specifiche: Labrador retriever, Golden retriever, Curly coat retriever, Border collie e Pastore tedesco (da 49 a 97 cani analizzati  ogni anno). Si prelevava il liquido seminale e si valutava la percentuale di spermatozoi che mostravano una motilità progressiva e una morfologia normali.

Nel corso dello studio, è stata riscontrata una notevole riduzione della percentuale di spermatozoi normali e mobili. Tra il 1988 e il 1998, la motilità degli spermatozoi diminuiva del 2,5% ogni anno. Inoltre, si osservava che i cuccioli maschi generati dai cani riproduttori con ridotta qualità del seme mostravano una maggiore incidenza di criptorchidismo.

spermGli spermatozoi prelevati e i testicoli dei soggetti sottoposti a castrazione contenevano contaminanti ambientali a concentrazioni in grado di alterare la motilità e vitalità spermatica.

Il ruolo di alcune condizioni genetiche che hanno un possibile impatto sulla fertilità non veniva considerato, data la rapidità del declino.

 

Environmental chemicals impact dog semen quality in vitro and may be associated with a temporal decline in sperm motility and increased cryptorchidism.” Richard G. Lea, Andrew S. Byers, Rebecca N. Sumner, Stewart M. Rhind, Zulin Zhang, Sarah L. Freeman, Rachel Moxon, Holly M. Richardson, Martin Green, Jim Craigon, Gary C. W. England. Scientific Reports, 2016; 6


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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fearUno studio indica che la predisposizione genetica del cane all’aggressività verso un proprietario o un cane familiare è distinta da quella per la paura è l’aggressività dirette verso persone e cani non familiari. Lo studio ha identificato circa 12 geni associati a questi caratteri.

È stato effettuato uno studio di associazione genome-wide (GWA) per molti tratti legati alla paura e dell’aggressività in alcune centinaia di cani di razze diverse.

I risultati hanno una relazione con uno dei maggiori problemi comportamentali del cane ma potrebbero essere di rilievo anche per l’ansia umana, suggeriscono gli autori.

 

"Genetic mapping of canine fear and aggression." Isain Zapata, James A. Serpell, Carlos E. Alvarez. BMC Genomics, 2016; 17 (1) .


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Mercoledì, 02 Febbraio 2005 14:55

Medicina d'urgenza: il congresso europeo in Italia

1128Si terrà in Italia, a Milano, dall'11 al 13 marzo prossimi il Congresso della European Veterinary Eemergency and Critical Care Society (EVECCS), organizzato in collaborazione con SCIVAC.

Nonostante la connotazione specialistica della società, il congresso affronterà argomenti e problematiche di comune riscontro in qualsiasi struttura veterinaria.

Ad esempio, si parlerà di valutazione radiologica dei traumi toracici e di stato dell'arto di alcune emergenze quali l'insufficienza cardiaca, adrenergica e renale, di trattamento chirurgico delle lesioni toraciche e delle strategie strategie per l'ossigenoterapia e la fluidoterapia. Le ultime due relazioni sono affidate a due tra i massimi esperti nelle rispettive discipline.

Sarà inoltre possibile effettuare esercitazioni sul cadavere al fine di conoscere le procedure salvavita principali. Durante l'esercitazione, i due istruttori, Devey e Paixao, forniranno elementi fondamentali non solo per la formazione del medico veterinario con interesse specialistico verso il pronto soccorso e la terapia intensiva, ma anche per l'attività clinica quotidiana del veterinario pratico.

Tra gli autori presenti, J. Devey, D. Spreng, D. Holden, P. Barthez, A. De Laforcade, D. Hughes, F. Vigano’, N. Van Israel e J. Robben.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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7002

Aspergillus spp. è un organismo fungino saprofita opportunista comune causa di otomicosi nell’uomo.  Benché siano stati descritti alcuni casi di otite esterna da Aspergillus anche nel cane, un articolo riporta la prima casistica retrospettiva di questa condizione nel cane e nel gatto.

Si diagnosticava un’otite da Aspergillus in 8 cani e 9 gatti. Tutti i cani pesavano più di 23 kg. I più comuni possibili fattori di rischio identificati erano la presenza di malattie concomitanti, di terapie immunosoppressive o di un’anamnesi di corpo estraneo auricolare. L’otite da Aspergillus era unilaterale in tutti i cani dello studio e nella maggior parte dei gatti. Si confermava una concomitante otite media in 3 cani e 1 gatto e tale condizione era sospettata in altri 2 gatti.

L’organismo più comunemente isolato complessivamente era Aspergillus fumigatus, che nel gatto era l’organismo predominante. Aspergillus niger e A. terreus erano più frequenti nel cane.

Gli animali erano stati sottoposti a diversi trattamenti antifungini topici e sistemici, tuttavia il lavaggio auricolare in anestesia e/o l’intervento chirurgico aumentavano la probabilità di risoluzione dell’infezione fungina.7002

L’otite da Aspergillus non è comune e si manifesta in genere con un’otite esterna unilaterale nel gatto e nei cani di grossa taglia. I possibili fattori di rischio includono l’immunosoppressione e i corpi strani auricolari; era comune il pregresso utilizzo di antibiotici.

“Aspergillus otitis in small animals - a retrospective study of 17 cases.” Elizabeth C Goodale; Catherine A Outerbridge; Stephen D White. Vet Dermatol. February 2016; 27(1): 3-e2.





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Mercoledì, 14 Settembre 2016 11:52

Panoftalmite da coronavirus sistemico in un furetto

7001Un furetto (Mustela putorius furo) femmina sterilizzata di 15 mesi veniva visitata per la presenza di letargia e dimagrimento da 2 settimane. All’esame clinico, si notava un’area di opacizzazione focale di 2 mm di diametro nella cornea sinistra. Inoltre, l’animale si presentava poco attivo, in condizioni corporee mediocri e disidratato. Gli esami ematologici ed ematochimici rivelavano una grave anemia non rigenerativa, iperproteinemia, ipoalbuminemia e lieve iperfosfatemia e ipercloremia. L’analisi delle urine rivelava ipostenuria.

L’esame radiografico whole body evidenziava lesioni nodulari multifocali toraciche, splenomegalia e nefromegalia. L’ecografia addominale confermava l’aumento di volume bilaterale dei reni ed evidenziava ipoecogenicità  di fegato e milza e un nodulo addominale caudale ipoecogeno mobile.

Si effettuava l’eutanasia dell’animale a fini etici. L’esame autoptico mostrava la presenza di piogranulomi multifocali necrotizzanti polmonari, splenici, renali, linfonodali e della sierosa duodenale. Nell’occhio sinistro si diagnosticava una panoftalmite granulomatosa. Le lesioni granulomatose multisistemiche erano suggestive di malattia sistemica da coronavirus del furetto (FRSCV). La presenza del coronavirus nell’occhio sinistro veniva confermata mediante immunoistochimica. La RT-PCR sulle biopsie polmonari, spleniche e renali era negativa per FRSCV e positiva per il coronavirus enterico del furetto  (FRECV).

La malattia dal coronavirus sistemica del furetto è strettamente simile alla peritonite infettiva felina del gatto domestico, che può manifestarsi con uveite anteriore, corioretinite,  neurite ottica e distacco retinico.7001

A conoscenza degli autori la presente è la prima descrizione di lesioni oculari in un furetto con

coronavirus sistemico, suggerendo che i furetti visitati per lesioni oculari simili dovrebbero essere valutati anche per questa infezione, concludono gli autori.

“Pyogranulomatous panophthalmitis with systemic coronavirus disease in a domestic ferret (Mustela putorius furo).” Lindemann DM, Eshar D, Schumacher LL, Almes KM, Rankin AJ. Vet Ophthalmol. 2016 Mar; 19 (2): 167-71.





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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