Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6544 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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7000L’anemia è definita come una riduzione del numero di eritrociti o della capacità di trasporto dell’ossigeno del sangue in conseguenza di una riduzione dell’ematocrito (PCV), del numero degli eritrociti o della concentrazione dell’emoglobina a valori minori del limite inferiore dell’intervallo di riferimento. L’anemia viene solitamente classificata come lieve, moderata, grave e molto grave sulla base dei valori di PCV e come micro/normo/macrocitica e ipo/normo/ipercromica sulla base rispettivamente del volume corpuscolare medio (MCV) e della concentrazione corpuscolare media di emoglobina (MCHC).

Uno studio ha proposto una nuova classificazione basata sui range ematologici di razza per diagnosticare i diversi tipi di anemia e determinare l’incidenza nei cavalli Standardbred in Italia. Si effettuava uno studio retrospettivo su 168 Standardbred. La gravità dell’anemia basata sul PCV (%) veniva classificata come: leggera (36%–34%), lieve (33%–30%), moderata (29%–20%), grave (19%–13%) o molto grave (<13%). La classificazione sulla base degli indici eritrocitari era: microcitica (MCV ≤ 39,9 fL), normocitica (40 ≤ MCV ≤ 44,9 fL) o macrocitica (MCV ≥ 45 fL) e ipocromica (MCHC < 36 g/dL), normocromica (36 ≤ MCHC ≤ 38 g/dL) o ipercromica (MCHC ≥ 38,1 g/dL).

Le patologie uterine cliniche e subcliniche come causa di infertilità nelle bovine da latte: studio epidemiologico in due allevamenti della regione Lombardia

Le patologie uterine cliniche e subcliniche come causa di infertilità nelle bovine da latte: studio epidemiologico in due allevamenti della regione Lombardia

 Focolaio di iperplasia tiroidea nei parrocchettiUno studio descrive un focolaio di gotta con elevata morbilità e mortalità in un gruppo di parrocchetti ondulati (Melopsittacus undulatus) in California. Su 400 uccelli adulti, 45 mostravano segni di malattia, dimagrimento e tumefazione dell’area del gozzo; 15 soggetti su 45 morivano in un periodo di 2-3 mesi.

L’alimentazione consisteva in una miscela commerciale con l’aggiunta di broccoli, avena integrale e carote ma in assenza di minerali o integratori.

Sei uccelli venivano sottoposti ad esame autoptico e tutti presentavano una tiroide notevolmente aumentata di volume. In tutti i soggetti si identificava istologicamente un’iperplasia follicolare tiroidea mentre in 2 uccelli era presente rispettivamente una tiroidite granulomatosa e un adenoma microfollicolare. Le analisi virologiche, batteriologiche, parassitologiche e dei metalli pesanti erano negative o nei limiti della norma. Si misurava lo iodio totale nelle tiroidite degli uccelli affetti

Dopo l’integrazione di iodio e l’eliminazione dei broccoli dalla dieta, il proprietario segnalava l’aumento di peso e un minore tasso di mortalità tra i soggetti clinicamente affetti; non si ammalavano altri soggetti.

I fattori predisponenti del focolaio descritto erano verosimilmente la presenza di broccoli, data la loro capacità di legare lo iodio, e la completa mancanza di integrazione di minerali nella dieta degli animali.

I focolai di gotta caratterizzati da elevata mortalità sono rari in tutte le specie e, a conoscenza degli autori, non sono stati descritti precedentemente in una specie aviaria. Il riconoscimento di questa condizione può migliorare gli standard medici e di benessere di queste specie, concludono gli autori.


"An outbreak of thyroid hyperplasia (goiter) with high mortality in budgerigars (Melopsittacus undulatus).” Panayiotis Loukopoulos; Adrienne C Bautista; Birgit Puschner; Brian Murphy; Beate M Crossley; Ian Holser; Lucy Gomes7 H L Shivaprasad; Francisco A Uzal.
J Vet Diagn Invest. January 2015; 27 (1): 18-24.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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 Focolaio di iperplasia tiroidea nei parrocchettiUno studio descrive un focolaio di gotta con elevata morbilità e mortalità in un gruppo di parrocchetti ondulati (Melopsittacus undulatus) in California. Su 400 uccelli adulti, 45 mostravano segni di malattia, dimagrimento e tumefazione dell’area del gozzo; 15 soggetti su 45 morivano in un periodo di 2-3 mesi. L’alimentazione consisteva in una miscela commerciale con l’aggiunta di broccoli, avena integrale e carote ma in assenza di minerali o integratori.

Sei uccelli venivano sottoposti ad esame autoptico e tutti presentavano una tiroide notevolmente aumentata di volume. In tutti i soggetti si identificava istologicamente un’iperplasia follicolare tiroidea mentre in 2 uccelli era presente rispettivamente una tiroidite granulomatosa e un adenoma microfollicolare. Le analisi virologiche, batteriologiche, parassitologiche e dei metalli pesanti erano negative o nei limiti della norma. Si misurava lo iodio totale nelle tiroidite degli uccelli affetti

Dopo l’integrazione di iodio e l’eliminazione dei broccoli dalla dieta, il proprietario segnalava l’aumento di peso e un minore tasso di mortalità tra i soggetti clinicamente affetti; non si ammalavano altri soggetti.

I fattori predisponenti del focolaio descritto erano verosimilmente la presenza di broccoli, data la loro capacità di legare lo iodio, e la completa mancanza di integrazione di minerali nella dieta degli animali.

I focolai di gotta caratterizzati da elevata mortalità sono rari in tutte le specie e, a conoscenza degli autori, non sono stati descritti precedentemente in una specie aviaria. Il riconoscimento di questa condizione può migliorare gli standard medici e di benessere di queste specie, concludono gli autori.


"An outbreak of thyroid hyperplasia (goiter) with high mortality in budgerigars (Melopsittacus undulatus).” Panayiotis Loukopoulos; Adrienne C Bautista; Birgit Puschner; Brian Murphy; Beate M Crossley; Ian Holser; Lucy Gomes7 H L Shivaprasad; Francisco A Uzal.
J Vet Diagn Invest. January 2015; 27 (1): 18-24.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Ipertiroidismo felino: strategie terapeutiche e di monitoraggio più comuniL’ipertiroidismo felino è diagnosticato comunemente nella pratica clinica generale.
Uno studio ha valutato le opinioni e le esperienze dei medici veterinari pratici inglesi nel trattamento di questa patologia.
Gli aspetti valutati includevano le modalità di trattamento preferite e il monitoraggio dei soggetti trattati con terapia medica in relazione ai valori di tiroxina (T4), alle patologie concomitanti e alle reazioni avverse ai farmaci.

Completavano un questionario online di 31 domande 603 veterinari. L'opzione terapeutica preferita erano i farmaci per via orale (65,7% dei rispondenti), seguiti dalla tiroidectomia (27,5%) e dalla terapia con iodio radioattivo (5,5%). Quando si escludeva il costo del trattamento come fattore da considerare, sceglievano la terapia con iodio radioattivo significativamente più intervistati (40,5%, P <0,001).

Riguardo i valori di T4 totali da raggiungere durante il trattamento medico, il 43,4% aveva come obiettivo la metà inferiore dell'intervallo di riferimento (RI), il 32,3% qualsiasi valore nell'ambito dell’RI, il 13,1% la metà superiore dell’RI e lo 0,5% un valore superiore all’RI; il 3,4% valutava l'efficacia soltanto mediante esame clinico.

In presenza di nefropatia cronica (CKD) gli intervistati avevano una probabilità significativamente maggiore di avere come obiettivo valori di T4 totale nella metà superiore dell’RI (40,3%) o superiori ad esso (9,8%), in confronto agli obiettivi dei casi standard (P <0,001). La valutazione della CKD dopo l'inizio del trattamento o dell'ipertensione non veniva effettuata costantemente.

La variabilità delle strategie di monitoraggio può causare la mancata identificazione della CKD o dell'ipertensione, l'inadeguata soppressione dei livelli di T4 nei gatti con concomitante CKD e il ritardato riconoscimento di anomalie ematologiche potenzialmente significative, concludono gli autori


“Medical management and monitoring of the hyperthyroid cat: a survey of UK general practitioners.” Paul Higgs; Jane K Murray; Angie Hibbert. J Feline Med Surg. October 2014; 16(10): 788-95.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Ipertiroidismo felino: strategie terapeutiche e di monitoraggio più comuniL’ipertiroidismo felino è diagnosticato comunemente nella pratica clinica generale. Uno studio ha valutato le opinioni e le esperienze dei medici veterinari pratici inglesi nel trattamento di questa patologia. Gli aspetti valutati includevano le modalità di trattamento preferite e il monitoraggio dei soggetti trattati con terapia medica in relazione ai valori di tiroxina (T4), alle patologie concomitanti e alle reazioni avverse ai farmaci.

Completavano un questionario online di 31 domande 603 veterinari. L'opzione terapeutica preferita erano i farmaci per via orale (65,7% dei rispondenti), seguiti dalla tiroidectomia (27,5%) e dalla terapia con iodio radioattivo (5,5%). Quando si escludeva il costo del trattamento come fattore da considerare, sceglievano la terapia con iodio radioattivo significativamente più intervistati (40,5%, P <0,001).

Riguardo i valori di T4 totali da raggiungere durante il trattamento medico, il 43,4% aveva come obiettivo la metà inferiore dell'intervallo di riferimento (RI), il 32,3% qualsiasi valore nell'ambito dell’RI, il 13,1% la metà superiore dell’RI e lo 0,5% un valore superiore all’RI; il 3,4% valutava l'efficacia soltanto mediante esame clinico.

In presenza di nefropatia cronica (CKD) gli intervistati avevano una probabilità significativamente maggiore di avere come obiettivo valori di T4 totale nella metà superiore dell’RI (40,3%) o superiori ad esso (9,8%), in confronto agli obiettivi dei casi standard (P <0,001). La valutazione della CKD dopo l'inizio del trattamento o dell'ipertensione non veniva effettuata costantemente.

La variabilità delle strategie di monitoraggio può causare la mancata identificazione della CKD o dell'ipertensione, l'inadeguata soppressione dei livelli di T4 nei gatti con concomitante CKD e il ritardato riconoscimento di anomalie ematologiche potenzialmente significative, concludono gli autori


“Medical management and monitoring of the hyperthyroid cat: a survey of UK general practitioners.” Paul Higgs; Jane K Murray; Angie Hibbert. J Feline Med Surg. October 2014; 16(10): 788-95.



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Cani dall'Est: cimurro ed epatite tra i rischi sanitariLe ripercussioni sanitarie legate all'importazione illegale di cani di razza dai Paesi dell'Est Europeo sono numerose e serie. Malattie come il cimurro, le rogne e i parassiti intestinali sono favorite dal commercio illegale di questi cani, movimentati in età troppo tenera (Laura Torriani su @nmvioggi, 11/07/2007). Oltre al cimurro, è verosimilmente imputabile ai cani provenienti dall’Est europeo anche la ricomparsa in Italia dell’epatite infettiva canina.

Alcuni recenti articoli a opera della facoltà di Medicina Veterinaria di Bari (Dipartimento di sanità e benessere animale) segnalano l'introduzione sul territorio nazionale di ceppi virulenti del virus del cimurro e dell'adenovirus del cane tipo 1 (responsabile dell'epatite infettiva). Si evince in particolare dai suddetti articoli che l'importazione illegale di cani dai Paesi dell'Est è stata associata all'introduzione in Italia di ceppi del virus del cimurro tipici dell'ecosistema artico, nonché alla ricomparsa in Italia dell'epatite infettiva canina, malattia che, come accaduto negli altri paesi dell'Europa Occidentale, avrebbe dovuto essere debellata a seguito della assidua profilassi vaccinale.

Uno degli articoli dell’Università di Bari descrive quattro episodi di epatite infettiva canina (ICH) verificatisi in Italia tra il 2001 e il 2006, tre dei quali in canili del Sud e uno in due cuccioli di razza importati dall’Ungheria. In tutte le epidemie si identificava mediante isolamento e PCR l’Adenovirus canino tipo 1 (CAV-1). Lo studio mostra come CAV-1 sia attualmente circolante nella popolazione canina italiana e come sussista ancora la necessità di una profilassi vaccinale.

Un secondo articolo mostra come in Italia circolino almeno tre ceppi di virus del cimurro canino (CVD), uno dei quali di origine artica. Il terzo articolo descrive l’utilizzo della Hemi-nested PCR per la genotipizzazione dei ceppi di CVD, metodo che potrebbe essere utilizzato per gli studi epidemiologici, giacché il commercio illegale o incontrollato di animali può modificare l’epidemiologia virale introducendo nuovi ceppi in aree CVD naive oppure causando la riemergenza di CVD in aree in cui la malattia è controllata da una profilassi efficace.




“Infectious canine hepatitis: An ‘‘old’’ disease reemerging in Italy” N. Decaro,, M. Campolo, G. Elia, D. Buonavoglia, M.L. Colaianni, A. Lorusso, V. Mari, C. Buonavoglia. Research in Veterinary Science 83 (2007) 269–273

“Heterogeneity within the hemagglutinin genes of canine distemper virus (CDV) strains detected in Italy” V. Martella, F. Cirone, G. Elia, E. Lorusso, N. Decaro, M. Campolo, C. Desarioo, M.S. Lucente, A.L. Bellacicco, M. Blixenkrone-Møller, L.E. Carmichael, C. Buonavoglia.Veterinary Microbiology 116 (2006) 301–309

“Genotyping canine distemper virus (CDV) by a hemi-nested multiplex PCR provides a rapid approach for investigation of CDV outbreaks" Vito Martella, Gabriella Elia, Maria Stella Lucente, Nicola Decaro, Eleonora Lorusso, Krisztian Banyai, Merete Blixenkrone-Møller, Nguyen Thi Lan, Ryoji Yamaguchi, Francesco Cirone,Leland Eugene Carmichael, Canio Buonavoglia. Veterinary Microbiology 122 (2007) 32–42





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Cani dall'Est: cimurro ed epatite tra i rischi sanitariLe ripercussioni sanitarie legate all'importazione illegale di cani di razza dai Paesi dell'Est Europeo sono numerose e serie. Malattie come il cimurro, le rogne e i parassiti intestinali sono favorite dal commercio illegale di questi cani, movimentati in età troppo tenera (Laura Torriani su @nmvioggi, 11/07/2007). Oltre al cimurro, è verosimilmente imputabile ai cani provenienti dall’Est europeo anche la ricomparsa in Italia dell’epatite infettiva canina.

Alcuni recenti articoli a opera della facoltà di Medicina Veterinaria di Bari (Dipartimento di sanità e benessere animale) segnalano l'introduzione sul territorio nazionale di ceppi virulenti del virus del cimurro e dell'adenovirus del cane tipo 1 (responsabile dell'epatite infettiva). Si evince in particolare dai suddetti articoli che l'importazione illegale di cani dai Paesi dell'Est è stata associata all'introduzione in Italia di ceppi del virus del cimurro tipici dell'ecosistema artico, nonché alla ricomparsa in Italia dell'epatite infettiva canina, malattia che, come accaduto negli altri paesi dell'Europa Occidentale, avrebbe dovuto essere debellata a seguito della assidua profilassi vaccinale.

Uno degli articoli dell’Università di Bari descrive quattro episodi di epatite infettiva canina (ICH) verificatisi in Italia tra il 2001 e il 2006, tre dei quali in canili del Sud e uno in due cuccioli di razza importati dall’Ungheria. In tutte le epidemie si identificava mediante isolamento e PCR l’Adenovirus canino tipo 1 (CAV-1). Lo studio mostra come CAV-1 sia attualmente circolante nella popolazione canina italiana e come sussista ancora la necessità di una profilassi vaccinale.

Un secondo articolo mostra come in Italia circolino almeno tre ceppi di virus del cimurro canino (CVD), uno dei quali di origine artica. Il terzo articolo descrive l’utilizzo della Hemi-nested PCR per la genotipizzazione dei ceppi di CVD, metodo che potrebbe essere utilizzato per gli studi epidemiologici, giacché il commercio illegale o incontrollato di animali può modificare l’epidemiologia virale introducendo nuovi ceppi in aree CVD naive oppure causando la riemergenza di CVD in aree in cui la malattia è controllata da una profilassi efficace.




“Infectious canine hepatitis: An ‘‘old’’ disease reemerging in Italy” N. Decaro,, M. Campolo, G. Elia, D. Buonavoglia, M.L. Colaianni, A. Lorusso, V. Mari, C. Buonavoglia. Research in Veterinary Science 83 (2007) 269–273

“Heterogeneity within the hemagglutinin genes of canine distemper virus (CDV) strains detected in Italy” V. Martella, F. Cirone, G. Elia, E. Lorusso, N. Decaro, M. Campolo, C. Desarioo, M.S. Lucente, A.L. Bellacicco, M. Blixenkrone-Møller, L.E. Carmichael, C. Buonavoglia.Veterinary Microbiology 116 (2006) 301–309

“Genotyping canine distemper virus (CDV) by a hemi-nested multiplex PCR provides a rapid approach for investigation of CDV outbreaks" Vito Martella, Gabriella Elia, Maria Stella Lucente, Nicola Decaro, Eleonora Lorusso, Krisztian Banyai, Merete Blixenkrone-Møller, Nguyen Thi Lan, Ryoji Yamaguchi, Francesco Cirone,Leland Eugene Carmichael, Canio Buonavoglia. Veterinary Microbiology 122 (2007) 32–42





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“Mani propriamente pulite salvano vite animali”In medicina umana e veterinaria, le infezioni correlate all’assistenza medica (Healthcare Associated Infections, HAI) costituiscono un onere importante che induce un aumento dei costi sanitari dovuti alla necessità di trattamenti supplementari, utilizzo di antibiotici, ricoveri e possibili decessi. In medicina veterinaria, queste complicazioni spesso creano problemi emozionali ed economici per i proprietari e influenzano notevolmente il benessere animale. Inoltre, a causa del loro possibile carattere zoonosico, queste infezioni costituiscono un problema crescente di sanità pubblica.

L’appropriata igiene delle mani è stata a lungo riconosciuta in medicina umana come fattore chiave per ridurre la trasmissione delle infezioni acquisite durante l'assistenza sanitaria, da cui sono derivati gli intensi sforzi dell’Organizzazione mondiale della sanità per promuovere l'igiene delle mani tra i professionisti della sanità attraverso ampie campagne da titolo "Mani propriamente pulite salvano vite". Nonostante queste importanti considerazioni, nell'assistenza sanitaria veterinaria è stata data poca attenzione all'igiene delle mani.

Un sito Web facente parte del progetto “Clean Hands Save Animals” fornisce le linee guida, i protocolli e il materiale educativo per promuovere l'igiene delle mani nelle strutture veterinarie ed è il risultato di un'iniziativa di ricerca congiunta di diverse università, ricercatori e professionisti della sanità veterinaria. In particolare, è stato prodotto un poster sul protocollo pre-chirurgico di asepsi delle mani, disponibile anche in italiano (vedi pdf allegato).


Bibliografia

• Verwilghen, D., Grulke, S., & Kampf, G. (2011). Pre-Surgical Hand Antisepsis: Concepts and Current Habits of Veterinary Surgeons. Veterinary Surgery, 40(5), 515–521.
• Verwilghen, D., Mainil, J., Mastrocicco, E., Hamaide, A., Detilleux, J., Van Galen, G., Serteyn, D., & Grulke, S. (2011). Surgical hand antisepsis in veterinary practice: evaluation of soap scrubs and alcohol based rub techniques. Veterinary Journal. 190, 372-377.
• Verwilghen, D.R., Singh A., Findji, L., Dupré G., Weese S., van Galen G.(2013) Handhealth scores related to surgical hand preparation in veterinary surgeons. In preparation.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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“Mani propriamente pulite salvano vite animali”In medicina umana e veterinaria, le infezioni correlate all’assistenza medica (Healthcare Associated Infections, HAI) costituiscono un onere importante che induce un aumento dei costi sanitari dovuti alla necessità di trattamenti supplementari, utilizzo di antibiotici, ricoveri e possibili decessi. In medicina veterinaria, queste complicazioni spesso creano problemi emozionali ed economici per i proprietari e influenzano notevolmente il benessere animale. Inoltre, a causa del loro possibile carattere zoonosico, queste infezioni costituiscono un problema crescente di sanità pubblica.

L’appropriata igiene delle mani è stata a lungo riconosciuta in medicina umana come fattore chiave per ridurre la trasmissione delle infezioni acquisite durante l'assistenza sanitaria, da cui sono derivati gli intensi sforzi dell’Organizzazione mondiale della sanità per promuovere l'igiene delle mani tra i professionisti della sanità attraverso ampie campagne da titolo "Mani propriamente pulite salvano vite". Nonostante queste importanti considerazioni, nell'assistenza sanitaria veterinaria è stata data poca attenzione all'igiene delle mani.

Un sito Web facente parte del progetto “Clean Hands Save Animals” fornisce le linee guida, i protocolli e il materiale educativo per promuovere l'igiene delle mani nelle strutture veterinarie ed è il risultato di un'iniziativa di ricerca congiunta di diverse università, ricercatori e professionisti della sanità veterinaria. In particolare, è stato prodotto un poster sul protocollo pre-chirurgico di asepsi delle mani, disponibile anche in italiano (vedi pdf allegato).


Bibliografia

• Verwilghen, D., Grulke, S., & Kampf, G. (2011). Pre-Surgical Hand Antisepsis: Concepts and Current Habits of Veterinary Surgeons. Veterinary Surgery, 40(5), 515–521.
• Verwilghen, D., Mainil, J., Mastrocicco, E., Hamaide, A., Detilleux, J., Van Galen, G., Serteyn, D., & Grulke, S. (2011). Surgical hand antisepsis in veterinary practice: evaluation of soap scrubs and alcohol based rub techniques. Veterinary Journal. 190, 372-377.
• Verwilghen, D.R., Singh A., Findji, L., Dupré G., Weese S., van Galen G.(2013) Handhealth scores related to surgical hand preparation in veterinary surgeons. In preparation.


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 Caratteristiche del  Virus della malattia del becco e delle piume isolato in ItaliaUno studio riporta per la prima volta le caratteristiche genetiche e patogenetiche del Virus della malattia del becco e delle piume (BFDV, Beak and feather disease virus) presente in Italia. Si studiavano 20 ceppi di BFDV isolati in Italia da pappagalli grigi Congo africani (Psittacus erithacus) giovani.
Si osservava una forma "iperacuta atipica" (aPF) della malattia associata a 17 ceppi e una forma cronica associata 3 ceppi (CF).

Gli uccelli con aPF erano stati svezzati ed erano indipendenti per cibo e protezione e apparentemente non presentavano lesioni. Il gene codificante per la supposta proteina del capside veniva amplificato in tutti gli isolati mentre il genoma di BFDV veniva sequenziato completamente in 10 campioni, 8 dei quali appartenenti a uccelli affetti da aPF e 2 affetti da CF.

Tutti i genomi completi si raggruppavano nel ceppo J di BFDV e si identificavano 2 nuovi sottotipi. L’analisi della ricombinazione mostrava evidenze di scambi genetici in 2 genomi BFDV. Inoltre, si osservava una correlazione fra tipo di isolato virale e gli allevamenti degli animali testati, mentre non si osservava un’associazione tra caratteristiche genetiche del virus e forma clinica.

Istologicamente, si identificava frequentemente l’apoptosi nei campioni aPF e sporadicamente nei campioni CF. E’ interessante notare che erano presenti antigeni di BFDV nel nucleo e nel citoplasma della cellule apoptotiche.

I dati supportano l’ipotesi che, in assenza di una variante genetica definita di BFDV responsabile di una forma clinica specifica della malattia del becco e delle piume degli psittacidi, le differenze nella frequenza di apoptosi tra aPF e CF sono strettamente correlate all’ospite, concludono gli autori.


“Molecular analysis and associated pathology of beak and feather disease virus isolated in Italy from young Congo African grey parrots (Psittacus erithacus) with an "atypical peracute form" of the disease.” Robino P, Grego E, Rossi G, Bert E, Tramuta C, Stella MC, Bertoni P, Nebbia P. Avian Pathol. 2014; 43 (4): 333-44.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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 Caratteristiche del  Virus della malattia del becco e delle piume isolato in ItaliaUno studio riporta per la prima volta le caratteristiche genetiche e patogenetiche del Virus della malattia del becco e delle piume (BFDV, Beak and feather disease virus) presente in Italia. Si studiavano 20 ceppi di BFDV isolati in Italia da pappagalli grigi Congo africani (Psittacus erithacus) giovani. Si osservava una forma "iperacuta atipica" (aPF) della malattia associata a 17 ceppi e una forma cronica associata 3 ceppi (CF).

Gli uccelli con aPF erano stati svezzati ed erano indipendenti per cibo e protezione e apparentemente non presentavano lesioni. Il gene codificante per la supposta proteina del capside veniva amplificato in tutti gli isolati mentre il genoma di BFDV veniva sequenziato completamente in 10 campioni, 8 dei quali appartenenti a uccelli affetti da aPF e 2 affetti da CF.

Tutti i genomi completi si raggruppavano nel ceppo J di BFDV e si identificavano 2 nuovi sottotipi. L’analisi della ricombinazione mostrava evidenze di scambi genetici in 2 genomi BFDV. Inoltre, si osservava una correlazione fra tipo di isolato virale e gli allevamenti degli animali testati, mentre non si osservava un’associazione tra caratteristiche genetiche del virus e forma clinica.

Istologicamente, si identificava frequentemente l’apoptosi nei campioni aPF e sporadicamente nei campioni CF. E’ interessante notare che erano presenti antigeni di BFDV nel nucleo e nel citoplasma della cellule apoptotiche.

I dati supportano l’ipotesi che, in assenza di una variante genetica definita di BFDV responsabile di una forma clinica specifica della malattia del becco e delle piume degli psittacidi, le differenze nella frequenza di apoptosi tra aPF e CF sono strettamente correlate all’ospite, concludono gli autori.


“Molecular analysis and associated pathology of beak and feather disease virus isolated in Italy from young Congo African grey parrots (Psittacus erithacus) with an "atypical peracute form" of the disease.” Robino P, Grego E, Rossi G, Bert E, Tramuta C, Stella MC, Bertoni P, Nebbia P. Avian Pathol. 2014; 43 (4): 333-44.


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