Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6762 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Emissioni di gas serra dal settore lattiero-casearioIl settore lattiero-caseario incide per circa il 4% sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall'uomo, indica un nuovo rapporto pubblicato dalla Fao. Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di carne di animali appartenenti al sistema. Se si considerano solo la produzione, la trasformazione ed il trasporto dei prodotti lattieri, escludendo la produzione di carne, il settore contribuisce con il 2,7% alle emissioni di gas serra antropogene globali.

Nel 2007, il settore lattiero-caseario ha emesso 1.969 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio (CO2), dei quali 1.328 milioni di tonnellate sono da attribuire al latte, 151 milioni di tonnellate alla carne di animali da latte, e 490 milioni da vitelli allevati espressamente per la carne. L'emissione CO2 equivalente è una misura standard per comparare le emissioni dei diversi gas serra. La media globale delle emissioni di gas serra per chilo di latte e relativi prodotti caseari è stimata a 2.4 kg di CO2 equivalenti.

Il metano è il gas che contribuisce più di tutti al riscaldamento globale da latte, rappresentando circa il 52% delle emissioni di gas serra sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo. Il protossido d'azoto contribuisce per il 27% alle emissioni serra nei paesi sviluppati e per il 38% in quelli in via di sviluppo. Il biossido di carbonio incide con una percentuale più alta nei paesi sviluppati (21%) rispetto ai paesi in via di sviluppo (10%).

Il rapporto Fao "Greenhouse gas emissions from the dairy sector" copre tutti i maggiori sistemi produttivi caseari, dalle mandrie nomadi agli allevamenti intensivi. Prende in esame l'intera catena alimentare, compresi la produzione ed il trasporto dei fattori produttivi (fertilizzanti, pesticidi ed alimenti animali) impiegati nelle aziende lattiero-casearie, le emissioni in allevamento e quelle associate alla trasformazione del latte ed al confezionamento, oltre il trasporto dei prodotti caseari ai dettaglianti. Il margine di errore stimato è ± 26%.

Lo studio è parte di un programma in corso avviato per analizzare e raccomandare le possibili opzioni per mitigare il cambiamento climatico. Un rapporto finale sarà pubblicato nel 2011. Nel suo rapporto del 2006 "Livestock's Long Shadow", la Fao aveva scoperto che il 18% di tutte le emissioni di gas serra erano causate dal settore zootecnico, prendendo in considerazione l'intero ciclo vitale aggregato.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Emissioni di gas serra dal settore lattiero-casearioIl settore lattiero-caseario incide per circa il 4% sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall'uomo, indica un nuovo rapporto pubblicato dalla Fao. Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di carne di animali appartenenti al sistema. Se si considerano solo la produzione, la trasformazione ed il trasporto dei prodotti lattieri, escludendo la produzione di carne, il settore contribuisce con il 2,7% alle emissioni di gas serra antropogene globali.

Nel 2007, il settore lattiero-caseario ha emesso 1.969 milioni di tonnellate equivalenti di biossido di carbonio (CO2), dei quali 1.328 milioni di tonnellate sono da attribuire al latte, 151 milioni di tonnellate alla carne di animali da latte, e 490 milioni da vitelli allevati espressamente per la carne. L'emissione CO2 equivalente è una misura standard per comparare le emissioni dei diversi gas serra. La media globale delle emissioni di gas serra per chilo di latte e relativi prodotti caseari è stimata a 2.4 kg di CO2 equivalenti.

Il metano è il gas che contribuisce più di tutti al riscaldamento globale da latte, rappresentando circa il 52% delle emissioni di gas serra sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo. Il protossido d'azoto contribuisce per il 27% alle emissioni serra nei paesi sviluppati e per il 38% in quelli in via di sviluppo. Il biossido di carbonio incide con una percentuale più alta nei paesi sviluppati (21%) rispetto ai paesi in via di sviluppo (10%).

Il rapporto Fao "Greenhouse gas emissions from the dairy sector" copre tutti i maggiori sistemi produttivi caseari, dalle mandrie nomadi agli allevamenti intensivi. Prende in esame l'intera catena alimentare, compresi la produzione ed il trasporto dei fattori produttivi (fertilizzanti, pesticidi ed alimenti animali) impiegati nelle aziende lattiero-casearie, le emissioni in allevamento e quelle associate alla trasformazione del latte ed al confezionamento, oltre il trasporto dei prodotti caseari ai dettaglianti. Il margine di errore stimato è ± 26%.

Lo studio è parte di un programma in corso avviato per analizzare e raccomandare le possibili opzioni per mitigare il cambiamento climatico. Un rapporto finale sarà pubblicato nel 2011. Nel suo rapporto del 2006 "Livestock's Long Shadow", la Fao aveva scoperto che il 18% di tutte le emissioni di gas serra erano causate dal settore zootecnico, prendendo in considerazione l'intero ciclo vitale aggregato.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Lunedì, 19 Maggio 2003 17:17

L'endoscopia nel cavallo

Diagnostica per immagini delle lesioni pancreatiche felineNel gatto le neoplasie pancreatiche sono rare e associate a prognosi infausta, mentre l'iperplasia nodulare pancreatica è un comune reperto incidentale. Uno studio ha inteso descrivere gli aspetti radiografici ed ecografici delle neoplasie pancreatiche e dell'iperplasia nodulare nel gatto.

In 14 gatti (età 3-18 anni) si diagnosticava una neoplasia pancreatica maligna: carcinoma/adenocarcinoma (n = 11), linfoma (n = 1), carcinoma squamocellulare (n = 1) e linfangiosarcoma (n = 1). I reperti radiografici più frequenti erano la presenza di una massa o effetto massa addominale (6/6) e la perdita dei dettagli sierosi (4/6). L'aspetto ecografico più comune era una massa o nodulo focale pancreatico, di dimensioni comprese tra 0,4 e più di 7 centimetri (8/14). Si osservavano frequentemente anche linfoadenopatia (7/14) ed effusione addominale (7/14).

In cinque gatti (età 10-16 anni) con iperplasia adenomatosa/nodulare il reperto radiografico più comune era una massa o effetto massa addominale (3/3). Ecograficamente, in tutti i gatti erano visibili noduli ipoecoici multipli di dimensioni comprese tra 0,3 e 1 cm associati al pancreas. Altri reperti comuni erano ispessimento del pancreas (2/5), linfoadenopatia (2/5) ed effusione addominale (2/5).

L'unico reperto per immagini peculiare delle neoplasie pancreatiche maligne era la presenza di un singolo nodulo o massa pancreatici di dimensioni superiori a 2 cm in almeno una dimensione (4/14). Benché si osservasse una tendenza delle lesioni neoplastiche a manifestarsi come lesioni singole di maggiori dimensioni e dell'iperplasia nodulare come lesioni multiple di minori dimensioni, i reperti di diagnostica per immagini erano sovrapponibili tra le due condizioni.

L'esame radiografico ed ecografico, concludono gli autori, sono complementari ma non sostituiscono l'esame citologico e istopatologico nella diagnosi delle neoplasie pancreatiche feline.



"Imaging findings in pancreatic neoplasia and nodular hyperplasia in 19 cats" Silke Hecht, Dominique G Penninck, John H Keating. Vet Radiol Ultrasound. 2007 Jan-Feb; 48(1): 45-50.


Articolo disponibile nel pdf allegato.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Diagnostica per immagini delle lesioni pancreatiche felineNel gatto le neoplasie pancreatiche sono rare e associate a prognosi infausta, mentre l'iperplasia nodulare pancreatica è un comune reperto incidentale. Uno studio ha inteso descrivere gli aspetti radiografici ed ecografici delle neoplasie pancreatiche e dell'iperplasia nodulare nel gatto.

In 14 gatti (età 3-18 anni) si diagnosticava una neoplasia pancreatica maligna: carcinoma/adenocarcinoma (n = 11), linfoma (n = 1), carcinoma squamocellulare (n = 1) e linfangiosarcoma (n = 1). I reperti radiografici più frequenti erano la presenza di una massa o effetto massa addominale (6/6) e la perdita dei dettagli sierosi (4/6). L'aspetto ecografico più comune era una massa o nodulo focale pancreatico, di dimensioni comprese tra 0,4 e più di 7 centimetri (8/14). Si osservavano frequentemente anche linfoadenopatia (7/14) ed effusione addominale (7/14).

In cinque gatti (età 10-16 anni) con iperplasia adenomatosa/nodulare il reperto radiografico più comune era una massa o effetto massa addominale (3/3). Ecograficamente, in tutti i gatti erano visibili noduli ipoecoici multipli di dimensioni comprese tra 0,3 e 1 cm associati al pancreas. Altri reperti comuni erano ispessimento del pancreas (2/5), linfoadenopatia (2/5) ed effusione addominale (2/5).

L'unico reperto per immagini peculiare delle neoplasie pancreatiche maligne era la presenza di un singolo nodulo o massa pancreatici di dimensioni superiori a 2 cm in almeno una dimensione (4/14). Benché si osservasse una tendenza delle lesioni neoplastiche a manifestarsi come lesioni singole di maggiori dimensioni e dell'iperplasia nodulare come lesioni multiple di minori dimensioni, i reperti di diagnostica per immagini erano sovrapponibili tra le due condizioni.

L'esame radiografico ed ecografico, concludono gli autori, sono complementari ma non sostituiscono l'esame citologico e istopatologico nella diagnosi delle neoplasie pancreatiche feline.



"Imaging findings in pancreatic neoplasia and nodular hyperplasia in 19 cats" Silke Hecht, Dominique G Penninck, John H Keating. Vet Radiol Ultrasound. 2007 Jan-Feb; 48(1): 45-50.


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Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Tempi di sospensione dei farmaci antiallergici prima dei test allergologiciI farmaci antiallergici (es., antistaminici, glucocorticoidi e ciclosporina) sono spesso somministrati ai cani affetti da dermatite atopica per ridurre il prurito e le lesioni cutanee. I test intradermici allergene-specifici (IDT) e i test sierologici per le IgE allergene-specifiche (ASIS) sono utilizzati per caratterizzare gli allergeni a cui il cane è ipersensibile. I farmaci antiallergici possono influenzare i risultati o l’interpretazione di questi test.

Uno studio ha inteso fornire raccomandazioni basate sulle evidenze per la sospensione dei farmaci antiallergici prima dei test IDT e ASIS. Si effettuava una ricerca bibliografica degli studi rilevanti. Gli studi venivano raggruppati sulla base di interventi e tipi di test simili. In seguito si estrapolavano dai risultati dello studio i tempi di sospensione per ciascun tipo di farmaco e di test.

Prima di valutare le reazioni immediate a IDT, i tempi di sospensione ottimali proposti per antistaminici, glucocorticoidi orali, glucocorticoidi topici/auricolari e ciclosporina sono rispettivamente di 7, 14, 14 e 0 giorni. Gli studi non hanno fornito evidenze per la sospensione dei farmaci prima del test ASIS per ciclosporina o prednisone/prednisolone orali. A causa della mancanza di studi, non possono essere effettuate raccomandazioni sui tempi di sospensione prima del test ASIS per i glucocorticoidi e gli antistaminici topici.

Tali tempi di sospensione proposti sono basati sulle evidenze esistenti alla fine del 2011. Occorre cautela nell’estrapolare i tempi di sospensione suggeriti ad altre specie, dosaggi maggiori, formulazioni differenti e/o durata di somministrazione dei farmaci analizzati, così come per altri farmaci della stessa categoria, concludono gli autori.

“Evidence-based guidelines for anti-allergic drug withdrawal times before allergen-specific intradermal and IgE serological tests in dogs.” Thierry Olivry; Manolis Saridomichelakis. Vet Dermatol. April 2013; 24 (2): 225-e49. Full text nel pdf allegato



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Tempi di sospensione dei farmaci antiallergici prima dei test allergologiciI farmaci antiallergici (es., antistaminici, glucocorticoidi e ciclosporina) sono spesso somministrati ai cani affetti da dermatite atopica per ridurre il prurito e le lesioni cutanee. I test intradermici allergene-specifici (IDT) e i test sierologici per le IgE allergene-specifiche (ASIS) sono utilizzati per caratterizzare gli allergeni a cui il cane è ipersensibile. I farmaci antiallergici possono influenzare i risultati o l’interpretazione di questi test.

Uno studio ha inteso fornire raccomandazioni basate sulle evidenze per la sospensione dei farmaci antiallergici prima dei test IDT e ASIS. Si effettuava una ricerca bibliografica degli studi rilevanti. Gli studi venivano raggruppati sulla base di interventi e tipi di test simili. In seguito si estrapolavano dai risultati dello studio i tempi di sospensione per ciascun tipo di farmaco e di test.

Prima di valutare le reazioni immediate a IDT, i tempi di sospensione ottimali proposti per antistaminici, glucocorticoidi orali, glucocorticoidi topici/auricolari e ciclosporina sono rispettivamente di 7, 14, 14 e 0 giorni. Gli studi non hanno fornito evidenze per la sospensione dei farmaci prima del test ASIS per ciclosporina o prednisone/prednisolone orali. A causa della mancanza di studi, non possono essere effettuate raccomandazioni sui tempi di sospensione prima del test ASIS per i glucocorticoidi e gli antistaminici topici.

Tali tempi di sospensione proposti sono basati sulle evidenze esistenti alla fine del 2011. Occorre cautela nell’estrapolare i tempi di sospensione suggeriti ad altre specie, dosaggi maggiori, formulazioni differenti e/o durata di somministrazione dei farmaci analizzati, così come per altri farmaci della stessa categoria, concludono gli autori.

“Evidence-based guidelines for anti-allergic drug withdrawal times before allergen-specific intradermal and IgE serological tests in dogs.” Thierry Olivry; Manolis Saridomichelakis. Vet Dermatol. April 2013; 24 (2): 225-e49. Full text nel pdf allegato



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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BAL equino: due metodi di conta leucocitaria a confrontoLa conta affidabile dei mastociti e degli eosinofili nel fluido di lavaggio broncoalveolare (BAL) del cavallo è importante perché piccoli incrementi delle percentuali di queste cellule supportano la diagnosi clinica di malattia infiammatoria delle vie aeree (IAD).

In quest’ultima condizione si verifica anche un aumento dei neutrofili nel BAL, che tuttavia non è specifico a causa della sovrapposizione tra IAD e ostruzione ricorrente delle vie aeree (RAO).

Uno studio ha valutato l’affidabilità della conta differenziale standard dei leucociti su 400 cellule e di un metodo alternativo basato sulla valutazione di 5 campi microscopici ad ingrandimento 500X in preparati citocentrifugati di fluido BAL equino. Si valutavano i campioni BAL di 60 cavalli affetti e non affetti da infiammazione polmonare utilizzando i due metodi di conta dei leucociti su 400 cellule e in 5 campi. L’affidabilità e la conta di ciascun tipo leucocitario venivano valutate calcolando e confrontando i coefficienti di correlazione intraclasse (ICC). L’affidabilità della conta dei mastociti veniva valutata confrontando gli ICC di vetrini con diverse densità cellulari.

L’affidabilità era superiore per tutti i tipi cellulari con il metodo a 5 campi, tuttavia la differenza complessiva tra i metodi non era statisticamente significativa. L’affidabilità della conta dei neutrofili era alta (ICC > 0,90) con entrambi i metodi. Un’affidabilità adeguata (ICC > 0,85) della conta dei mastociti si atteneva soltanto con il metodo a 5 campi su vetrini con maggiore densità cellulare.

La conta dei mastociti non è affidabile con il metodo di conta differenziale standard su 400 cellule, concludono gli autori, mentre il metodo a 5 campi sui vetrini con una maggiore densità cellulare otteneva una riproducibilità accettabile. La conta delle percentuali dei neutrofili era altamente affidabile con entrambi i metodi.


“Reliability of 400-cell and 5-field leukocyte differential counts for equine bronchoalveolar lavage fluid” Fernandez NJ, Hecker KG, Gilroy CV, Warren AL, Léguillette R. Vet Clin Pathol. 2013 Jan 3. Epub ahead of print]


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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BAL equino: due metodi di conta leucocitaria a confrontoLa conta affidabile dei mastociti e degli eosinofili nel fluido di lavaggio broncoalveolare (BAL) del cavallo è importante perché piccoli incrementi delle percentuali di queste cellule supportano la diagnosi clinica di malattia infiammatoria delle vie aeree (IAD). In quest’ultima condizione si verifica anche un aumento dei neutrofili nel BAL, che tuttavia non è specifico a causa della sovrapposizione tra IAD e ostruzione ricorrente delle vie aeree (RAO).

Uno studio ha valutato l’affidabilità della conta differenziale standard dei leucociti su 400 cellule e di un metodo alternativo basato sulla valutazione di 5 campi microscopici ad ingrandimento 500X in preparati citocentrifugati di fluido BAL equino. Si valutavano i campioni BAL di 60 cavalli affetti e non affetti da infiammazione polmonare utilizzando i due metodi di conta dei leucociti su 400 cellule e in 5 campi. L’affidabilità e la conta di ciascun tipo leucocitario venivano valutate calcolando e confrontando i coefficienti di correlazione intraclasse (ICC). L’affidabilità della conta dei mastociti veniva valutata confrontando gli ICC di vetrini con diverse densità cellulari.

L’affidabilità era superiore per tutti i tipi cellulari con il metodo a 5 campi, tuttavia la differenza complessiva tra i metodi non era statisticamente significativa. L’affidabilità della conta dei neutrofili era alta (ICC > 0,90) con entrambi i metodi. Un’affidabilità adeguata (ICC > 0,85) della conta dei mastociti si atteneva soltanto con il metodo a 5 campi su vetrini con maggiore densità cellulare.

La conta dei mastociti non è affidabile con il metodo di conta differenziale standard su 400 cellule, concludono gli autori, mentre il metodo a 5 campi sui vetrini con una maggiore densità cellulare otteneva una riproducibilità accettabile. La conta delle percentuali dei neutrofili era altamente affidabile con entrambi i metodi.


“Reliability of 400-cell and 5-field leukocyte differential counts for equine bronchoalveolar lavage fluid” Fernandez NJ, Hecker KG, Gilroy CV, Warren AL, Léguillette R. Vet Clin Pathol. 2013 Jan 3. Epub ahead of print]


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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La tecnica del cell block in citologia veterinariaPresso la Facoltà di Medicina Veterinaria e Scienze Biotecnologiche dell’Università di Napoli, è stata valutata l’applicazione della tecnica del cell block associata all’esame immunoistochimico nella diagnostica citologica oncologica del cane e del gatto.

In medicina umana numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia dell’immunoistochimica nella diagnostica citologica (Gong et al., 2005; Leong et al, 1999; Sherman et al, 1994). In citologia diagnostica veterinaria l’applicazione di tale tecnica è molto limitata. Questa limitata utilizzazione è dovuta principalmente al fatto che, nonostante gli sforzi effettuati, non si è riusciti a standardizzare tale metodica per la citologia, e che sullo striscio il materiale citologico è il più delle volte disperso sul vetrino e ciò rende l’indagine poco maneggevole, poco specifica e con un inutile consumo di grandi quantità di anticorpo.

In medicina umana viene utilizzata da tempo la tecnica del cell-block che risulta di facile attuazione e non richiede costi particolari per un laboratorio standard (Nathan et al, 2000; Brifford et al, 2000; Nga et al, 2004; Mayall et al 2003; Nithyananda et al, 2000). Tale tecnica consiste nell’includere il materiale citologico in paraffina, ottenendo così dei campioni del tutto simili a quelli istologici. Il risultato è che il campione cellulare si comporta come un vero e proprio preparato istologico, con la possibilità di ottenere molte sezioni da utilizzare a scopo didattico o per ulteriori indagini diagnostiche, come colorazioni speciali, e immunocitochimica.

Il principale vantaggio del cell-block è la facile applicazione delle tecniche immunologiche, con cui è possibile definire l’istogenesi degli elementi cellulari e ottenere diagnosi più precise. Inoltre, nei cell-block, ben visibili risultano i dettagli cellulari, sia nucleari che citoplasmatici, così come l’architettura degli aggregati cellulari. Ciò consente di ottenere risultati diagnostici del tutto comparabili a quelli di un preparato istologico.

Nonostante gli autori ritengano che possano essere numerosissimi i vantaggi che potrebbe apportare l’utilizzo di tale tecnica nella metodologia diagnostica routinaria, in medicina veterinaria l’applicazione di tecniche di immunolocalizzazione associata alla tecnica del cell-block non ha trovato un’estesa applicazione, contrariamente a quanto avviene in medicina umana, dove tale metodica è ormai entrata a far parte, già da tempo, della diagnostica citologica di routine. Scopo di questo studio è stato quello di individuare, attraverso l’applicazione della tecnica del cell block, un possibile metodo per il perfezionamento della diagnostica neoplastica citologica veterinaria, per il quale sono necessari studi di valutazione ulteriori.


MATERIALI E METODI

Sono stati utilizzati n. 56 campioni citologici di cane e gatto, comprendenti sia agoaspirati provenienti da varie neoplasie (37) sia liquidi (19), quali urine e versamenti (Tabella 1).
I campioni citologici sono stati inviati al laboratorio di Anatomia Patologica o già strisciati, nel caso si trattasse di agoaspirati oppure, nel caso di urine e versamenti, raccolti in contenitori puliti, non contenenti alcun fissativo. Parte del materiale citologico proveniente da agoaspirati è stato fissato all’aria e colorato come di routine (colorazione Diff-Quick). I campioni liquidi (urine e versamenti) sono stati precedentemente centrifugati e, tolto il surnatante, è stato strisciato il sedimento. I vetrini sono stati successivamente fissati e colorati come descritto per quelli provenienti dagli agoaspirati. Il rimanente materiale citologico, proveniente sia da agospirati sia dal sedimento risultante dalla centrifugazione di urine e versamenti, è stato fissato in lysis buffer, che ha permesso di lisare i globuli rossi e conservare le cellule non eritrocitarie. La fissazione per i campioni liquidi è stata effettuata nel Laboratorio di Anatomia Patologica, mentre per quanto riguarda gli agoapirati nella maggior parte dei casi è stata effettuata direttamente dal veterinario clinico che ha eseguito il prelievo citologico, al quale sono state fornite da parte del Laboratorio di Anatomia Patologica le provette consententi il lysis buffer, a causa della necessità di eseguire l’operazione nel più breve tempo possibile, pena l’essiccazione del materiale prelevato all’interno della siringa.

Dopo circa 12 ore, il campione in buffer è stato centrifugato con una normale centrifuga, per 10 minuti a 1500 rpm e, il sedimento, centrifugato nuovamente con alcool a 95°, è stato risospeso in alcool assoluto e ricentrifugato. Il pellet ottenuto è stato poi incluso nelle cassette da biopsia e processato come un preparato istologico. I campioni così inclusi sono stati tagliati sia per la colorazione standard che per quella immunoistochimica. Successivamente i vetrini sono stati colorati con ematossilina-eosina e sottoposti ad esame immunoistochimico, utlizzando la metodica streptavidina-biotina-perossidasi. Gli anticorpi utilizzati sono quelli consigliati nella diagnostica neoplastica (CK,VIM,S100,Fattore VIII,mast cell triptase, ecc.) (Dako, Denmark).


RISULTATI E CONCLUSIONI

Per questo studio sono stati presi in considerazione 56 preparati citologici, distribuiti tra versamenti intra-cavitari ed aghi aspirati da cui, come precedentemente accennato, è stato effettuato sia un normale striscio sia un cell-block. Su 56 campioni, 8 sono risultati non diagnostici, o perché poco cellulari oppure poiché si trattava di versamenti esclusivamente ematici.

Analisi citomorfologica
Nel 75% dei cell-block esaminati (36 casi), la concentrazione delle cellule sul vetrino così come l’architettura degli aggregati cellulari, sono risultati maggiormente evidenziabili rispetto ai preparati citologici normali, probabilmente in quanto la citocentrifugazione ha permesso un’aggregazione architetturale spuria delle cellule in sospensione, che viene in parte persa con le normali operazioni di striscio. L’efficacia del metodo cell-block era particolarmente evidente su campioni di liquidi biologici, rispetto ai campioni ottenuti con FNA.
In un campione di una neoformazione tiroidea di un cane, è stato effettuato uno striscio nel quale si sono evidenziate singole cellule non disposte a formare strutture ben definite (fig.1); parte del materiale dello stesso campione è stato allestito con la metodica del cell-block, dal quale è stato possibile effettuare una diagnosi di carcinoma follicolare tiroideo, per la presenza di tireociti neoplastici organizzati in follicoli contenenti colloide (fig2).

Analisi immunocitochimica
In 24 casi (56%) è stato necessario effettuare indagini più approfondite che identificassero l’origine istologica delle cellule in esame. Su nessuno degli strisci osservati l’analisi immunocitochimica ha dato risultati soddisfacenti, evidenziando la presenza di fondo e non mostrando mai una positività chiara agli anticorpi utilizzati. Al contrario, le indagini immunoistochimiche effettuate sui cell block, hanno permesso di individuare con chiarezza i citotipi in esame in tutti i 24 casi esaminati, permettendo una facile interpretazione diagnostica.

In tre agoaspirati di neoformazioni cutanee, l’osservazione del cell-block aveva evidenziato la presenza di cellule tonde tumorali di carattere maligno ma non permetteva di definirne il citotipo. E’ stato allora effettuato un esame immunocitochimico con l’anticorpo contro la Mast Cell Tryptase a cui le suddette cellule sono risultate positive permettendo la diagnosi di mastocitoma (Fig.3).

In 12 dei 24 casi esaminati l’esame immunocitochimico non è stato effettuato a scopo diagnostico ma principalmente con l’obiettivo di verificare l’efficacia di tale tecnica sui preparati allestiti con la metodica del cell-block e di confrontare i risultati ottenuti con quelli osservati sugli strisci delle stesse neoplasie.

In alcune neoformazioni mammarie processate con la tecnica del cell-block è stata evidenziata una positività chiara all’anticorpo anti-citocheratina, dimostrando la natura chiaramente epiteliale del tumore. In tali campioni ben visibile risultava anche l’architettura della proliferazione neoplastica, con la presenza di strutture papillari ben definite (Fig. 4). Anche nel caso di un sedimento urinario di un cane con un sospetto carcinoma vescicale, è stata confermata l’origine uroteliale della neoplasia (fig. 5), in quanto le cellule osservate sono risultate positive all’ anticorpo anti-uroplachina.

Nell’esperienza degli autori la tecnica del cell block si è dimostrata più efficace rispetto ai metodi tradizionali, in quanto sia l’analisi morfologica che quella immunologica veniva migliorata e in alcuni casi sovvertita utilizzando tale metodica. La tecnica del cell-block comunque presenta alcuni svantaggi. Quello più rilevante è senz’altro l’allungamento dei tempi necessari per ottenere una diagnosi rispetto alla citologia tradizionale (3-4 giorni vs poche ore). Rispetto alle tecniche standard, però, tale metodica permette di ottenere delle diagnosi più precise e di conservare il materiale citologico a lungo per poterne disporre anche in tempi successivi, a scopo diagnostico, didattico, o di ricerca. Inoltre, è una tecnica economica rispetto ad altre metodiche, quali ad esempio il citospin, che, come per la tecnica del cell-block, permette di concentrare il materiale citologico in un’area ristretta del vetrino, ma prevede l’utilizzo di una citocentrifuga, che ha dei costi elevati e per questo è presente soltanto in laboratori specializzati. Il metodo del cell-block, invece, risulta facilmente riproducibile in qualunque laboratorio di citopatologia in quanto consente di utilizzare un normale tipo di centrifuga e materiali presenti normalmente in qualsiasi laboratorio di diagnostica. A giudizio degli autori, tale metodica può essere considerata un valido strumento diagnostico nella citologica oncologica di routine. Il significato più innovativo dell’introduzione di questo metodo di allestimento del campione si esplica sostanzialmente nella “riproducibilità” dell’esame, finora di esclusivo appannaggio dell’istologia.




“La tecnica del cell-block nella citologia diagnostica veterinaria” Manuela Martano1, Sara Massotti2, Laura Marino2, Brunella Restucci2 e Paola Maiolino2. 1 Dipartimento di Patologia e Sanità Animale, Settore Anatomia Patologica, Facoltà di Scienze Biotecnologiche,Università degli Studi di Napoli Federico II, Italy ; 2 Dipartimento di Patologia e Sanità Animale, Settore Anatomia Patologica, Facoltà di Medicina Veterinaria, 10 Università degli Studi di Napoli Federico II, Italy.

L'articolo corredato di tabelle e figure è consultabile nel pdf allegato.

Il contenuto del presente lavoro è di totale responsabilità degli autori.


Letture consigliate

 Brifford M., Hace’ne K., Le Doussal V. : Immunohistochemistry on cell-blocks from fine-needle cytopunctures of primary breast carcinomas and lymph node metastases. Modern Pathology 13 (8) : 841-853, 2000
 Gong Y, Joseph T, Sneige N. Validation of commonly used immunostains on cell-transferred cytologic specimens. Cancer. 2005 : 105 (3):158-64;
 Leong AS, Suthipintawong C, Vinyuvat S. Immunostaining of Cytologic Preparations: A Review of Technical Problems. Applied Immunohistochemistry & Molecular Morphology. 1999 : 7(3):214
 Mayall F., Darlington A. and Harrison B. : Fine needle aspiration cytology in the diagnosis of uncommon types of lymphoma. Journal of Clinical Pathology 56 : 821-825, 2003.
 Nathan NA, Narayan E, Smith MM, Horn MJ. Cell block cytology. Improved preparation and its efficacy in diagnostic cytology. Am J Clin Pathol. 2000 : 114(4):599-606
 Nga M. N.Lim g. L., Barbro N. and Chan N. HL. : Successful retrieval of fine-needle aspiration biopsy material from previously stained smears for immunocytochemistry : a novel technique applied to three soft tissue tumors. Modern Pathology 17 : 1-5, 2004
 Nithyananda AN, Narayan E, Smith M, Horn MJ : Cell block cytology improved preparation and its efficacy in diagnostic cytology. American Journal of Clinical Pathology 114 : 599-606, 2000
 Sherman ME, Jimenez-Joseph D, Gangi MD, Rojas-Corona RR. Immunostaining of small cytologic specimens. Facilitation with cell transfer. Acta Cytol. 1994 : 38(1):18-22.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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La tecnica del cell block in citologia veterinariaPresso la Facoltà di Medicina Veterinaria e Scienze Biotecnologiche dell’Università di Napoli, è stata valutata l’applicazione della tecnica del cell block associata all’esame immunoistochimico nella diagnostica citologica oncologica del cane e del gatto.

In medicina umana numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia dell’immunoistochimica nella diagnostica citologica (Gong et al., 2005; Leong et al, 1999; Sherman et al, 1994). In citologia diagnostica veterinaria l’applicazione di tale tecnica è molto limitata. Questa limitata utilizzazione è dovuta principalmente al fatto che, nonostante gli sforzi effettuati, non si è riusciti a standardizzare tale metodica per la citologia, e che sullo striscio il materiale citologico è il più delle volte disperso sul vetrino e ciò rende l’indagine poco maneggevole, poco specifica e con un inutile consumo di grandi quantità di anticorpo.

In medicina umana viene utilizzata da tempo la tecnica del cell-block che risulta di facile attuazione e non richiede costi particolari per un laboratorio standard (Nathan et al, 2000; Brifford et al, 2000; Nga et al, 2004; Mayall et al 2003; Nithyananda et al, 2000). Tale tecnica consiste nell’includere il materiale citologico in paraffina, ottenendo così dei campioni del tutto simili a quelli istologici. Il risultato è che il campione cellulare si comporta come un vero e proprio preparato istologico, con la possibilità di ottenere molte sezioni da utilizzare a scopo didattico o per ulteriori indagini diagnostiche, come colorazioni speciali, e immunocitochimica.

Il principale vantaggio del cell-block è la facile applicazione delle tecniche immunologiche, con cui è possibile definire l’istogenesi degli elementi cellulari e ottenere diagnosi più precise. Inoltre, nei cell-block, ben visibili risultano i dettagli cellulari, sia nucleari che citoplasmatici, così come l’architettura degli aggregati cellulari. Ciò consente di ottenere risultati diagnostici del tutto comparabili a quelli di un preparato istologico.

Nonostante gli autori ritengano che possano essere numerosissimi i vantaggi che potrebbe apportare l’utilizzo di tale tecnica nella metodologia diagnostica routinaria, in medicina veterinaria l’applicazione di tecniche di immunolocalizzazione associata alla tecnica del cell-block non ha trovato un’estesa applicazione, contrariamente a quanto avviene in medicina umana, dove tale metodica è ormai entrata a far parte, già da tempo, della diagnostica citologica di routine. Scopo di questo studio è stato quello di individuare, attraverso l’applicazione della tecnica del cell block, un possibile metodo per il perfezionamento della diagnostica neoplastica citologica veterinaria, per il quale sono necessari studi di valutazione ulteriori.


MATERIALI E METODI

Sono stati utilizzati n. 56 campioni citologici di cane e gatto, comprendenti sia agoaspirati provenienti da varie neoplasie (37) sia liquidi (19), quali urine e versamenti (Tabella 1).
I campioni citologici sono stati inviati al laboratorio di Anatomia Patologica o già strisciati, nel caso si trattasse di agoaspirati oppure, nel caso di urine e versamenti, raccolti in contenitori puliti, non contenenti alcun fissativo. Parte del materiale citologico proveniente da agoaspirati è stato fissato all’aria e colorato come di routine (colorazione Diff-Quick). I campioni liquidi (urine e versamenti) sono stati precedentemente centrifugati e, tolto il surnatante, è stato strisciato il sedimento. I vetrini sono stati successivamente fissati e colorati come descritto per quelli provenienti dagli agoaspirati. Il rimanente materiale citologico, proveniente sia da agospirati sia dal sedimento risultante dalla centrifugazione di urine e versamenti, è stato fissato in lysis buffer, che ha permesso di lisare i globuli rossi e conservare le cellule non eritrocitarie. La fissazione per i campioni liquidi è stata effettuata nel Laboratorio di Anatomia Patologica, mentre per quanto riguarda gli agoapirati nella maggior parte dei casi è stata effettuata direttamente dal veterinario clinico che ha eseguito il prelievo citologico, al quale sono state fornite da parte del Laboratorio di Anatomia Patologica le provette consententi il lysis buffer, a causa della necessità di eseguire l’operazione nel più breve tempo possibile, pena l’essiccazione del materiale prelevato all’interno della siringa.

Dopo circa 12 ore, il campione in buffer è stato centrifugato con una normale centrifuga, per 10 minuti a 1500 rpm e, il sedimento, centrifugato nuovamente con alcool a 95°, è stato risospeso in alcool assoluto e ricentrifugato. Il pellet ottenuto è stato poi incluso nelle cassette da biopsia e processato come un preparato istologico. I campioni così inclusi sono stati tagliati sia per la colorazione standard che per quella immunoistochimica. Successivamente i vetrini sono stati colorati con ematossilina-eosina e sottoposti ad esame immunoistochimico, utlizzando la metodica streptavidina-biotina-perossidasi. Gli anticorpi utilizzati sono quelli consigliati nella diagnostica neoplastica (CK,VIM,S100,Fattore VIII,mast cell triptase, ecc.) (Dako, Denmark).


RISULTATI E CONCLUSIONI

Per questo studio sono stati presi in considerazione 56 preparati citologici, distribuiti tra versamenti intra-cavitari ed aghi aspirati da cui, come precedentemente accennato, è stato effettuato sia un normale striscio sia un cell-block. Su 56 campioni, 8 sono risultati non diagnostici, o perché poco cellulari oppure poiché si trattava di versamenti esclusivamente ematici.

Analisi citomorfologica
Nel 75% dei cell-block esaminati (36 casi), la concentrazione delle cellule sul vetrino così come l’architettura degli aggregati cellulari, sono risultati maggiormente evidenziabili rispetto ai preparati citologici normali, probabilmente in quanto la citocentrifugazione ha permesso un’aggregazione architetturale spuria delle cellule in sospensione, che viene in parte persa con le normali operazioni di striscio. L’efficacia del metodo cell-block era particolarmente evidente su campioni di liquidi biologici, rispetto ai campioni ottenuti con FNA.
In un campione di una neoformazione tiroidea di un cane, è stato effettuato uno striscio nel quale si sono evidenziate singole cellule non disposte a formare strutture ben definite (fig.1); parte del materiale dello stesso campione è stato allestito con la metodica del cell-block, dal quale è stato possibile effettuare una diagnosi di carcinoma follicolare tiroideo, per la presenza di tireociti neoplastici organizzati in follicoli contenenti colloide (fig2).

Analisi immunocitochimica
In 24 casi (56%) è stato necessario effettuare indagini più approfondite che identificassero l’origine istologica delle cellule in esame. Su nessuno degli strisci osservati l’analisi immunocitochimica ha dato risultati soddisfacenti, evidenziando la presenza di fondo e non mostrando mai una positività chiara agli anticorpi utilizzati. Al contrario, le indagini immunoistochimiche effettuate sui cell block, hanno permesso di individuare con chiarezza i citotipi in esame in tutti i 24 casi esaminati, permettendo una facile interpretazione diagnostica.

In tre agoaspirati di neoformazioni cutanee, l’osservazione del cell-block aveva evidenziato la presenza di cellule tonde tumorali di carattere maligno ma non permetteva di definirne il citotipo. E’ stato allora effettuato un esame immunocitochimico con l’anticorpo contro la Mast Cell Tryptase a cui le suddette cellule sono risultate positive permettendo la diagnosi di mastocitoma (Fig.3).

In 12 dei 24 casi esaminati l’esame immunocitochimico non è stato effettuato a scopo diagnostico ma principalmente con l’obiettivo di verificare l’efficacia di tale tecnica sui preparati allestiti con la metodica del cell-block e di confrontare i risultati ottenuti con quelli osservati sugli strisci delle stesse neoplasie.

In alcune neoformazioni mammarie processate con la tecnica del cell-block è stata evidenziata una positività chiara all’anticorpo anti-citocheratina, dimostrando la natura chiaramente epiteliale del tumore. In tali campioni ben visibile risultava anche l’architettura della proliferazione neoplastica, con la presenza di strutture papillari ben definite (Fig. 4). Anche nel caso di un sedimento urinario di un cane con un sospetto carcinoma vescicale, è stata confermata l’origine uroteliale della neoplasia (fig. 5), in quanto le cellule osservate sono risultate positive all’ anticorpo anti-uroplachina.

Nell’esperienza degli autori la tecnica del cell block si è dimostrata più efficace rispetto ai metodi tradizionali, in quanto sia l’analisi morfologica che quella immunologica veniva migliorata e in alcuni casi sovvertita utilizzando tale metodica. La tecnica del cell-block comunque presenta alcuni svantaggi. Quello più rilevante è senz’altro l’allungamento dei tempi necessari per ottenere una diagnosi rispetto alla citologia tradizionale (3-4 giorni vs poche ore). Rispetto alle tecniche standard, però, tale metodica permette di ottenere delle diagnosi più precise e di conservare il materiale citologico a lungo per poterne disporre anche in tempi successivi, a scopo diagnostico, didattico, o di ricerca. Inoltre, è una tecnica economica rispetto ad altre metodiche, quali ad esempio il citospin, che, come per la tecnica del cell-block, permette di concentrare il materiale citologico in un’area ristretta del vetrino, ma prevede l’utilizzo di una citocentrifuga, che ha dei costi elevati e per questo è presente soltanto in laboratori specializzati. Il metodo del cell-block, invece, risulta facilmente riproducibile in qualunque laboratorio di citopatologia in quanto consente di utilizzare un normale tipo di centrifuga e materiali presenti normalmente in qualsiasi laboratorio di diagnostica. A giudizio degli autori, tale metodica può essere considerata un valido strumento diagnostico nella citologica oncologica di routine. Il significato più innovativo dell’introduzione di questo metodo di allestimento del campione si esplica sostanzialmente nella “riproducibilità” dell’esame, finora di esclusivo appannaggio dell’istologia.




“La tecnica del cell-block nella citologia diagnostica veterinaria” Manuela Martano1, Sara Massotti2, Laura Marino2, Brunella Restucci2 e Paola Maiolino2. 1 Dipartimento di Patologia e Sanità Animale, Settore Anatomia Patologica, Facoltà di Scienze Biotecnologiche,Università degli Studi di Napoli Federico II, Italy ; 2 Dipartimento di Patologia e Sanità Animale, Settore Anatomia Patologica, Facoltà di Medicina Veterinaria, 10 Università degli Studi di Napoli Federico II, Italy.

L'articolo corredato di tabelle e figure è consultabile nel pdf allegato.

Il contenuto del presente lavoro è di totale responsabilità degli autori.


Letture consigliate

 Brifford M., Hace’ne K., Le Doussal V. : Immunohistochemistry on cell-blocks from fine-needle cytopunctures of primary breast carcinomas and lymph node metastases. Modern Pathology 13 (8) : 841-853, 2000
 Gong Y, Joseph T, Sneige N. Validation of commonly used immunostains on cell-transferred cytologic specimens. Cancer. 2005 : 105 (3):158-64;
 Leong AS, Suthipintawong C, Vinyuvat S. Immunostaining of Cytologic Preparations: A Review of Technical Problems. Applied Immunohistochemistry & Molecular Morphology. 1999 : 7(3):214
 Mayall F., Darlington A. and Harrison B. : Fine needle aspiration cytology in the diagnosis of uncommon types of lymphoma. Journal of Clinical Pathology 56 : 821-825, 2003.
 Nathan NA, Narayan E, Smith MM, Horn MJ. Cell block cytology. Improved preparation and its efficacy in diagnostic cytology. Am J Clin Pathol. 2000 : 114(4):599-606
 Nga M. N.Lim g. L., Barbro N. and Chan N. HL. : Successful retrieval of fine-needle aspiration biopsy material from previously stained smears for immunocytochemistry : a novel technique applied to three soft tissue tumors. Modern Pathology 17 : 1-5, 2004
 Nithyananda AN, Narayan E, Smith M, Horn MJ : Cell block cytology improved preparation and its efficacy in diagnostic cytology. American Journal of Clinical Pathology 114 : 599-606, 2000
 Sherman ME, Jimenez-Joseph D, Gangi MD, Rojas-Corona RR. Immunostaining of small cytologic specimens. Facilitation with cell transfer. Acta Cytol. 1994 : 38(1):18-22.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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