Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6762 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Soffi innocenti nei cuccioli: prevalenza, caratteri e correlazione con l’ematocritoUno studio ha stabilito la prevalenza dei soffi innocenti nei cuccioli clinicamente sani per indagare una possibile correlazione tra la presenza di un soffio innocente e l’ematocrito e per descrivere le caratteristiche auscultatorie dei soffi innocenti.

Si ipotizzava che un ematocrito basso contribuisse alla genesi dei soffi innocenti. Si includevano 584 cuccioli clinicamente sani di proprietà e di età compresa tra 20 e 108 giorni.

Se conducevano due indagini cross-sectional durante un periodo di studio pilota di un anno (n = 389 cuccioli) e un periodo principale di 6 mesi (n = 195 cuccioli). L’auscultazione cardiaca veniva effettuata da un singolo cardiologo certificato. L’ematocrito veniva determinato con un analizzatore automatico per ematologia. L’ecocardiografia veniva effettuata solo nei cuccioli con soffi dello studio principale.

Nello studio pilota, il 15% dei cuccioli aveva un soffio. Si diagnosticava un soffio innocente nel 28% dei 195 cani dello studio principale. I soffi innocenti erano sistolici, in gran parte con carattere musicale e con intensità massima di 2 su 6, nella maggior parte dei casi con massima intensità in corrispondenza della base cardiaca sinistra. L’ematocrito era significativamente minore nel gruppo con soffi rispetto al gruppo negativo di soffi (P = 0,023).

I soffi innocenti erano un riscontro comune nei cuccioli dell’età in cui in genere si effettua il primo controllo veterinario. L’anemia fisiologica contribuisce alla genesi dei soffi innocenti nei cuccioli. L’aumento dell’ematocrito nei cuccioli in accrescimento può spiegare la scomparsa spontanea dei soffi innocenti con l’età. L’ematocrito non differenziava i soffi innocenti dai soffi patologici, concludono gli autori.


“Innocent Cardiac Murmur in Puppies: Prevalence, Correlation with Hematocrit, and Auscultation Characteristics (pages 1524–1528)” V. Szatmári, M.W. van Leeuwen and E. Teske. Journal of Veterinary Internal Medicine. Volume 29, Issue 6, pages 1524–1528, November/December 2015


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Soffi innocenti nei cuccioli: prevalenza, caratteri e correlazione con l’ematocritoUno studio ha stabilito la prevalenza dei soffi innocenti nei cuccioli clinicamente sani per indagare una possibile correlazione tra la presenza di un soffio innocente e l’ematocrito e per descrivere le caratteristiche auscultatorie dei soffi innocenti. Si ipotizzava che un ematocrito basso contribuisse alla genesi dei soffi innocenti. Si includevano 584 cuccioli clinicamente sani di proprietà e di età compresa tra 20 e 108 giorni.

Se conducevano due indagini cross-sectional durante un periodo di studio pilota di un anno (n = 389 cuccioli) e un periodo principale di 6 mesi (n = 195 cuccioli). L’auscultazione cardiaca veniva effettuata da un singolo cardiologo certificato. L’ematocrito veniva determinato con un analizzatore automatico per ematologia. L’ecocardiografia veniva effettuata solo nei cuccioli con soffi dello studio principale.

Nello studio pilota, il 15% dei cuccioli aveva un soffio. Si diagnosticava un soffio innocente nel 28% dei 195 cani dello studio principale. I soffi innocenti erano sistolici, in gran parte con carattere musicale e con intensità massima di 2 su 6, nella maggior parte dei casi con massima intensità in corrispondenza della base cardiaca sinistra. L’ematocrito era significativamente minore nel gruppo con soffi rispetto al gruppo negativo di soffi (P = 0,023).

I soffi innocenti erano un riscontro comune nei cuccioli dell’età in cui in genere si effettua il primo controllo veterinario. L’anemia fisiologica contribuisce alla genesi dei soffi innocenti nei cuccioli. L’aumento dell’ematocrito nei cuccioli in accrescimento può spiegare la scomparsa spontanea dei soffi innocenti con l’età. L’ematocrito non differenziava i soffi innocenti dai soffi patologici, concludono gli autori.


“Innocent Cardiac Murmur in Puppies: Prevalence, Correlation with Hematocrit, and Auscultation Characteristics (pages 1524–1528)” V. Szatmári, M.W. van Leeuwen and E. Teske. Journal of Veterinary Internal Medicine. Volume 29, Issue 6, pages 1524–1528, November/December 2015


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Evoluzione dei difetti del setto ventricolare nel cane e nel gattoUno studio retrospettivo ha determinato il segnalamento, gli aspetti clinici ed ecocardiografici e l’esito dei difetti del setto ventricolare (VSD) diagnosticati mediante ecocardiografia convenzionale e Doppler in 56 cani e 53 gatti.

I VSD erano isolati (difetti solitari) in 53 pazienti su 109 (48,6%). La maggior parte dei VSD (82/109 [75,2%]) erano membranosi o perimembranosi. Le razze canine comunemente presenti erano i Terrier e i Bulldog francesi.

La maggior parte dei VSD isolati erano subclinici (43/53 [81%]) e avevano un rapporto flusso polmonare:sistemico < 1,5 (24/32 [75%]). Il diametro del VSD e il rapporto diametro VSD:diametro aortico erano significativamente correlati al rapporto flusso polmonare:sistemico nel cane (r = 0,529 e r = 0,689, rispettivamente) e nel gatto (r = 0,713 e r = 0,829, rispettivamente).

Un soggetto veniva sottoposto a riparazione chirurgica a cielo aperto di un VSD e veniva escluso dall’analisi della sopravvivenza. Dei restanti soggetti con VSD isolati per i quali erano disponibili dati (37/52 [71%]), nessun soggetto con malattia subclinica sviluppava segni clinici dopo la diagnosi iniziale e l’età mediana alla morte per tutte le cause era di 12 anni.

La maggior parte dei cani e gatti con VSD isolati aveva un tempo di sopravvivenza prolungato, pochi mostravano segni clinici al momento della diagnosi e nessun soggetto con follow-up sviluppava segni clinici dopo la diagnosi, concludono gli autori.


“Signalment, clinical features, echocardiographic findings, and outcome of dogs and cats with ventricular septal defects: 109 cases (1992–2013)” Eric Bomassi, et al. J Am Vet Med Assoc 2015; 247: 166–175



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Evoluzione dei difetti del setto ventricolare nel cane e nel gattoUno studio retrospettivo ha determinato il segnalamento, gli aspetti clinici ed ecocardiografici e l’esito dei difetti del setto ventricolare (VSD) diagnosticati mediante ecocardiografia convenzionale e Doppler in 56 cani e 53 gatti. I VSD erano isolati (difetti solitari) in 53 pazienti su 109 (48,6%). La maggior parte dei VSD (82/109 [75,2%]) erano membranosi o perimembranosi. Le razze canine comunemente presenti erano i Terrier e i Bulldog francesi.

La maggior parte dei VSD isolati erano subclinici (43/53 [81%]) e avevano un rapporto flusso polmonare:sistemico < 1,5 (24/32 [75%]). Il diametro del VSD e il rapporto diametro VSD:diametro aortico erano significativamente correlati al rapporto flusso polmonare:sistemico nel cane (r = 0,529 e r = 0,689, rispettivamente) e nel gatto (r = 0,713 e r = 0,829, rispettivamente).

Un soggetto veniva sottoposto a riparazione chirurgica a cielo aperto di un VSD e veniva escluso dall’analisi della sopravvivenza. Dei restanti soggetti con VSD isolati per i quali erano disponibili dati (37/52 [71%]), nessun soggetto con malattia subclinica sviluppava segni clinici dopo la diagnosi iniziale e l’età mediana alla morte per tutte le cause era di 12 anni.

La maggior parte dei cani e gatti con VSD isolati aveva un tempo di sopravvivenza prolungato, pochi mostravano segni clinici al momento della diagnosi e nessun soggetto con follow-up sviluppava segni clinici dopo la diagnosi, concludono gli autori.


“Signalment, clinical features, echocardiographic findings, and outcome of dogs and cats with ventricular septal defects: 109 cases (1992–2013)” Eric Bomassi, et al. J Am Vet Med Assoc 2015; 247: 166–175



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Mercoledì, 23 Maggio 2007 15:09

Le cause di mortalità del lupo in Italia

Le cause di mortalità del lupo in ItaliaUno studio italiano pubblicato sul Journal of Zoology di giugno 2007 ha valutato la popolazione e i parametri di mortalità del lupo grigio in Italia centro-orientale analizzando le carcasse di lupi trovate in un decennio. Le informazioni riguardanti i parametri di popolazione della fauna selvatica vengono raramente ottenute dalle carcasse animali. Con alcune limitazioni, tale metodo può tuttavia essere utile per lo studio delle specie protette (ad es. il lupo grigio, Canis lupus, in Italia). I dati locali sulla struttura della popolazione, la riproduzione, la sopravvivenza e le cause di mortalità sono indispensabili per sviluppare modelli di conservazione affidabili che consentano di definire lo stato di una popolazione animale e di prevederne l'evoluzione. Spesso ci si affida invece a “best guesses” o a dati provenienti da aree ecologicamente diverse per costruire l'analisi della vitalità di una popolazione e altri modelli finalizzati alla conservazione.

Nell'Italia centro-orientale, il cuore storico del range di distribuzione del lupo, dal 1991 al 2001 sono state trovate, raccolte e analizzate 154 carcasse di lupo.

La collisione con un veicolo era la principale causa di morte in entrambi i sessi; tuttavia, la stima delle morti su strada potrebbe essere viziata da una maggiore identificabilità di questi eventi, quindi i dati dello studio in proposito sono stati trattati conseguentemente. Le morti per incidente stradale erano concentrate nella fascia d'età inferiore (meno di quattro anni), mentre i lupi adulti morivano principalmente a causa della caccia di frodo, della conflittualità intraspecifica e delle malattie.

I cuccioli e i sub-adulti (meno di due anni) mostravano un picco di mortalità in novembre/ dicembre, ovvero all'inizio del periodo di dispersione, mentre gli adulti morivano principalmente in gennaio/febbraio, cioè nella stagione degli accoppiamenti.

La struttura della popolazione del campione valutato nello studio appariva ben bilanciata, anche se la mortalità perinatale e dei cuccioli era sottostimata. Il rapporto tra i sessi era pari a 1:1 nella classe d'età inferiore e a 1:0,7 nella classe d'età più elevata.

Solo il 20,7% delle femmine, di età compresa tra 2 e 6 anni, mostrava segni di attività riproduttiva; le cicatrici placentari e il numero di embrioni variavano da 1 a 7 (media 4,4) per individuo.

Le curve teoriche di sopravvivenza indicavano una sopravvivenza buona per i cuccioli e i sub-adulti, e un ripido declino all’avvicinarsi dei soggetti alla durata massima della vita (9 anni).

I dati del presente studio, insieme ad altri dati pubblicati sulle abitudini alimentari e gli aspetti genetici di lupo nell'Italia centro-orientale, suggeriscono che, nonostante le costanti e pesanti perdite indotte dall'uomo, negli ultimi trent'anni questo predatore ha completamente scongiurato lo spettro dell'estinzione.




"Mortality parameters of the wolf in Italy: does the wolf keep himself from the door?" S. Lovari, A. Sforzi, C. Scala & R. Fico. journal of Zoology 2007. 272 (2) 117–124.


L'articolo è disponibile nel pdf allegato.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Le cause di mortalità del lupo in ItaliaUno studio italiano pubblicato sul Journal of Zoology di giugno 2007 ha valutato la popolazione e i parametri di mortalità del lupo grigio in Italia centro-orientale analizzando le carcasse di lupi trovate in un decennio. Le informazioni riguardanti i parametri di popolazione della fauna selvatica vengono raramente ottenute dalle carcasse animali. Con alcune limitazioni, tale metodo può tuttavia essere utile per lo studio delle specie protette (ad es. il lupo grigio, Canis lupus, in Italia). I dati locali sulla struttura della popolazione, la riproduzione, la sopravvivenza e le cause di mortalità sono indispensabili per sviluppare modelli di conservazione affidabili che consentano di definire lo stato di una popolazione animale e di prevederne l'evoluzione. Spesso ci si affida invece a “best guesses” o a dati provenienti da aree ecologicamente diverse per costruire l'analisi della vitalità di una popolazione e altri modelli finalizzati alla conservazione.

Nell'Italia centro-orientale, il cuore storico del range di distribuzione del lupo, dal 1991 al 2001 sono state trovate, raccolte e analizzate 154 carcasse di lupo.

La collisione con un veicolo era la principale causa di morte in entrambi i sessi; tuttavia, la stima delle morti su strada potrebbe essere viziata da una maggiore identificabilità di questi eventi, quindi i dati dello studio in proposito sono stati trattati conseguentemente. Le morti per incidente stradale erano concentrate nella fascia d'età inferiore (meno di quattro anni), mentre i lupi adulti morivano principalmente a causa della caccia di frodo, della conflittualità intraspecifica e delle malattie.

I cuccioli e i sub-adulti (meno di due anni) mostravano un picco di mortalità in novembre/ dicembre, ovvero all'inizio del periodo di dispersione, mentre gli adulti morivano principalmente in gennaio/febbraio, cioè nella stagione degli accoppiamenti.

La struttura della popolazione del campione valutato nello studio appariva ben bilanciata, anche se la mortalità perinatale e dei cuccioli era sottostimata. Il rapporto tra i sessi era pari a 1:1 nella classe d'età inferiore e a 1:0,7 nella classe d'età più elevata.

Solo il 20,7% delle femmine, di età compresa tra 2 e 6 anni, mostrava segni di attività riproduttiva; le cicatrici placentari e il numero di embrioni variavano da 1 a 7 (media 4,4) per individuo.

Le curve teoriche di sopravvivenza indicavano una sopravvivenza buona per i cuccioli e i sub-adulti, e un ripido declino all’avvicinarsi dei soggetti alla durata massima della vita (9 anni).

I dati del presente studio, insieme ad altri dati pubblicati sulle abitudini alimentari e gli aspetti genetici di lupo nell'Italia centro-orientale, suggeriscono che, nonostante le costanti e pesanti perdite indotte dall'uomo, negli ultimi trent'anni questo predatore ha completamente scongiurato lo spettro dell'estinzione.




"Mortality parameters of the wolf in Italy: does the wolf keep himself from the door?" S. Lovari, A. Sforzi, C. Scala & R. Fico. journal of Zoology 2007. 272 (2) 117–124.


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Lunedì, 15 Novembre 2004 14:56

L'affilatezza degli incisivi dei roditori

L'affilatezza degli incisivi dei roditoriUno studio ha individuato la probabile spiegazione molecolare della particolare conformazione dei denti incisivi dei roditori, noti per la loro affilatezza.

Questi denti, nei roditori, crescono continuamente e sono particolarmente taglienti per la peculiare disposizione dello smalto che ricopre solo la superficie anteriore del dente, conferendogli una forma a punta di scalpello.

Nella maggor parte dei mammiferi, lo smalto riveste invece tutto il dente esposto.

Da tempo gli scienziati cercano di chiarire il meccanismo responsabile della forte asimmetria nella crescita dello smalto.

Uno studio condotto dall'Università di Helsinki, in Finlandia, ha analizzato il ruolo della follistatina, proteina importante nello sviluppo embrionale. Nei topi geneticamente modificati, quelli privi del gene per la follistatina producevano smalto su entrambi i lati dei denti incisivi, mentre lo strato di smalto era completamente assente nei topi modificati per produrre proteina in eccesso.

Inoltre, nel topo normale, la follistatina era espressa a livelli superiori nel lato del dente privo di smalto. Questa proteina garantisce che il dente mantenga la sua affilatezza bloccando la formazione dello smalto su un lato.

Precedenti studi avevano determinato che la follistatina agisce inibendo una famiglia di molecole, le proteine morfogenetiche ossee, responsabili di stimolare lo sviluppo delle cellule produttrici dello smalto.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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L'affilatezza degli incisivi dei roditoriUno studio ha individuato la probabile spiegazione molecolare della particolare conformazione dei denti incisivi dei roditori, noti per la loro affilatezza.

Questi denti, nei roditori, crescono continuamente e sono particolarmente taglienti per la peculiare disposizione dello smalto che ricopre solo la superficie anteriore del dente, conferendogli una forma a punta di scalpello. Nella maggor parte dei mammiferi, lo smalto riveste invece tutto il dente esposto.

Da tempo gli scienziati cercano di chiarire il meccanismo responsabile della forte asimmetria nella crescita dello smalto.

Uno studio condotto dall'Università di Helsinki, in Finlandia, ha analizzato il ruolo della follistatina, proteina importante nello sviluppo embrionale. Nei topi geneticamente modificati, quelli privi del gene per la follistatina producevano smalto su entrambi i lati dei denti incisivi, mentre lo strato di smalto era completamente assente nei topi modificati per produrre proteina in eccesso.

Inoltre, nel topo normale, la follistatina era espressa a livelli superiori nel lato del dente privo di smalto. Questa proteina garantisce che il dente mantenga la sua affilatezza bloccando la formazione dello smalto su un lato.

Precedenti studi avevano determinato che la follistatina agisce inibendo una famiglia di molecole, le proteine morfogenetiche ossee, responsabili di stimolare lo sviluppo delle cellule produttrici dello smalto.



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Cosa cercano su Vetpedia i 10.000 veterinari registrati?Sono diecimila i medici veterinari registrati su vetpedia a 20 mesi circa dalla sua inaugurazione on-line. Un risultato lusinghiero, tanto per la direzione editoriale quanto per la categoria, che dimostra un forte e costante interesse per l’aggiornamento scientifico.

L'enciclopedia on-line di medicina veterinaria edita da ANMVI/EV-Edizioni Veterinarie inaugurata nel maggio 2011,vanta oggi 372 voci, 54 referenti scientifici e 25 settori disciplinari. E diecimila utenti registrati, tutti veterinari. In questo anno e mezzo Vetpedia si è inoltre arricchita della sezione dedicata agli animali esotici, delle schede di autovalutazione tratte dalla collana Self Assessment Colour Review (Manson Publishing) e dell'accesso a capitoli di diversi testi di Elsevier Italia (come il Nelson & Couto di Medicina interna del cane e del gatto).

Ma come viene utilizzata l’enciclopedia dai diecimila veterinari registrati? I numeri parlano di 300 visitatori in media al giorno, la cui permanenza sul sito (circa 7 minuti) è notevolmente più lunga di quella media dell'internauta (1,5 minuti). Gli accessi toccano quota 95541 e le visualizzazioni a pagina sono 561946. Monitorando un intero anno di accesso al sito (gennaio 2012-gennaio 2013), è possibile anche farsi un’idea delle 15 voci più consultate:

1. Linee guida AAHA 2011 per la vaccinazione del cane
2. Carcinoma squamoso del gatto
3. Ipercortisolismo (Cushing) nel cane
4. Sinfisiodesi pubica giovanile nel cane
5. Diabete mellito nel cane e nel gatto
6. Riconoscimento degli agenti eziologici in citologia
7. Leishmaniosi canina
8. FIP
9. Elettroforesi proteica
10. Pancreatite del cane e del gatto
11. Morbo di Addison
12. Anomalie dell’anello vascolare del cane e del gatto
13. Displasia dell’anca del cane
14. Demodicosi canina
15. Visita clinica del furetto

Ma l’analisi dei dati riferiti ai singoli mesi dell’anno dimostra un interesse a 360° che tocca tutte le discipline e le specie ad oggi incluse nell’enciclopedia, nessuna esclusa.

Notevole anche l’interesse e il gradimento per le schede di autovalutazione tratte dai testi Self Assessment Colour Review (Manson publishing), al quarto posto tra gli argomenti più consultati dall’inaugurazione di questa sezione (dicembre 2012).

Le statistiche indicano anche tra le schede più consultate quelle di carattere generale presenti nella home page di vetpedia, quali Comitato scientifico, Progetto vetpedia e Guida alla consultazione: segno che i veterinari utenti vogliono sapere cosa stanno leggendo, chi l’ha scritto e come trarre il maggiore potenziale da questo innovativo strumento.

Un’attenzione e un interesse, quelli degli utenti, ripagati dalla costante opera di aggiornamento e sviluppo dei contenuti cui si dedicano gli specialisti del comitato scientifico e la direzione editoriale di Vetpedia. Un progetto culturale importante e ambizioso che continua a essere possibile grazie agli sponsor, Bayer Health Care e Royal Canin, che continuano a sostenerlo.

Vetpedia infine si è aperta al mondo intero con la pubblicazione, il 31 ottobre 2012, della versione internazionale (vetpedia.net) in lingua inglese. Un progetto, totalmente made in Italy, che ospita i contributi scientifici di tutti i Paesi.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Vet.journal, Vetpedia - Direttore editoriale
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Cosa cercano su Vetpedia i 10.000 veterinari registrati?Sono diecimila i medici veterinari registrati su vetpedia a 20 mesi circa dalla sua inaugurazione on-line. Un risultato lusinghiero, tanto per la direzione editoriale quanto per la categoria, che dimostra un forte e costante interesse per l’aggiornamento scientifico.

L'enciclopedia on-line di medicina veterinaria edita da ANMVI/EV-Edizioni Veterinarie inaugurata nel maggio 2011,vanta oggi 372 voci, 54 referenti scientifici e 25 settori disciplinari. E diecimila utenti registrati, tutti veterinari. In questo anno e mezzo Vetpedia si è inoltre arricchita della sezione dedicata agli animali esotici, delle schede di autovalutazione tratte dalla collana Self Assessment Colour Review (Manson Publishing) e dell'accesso a capitoli di diversi testi di Elsevier Italia (come il Nelson & Couto di Medicina interna del cane e del gatto).

Ma come viene utilizzata l’enciclopedia dai diecimila veterinari registrati? I numeri parlano di 300 visitatori in media al giorno, la cui permanenza sul sito (circa 7 minuti) è notevolmente più lunga di quella media dell'internauta (1,5 minuti). Gli accessi toccano quota 95541 e le visualizzazioni a pagina sono 561946. Monitorando un intero anno di accesso al sito (gennaio 2012-gennaio 2013), è possibile anche farsi un’idea delle 15 voci più consultate:

1. Linee guida AAHA 2011 per la vaccinazione del cane
2. Carcinoma squamoso del gatto
3. Ipercortisolismo (Cushing) nel cane
4. Sinfisiodesi pubica giovanile nel cane
5. Diabete mellito nel cane e nel gatto
6. Riconoscimento degli agenti eziologici in citologia
7. Leishmaniosi canina
8. FIP
9. Elettroforesi proteica
10. Pancreatite del cane e del gatto
11. Morbo di Addison
12. Anomalie dell’anello vascolare del cane e del gatto
13. Displasia dell’anca del cane
14. Demodicosi canina
15. Visita clinica del furetto

Ma l’analisi dei dati riferiti ai singoli mesi dell’anno dimostra un interesse a 360° che tocca tutte le discipline e le specie ad oggi incluse nell’enciclopedia, nessuna esclusa.

Notevole anche l’interesse e il gradimento per le schede di autovalutazione tratte dai testi Self Assessment Colour Review (Manson publishing), al quarto posto tra gli argomenti più consultati dall’inaugurazione di questa sezione (dicembre 2012).

Le statistiche indicano anche tra le schede più consultate quelle di carattere generale presenti nella home page di vetpedia, quali Comitato scientifico, Progetto vetpedia e Guida alla consultazione: segno che i veterinari utenti vogliono sapere cosa stanno leggendo, chi l’ha scritto e come trarre il maggiore potenziale da questo innovativo strumento.

Un’attenzione e un interesse, quelli degli utenti, ripagati dalla costante opera di aggiornamento e sviluppo dei contenuti cui si dedicano gli specialisti del comitato scientifico e la direzione editoriale di Vetpedia. Un progetto culturale importante e ambizioso che continua a essere possibile grazie agli sponsor, Bayer Health Care e Royal Canin, che continuano a sostenerlo.

Vetpedia infine si è aperta al mondo intero con la pubblicazione, il 31 ottobre 2012, della versione internazionale (vetpedia.net) in lingua inglese. Un progetto, totalmente made in Italy, che ospita i contributi scientifici di tutti i Paesi.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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I pet in ufficio migliorano benessere, soddisfazione professionale e produttività sul lavoro La presenza di un pet in ufficio migliora il benessere sul luogo di lavoro, risultando in minor stress, maggiore produttività, soddisfazione professionale e spirito di collaborazione. Lo indica una ricerca condotta a giugno 2015 negli Stati Uniti dal Mississippi State University College of Veterinary Medicine e Purina su un campione di 750 intervistati. I risultati sono stati descritti in occasione del Take your dog to work day (Giornata mondiale dei cani in ufficio) che si è tenuto il 26 giugno scorso.

In particolare, dallo studio emerge che i dipendenti che lavorano in contesti pet-friendly hanno quasi il doppio delle probabilità di essere molto soddisfatti del loro lavoro rispetto a chi lavora in aziende che non ammettono animali domestici. Il 72% dei dipendenti è impiegato in strutture che non prevedono la presenza dei pet e circa due su tre credono che, con il generale consenso dei colleghi, i pet debbano essere ammessi in ufficio. Nel dettaglio poi la ricerca rivela che più della metà di coloro che desidererebbero lavorare accanto al proprio animale è disposto a compiere sforzi per rendere il proprio luogo di lavoro a misura di pet e l’85% del personale di aziende pet-friendly concorda sui benefici delle policy aziendali sul tema.

Oggi negli Stati Uniti e in Canada 1 azienda su 5 è pet friendly. In Italia lo scorso anno è stato lanciato da Purina il progetto Pets@Work che consente ai collaboratori dell’azienda di portare con sé il proprio cane negli uffici del nuovo Campus del Gruppo ad Assago (MI). L’iniziativa è frutto di un lungo percorso, durato circa due anni, che ha attraversato tutte le verifiche preliminari necessarie a garantire il rispetto della salute, della sicurezza e delle esigenze di tutte le persone che lavorano in azienda, oltre che dei pet. Il risultato è stata la creazione di una policy dedicata, che stabilisce regole e procedure condivise, diffusa a ogni singolo collaboratore. Il progetto è stato supportato dalla ricerca in collaborazione con l’Università del Missisipi, per dimostrare i molteplici benefici della presenza dei pet in ufficio a supporto del corretto equilibrio vita-lavoro dei dipendenti.

Altri studi confermano i benefici della presenza dei pet sul posto di lavoro: tra questi, quello condotto dalla Virginia Commonwealth University, negli USA, che dimostra come la presenza di cani in azienda incida positivamente sull'attività professionale, riducendo l’accumulo di stress e stanchezza nel corso della giornata lavorativa, migliorando il grado di soddisfazione dei dipendenti.





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I pet in ufficio migliorano benessere, soddisfazione professionale e produttività sul lavoro La presenza di un pet in ufficio migliora il benessere sul luogo di lavoro, risultando in minor stress, maggiore produttività, soddisfazione professionale e spirito di collaborazione. Lo indica una ricerca condotta a giugno 2015 negli Stati Uniti dal Mississippi State University College of Veterinary Medicine e Purina su un campione di 750 intervistati. I risultati sono stati descritti in occasione del Take your dog to work day (Giornata mondiale dei cani in ufficio) che si è tenuto il 26 giugno scorso.

In particolare, dallo studio emerge che i dipendenti che lavorano in contesti pet-friendly hanno quasi il doppio delle probabilità di essere molto soddisfatti del loro lavoro rispetto a chi lavora in aziende che non ammettono animali domestici. Il 72% dei dipendenti è impiegato in strutture che non prevedono la presenza dei pet e circa due su tre credono che, con il generale consenso dei colleghi, i pet debbano essere ammessi in ufficio. Nel dettaglio poi la ricerca rivela che più della metà di coloro che desidererebbero lavorare accanto al proprio animale è disposto a compiere sforzi per rendere il proprio luogo di lavoro a misura di pet e l’85% del personale di aziende pet-friendly concorda sui benefici delle policy aziendali sul tema.

Oggi negli Stati Uniti e in Canada 1 azienda su 5 è pet friendly. In Italia lo scorso anno è stato lanciato da Purina il progetto Pets@Work che consente ai collaboratori dell’azienda di portare con sé il proprio cane negli uffici del nuovo Campus del Gruppo ad Assago (MI). L’iniziativa è frutto di un lungo percorso, durato circa due anni, che ha attraversato tutte le verifiche preliminari necessarie a garantire il rispetto della salute, della sicurezza e delle esigenze di tutte le persone che lavorano in azienda, oltre che dei pet. Il risultato è stata la creazione di una policy dedicata, che stabilisce regole e procedure condivise, diffusa a ogni singolo collaboratore. Il progetto è stato supportato dalla ricerca in collaborazione con l’Università del Missisipi, per dimostrare i molteplici benefici della presenza dei pet in ufficio a supporto del corretto equilibrio vita-lavoro dei dipendenti.

Altri studi confermano i benefici della presenza dei pet sul posto di lavoro: tra questi, quello condotto dalla Virginia Commonwealth University, negli USA, che dimostra come la presenza di cani in azienda incida positivamente sull'attività professionale, riducendo l’accumulo di stress e stanchezza nel corso della giornata lavorativa, migliorando il grado di soddisfazione dei dipendenti.





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