Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6538 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Primo caso di <i>Chronic wasting disease</i> (CWD) in EuropaLa Chronic wasting disease (CWD) è un’ encefalopatia spongiforme trasmissibile (TSE) che colpisce cervi e alci in Nord America e Sud Corea.

La malattia neurodegenerativa non è mai stata segnalata in Europa né nella renna.

Il 4 aprile scorso il Norwegian Veterinary Institute ha diagnosticato la malattia in una renna (Rangifer tarandus tarandus) selvatica ammalata e poi deceduta sulle montagne del sud della Norvegia.

La CWD causa dimagrimento, problemi di coordinazione e modificazioni comportamentali ed è fatale. L’infezione è molto contagiosa tra cervi, alci e specie correlate attraverso saliva, urine e feci.

Le indagini dovranno stabilire se si tratti di un caso isolato o se la malattia è diffusa ma fino ad oggi non identificata in Europa.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Primo caso di <i>Chronic wasting disease</i> (CWD) in EuropaLa Chronic wasting disease (CWD) è un’ encefalopatia spongiforme trasmissibile (TSE) che colpisce cervi e alci in Nord America e Sud Corea. La malattia neurodegenerativa non è mai stata segnalata in Europa né nella renna.

Il 4 aprile scorso il Norwegian Veterinary Institute ha diagnosticato la malattia in una renna (Rangifer tarandus tarandus) selvatica ammalata e poi deceduta sulle montagne del sud della Norvegia.

La CWD causa dimagrimento, problemi di coordinazione e modificazioni comportamentali ed è fatale. L’infezione è molto contagiosa tra cervi, alci e specie correlate attraverso saliva, urine e feci.

Le indagini dovranno stabilire se si tratti di un caso isolato o se la malattia è diffusa ma fino ad oggi non identificata in Europa.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Lunedì, 19 Maggio 2008 11:59

Patogeni emergenti di mastite bovina

Patogeni emergenti di mastite bovinaSono numerosi i patogeni emergenti che sembrano ultimamente acquisire importanza per la mastite bovina. Ynte H. Schukken (Quality Milk Production Services, Cornell University) li ha descritti durante il X Congresso Multisala SIVAR (Cremona, 9-10 Maggio 2008).

In particolare, l’autore ha recentemente osservato un incremento della mastite clinica dovuta a Klebsiella spp. I microrganismi di questo genere vengono considerati agenti patogeni opportunisti per l’uomo e gli animali. Klebsiella pneumoniae è stata anche segnalata come una causa sempre più importante di mastite clinica (CM) negli Stati Uniti settentrionali, in particolare negli allevamenti di bovine da latte dello stato di New York. La mastite clinica dovuta all’infezione da Klebsiella esita in elevate perdite di produzione lattea e mortalità delle bovine colpite.

La terapia antimicrobica e la vaccinazione hanno un limitato effetto contro questa malattia. Di conseguenza, il caposaldo del controllo della mastite causata da Klebsiella è stata la prevenzione delle infezioni attraverso la riduzione dell’esposizione delle bovine
a questo microrganismo negli allevamenti di capi da latte.

Una possibile fonte di Klebsiella spp. in questi allevamenti è il materiale da lettiera organico, come i sottoprodotti del legno ( segatura e trucioli). Inoltre, l’eliminazione per via fecale da parte delle bovine contribuisce a determinare la presenza di una gran varietà di ceppi di K. pneumoniae negli allevamenti. Il contatto diretto delle estremità del capezzolo con i materiali che contengono Klebsiella, i liquami, l’acqua, il latte, i materassini, gli arti o i divisori delle poste può consentire ai batteri di accedere alla mammella, potendo esitare in un’infezione intramammaria . La mastite clinica causata da Klebsiella può essere correlata ad elevati livelli di contaminazione dell’ambiente da parte di questo microrganismo e le bovine devono essere tenute pulite per ridurre l’esposizione delle estremità del capezzolo ai coliformi. La valutazione della pulizia delle bovine offre una stima del grado di sollecitazione a cui sono esposti questi animali negli allevamenti da latte e può essere utilizzata come mezzo per monitorare e controllare i livelli di esposizione batterica. Le mammelle sporche erano un significativo fattore di rischio per la presenza di Klebsiella dopo la preparazione della mammella in uno studio.

Gli autori hanno recentemente osservato un incremento di altre infezioni croniche da microrganismi Gram-negativi, tra cui Serratia marcescens e le infezioni persistenti da Escherichia coli. Le infezioni intrammarie da Serratia possono prendere origine nel periodo di asciutta o in lattazione. La mastite da Serratia è stata segnalata in Nord America , Europa e Australia e si riscontra in un’ampia varietà di condizioni di gestione dell’allevamento. Le fonti ambientali incriminate nelle epizoozie di mastite sono rappresentate da lettiera e disinfettanti per capezzoli, ma non sempre si riesce ad identificare un serbatoio ambientale di Serratia .

L’infezione da Serratia può esitare in una mastite clinica o subclinica. Occasionalmente, i casi clinici sono gravi, con quarti duri e caldi e segni sistemici di malattia o morte, I casi clinici lievi sono caratterizzati dalla formazione di fiocchi ed alterazione di colore del latte. Gli episodi clinici si possono alternare ad altri di infezione subclinica. Questi ultimi sono più comuni di quelli sostenuti da altri batteri Gram-negativi. La durata media dell’infezione da Serratia, secondo quanto segnalato in letteratura, varia da 55 giorni a 4 mesi. Le infezioni individuali possono durare fino a 10 mesi oppure anche a 3 anni. Alcuni autori riferiscono il successo del trattamento delle infezioni da Serratia mediante neomicina intrammaria. Altri lavori, tuttavia, suggeriscono una scarsa risposta delle infezioni da Serratia al trattamento antibiotico. La maggior parte delle infezioni da Serratia guarisce spontaneamente.

Fra i batteri Gram-positivi, possono diventare più importanti le infezioni da stafilococchi coagulasi-negativi; anche certi ceppi di S. uberis sembrano causare epizoozie di infezioni intramammarie negli allevamenti da latte.




(Ynte Schukken, Ruth Zadoks, Matt Chuff, Frank Welcome, Ruben Gonzales, e Linda Tikofsky)



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Patogeni emergenti di mastite bovinaSono numerosi i patogeni emergenti che sembrano ultimamente acquisire importanza per la mastite bovina. Ynte H. Schukken (Quality Milk Production Services, Cornell University) li ha descritti durante il X Congresso Multisala SIVAR (Cremona, 9-10 Maggio 2008).

In particolare, l’autore ha recentemente osservato un incremento della mastite clinica dovuta a Klebsiella spp. I microrganismi di questo genere vengono considerati agenti patogeni opportunisti per l’uomo e gli animali. Klebsiella pneumoniae è stata anche segnalata come una causa sempre più importante di mastite clinica (CM) negli Stati Uniti settentrionali, in particolare negli allevamenti di bovine da latte dello stato di New York. La mastite clinica dovuta all’infezione da Klebsiella esita in elevate perdite di produzione lattea e mortalità delle bovine colpite.

La terapia antimicrobica e la vaccinazione hanno un limitato effetto contro questa malattia. Di conseguenza, il caposaldo del controllo della mastite causata da Klebsiella è stata la prevenzione delle infezioni attraverso la riduzione dell’esposizione delle bovine
a questo microrganismo negli allevamenti di capi da latte.

Una possibile fonte di Klebsiella spp. in questi allevamenti è il materiale da lettiera organico, come i sottoprodotti del legno ( segatura e trucioli). Inoltre, l’eliminazione per via fecale da parte delle bovine contribuisce a determinare la presenza di una gran varietà di ceppi di K. pneumoniae negli allevamenti. Il contatto diretto delle estremità del capezzolo con i materiali che contengono Klebsiella, i liquami, l’acqua, il latte, i materassini, gli arti o i divisori delle poste può consentire ai batteri di accedere alla mammella, potendo esitare in un’infezione intramammaria . La mastite clinica causata da Klebsiella può essere correlata ad elevati livelli di contaminazione dell’ambiente da parte di questo microrganismo e le bovine devono essere tenute pulite per ridurre l’esposizione delle estremità del capezzolo ai coliformi. La valutazione della pulizia delle bovine offre una stima del grado di sollecitazione a cui sono esposti questi animali negli allevamenti da latte e può essere utilizzata come mezzo per monitorare e controllare i livelli di esposizione batterica. Le mammelle sporche erano un significativo fattore di rischio per la presenza di Klebsiella dopo la preparazione della mammella in uno studio.

Gli autori hanno recentemente osservato un incremento di altre infezioni croniche da microrganismi Gram-negativi, tra cui Serratia marcescens e le infezioni persistenti da Escherichia coli. Le infezioni intrammarie da Serratia possono prendere origine nel periodo di asciutta o in lattazione. La mastite da Serratia è stata segnalata in Nord America , Europa e Australia e si riscontra in un’ampia varietà di condizioni di gestione dell’allevamento. Le fonti ambientali incriminate nelle epizoozie di mastite sono rappresentate da lettiera e disinfettanti per capezzoli, ma non sempre si riesce ad identificare un serbatoio ambientale di Serratia .

L’infezione da Serratia può esitare in una mastite clinica o subclinica. Occasionalmente, i casi clinici sono gravi, con quarti duri e caldi e segni sistemici di malattia o morte, I casi clinici lievi sono caratterizzati dalla formazione di fiocchi ed alterazione di colore del latte. Gli episodi clinici si possono alternare ad altri di infezione subclinica. Questi ultimi sono più comuni di quelli sostenuti da altri batteri Gram-negativi. La durata media dell’infezione da Serratia, secondo quanto segnalato in letteratura, varia da 55 giorni a 4 mesi. Le infezioni individuali possono durare fino a 10 mesi oppure anche a 3 anni. Alcuni autori riferiscono il successo del trattamento delle infezioni da Serratia mediante neomicina intrammaria. Altri lavori, tuttavia, suggeriscono una scarsa risposta delle infezioni da Serratia al trattamento antibiotico. La maggior parte delle infezioni da Serratia guarisce spontaneamente.

Fra i batteri Gram-positivi, possono diventare più importanti le infezioni da stafilococchi coagulasi-negativi; anche certi ceppi di S. uberis sembrano causare epizoozie di infezioni intramammarie negli allevamenti da latte.




(Ynte Schukken, Ruth Zadoks, Matt Chuff, Frank Welcome, Ruben Gonzales, e Linda Tikofsky)



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Mercoledì, 26 Marzo 2008 14:18

Blue Tongue: un’emergenza sanitaria europea

Blue Tongue: un’emergenza sanitaria europeaUn convegno nazionale su una nuova emergenza sanitaria europea: la Blue Tongue. Organizzato da SIVAR, si terrà il 16 aprile prossimo a Piacenza (Auditorium dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) e coinvolgerà esperti italiani ed europei chiamati a illustrare ai Veterinari attivi sul campo le più recenti acquisizioni sulla malattia.

Il BTV (Blue Tongue Virus), che sta facendo danni in tutto il nord Europa, potrebbe nei prossimi mesi insediarsi anche nella Pianura padana. Infatti l’andamento stagionale, che favorisce lo sviluppo e la diffusione dei culicoidi, unitamente all’elevata intensità di scambi commerciali di animali vivi provenienti dai paesi confinanti, costituisce un mix esplosivo.

I relatori illustreranno gli aspetti clinici ed epidemiologici della malattia, il ruolo dei vettori e i metodi di lotta diretta e indiretta, le strategie attuabili per prevenire, arginare e tenere sotto controllo la Blue Tongue. Al Convegno saranno inoltre discusse le linee guida della normativa europea e nazionale, con le indicazioni relative alla gestione e al controllo in campo del BTV.





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Blue Tongue: un’emergenza sanitaria europeaUn convegno nazionale su una nuova emergenza sanitaria europea: la Blue Tongue. Organizzato da SIVAR, si terrà il 16 aprile prossimo a Piacenza (Auditorium dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) e coinvolgerà esperti italiani ed europei chiamati a illustrare ai Veterinari attivi sul campo le più recenti acquisizioni sulla malattia.

Il BTV (Blue Tongue Virus), che sta facendo danni in tutto il nord Europa, potrebbe nei prossimi mesi insediarsi anche nella Pianura padana. Infatti l’andamento stagionale, che favorisce lo sviluppo e la diffusione dei culicoidi, unitamente all’elevata intensità di scambi commerciali di animali vivi provenienti dai paesi confinanti, costituisce un mix esplosivo.

I relatori illustreranno gli aspetti clinici ed epidemiologici della malattia, il ruolo dei vettori e i metodi di lotta diretta e indiretta, le strategie attuabili per prevenire, arginare e tenere sotto controllo la Blue Tongue. Al Convegno saranno inoltre discusse le linee guida della normativa europea e nazionale, con le indicazioni relative alla gestione e al controllo in campo del BTV.





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Giovedì, 17 Aprile 2008 14:26

L'ermegenza Blue Tongue in Europa

L'ermegenza Blue Tongue in EuropaPubblico delle grandi occasioni a Piacenza il 16 Aprile in occasione del convegno nazionale intitolato "Blue Tongue: emergenza sanitaria europea" (Piacenza, 16 aprile 2008), organizzato da SIVAR. Più di quattrocento veterinari gremivano l’aula magna dell’Università Cattolica per seguire relatori italiani e stranieri di altissimo livello che facevano il punto sulla malattia.

Dopo i saluti e gli auguri portati a nome del Preside dal Prof. Bertoni dal Dott. Delledonne, responsabile dei servizi veterinari dell’Asl di Piacenza, organizzatori, insieme a SIVAR, AIVEMP e Ordine dei Veterinari Piacentini, dell’evento, che ringraziavano per la massiccia partecipazione, introduceva i lavori il dott. Cammi, neo presidente SIVAR e ospite, piacentino.

Giancarlo Belluzzi, chairman puntuale e rigoroso, chiamava al microfono il dott. Ferrarini, Veterinario rappresentante del Ministero, il quale ha inquadrato la situazione italiana ed ha spiegato che c’è una unità di crisi che sta lavorando alacremente in collaborazione con tutte le parti interessate per controllare la grave situazione creatasi dopo la comparsa del sierotipo 8 nel nord Italia in seguito ad importazioni di bovini francesi. Non è possibile fare previsioni sulla durata e sull’evoluzione delle misure restrittive in atto, c’è comunque la certezza della implementazione della vaccinazione con vaccino inattivato appena arriveranno, si prevede verso Maggio-Giugno, i 4.400.000 di dosi assegnate all’Italia.

Ferrarini ha spiegato che la procedura di infrazione che la UE ha aperto nei confronti dell’Italia per le restrizioni applicate unilateralmente all’importazione di animali francesi non vaccinati, sta di fatto cadendo alla luce delle nuove ordinanze emesse che regolano la situazione.

Il quadro clinico-infettivo della malattia è stato magistralmente svolto dal Dott. Dercksen, veterinario olandese che lavora per GD animal health service deventer, sorta di organizzazione per certi versi paragonabile al nostro Zooprofilattico. Deckersen ha ripercorso la storia della comparsa della BT sierotipo 8 in Olanda nell’agosto del 2006. La cosa è apparsa inspiegabile visto che questo sierotipo è caratteristico dell’Africa. Ad oggi non ci si spiega ancora l’esatta provenienza della malattia.

Ha presentato delle bellissime immagini di casi clinici da lui visti, ha poi sottolineato la sostanziale carenza di conoscenza della malattia e dei vettori, i culicoidi, che non dovrebbero trovare un ambiente adatto a loro nel nord Europa. I cambiamenti climatici: gli inverni caldi e le estati torride hanno evidentemente favorito lo sviluppo degli insetti vettori. Singolare il fatto che il sintomo “lingua Blu” che ha dato il nome alla malattia, in Europa non si è mai visto. Bisogna inoltre ripensare come considerare la malattia che da esotica è diventata endemica.
Il relatore ha esposto i metodi diagnostici, PCR ed ELISA, ed ha caldeggiato la vaccinazione con vaccini inattivati: dovrebbe essere implementata una vaccinazione di massa obbligatoria effettuata da veterinari, ma questo non incontra la approvazione di tutti gli stati membri. Il successo della relazione è stato sottolineato dalla numerose domande fatte dalla sala.

Il Dr Bauer, parassitologo tedesco con vasta esperienza di campo in Africa, ha fatto un excursus sulle malattie trasportate da vettori e sulla difficoltà del controllo. Ha sostanzialmente ammesso la scarsa efficacia degli antiparassitari nella lotta a queste malattie ed ha valutato la protezione degli allevamenti con reti a maglie fini. Non ha nascosto la difficoltà di questa soluzione che è stata presa con un certo scetticismo anche dai presenti in sala.

Il Dott. Reviriego Gordejo, veterinario spagnolo rappresentante del DGSANCO, ha inquadrato la malattia dal punto di vista della UE. Ha illustrato la situazione sanitaria in Europa facendo vedere sierotipi presenti ed aree interessate. Non è una zoonosi, colpisce gli animali con forme tutto sommato abbastanza lievi, ha quindi più che altro un aspetto economico-commerciale importante. Il relatore ha detto che la lotta contro i vettori è inutile perché non porta a nessun risultato: Di particolare pericolosità, per il controllo, è la trasmissione transplacentare che sembra ormai dimostrata.
C’è una crisi dei rapporti tra i vari stati membri che tendono ad adottare misure unilaterali che contrastano con i principi della UE. E’difficile far combaciare i vari attori visti i diversi interessi in gioco.

Ha criticato parte dei servizi veterinari dei singoli stati che si sono dimostrati inaffidabili ed ha mostrato una serie di regole che gli animali devono soddisfare per poter essere movimentati. I certificati accompagnatori devono essere compilati in maniera trasparente e devono dimostrare con assoluta chiarezza in quale delle situazioni che ne permettono lo spostamento l’animale si trova. La strategia proposta dalla UE è la vaccinazione di massa con vaccino spento, vaccinazione fatta dai veterinari. Purtroppo sono poi i singoli stati a decidere in merito.

Il prof. Caporale, la cui assenza non è passata inosservata, è stato sostituito dal dott. Giovannini, suo assistente, che in una simpatica relazione ha difeso il programma vaccinale fatto nel sud Italia gli scorsi anni, evidenziando come questo abbia preservato dall’infezione la pianura padana che è poi stata infettata da un diverso sierotipo di provenienza francese.

La Dott.ssa Bonfanti, lombarda in forze all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, ha fatto una bellissima ed applauditissima relazione sulla situazione in Veneto. La regione è una forte importatrice di bovini da ingrasso da tutta Europa. La situazione era stata monitorata e le zone a rischio individuate in precedenza. Puntualmente la malattia si è presentata proprio in quelle zone che erano state giudicate più vulnerabili. I servizi veterinari hanno svolto e svolgono un eccellente lavoro di monitoraggio e di intervento perfettamente spiegato nelle diapositive della relatrice.
Il successo della manifestazione è stato evidenziato, oltre dal numero dei partecipanti, anche dal fatto che alle 19.00, dopo oltre quattro ore di lavoro, la sala era ancora affollata. Gli organizzatori hanno motivo di essere più che soddisfatti dall’evento. Unico punto debole l’eccessiva affluenza che ha costretto a rimanere in piedi quei colleghi che, pur registrati, non sono riusciti a trovare una poltrona libera.


Mino Tolasi, Med Vet LP, Brescia






Disponibille nel pdf allegato
"Blue tongue: gestione e controllo in campo" Bonfanti L., Cecchinato M, Ciaravino G., Montarsi F., Lorenzetto M., , Natale A., Ceglie L., Marangon

L'ermegenza Blue Tongue in EuropaPubblico delle grandi occasioni a Piacenza il 16 Aprile in occasione del convegno nazionale intitolato "Blue Tongue: emergenza sanitaria europea" (Piacenza, 16 aprile 2008), organizzato da SIVAR. Più di quattrocento veterinari gremivano l’aula magna dell’Università Cattolica per seguire relatori italiani e stranieri di altissimo livello che facevano il punto sulla malattia.

Dopo i saluti e gli auguri portati a nome del Preside dal Prof. Bertoni dal Dott. Delledonne, responsabile dei servizi veterinari dell’Asl di Piacenza, organizzatori, insieme a SIVAR, AIVEMP e Ordine dei Veterinari Piacentini, dell’evento, che ringraziavano per la massiccia partecipazione, introduceva i lavori il dott. Cammi, neo presidente SIVAR e ospite, piacentino.

Giancarlo Belluzzi, chairman puntuale e rigoroso, chiamava al microfono il dott. Ferrarini, Veterinario rappresentante del Ministero, il quale ha inquadrato la situazione italiana ed ha spiegato che c’è una unità di crisi che sta lavorando alacremente in collaborazione con tutte le parti interessate per controllare la grave situazione creatasi dopo la comparsa del sierotipo 8 nel nord Italia in seguito ad importazioni di bovini francesi. Non è possibile fare previsioni sulla durata e sull’evoluzione delle misure restrittive in atto, c’è comunque la certezza della implementazione della vaccinazione con vaccino inattivato appena arriveranno, si prevede verso Maggio-Giugno, i 4.400.000 di dosi assegnate all’Italia.

Ferrarini ha spiegato che la procedura di infrazione che la UE ha aperto nei confronti dell’Italia per le restrizioni applicate unilateralmente all’importazione di animali francesi non vaccinati, sta di fatto cadendo alla luce delle nuove ordinanze emesse che regolano la situazione.

Il quadro clinico-infettivo della malattia è stato magistralmente svolto dal Dott. Dercksen, veterinario olandese che lavora per GD animal health service deventer, sorta di organizzazione per certi versi paragonabile al nostro Zooprofilattico. Deckersen ha ripercorso la storia della comparsa della BT sierotipo 8 in Olanda nell’agosto del 2006. La cosa è apparsa inspiegabile visto che questo sierotipo è caratteristico dell’Africa. Ad oggi non ci si spiega ancora l’esatta provenienza della malattia.

Ha presentato delle bellissime immagini di casi clinici da lui visti, ha poi sottolineato la sostanziale carenza di conoscenza della malattia e dei vettori, i culicoidi, che non dovrebbero trovare un ambiente adatto a loro nel nord Europa. I cambiamenti climatici: gli inverni caldi e le estati torride hanno evidentemente favorito lo sviluppo degli insetti vettori. Singolare il fatto che il sintomo “lingua Blu” che ha dato il nome alla malattia, in Europa non si è mai visto. Bisogna inoltre ripensare come considerare la malattia che da esotica è diventata endemica.
Il relatore ha esposto i metodi diagnostici, PCR ed ELISA, ed ha caldeggiato la vaccinazione con vaccini inattivati: dovrebbe essere implementata una vaccinazione di massa obbligatoria effettuata da veterinari, ma questo non incontra la approvazione di tutti gli stati membri. Il successo della relazione è stato sottolineato dalla numerose domande fatte dalla sala.

Il Dr Bauer, parassitologo tedesco con vasta esperienza di campo in Africa, ha fatto un excursus sulle malattie trasportate da vettori e sulla difficoltà del controllo. Ha sostanzialmente ammesso la scarsa efficacia degli antiparassitari nella lotta a queste malattie ed ha valutato la protezione degli allevamenti con reti a maglie fini. Non ha nascosto la difficoltà di questa soluzione che è stata presa con un certo scetticismo anche dai presenti in sala.

Il Dott. Reviriego Gordejo, veterinario spagnolo rappresentante del DGSANCO, ha inquadrato la malattia dal punto di vista della UE. Ha illustrato la situazione sanitaria in Europa facendo vedere sierotipi presenti ed aree interessate. Non è una zoonosi, colpisce gli animali con forme tutto sommato abbastanza lievi, ha quindi più che altro un aspetto economico-commerciale importante. Il relatore ha detto che la lotta contro i vettori è inutile perché non porta a nessun risultato: Di particolare pericolosità, per il controllo, è la trasmissione transplacentare che sembra ormai dimostrata.
C’è una crisi dei rapporti tra i vari stati membri che tendono ad adottare misure unilaterali che contrastano con i principi della UE. E’difficile far combaciare i vari attori visti i diversi interessi in gioco.

Ha criticato parte dei servizi veterinari dei singoli stati che si sono dimostrati inaffidabili ed ha mostrato una serie di regole che gli animali devono soddisfare per poter essere movimentati. I certificati accompagnatori devono essere compilati in maniera trasparente e devono dimostrare con assoluta chiarezza in quale delle situazioni che ne permettono lo spostamento l’animale si trova. La strategia proposta dalla UE è la vaccinazione di massa con vaccino spento, vaccinazione fatta dai veterinari. Purtroppo sono poi i singoli stati a decidere in merito.

Il prof. Caporale, la cui assenza non è passata inosservata, è stato sostituito dal dott. Giovannini, suo assistente, che in una simpatica relazione ha difeso il programma vaccinale fatto nel sud Italia gli scorsi anni, evidenziando come questo abbia preservato dall’infezione la pianura padana che è poi stata infettata da un diverso sierotipo di provenienza francese.

La Dott.ssa Bonfanti, lombarda in forze all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, ha fatto una bellissima ed applauditissima relazione sulla situazione in Veneto. La regione è una forte importatrice di bovini da ingrasso da tutta Europa. La situazione era stata monitorata e le zone a rischio individuate in precedenza. Puntualmente la malattia si è presentata proprio in quelle zone che erano state giudicate più vulnerabili. I servizi veterinari hanno svolto e svolgono un eccellente lavoro di monitoraggio e di intervento perfettamente spiegato nelle diapositive della relatrice.
Il successo della manifestazione è stato evidenziato, oltre dal numero dei partecipanti, anche dal fatto che alle 19.00, dopo oltre quattro ore di lavoro, la sala era ancora affollata. Gli organizzatori hanno motivo di essere più che soddisfatti dall’evento. Unico punto debole l’eccessiva affluenza che ha costretto a rimanere in piedi quei colleghi che, pur registrati, non sono riusciti a trovare una poltrona libera.


Mino Tolasi, Med Vet LP, Brescia






Disponibille nel pdf allegato
"Blue tongue: gestione e controllo in campo" Bonfanti L., Cecchinato M, Ciaravino G., Montarsi F., Lorenzetto M., , Natale A., Ceglie L., Marangon

Martedì, 08 Giugno 2010 12:23

Leishmania: su JAVMA le linee guida del GSLC

Leishmania: su JAVMA le linee guida del GSLCProdotte dal GSLC (Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina), sono state pubblicate sul numero di giugno 2010 di JAVMA (Journal of the American Veterinary Medical Association) le linee guida sulla diagnosi, la terapia e la prevenzione della leishmaniosi canina, in tre articoli separati.

Un meritato riconoscimento scientifico internazionale all'attività svolta dal GSLC, fondato nel 2005 con la collaborazione di SCIVAC e il supporto di Hill’s, con l’obiettivo di ottenere un approccio razionale ed omogeneo al paziente leishmaniotico e standardizzare diagnosi, terapia e prevenzione della patologia indotta da Leishmania nel cane.

Nei dieci anni passati, si legge nell'introduzione alle linee guida, l'epidemiologia della leishmaniosi canina ha registrato una maggiore incidenza dell’infezione nelle zone endemiche, la diffusione verso nord in Europa in aree non endemiche e la comparsa della malattia nel Nord America. Nonostante ciò, l'approccio medico veterinario alla malattia rimane eterogeneo. Da qui l'esigenza di linee guida condivise che costituiscano un punto di riferimento per il medico veterinario nell'approccio alla leishmaniosi canina. Quelle pubblicate su JAVMA sono un aggiornamento della precedente versione pubblicata su Veterinaria

Il Gruppo ha recentemente esposto i propri risultati in occasione del Congresso internazionale sulla Leishmaniosi tenutosi a Pisa il 17 e 18 aprile 2010. Gli atti estesi del congresso sono stati oggetto di una monografia sulla leishmaniosi canina che Hill's ha omaggiato ai veterinari che hanno aderito alla Stagione della Prevenzione 2010.

Il GSLC non ha tuttavia terminato la propria attività, rende noto Gaetano Oliva, membro del gruppo; è infatti in programma lo studio di protocolli di ricerca multicentrici, oltre alla costante attività di aggiornamento delle conoscenze scientifiche sulla malattia.



JAVMA, giugno 2010:

“Guidelines for diagnosis and clinical classification of leishmaniasis in dogs” Saverio Paltrinieri, Laia Solano-Gallego, Alessandra Fondati, George Lubas, Luigi Gradoni, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, Michele Maroli, Gaetano Oliva, Xavier Roura, Andrea Zatelli, Eric Zini. Journal of the American Veterinary Medical Association. June 1, 2010, Vol. 236, No. 11, Pages 1184-1191


“Guidelines for treatment of leishmaniasis in dogs” Gaetano Oliva, Xavier Roura DVM, Alberto Crotti, Michele Maroli, Massimo Castagnaro, Luigi Gradoni, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Andrea Zatelli, Eric Zini. Journal of the American Veterinary Medical Association. June 1, 2010, Vol. 236, No. 11, Pages 1192-1198


“Guidelines for prevention of leishmaniasis in dogs” Michele Maroli, Luigi Gradoni, Gaetano Oliva, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Xavier Roura, Eric Zini, Andrea Zatelli. Journal of the American Veterinary Medical Association. June 1, 2010, Vol. 236, No. 11, Pages 1200-1206



Le linee guida pubblicate su Veterinaria:

"Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte I: Approccio diagnostico e classificazione del paziente leishmaniotico e gestione del paziente proteinurico" Castagnaro M., Crotti A., Fondati A., Gradoni L., Lubas G., Maroli M., Oliva G., Paltrinieri S., Solano-Gallego L., Roura X., Zatelli A., Zini E. Veterinaria, Anno 21, n. 3, Giugno 2007




Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte II: approccio terapeutico" Oliva G., Roura X., Crotti A., Zini E., Maroli M., Castagnaro M., Gradoni L., Lubas G., Paltrinieri S., Zatelli A. Veterinaria, Anno 22, n. 6, Dicembre 2008


Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte III: prevenzione" Oliva G., Roura X., Crotti A., Zini E., Maroli M., Castagnaro M., Gradoni L., Lubas G., Paltrinieri S., Zatelli A. Veterinaria, Anno 23, n. 4, Agosto 2009 (pdf allegato)



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Leishmania: su JAVMA le linee guida del GSLCProdotte dal GSLC (Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina), sono state pubblicate sul numero di giugno 2010 di JAVMA (Journal of the American Veterinary Medical Association) le linee guida sulla diagnosi, la terapia e la prevenzione della leishmaniosi canina, in tre articoli separati.

Un meritato riconoscimento scientifico internazionale all'attività svolta dal GSLC, fondato nel 2005 con la collaborazione di SCIVAC e il supporto di Hill’s, con l’obiettivo di ottenere un approccio razionale ed omogeneo al paziente leishmaniotico e standardizzare diagnosi, terapia e prevenzione della patologia indotta da Leishmania nel cane.

Nei dieci anni passati, si legge nell'introduzione alle linee guida, l'epidemiologia della leishmaniosi canina ha registrato una maggiore incidenza dell’infezione nelle zone endemiche, la diffusione verso nord in Europa in aree non endemiche e la comparsa della malattia nel Nord America. Nonostante ciò, l'approccio medico veterinario alla malattia rimane eterogeneo. Da qui l'esigenza di linee guida condivise che costituiscano un punto di riferimento per il medico veterinario nell'approccio alla leishmaniosi canina. Quelle pubblicate su JAVMA sono un aggiornamento della precedente versione pubblicata su Veterinaria

Il Gruppo ha recentemente esposto i propri risultati in occasione del Congresso internazionale sulla Leishmaniosi tenutosi a Pisa il 17 e 18 aprile 2010. Gli atti estesi del congresso sono stati oggetto di una monografia sulla leishmaniosi canina che Hill's ha omaggiato ai veterinari che hanno aderito alla Stagione della Prevenzione 2010.

Il GSLC non ha tuttavia terminato la propria attività, rende noto Gaetano Oliva, membro del gruppo; è infatti in programma lo studio di protocolli di ricerca multicentrici, oltre alla costante attività di aggiornamento delle conoscenze scientifiche sulla malattia.



JAVMA, giugno 2010:

“Guidelines for diagnosis and clinical classification of leishmaniasis in dogs” Saverio Paltrinieri, Laia Solano-Gallego, Alessandra Fondati, George Lubas, Luigi Gradoni, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, Michele Maroli, Gaetano Oliva, Xavier Roura, Andrea Zatelli, Eric Zini. Journal of the American Veterinary Medical Association. June 1, 2010, Vol. 236, No. 11, Pages 1184-1191


“Guidelines for treatment of leishmaniasis in dogs” Gaetano Oliva, Xavier Roura DVM, Alberto Crotti, Michele Maroli, Massimo Castagnaro, Luigi Gradoni, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Andrea Zatelli, Eric Zini. Journal of the American Veterinary Medical Association. June 1, 2010, Vol. 236, No. 11, Pages 1192-1198


“Guidelines for prevention of leishmaniasis in dogs” Michele Maroli, Luigi Gradoni, Gaetano Oliva, Massimo Castagnaro, Alberto Crotti, George Lubas, Saverio Paltrinieri, Xavier Roura, Eric Zini, Andrea Zatelli. Journal of the American Veterinary Medical Association. June 1, 2010, Vol. 236, No. 11, Pages 1200-1206



Le linee guida pubblicate su Veterinaria:

"Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte I: Approccio diagnostico e classificazione del paziente leishmaniotico e gestione del paziente proteinurico" Castagnaro M., Crotti A., Fondati A., Gradoni L., Lubas G., Maroli M., Oliva G., Paltrinieri S., Solano-Gallego L., Roura X., Zatelli A., Zini E. Veterinaria, Anno 21, n. 3, Giugno 2007




Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte II: approccio terapeutico" Oliva G., Roura X., Crotti A., Zini E., Maroli M., Castagnaro M., Gradoni L., Lubas G., Paltrinieri S., Zatelli A. Veterinaria, Anno 22, n. 6, Dicembre 2008


Leishmaniosi canina: linee guida su diagnosi, stadiazione, terapia, monitoraggio e prevenzione. Parte III: prevenzione" Oliva G., Roura X., Crotti A., Zini E., Maroli M., Castagnaro M., Gradoni L., Lubas G., Paltrinieri S., Zatelli A. Veterinaria, Anno 23, n. 4, Agosto 2009 (pdf allegato)



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Fibrosi polmonare multinodulare: una nuova malattia equinaUno studio descrive per la prima volta gli aspetti clinici di una malattia polmonare interstiziale del cavallo il cui quadro anatomopatologico è stato recentemente descritto (Equine Multinodular Pulmonary Fibrosis: A Newly Recognized Herpesvirus-Associated Fibrotic Lung Disease), la fibrosi polmonare multinodulare associata alla presenza di EHV-5 (Herpesvirus equino tipo 5)

Cinque cavalli venivano visitati a causa di inappetenza, dimagrimento, febbre, tosse, dispnea e distress respiratorio, associati variabilmente a tachicardia, tachipnea, aumento dello sforzo respiratorio, scadimento delle condizioni generali e scolo nasale. La valutazione radiografica ed ecografica delle vie respiratorie inferiori rivelava la presenza di un grave quadro interstiziale nodulare.

L'esame istologico del tessuto polmonare rivelava espansione interstiziale del parenchima alveolare dovuta al collagene, accumulo intraluminale alveolare di neutrofili e macrofagi e occasionali corpi inclusi intranucleari nei macrofagi alveolari. In tutti i casi, nei campioni bioptici di tessuto polmonare, nel lavaggio broncoalveolare o in entrambi si identificava mediante PCR la presenza di EHV-5. Si poneva una diagnosi di fibrosi polmonare multinodulare equina (EMPF), definizione della malattia proposta degli autori nella precedente sopracitata descrizione patologica.

I cavalli venivano trattati mediante terapia di supporto e somministrazione di agenti farmacologici diversi tra cui corticosteroidi e acyclovir. Due cavalli sopravvivevano ritornando al precedente livello di attività. Tre soggetti venivano invece soppressi a causa del peggioramento delle condizioni cliniche (n = 2) o del mancato miglioramento dopo quattro settimane di trattamento (1).

La EMPF, concludono gli autori, dovrebbe essere considerata nella diagnosi differenziale delle polmoniti interstiziali del cavallo adulto e dovrebbe essere sospettata sulla base degli aspetti radiografici, ecografici e istopatologici caratteristici. Il virus EHV-5 è associato a EMPF; sebbene l'esatto ruolo patogeno di questo virus nella malattia sia sconosciuto, questo agente è verosimilmente l’agente eziologico o un cofattore nello sviluppo di EMPF.








“Multinodular pulmonary fibrosis in five horses” David M. Wong, Rodney L. Belgrave, Kurt J. Williams, Fabio Del Piero, Cody J. Alcott, Steven R. Bolin, Celia M. Marr, Rose Nolen-Walston, Ronald K. Myers, Pamela A. Wilkins Journal of the American Veterinary Medical Association. March 15, 2008, Vol. 232, No. 6, Pages 898-905

Articolo full text disponibile nel pdf allegato



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Fibrosi polmonare multinodulare: una nuova malattia equinaUno studio descrive per la prima volta gli aspetti clinici di una malattia polmonare interstiziale del cavallo il cui quadro anatomopatologico è stato recentemente descritto (Equine Multinodular Pulmonary Fibrosis: A Newly Recognized Herpesvirus-Associated Fibrotic Lung Disease), la fibrosi polmonare multinodulare associata alla presenza di EHV-5 (Herpesvirus equino tipo 5)

Cinque cavalli venivano visitati a causa di inappetenza, dimagrimento, febbre, tosse, dispnea e distress respiratorio, associati variabilmente a tachicardia, tachipnea, aumento dello sforzo respiratorio, scadimento delle condizioni generali e scolo nasale. La valutazione radiografica ed ecografica delle vie respiratorie inferiori rivelava la presenza di un grave quadro interstiziale nodulare.

L'esame istologico del tessuto polmonare rivelava espansione interstiziale del parenchima alveolare dovuta al collagene, accumulo intraluminale alveolare di neutrofili e macrofagi e occasionali corpi inclusi intranucleari nei macrofagi alveolari. In tutti i casi, nei campioni bioptici di tessuto polmonare, nel lavaggio broncoalveolare o in entrambi si identificava mediante PCR la presenza di EHV-5. Si poneva una diagnosi di fibrosi polmonare multinodulare equina (EMPF), definizione della malattia proposta degli autori nella precedente sopracitata descrizione patologica.

I cavalli venivano trattati mediante terapia di supporto e somministrazione di agenti farmacologici diversi tra cui corticosteroidi e acyclovir. Due cavalli sopravvivevano ritornando al precedente livello di attività. Tre soggetti venivano invece soppressi a causa del peggioramento delle condizioni cliniche (n = 2) o del mancato miglioramento dopo quattro settimane di trattamento (1).

La EMPF, concludono gli autori, dovrebbe essere considerata nella diagnosi differenziale delle polmoniti interstiziali del cavallo adulto e dovrebbe essere sospettata sulla base degli aspetti radiografici, ecografici e istopatologici caratteristici. Il virus EHV-5 è associato a EMPF; sebbene l'esatto ruolo patogeno di questo virus nella malattia sia sconosciuto, questo agente è verosimilmente l’agente eziologico o un cofattore nello sviluppo di EMPF.








“Multinodular pulmonary fibrosis in five horses” David M. Wong, Rodney L. Belgrave, Kurt J. Williams, Fabio Del Piero, Cody J. Alcott, Steven R. Bolin, Celia M. Marr, Rose Nolen-Walston, Ronald K. Myers, Pamela A. Wilkins Journal of the American Veterinary Medical Association. March 15, 2008, Vol. 232, No. 6, Pages 898-905

Articolo full text disponibile nel pdf allegato



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Vaccinazione antirabbica: richiami meno frequenti?Due studi della University of Wisconsin-Madison cercheranno di verificare se i vaccini contro la rabbia possono indurre una durata dell’immunità di 5-7 anni. Due degli autori, Jean Dodds e Ronald Schulz, affermano che le attuali legislazioni e i protocolli di richiamo vaccinale per la rabbia canina necessitano un aggiornamento.

Gli autori auspicano la presa di coscienza da parte dei veterinari delle possibili gravi reazioni avverse ai richiami vaccinali, della inopportunità di vaccinare animali non sani o con patologie croniche e della utilità della valutazione dei titoli anticorpali per valutare la durata dell’immunità vaccinale.

La domanda di nuove line guida per la vaccinazione del cane e del gatto è crescente negli ultimi anni. Uwe Truyen (Leipzig
University), durante l’assemblea generale della Union of European Veterinary Practitioners (UEVP; giugno 2007) ha osservato che la rivalutazione dei dati scientifici mostra che la durata dell’immunità può essere superiore a un anno per molti vaccini: ”In seguito alle vaccinazioni “di base” i richiami dovrebbero essere effettuati a intervalli regolari ma non necessariamente annuali”




Vaccinazione del cane e del gatto: aggiornamenti all'orizzonte (vet.journal del 28-11-2005)





Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Vaccinazione antirabbica: richiami meno frequenti?Due studi della University of Wisconsin-Madison cercheranno di verificare se i vaccini contro la rabbia possono indurre una durata dell’immunità di 5-7 anni. Due degli autori, Jean Dodds e Ronald Schulz, affermano che le attuali legislazioni e i protocolli di richiamo vaccinale per la rabbia canina necessitano un aggiornamento.

Gli autori auspicano la presa di coscienza da parte dei veterinari delle possibili gravi reazioni avverse ai richiami vaccinali, della inopportunità di vaccinare animali non sani o con patologie croniche e della utilità della valutazione dei titoli anticorpali per valutare la durata dell’immunità vaccinale.

La domanda di nuove line guida per la vaccinazione del cane e del gatto è crescente negli ultimi anni. Uwe Truyen (Leipzig
University), durante l’assemblea generale della Union of European Veterinary Practitioners (UEVP; giugno 2007) ha osservato che la rivalutazione dei dati scientifici mostra che la durata dell’immunità può essere superiore a un anno per molti vaccini: ”In seguito alle vaccinazioni “di base” i richiami dovrebbero essere effettuati a intervalli regolari ma non necessariamente annuali”




Vaccinazione del cane e del gatto: aggiornamenti all'orizzonte (vet.journal del 28-11-2005)





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West Nile nei cavalli italiani: la situazione aggiornataFino al 24 Settembre 2008 sono stati segnalati 16 cavalli che hanno avuto sintomatologia clinica riferibile a West Nile disease (WND) in 11 diverse aziende. Otto di queste aziende sono localizzate nella provincia di Ferrara, due in Provincia di Bologna
e una in Provincia di Rovigo. In una di queste aziende era stata precedentemente segnalata una sieroconversione in un cavallo sentinella. E’ questa la situazione aggiornata, reperibile sul sito dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, dell’episodio di West Nile disease verificatosi in Emilia-Romagna nel corso del presente mese.

Inoltre campioni di uccelli selvatici (gazze, cornacchie e un piccione selvatico) raccolti in provincia di Ferrara e in polli sentinella esaminati nell’ambito del piano di sorveglianza della WND hanno dato esito positivo alla PCR. Ancora, in 2 aziende di cavalli scelte come sentinelle nell’ambito del Piano di sorveglianza della WND, 5 cavalli, risultati negativi al test primaverile, hanno dato esito positivo ad un campionamento effettuato nei giorni scorsi.

Sul numero odierno di Eurosurveillance è inoltre stato pubblicato un articolo che descrive l'identificazione della West Nile Disease nei cavalli e le misure di sorveglianza messe in atto nel nostro paese.

Le notifiche sono state effettuate in accordo con il preesistente piano nazionale di sorveglianza della malattia. Ad oggi non sono stati segnalati casi di febbre da virus West Nile nell'uomo. La sorveglianza attiva dei casi di meningoencefalite è iniziata il 16 settembre ed è tuttora in atto.

La sorveglianza veterinaria è iniziata il 15 settembre e comprende la sorveglianza passiva (fino al 31 ottobre) e la sorveglianza attiva (fino al 31 dicembre) dei casi di West Nile nei cavalli. Si prevede inoltre di sottoporre al test per il virus West Nile anche campioni prelevati da bovini della regione come parte del piano di sorveglianza per la Bluetongue. Inoltre, è in preparazione un piano nazionale per la sorveglianza degli uccelli selvatici (diversi dei corvidi).

La sorveglianza dei casi nell'uomo in atto dal 15 settembre include l'identificazione e segnalazione rapida dei casi con sintomi neurologici compatibili con la malattia West Nile (fino al 31 ottobre), così come la sorveglianza attiva tra i lavoratori delle scuderie dove si sono verificati i casi di infezione dei cavalli.

In aggiunta alla sorveglianza, le misure di controllo dei vettori sono state implementate nelle aree colpite (provincia di Ferrara, Ravenna, Bologna e Modena). In queste zone vengono prelevati campioni di Culex spp. e Aedes spp. per essere analizzati mediante PCR. Oltre alle disinfestazioni larvicide, sono stati pianificati interventi adulticidi nelle aree urbane e in occasione di riunioni pubbliche all'aperto (fiere, festival ecc.).




“Detection of West Nile virus infection in horses, Italy, September 2008” . Macini P, Squintani G, Finarelli AC, Angelini P, Martini E, Tamba M, Dottori M, Bellini R, Santi A, Loli Piccolomini L, Po C. Euro Surveill. 2008 ;13(39):pii=18990.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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West Nile nei cavalli italiani: la situazione aggiornataFino al 24 Settembre 2008 sono stati segnalati 16 cavalli che hanno avuto sintomatologia clinica riferibile a West Nile disease (WND) in 11 diverse aziende. Otto di queste aziende sono localizzate nella provincia di Ferrara, due in Provincia di Bologna
e una in Provincia di Rovigo. In una di queste aziende era stata precedentemente segnalata una sieroconversione in un cavallo sentinella. E’ questa la situazione aggiornata, reperibile sul sito dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, dell’episodio di West Nile disease verificatosi in Emilia-Romagna nel corso del presente mese.

Inoltre campioni di uccelli selvatici (gazze, cornacchie e un piccione selvatico) raccolti in provincia di Ferrara e in polli sentinella esaminati nell’ambito del piano di sorveglianza della WND hanno dato esito positivo alla PCR. Ancora, in 2 aziende di cavalli scelte come sentinelle nell’ambito del Piano di sorveglianza della WND, 5 cavalli, risultati negativi al test primaverile, hanno dato esito positivo ad un campionamento effettuato nei giorni scorsi.

Sul numero odierno di Eurosurveillance è inoltre stato pubblicato un articolo che descrive l'identificazione della West Nile Disease nei cavalli e le misure di sorveglianza messe in atto nel nostro paese.

Le notifiche sono state effettuate in accordo con il preesistente piano nazionale di sorveglianza della malattia. Ad oggi non sono stati segnalati casi di febbre da virus West Nile nell'uomo. La sorveglianza attiva dei casi di meningoencefalite è iniziata il 16 settembre ed è tuttora in atto.

La sorveglianza veterinaria è iniziata il 15 settembre e comprende la sorveglianza passiva (fino al 31 ottobre) e la sorveglianza attiva (fino al 31 dicembre) dei casi di West Nile nei cavalli. Si prevede inoltre di sottoporre al test per il virus West Nile anche campioni prelevati da bovini della regione come parte del piano di sorveglianza per la Bluetongue. Inoltre, è in preparazione un piano nazionale per la sorveglianza degli uccelli selvatici (diversi dei corvidi).

La sorveglianza dei casi nell'uomo in atto dal 15 settembre include l'identificazione e segnalazione rapida dei casi con sintomi neurologici compatibili con la malattia West Nile (fino al 31 ottobre), così come la sorveglianza attiva tra i lavoratori delle scuderie dove si sono verificati i casi di infezione dei cavalli.

In aggiunta alla sorveglianza, le misure di controllo dei vettori sono state implementate nelle aree colpite (provincia di Ferrara, Ravenna, Bologna e Modena). In queste zone vengono prelevati campioni di Culex spp. e Aedes spp. per essere analizzati mediante PCR. Oltre alle disinfestazioni larvicide, sono stati pianificati interventi adulticidi nelle aree urbane e in occasione di riunioni pubbliche all'aperto (fiere, festival ecc.).




“Detection of West Nile virus infection in horses, Italy, September 2008” . Macini P, Squintani G, Finarelli AC, Angelini P, Martini E, Tamba M, Dottori M, Bellini R, Santi A, Loli Piccolomini L, Po C. Euro Surveill. 2008 ;13(39):pii=18990.


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