Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6541 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Idronefrosi bilaterale e infezione urinaria in un cricetoL’idronefrosi è stata descritta in numerose specie mammifere esotiche.

Nel criceto cinese (Cricetulus griseus), è stata segnalata in associazione al diabete mellito. Un criceto di Campbell (Phodopus campbelli) maschio intero di 1,5 anni veniva visitato con un’anamnesi di diarrea e debolezza da 4 giorni. All’esame clinico, il criceto appariva depresso e in condizioni corporee scadenti. Si palpava una massa a contenuto liquido nell’addome caudale.

L’ecografia addominale rilevata idronefrosi in entrambi i reni e dilatazione della vescica urinaria. Si sospettava un’ostruzione urinaria con idronefrosi bilaterale secondaria. La vescica poteva essere efficacemente compressa e svuotata in anestesia generale. Tuttavia, si sceglieva di effettuare l’eutanasia e l’esame autoptico non rilevava alcuna causa di ostruzione urinaria. Le colture anaerobie ed aerobie dei fluidi contenuti nella vescica e nella pelvi renale destra erano positive per Klebsiella oxytoca.

Benché la diarrea sia un problema comune nei roditori d’affezione, non se ne dovrebbe assumere l’origine gastrointestinale finché non è stato effettuato l’esame clinico e gli esami diagnostici indicati.

A conoscenza dell’autore, il presente è il primo caso drscritto di idronefrosi bilaterale con infezione concomitante delle vie urinarie in un criceto di Campbell.

"Bilateral hydronephrosis with urinary tract infection in a Campbell s hamster (Phodopus campbelli).” A. Eleftheriou and N. R. Wyre. Journal of Small Animal Practice. November 2015

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Idronefrosi bilaterale e infezione urinaria in un cricetoL’idronefrosi è stata descritta in numerose specie mammifere esotiche. Nel criceto cinese (Cricetulus griseus), è stata segnalata in associazione al diabete mellito. Un criceto di Campbell (Phodopus campbelli) maschio intero di 1,5 anni veniva visitato con un’anamnesi di diarrea e debolezza da 4 giorni. All’esame clinico, il criceto appariva depresso e in condizioni corporee scadenti. Si palpava una massa a contenuto liquido nell’addome caudale.

L’ecografia addominale rilevata idronefrosi in entrambi i reni e dilatazione della vescica urinaria. Si sospettava un’ostruzione urinaria con idronefrosi bilaterale secondaria. La vescica poteva essere efficacemente compressa e svuotata in anestesia generale. Tuttavia, si sceglieva di effettuare l’eutanasia e l’esame autoptico non rilevava alcuna causa di ostruzione urinaria. Le colture anaerobie ed aerobie dei fluidi contenuti nella vescica e nella pelvi renale destra erano positive per Klebsiella oxytoca.

Benché la diarrea sia un problema comune nei roditori d’affezione, non se ne dovrebbe assumere l’origine gastrointestinale finché non è stato effettuato l’esame clinico e gli esami diagnostici indicati.

A conoscenza dell’autore, il presente è il primo caso drscritto di idronefrosi bilaterale con infezione concomitante delle vie urinarie in un criceto di Campbell.

"Bilateral hydronephrosis with urinary tract infection in a Campbell s hamster (Phodopus campbelli).” A. Eleftheriou and N. R. Wyre. Journal of Small Animal Practice. November 2015

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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CKD proteinurica del cane: ruolo dei nuovi biomarcatoriLa perdita proteica con le urine è comune nei cani con nefropatia cronica (CKD). Uno studio ha valutato i nuovi biomarcatori di danno glomerulare e tubulointerstiziale (TI) a confronto con l’esame istologico e quali indicatori di sopravvivenza nei cani con CKD spontanea proteinurica.

Si includevano 180 cani con nefropatia spontanea. Si rivedevano le urine, il siero e le biopsie renali dei cani con nefropatia, il 91% di quali era affetto da CKD proteinurica.

L’escrezione frazionale di immunoglobulina M (IgM_FE) e immunoglobulina G (IgG_FE) era correlata più fortemente al danno glomerulare, sulla base della microscopia ottica. La creatinina sierica (SCr) era correlata più fortemente al danno TI. I rapporti IgM/creatinina e NAG/creatinina urinari avevano la sensibilità (75%) e specificità (78%) più elevate per l’identificazione della glomerulonefrite mediata da immunocomplessi.

Benché individualmente la maggior parte dei biomarcatori fosse significativamente associata a un ridotto tempo di sopravvivenza, all’analisi multivariata, SCr, IgM_FE e danno glomerulare rilevato mediante microscopia elettronica di trasmissione (TEM) erano gli unici biomarcatori significativamente associati al tempo di sopravvivenza.

I nuovi biomarcatori urinari e le FE sono utili per l’identificazione del danno glomerulare e TI nei cani con CKD proteinurica e potrebbero consentire di prevedere specifici tipi patologici e il tempo di sopravvivenza, concludono gli autori.


“Correlation of Urine and Serum Biomarkers with Renal Damage and Survival in Dogs with Naturally Occurring Proteinuric Chronic Kidney Disease (pages 591–601)” J.A. Hokamp, R.E. Cianciolo, M. Boggess, G.E. Lees, S.L. Benali, M. Kovarsky and M.B. Nabity. Journal of Veterinary Internal Medicine. Volume 30, Issue 2, pages 591–601, March/April 2016


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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CKD proteinurica del cane: ruolo dei nuovi biomarcatoriLa perdita proteica con le urine è comune nei cani con nefropatia cronica (CKD). Uno studio ha valutato i nuovi biomarcatori di danno glomerulare e tubulointerstiziale (TI) a confronto con l’esame istologico e quali indicatori di sopravvivenza nei cani con CKD spontanea proteinurica. Si includevano 180 cani con nefropatia spontanea. Si rivedevano le urine, il siero e le biopsie renali dei cani con nefropatia, il 91% di quali era affetto da CKD proteinurica.

L’escrezione frazionale di immunoglobulina M (IgM_FE) e immunoglobulina G (IgG_FE) era correlata più fortemente al danno glomerulare, sulla base della microscopia ottica. La creatinina sierica (SCr) era correlata più fortemente al danno TI. I rapporti IgM/creatinina e NAG/creatinina urinari avevano la sensibilità (75%) e specificità (78%) più elevate per l’identificazione della glomerulonefrite mediata da immunocomplessi.

Benché individualmente la maggior parte dei biomarcatori fosse significativamente associata a un ridotto tempo di sopravvivenza, all’analisi multivariata, SCr, IgM_FE e danno glomerulare rilevato mediante microscopia elettronica di trasmissione (TEM) erano gli unici biomarcatori significativamente associati al tempo di sopravvivenza.

I nuovi biomarcatori urinari e le FE sono utili per l’identificazione del danno glomerulare e TI nei cani con CKD proteinurica e potrebbero consentire di prevedere specifici tipi patologici e il tempo di sopravvivenza, concludono gli autori.


“Correlation of Urine and Serum Biomarkers with Renal Damage and Survival in Dogs with Naturally Occurring Proteinuric Chronic Kidney Disease (pages 591–601)” J.A. Hokamp, R.E. Cianciolo, M. Boggess, G.E. Lees, S.L. Benali, M. Kovarsky and M.B. Nabity. Journal of Veterinary Internal Medicine. Volume 30, Issue 2, pages 591–601, March/April 2016


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Tumori emopoietici: similitudini tra cane e uomoIl cane e l’uomo condividono le stesse basi genetiche per lo sviluppo di alcuni tumori, sostiene una ricerca pubblicata su Chromosome Research. Molti tipi di tumori dell'uomo sono associati ad alterazioni specifiche del numero o della struttura dei cromosomi e dei geni. Mediante tecniche di citogenetica molecolare i ricercatori hanno mostrato che lo stesso avviene in alcuni tumori del cane e che la riorganizzazione specifica del genoma che si verifica nei tumori umani e canini assimilabili condivide una base comune.

In particolare, la ricerca ha riscontrato che le modificazioni genetiche che si verificano in alcuni tipi di tumori emopoietici simili nell'uomo e nel cane, quali la leucemia mielogena cronica (CML), il linfoma tipo Burkitt (BL) e la leucemia linfocitica cronica (CLL), sono virtualmente identiche nelle due specie.

Secondo gli autori, il tumore può essere la conseguenza di generazioni di evoluzioni genetiche avvenute in maniera simile nel cane nell'uomo. Ciò significa che, per un certo grado, il tumore può essere inevitabile in alcuni uomini e cani proprio a causa del modo in cui il genoma si è sviluppato dopo la separazione da un antenato comune.

Lo studio ha riscontrato che, nei tre tumori del sangue e del midollo osseo studiati, nell'uomo e nel cane avviene la stessa traslocazione cromosomica. Nonostante i milioni di anni di divergenza, i genomi dell'uomo e del cane sembrano aver mantenuto gli stessi meccanismi di genesi neoplastica. Quindi i dati suggeriscono che l’uomo e il cane condividono una stessa base patogenetica di origine ancestrale per lo sviluppo dei tumori.



“Evolutionarily conserved cytogenetic changes in hematological malignancies of dogs and humans – man and his best friend share more than companionship” Matthew Breen and Jaime F. Modiano Chromosome Research. Volume 16, Number 1 / March, 2008, Pages 145-154






Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Tumori emopoietici: similitudini tra cane e uomoIl cane e l’uomo condividono le stesse basi genetiche per lo sviluppo di alcuni tumori, sostiene una ricerca pubblicata su Chromosome Research. Molti tipi di tumori dell'uomo sono associati ad alterazioni specifiche del numero o della struttura dei cromosomi e dei geni. Mediante tecniche di citogenetica molecolare i ricercatori hanno mostrato che lo stesso avviene in alcuni tumori del cane e che la riorganizzazione specifica del genoma che si verifica nei tumori umani e canini assimilabili condivide una base comune.

In particolare, la ricerca ha riscontrato che le modificazioni genetiche che si verificano in alcuni tipi di tumori emopoietici simili nell'uomo e nel cane, quali la leucemia mielogena cronica (CML), il linfoma tipo Burkitt (BL) e la leucemia linfocitica cronica (CLL), sono virtualmente identiche nelle due specie.

Secondo gli autori, il tumore può essere la conseguenza di generazioni di evoluzioni genetiche avvenute in maniera simile nel cane nell'uomo. Ciò significa che, per un certo grado, il tumore può essere inevitabile in alcuni uomini e cani proprio a causa del modo in cui il genoma si è sviluppato dopo la separazione da un antenato comune.

Lo studio ha riscontrato che, nei tre tumori del sangue e del midollo osseo studiati, nell'uomo e nel cane avviene la stessa traslocazione cromosomica. Nonostante i milioni di anni di divergenza, i genomi dell'uomo e del cane sembrano aver mantenuto gli stessi meccanismi di genesi neoplastica. Quindi i dati suggeriscono che l’uomo e il cane condividono una stessa base patogenetica di origine ancestrale per lo sviluppo dei tumori.



“Evolutionarily conserved cytogenetic changes in hematological malignancies of dogs and humans – man and his best friend share more than companionship” Matthew Breen and Jaime F. Modiano Chromosome Research. Volume 16, Number 1 / March, 2008, Pages 145-154






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Mercoledì, 05 Maggio 2004 13:33

La terapia del linfoma

Melanoma epatico e del siringe in un pappagallo cenerinoUn pappagallo cenerino (Psittacus erithacus erithacus) femmina di 20 anni veniva visitato per atassia e debolezza. Gli esami radiografici non erano significativi e l’esame emocromocitometrico completo rivelava leucocitosi ed eterofilia. Data la scarsa risposta alla terapia con meloxicam, doxiciclina ed enrofloxacina, il deterioramento delle condizioni e la prognosi negativa, il pappagallo veniva soppresso. L’esame autoptico rivelava la presenza di due noduli epatici di colore rosso scuro. Non si osservavano masse macroscopicamente visibili nel siringe.

L’esame istologico del fegato e del siringe rivelava foci simili di cellule rotonde, ovali e poligonali con notevole polimorfismo, margini citoplasmatici scarsamente definiti e quantità moderate di citoplasma eosinofilico contenente granuli da marroni a neri (melanina). L’indice mitotico era di 15.

La presenza di melanina era coerente con una diagnosi di melanoma di entrambe le sedi. La distribuzione multifocale e l’invasione intravascolare indicavano la natura metastatica, tuttavia non si conosceva la sede di origine del tumore. A conoscenza degli autori, si tratta del primo caso descritto di melanoma del siringe.

“Malignant Melanoma of the Syrinx and Liver in an African Grey Parrot (Psittacus erithacus erithacus)” Trenton C. Shrader, et al Journal of Avian Medicine and Surgery 30 (2): 165-171. 2016


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Melanoma epatico e del siringe in un pappagallo cenerinoUn pappagallo cenerino (Psittacus erithacus erithacus) femmina di 20 anni veniva visitato per atassia e debolezza. Gli esami radiografici non erano significativi e l’esame emocromocitometrico completo rivelava leucocitosi ed eterofilia. Data la scarsa risposta alla terapia con meloxicam, doxiciclina ed enrofloxacina, il deterioramento delle condizioni e la prognosi negativa, il pappagallo veniva soppresso. L’esame autoptico rivelava la presenza di due noduli epatici di colore rosso scuro. Non si osservavano masse macroscopicamente visibili nel siringe.

L’esame istologico del fegato e del siringe rivelava foci simili di cellule rotonde, ovali e poligonali con notevole polimorfismo, margini citoplasmatici scarsamente definiti e quantità moderate di citoplasma eosinofilico contenente granuli da marroni a neri (melanina). L’indice mitotico era di 15.

La presenza di melanina era coerente con una diagnosi di melanoma di entrambe le sedi. La distribuzione multifocale e l’invasione intravascolare indicavano la natura metastatica, tuttavia non si conosceva la sede di origine del tumore. A conoscenza degli autori, si tratta del primo caso descritto di melanoma del siringe.

“Malignant Melanoma of the Syrinx and Liver in an African Grey Parrot (Psittacus erithacus erithacus)” Trenton C. Shrader, et al Journal of Avian Medicine and Surgery 30 (2): 165-171. 2016


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Lobectomia toracoscopica per le neoplasie polmonari del caneUno studio retrospettivo caso-controllo ha descritto le esperienze di lobectomia polmonare toracoscopia in caso di tumori polmonari primari del cane confrontando l’esito a lungo termine con quello dei cani con tumori polmonari primari trattati mediante lobectomia toracotomica.

Si includevano 13 cani con tumori polmonari primari trattati mediante lobectomia toracoscopica e 9 cani con tumori polmonari primari trattati mediante lobectomia toracotomica.

I casi in cui non si effettuava una conversione alla toracotomia e con margini istologici puliti venivano combinati con i casi con tumori trattati per via toracotomica rispetto ai criteri prognostici.

Venivano sottoposti a lobectomia toracoscopia 13 cani con tumori primari delle dimensioni di 2,2-7 cm. Tra questi, in 9 casi si diagnosticava un carcinoma e in 4 un sarcoma istiocitario. In 3 casi si effettuava una conversione a toracotomia a causa della scarsa visibilità. Non si osservano differenze nell’esito a breve termine tra cani trattati mediante toracoscopia e quelli in cui l’intervento veniva convertito a toracotomia. Nove cani con margini puliti venivano combinati con 9 cani trattati mediante toracotomia. Il follow-up medio (DS) era di 367 giorni (327) per i cani sottoposti a toracoscopia e 603 (612) giorni per quelli sottoposti a toracotomia. Il tasso di sopravvivenza a 2 anni era del 44% per i casi toracoscopici e del 56% per quelli toracotomici.

Tumori polmonari primari selezionati possono essere asportati in maniera sicura per via toracoscopica senza effetti sull’esito a lungo termine, concludono gli autori.


“Thoracoscopic Lung Lobectomy for Primary Lung Tumors in 13 Dogs.” Seth Bleakley; Colleen G Duncan; Eric Monnet. Vet Surg. November 2015; 44 (8): 1029-35.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Lobectomia toracoscopica per le neoplasie polmonari del caneUno studio retrospettivo caso-controllo ha descritto le esperienze di lobectomia polmonare toracoscopia in caso di tumori polmonari primari del cane confrontando l’esito a lungo termine con quello dei cani con tumori polmonari primari trattati mediante lobectomia toracotomica. Si includevano 13 cani con tumori polmonari primari trattati mediante lobectomia toracoscopica e 9 cani con tumori polmonari primari trattati mediante lobectomia toracotomica.

I casi in cui non si effettuava una conversione alla toracotomia e con margini istologici puliti venivano combinati con i casi con tumori trattati per via toracotomica rispetto ai criteri prognostici.

Venivano sottoposti a lobectomia toracoscopia 13 cani con tumori primari delle dimensioni di 2,2-7 cm. Tra questi, in 9 casi si diagnosticava un carcinoma e in 4 un sarcoma istiocitario. In 3 casi si effettuava una conversione a toracotomia a causa della scarsa visibilità. Non si osservano differenze nell’esito a breve termine tra cani trattati mediante toracoscopia e quelli in cui l’intervento veniva convertito a toracotomia. Nove cani con margini puliti venivano combinati con 9 cani trattati mediante toracotomia. Il follow-up medio (DS) era di 367 giorni (327) per i cani sottoposti a toracoscopia e 603 (612) giorni per quelli sottoposti a toracotomia. Il tasso di sopravvivenza a 2 anni era del 44% per i casi toracoscopici e del 56% per quelli toracotomici.

Tumori polmonari primari selezionati possono essere asportati in maniera sicura per via toracoscopica senza effetti sull’esito a lungo termine, concludono gli autori.


“Thoracoscopic Lung Lobectomy for Primary Lung Tumors in 13 Dogs.” Seth Bleakley; Colleen G Duncan; Eric Monnet. Vet Surg. November 2015; 44 (8): 1029-35.


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Venerdì, 03 Febbraio 2006 11:33

Un tumore trasmissibile per allotrapianto

Un tumore trasmissibile per allotrapiantoUn tumore che sta decimando una specie marsupiale carnivora in Australia, il Diavolo di Tasmania (Sarcophilus harrisii
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