Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6541 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Super User

Super User

Ectoparassiti e malattie trasmesse da vettore: puntare sulla prevenzioneOccorre modificare decisamente l’attuale approccio alle ectoparassitosi del cane e del gatto, basato soprattutto sul trattamento dell’infestazione, verso un approccio che ne prediliga invece la prevenzione. E ciò soprattutto nell’ottica di una maggiore difesa dalle malattie del cane trasmesse da vettori (CVBD, Canine vector-borne diseases), la cui diffusione è in evidente aumento. Con questo concetto Norbert Mencke (Head of Global Veterinary Services, Divisione Animal Health Bayer Health, Germania) ha aperto la conferenza stampa internazionale organizzata da Bayer dal titolo ““I parassiti si diffondono – È il momento giusto per respingerli” (Circolo della Stampa di Milano, 16 Marzo 2007).

Dopo il benvenuto di Giampiero Vantellino (Direttore Divisione Animal Health Bayer SpA, Italia), hanno fatto il punto sulla situazione degli ectoparassiti e della malattie trasmesse da vettori in Europa, insieme a Norbert Mencke, Xavier Roura (Clinica Veterinaria Ospedaliera Facoltà di Barcellona, Spagna), Patrick Bourdeau (Unità di Dermatologia, Parassitologia e Micologia, Scuola Veterinaria Nazionale di Nantes, Francia) e il prof. Domenico Otranto (Dipartimento di Sanità e Benessere degli Animali, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Bari).

Le malattie del cane trasmesse da vettore costituiscono una crescente minaccia globale, ha affermato Norbert Mencke, che ha ricordato come i recenti cambiamenti climatici abbiano determinato un aumento della diffusione dei parassiti vettori di malattia, soprattutto delle zecche, e delle infezioni da essi trasmesse. Ad esempio, nell’Europa centrale oggi si diagnostica sempre più frequentemente la babesiosi, malattia fino a pochi anni fa assente a queste latitudini. Oltre al clima, giocano un ruolo in questo senso gli spostamenti degli animali da compagnia per viaggi turistici e le migrazioni degli uccelli, queste ultime in particolare per la diffusione di Ixodes. Per questo le CVBD devono oggi essere viste in una prospettiva diversa, ovvero quella della prevenzione, che consiste nel limitare l’interazione tra ectoparassita e animale applicando regolarmente un repellente. Occorre che il veterinario abbia verso i parassiti, e le malattie che questi possono trasmettere, lo stesso atteggiamento che da tempo ha verso le malattie infettive per cui effettua regolarmente la vaccinazione.

Anche in Spagna, ha detto Xavier Roura, si assiste a un aumento delle malattie infettive canine trasmesse da vettori; in particolare la leishmaniosi, con punte del 70% di cani infetti in alcune zone, ma anche la babesiosi (fino al 50% dei cani infetti nelle regioni del nord), l’erhrlichiosi (16% dei cani infetti in alcune aree) e le rickettsiosi. Secondo alcuni studi, nel 98% dei cani è possibile riscontrare la positività verso uno di questi agenti patogeni. Per molte di queste patologie esiste la possibilità di una guarigione clinica ma non parassitologica, ovvero la malattia persiste nell’animale. Per questo, anche secondo Roura, la prevenzione diventa indispensabile, ed è auspicabile che siano codificate delle linee guida profilattiche per queste malattie che favoriscano la formazione di una cultura del veterinario in proposito.

Altrettanto poco rassicurante è stato il quadro esposto da Patrick Bourdeau circa la Francia, paese solo parzialmente mediterraneo, dove i problemi principali sono rappresentati da leishmaniosi e babesiosi, in sensibile crescita. Un sondaggio nazionale sulla leishmaniosi condotto nel 2004 ha mostrato un notevole aumento del numero di casi nel sud del paese, con una diffusione che, partita dal sud-est, ha coinvolto anche il sud-ovest, fino a giungere al Massiccio Centrale. Le cause non sono certe, ma la tendenza è in sintonia con l’espansione di molti vettori di malattie infettive. L’area tradizionale di diffusione della babesiosi è il sud-ovest del paese, dove viene trasmessa dalla zecca Dermacentor. Si stima che il 50% dei veterinari ne diagnostichi 1-20 casi all’anno. Uno sguardo al resto dell’Europa ci permette di notare come fino agli anni ’90 questa malattia fosse considerata esotica in Germania, mentre ora Babesia e Dermacentor sono riscontrati con maggiore frequenza. Lo spostamento verso nord dell’infezione è giunto poi a interessare anche Olanda e Belgio. Sono circa 20 i patogeni trasmessi dalle zecche e alcune malattie si manifestano molto tempo dopo l’infestazione: per questo è necessario evitare il contatto con il parassita in maniera permanente. Utilizzare correttamente un efficace repellente, insieme ad altri accorgimenti, come ad esempio evitare certe aree in determinate stagioni, può costituire una strategia valida.

Domenico Otranto ho illustrato i risultati di uno studio di campo dell’Università di Bari sulla prevenzione della Leishmaniosi canina in condizioni naturali in Italia, introducendo l’argomento con alcuni concetti: la leishmania è trasmessa al cane dal flebotomo vettore subito dopo la puntura di quest’ultimo; inoltre, esistono casi di soggetti positivi asintomatici che possono comunque trasmettere l’infezione. Motivi in più, oltre alla gravità della malattia e agli aspetti zoonosici, per favorire un’ottica di profilassi regolare che impedisca il contatto tra animale e flebotomo. Lo studio condotto dall’Università di Bari, pubblicato su Veterinary Parasitology di marzo 2007, ha valutato l’efficacia in campo dell’associazione di imidacloprid 10% e permetrina 50% in formulazione spot-on come misura di controllo del rischio di trasmissione della leishmaniosi canina in un’area endemica dell’Italia Meridionale.

La sperimentazione in cieco parziale con controllo negativo è stata condotta da febbraio 2005 ad aprile 2006 in cani residenti in Puglia e ospitati in due canili, uno rurale (Ginosa) e uno cittadino (Bari). Durante la stagione dei flebotomi (da aprile a novembre 2005), il farmaco è stato somministrato una volta al mese (gruppo A, Bari: 105, Ginosa: 104 cani) o due volte al mese (gruppo B, Bari: 101, Ginosa: 103 cani) o non è stato somministrato (gruppo C di controllo non trattato, Bari: 109, Ginosa: 109 cani).

Tutti i cani sono stati esaminati sierologicamente e parassitologicamente per la rilevazione della leishmaniosi canina, prima dell’inizio dello studio (stagione dei flebotomi), in novembre 2005 (fine della stagione dei flebotomi) e in marzo 2006 (fine dello studio), prima della successiva stagione dei flebotomi.

Su 845 cani inizialmente esaminati per leishmaniosi, 209 animali (24,7%) presentavano già anticorpi anti-leishmania con una prevalenza relativa del 23,3% a Bari e del 26,1% a Ginosa. Nei gruppi non trattati, durante la stagione dei flebotomi, sono stati osservati tassi d’incidenza (percentuali di nuove infezioni) del 9,1% (Bari) e del 10,5% (Ginosa) per anno.

Dallo studio è emerso quindi che entrambi i regimi di applicazione si sono dimostrati efficaci nel ridurre il rischio di trasmissione della leishmaniosi canina sul campo e che l’associazione di imidacloprid 10% e permetrina 50% in una formulazione spot-on è altamente efficace nel ridurre il rischio di trasmissione della leishmaniosi canina in condizioni naturali in aree endemiche, grazie alla sua attività repellente nei confronti dei flebotomi e di altri parassiti. L’unicità di questo studio è costituita dalla verifica di campo dell’efficacia profilattica dell’infezione lehismaniotica.



“Efficacy of a combination of 10% imidacloprid/50% permethrin for the prevention of leishmaniasis in kennelled dogs in an endemic area” Otranto D, Paradies P, Lia RP, Latrofa MS, Testini G, Cantacessi C, Mencke N, Galli G, Capelli G, Stanneck D. Vet Parasitol. 2007 Mar 31; 144(3-4): 270-8.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ectoparassiti e malattie trasmesse da vettore: puntare sulla prevenzioneOccorre modificare decisamente l’attuale approccio alle ectoparassitosi del cane e del gatto, basato soprattutto sul trattamento dell’infestazione, verso un approccio che ne prediliga invece la prevenzione. E ciò soprattutto nell’ottica di una maggiore difesa dalle malattie del cane trasmesse da vettori (CVBD, Canine vector-borne diseases), la cui diffusione è in evidente aumento. Con questo concetto Norbert Mencke (Head of Global Veterinary Services, Divisione Animal Health Bayer Health, Germania) ha aperto la conferenza stampa internazionale organizzata da Bayer dal titolo ““I parassiti si diffondono – È il momento giusto per respingerli” (Circolo della Stampa di Milano, 16 Marzo 2007).

Dopo il benvenuto di Giampiero Vantellino (Direttore Divisione Animal Health Bayer SpA, Italia), hanno fatto il punto sulla situazione degli ectoparassiti e della malattie trasmesse da vettori in Europa, insieme a Norbert Mencke, Xavier Roura (Clinica Veterinaria Ospedaliera Facoltà di Barcellona, Spagna), Patrick Bourdeau (Unità di Dermatologia, Parassitologia e Micologia, Scuola Veterinaria Nazionale di Nantes, Francia) e il prof. Domenico Otranto (Dipartimento di Sanità e Benessere degli Animali, Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Bari).

Le malattie del cane trasmesse da vettore costituiscono una crescente minaccia globale, ha affermato Norbert Mencke, che ha ricordato come i recenti cambiamenti climatici abbiano determinato un aumento della diffusione dei parassiti vettori di malattia, soprattutto delle zecche, e delle infezioni da essi trasmesse. Ad esempio, nell’Europa centrale oggi si diagnostica sempre più frequentemente la babesiosi, malattia fino a pochi anni fa assente a queste latitudini. Oltre al clima, giocano un ruolo in questo senso gli spostamenti degli animali da compagnia per viaggi turistici e le migrazioni degli uccelli, queste ultime in particolare per la diffusione di Ixodes. Per questo le CVBD devono oggi essere viste in una prospettiva diversa, ovvero quella della prevenzione, che consiste nel limitare l’interazione tra ectoparassita e animale applicando regolarmente un repellente. Occorre che il veterinario abbia verso i parassiti, e le malattie che questi possono trasmettere, lo stesso atteggiamento che da tempo ha verso le malattie infettive per cui effettua regolarmente la vaccinazione.

Anche in Spagna, ha detto Xavier Roura, si assiste a un aumento delle malattie infettive canine trasmesse da vettori; in particolare la leishmaniosi, con punte del 70% di cani infetti in alcune zone, ma anche la babesiosi (fino al 50% dei cani infetti nelle regioni del nord), l’erhrlichiosi (16% dei cani infetti in alcune aree) e le rickettsiosi. Secondo alcuni studi, nel 98% dei cani è possibile riscontrare la positività verso uno di questi agenti patogeni. Per molte di queste patologie esiste la possibilità di una guarigione clinica ma non parassitologica, ovvero la malattia persiste nell’animale. Per questo, anche secondo Roura, la prevenzione diventa indispensabile, ed è auspicabile che siano codificate delle linee guida profilattiche per queste malattie che favoriscano la formazione di una cultura del veterinario in proposito.

Altrettanto poco rassicurante è stato il quadro esposto da Patrick Bourdeau circa la Francia, paese solo parzialmente mediterraneo, dove i problemi principali sono rappresentati da leishmaniosi e babesiosi, in sensibile crescita. Un sondaggio nazionale sulla leishmaniosi condotto nel 2004 ha mostrato un notevole aumento del numero di casi nel sud del paese, con una diffusione che, partita dal sud-est, ha coinvolto anche il sud-ovest, fino a giungere al Massiccio Centrale. Le cause non sono certe, ma la tendenza è in sintonia con l’espansione di molti vettori di malattie infettive. L’area tradizionale di diffusione della babesiosi è il sud-ovest del paese, dove viene trasmessa dalla zecca Dermacentor. Si stima che il 50% dei veterinari ne diagnostichi 1-20 casi all’anno. Uno sguardo al resto dell’Europa ci permette di notare come fino agli anni ’90 questa malattia fosse considerata esotica in Germania, mentre ora Babesia e Dermacentor sono riscontrati con maggiore frequenza. Lo spostamento verso nord dell’infezione è giunto poi a interessare anche Olanda e Belgio. Sono circa 20 i patogeni trasmessi dalle zecche e alcune malattie si manifestano molto tempo dopo l’infestazione: per questo è necessario evitare il contatto con il parassita in maniera permanente. Utilizzare correttamente un efficace repellente, insieme ad altri accorgimenti, come ad esempio evitare certe aree in determinate stagioni, può costituire una strategia valida.

Domenico Otranto ho illustrato i risultati di uno studio di campo dell’Università di Bari sulla prevenzione della Leishmaniosi canina in condizioni naturali in Italia, introducendo l’argomento con alcuni concetti: la leishmania è trasmessa al cane dal flebotomo vettore subito dopo la puntura di quest’ultimo; inoltre, esistono casi di soggetti positivi asintomatici che possono comunque trasmettere l’infezione. Motivi in più, oltre alla gravità della malattia e agli aspetti zoonosici, per favorire un’ottica di profilassi regolare che impedisca il contatto tra animale e flebotomo. Lo studio condotto dall’Università di Bari, pubblicato su Veterinary Parasitology di marzo 2007, ha valutato l’efficacia in campo dell’associazione di imidacloprid 10% e permetrina 50% in formulazione spot-on come misura di controllo del rischio di trasmissione della leishmaniosi canina in un’area endemica dell’Italia Meridionale.

La sperimentazione in cieco parziale con controllo negativo è stata condotta da febbraio 2005 ad aprile 2006 in cani residenti in Puglia e ospitati in due canili, uno rurale (Ginosa) e uno cittadino (Bari). Durante la stagione dei flebotomi (da aprile a novembre 2005), il farmaco è stato somministrato una volta al mese (gruppo A, Bari: 105, Ginosa: 104 cani) o due volte al mese (gruppo B, Bari: 101, Ginosa: 103 cani) o non è stato somministrato (gruppo C di controllo non trattato, Bari: 109, Ginosa: 109 cani).

Tutti i cani sono stati esaminati sierologicamente e parassitologicamente per la rilevazione della leishmaniosi canina, prima dell’inizio dello studio (stagione dei flebotomi), in novembre 2005 (fine della stagione dei flebotomi) e in marzo 2006 (fine dello studio), prima della successiva stagione dei flebotomi.

Su 845 cani inizialmente esaminati per leishmaniosi, 209 animali (24,7%) presentavano già anticorpi anti-leishmania con una prevalenza relativa del 23,3% a Bari e del 26,1% a Ginosa. Nei gruppi non trattati, durante la stagione dei flebotomi, sono stati osservati tassi d’incidenza (percentuali di nuove infezioni) del 9,1% (Bari) e del 10,5% (Ginosa) per anno.

Dallo studio è emerso quindi che entrambi i regimi di applicazione si sono dimostrati efficaci nel ridurre il rischio di trasmissione della leishmaniosi canina sul campo e che l’associazione di imidacloprid 10% e permetrina 50% in una formulazione spot-on è altamente efficace nel ridurre il rischio di trasmissione della leishmaniosi canina in condizioni naturali in aree endemiche, grazie alla sua attività repellente nei confronti dei flebotomi e di altri parassiti. L’unicità di questo studio è costituita dalla verifica di campo dell’efficacia profilattica dell’infezione lehismaniotica.



“Efficacy of a combination of 10% imidacloprid/50% permethrin for the prevention of leishmaniasis in kennelled dogs in an endemic area” Otranto D, Paradies P, Lia RP, Latrofa MS, Testini G, Cantacessi C, Mencke N, Galli G, Capelli G, Stanneck D. Vet Parasitol. 2007 Mar 31; 144(3-4): 270-8.




Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Metaflumizone per il controllo delle pulciIl metaflumizone, un derivato del semicarbazone, si aggiunge all'elenco delle molecole oggi disponibili per la prevenzione e il trattamento delle pulci nel cane e nel gatto.

Il nuovo antiparassitario per il cane e il gatto è stato lanciato da Fort Dodge durante un evento organizzato il 28 febbraio a Milano (Cafè Atlantique). Il farmaco spot on è disponibili esclusivamente su prescrizione veterinaria.

Nella versione per il cane, il metafluimizone è associato all’amitraz per fornire una protezione contro le pulci (Ctenocephalides canis e C. felis) per almeno 6 settimane e contro le zecche (Ixodes ricinus, Ixodes hexagonus, Dermacentor reticulatus, Dermacentor variabilis, Rhipicephalus sanguineus) per 4 settimane. La versione per il gatto contiene il solo metaflumizone, efficace contro le pulci per 6 settimane.

Il metaflumizone è un nuovo composto che è stato identificato da IRAC (Insecticide Resistance Action Committee) in una Classe a parte (classe 22) sulla base del nuovo meccanismo d’azione. Non è stato utilizzato in precedenza per i controllo delle pulci. L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMEA) ne ha autorizzato l’introduzione in commercio lo scorso 19 dicembre 2006 ed i farmaci sono ora disponibili solo dietro prescrizione veterinaria.

E’ un ectoparassiticida appartenente al gruppo di derivati del semicarbazone. Paralizza il sistema nervoso centrale e periferico delle pulci bloccando i canali del sodio e causando prima la paralisi del parassita e poi la morte in seguito a esposizione al composto. Si distribuisce rapidamente sulla superficie cutanea; la concentrazione massima sul mantello si raggiunge generalmente in 1-2 giorni dopo il trattamento e diminuisce gradualmente nei 56 giorni successivi.




La scheda tecnica del farmaco (Emea) è disponibile in pdf qui sotto.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Metaflumizone per il controllo delle pulciIl metaflumizone, un derivato del semicarbazone, si aggiunge all'elenco delle molecole oggi disponibili per la prevenzione e il trattamento delle pulci nel cane e nel gatto.

Il nuovo antiparassitario per il cane e il gatto è stato lanciato da Fort Dodge durante un evento organizzato il 28 febbraio a Milano (Cafè Atlantique). Il farmaco spot on è disponibili esclusivamente su prescrizione veterinaria.

Nella versione per il cane, il metafluimizone è associato all’amitraz per fornire una protezione contro le pulci (Ctenocephalides canis e C. felis) per almeno 6 settimane e contro le zecche (Ixodes ricinus, Ixodes hexagonus, Dermacentor reticulatus, Dermacentor variabilis, Rhipicephalus sanguineus) per 4 settimane. La versione per il gatto contiene il solo metaflumizone, efficace contro le pulci per 6 settimane.

Il metaflumizone è un nuovo composto che è stato identificato da IRAC (Insecticide Resistance Action Committee) in una Classe a parte (classe 22) sulla base del nuovo meccanismo d’azione. Non è stato utilizzato in precedenza per i controllo delle pulci. L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMEA) ne ha autorizzato l’introduzione in commercio lo scorso 19 dicembre 2006 ed i farmaci sono ora disponibili solo dietro prescrizione veterinaria.

E’ un ectoparassiticida appartenente al gruppo di derivati del semicarbazone. Paralizza il sistema nervoso centrale e periferico delle pulci bloccando i canali del sodio e causando prima la paralisi del parassita e poi la morte in seguito a esposizione al composto. Si distribuisce rapidamente sulla superficie cutanea; la concentrazione massima sul mantello si raggiunge generalmente in 1-2 giorni dopo il trattamento e diminuisce gradualmente nei 56 giorni successivi.




La scheda tecnica del farmaco (Emea) è disponibile in pdf qui sotto.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lunedì, 19 Aprile 2004 13:55

Un vaccino per la leishmaniosi

Lunedì, 01 Luglio 2013 20:26

Angiostrongylus vasorum nel cane in Italia

<i>Angiostrongylus vasorum</i> nel cane in ItaliaUno studio ha valutato la percezione dei veterinari nell’includere il metastrongilo emergente Angiostrongylus vasorum nella diagnosi differenziale dei cani visitati per segni clinici compatibili. Veterinari di cliniche universitarie, ambulatori privati e canili raccoglievano i campioni fecali di 606 cani sintomatici di diverse aree d’Italia. I campioni venivano esaminati mediante tecnica di Baermann.

Risultavano positivi ad A. vasorum 14 cani, tutti caratterizzati da un quadro clinico differente; il motivo più comune per l’inclusione nello studio erano i segni respiratori insieme a segni generali. Il sintomo più segnalato era la tosse, seguita da distress aspecifico. Altri segni respiratori erano dispnea, tachipnea e rumori respiratori, mentre la diatesi emorragica si verificava solo in un cane. I segni gastroenterici erano diarrea e vomito, mentre non si osservavano segni neurologici.

I risultati dello studio forniscono nuovi dati sulla distribuzione di A. vasorum in Europa e confermano che l’angiostrongilosi clinica si sovrappone a una serie di altre condizioni nel cane. Gli autori sottolineano la necessità di includere questo parassita nella lista delle diagnosi differenziali nella pratica clinica in presenza di segni clinici compatibili, anche di un solo sintomo, e di effettuare i test diagnostici adeguati. A. vasorum ha un potenziale crescente di dispersione in numerose regioni europee, inclusa l’Italia, quindi una maggiore popolazione canina sarà esposta all’infezione in futuro.

"Canine angiostrongylosis in Italy: occurrence of Angiostrongylus vasorum in dogs with compatible clinical pictures.” Traversa D, Di Cesare A, Meloni S, Frangipane di Regalbono A, Milillo P, Pampurini F, Venco L. Parasitol Res. 2013 Jul; 112 (7): 2473-80. (vedi pdf)


Altre letture:
"Angiostrongylus vasorum in 20 cani della provincia di Chieti, Italia" Veterinaria Italiana, 2011, 47 (1), 65 - 76


Approfondisci su VETPEDIA: Angioatrongilosi del cane



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

<i>Angiostrongylus vasorum</i> nel cane in ItaliaUno studio ha valutato la percezione dei veterinari nell’includere il metastrongilo emergente Angiostrongylus vasorum nella diagnosi differenziale dei cani visitati per segni clinici compatibili. Veterinari di cliniche universitarie, ambulatori privati e canili raccoglievano i campioni fecali di 606 cani sintomatici di diverse aree d’Italia. I campioni venivano esaminati mediante tecnica di Baermann.

Risultavano positivi ad A. vasorum 14 cani, tutti caratterizzati da un quadro clinico differente; il motivo più comune per l’inclusione nello studio erano i segni respiratori insieme a segni generali. Il sintomo più segnalato era la tosse, seguita da distress aspecifico. Altri segni respiratori erano dispnea, tachipnea e rumori respiratori, mentre la diatesi emorragica si verificava solo in un cane. I segni gastroenterici erano diarrea e vomito, mentre non si osservavano segni neurologici.

I risultati dello studio forniscono nuovi dati sulla distribuzione di A. vasorum in Europa e confermano che l’angiostrongilosi clinica si sovrappone a una serie di altre condizioni nel cane. Gli autori sottolineano la necessità di includere questo parassita nella lista delle diagnosi differenziali nella pratica clinica in presenza di segni clinici compatibili, anche di un solo sintomo, e di effettuare i test diagnostici adeguati. A. vasorum ha un potenziale crescente di dispersione in numerose regioni europee, inclusa l’Italia, quindi una maggiore popolazione canina sarà esposta all’infezione in futuro.

"Canine angiostrongylosis in Italy: occurrence of Angiostrongylus vasorum in dogs with compatible clinical pictures.” Traversa D, Di Cesare A, Meloni S, Frangipane di Regalbono A, Milillo P, Pampurini F, Venco L. Parasitol Res. 2013 Jul; 112 (7): 2473-80. (vedi pdf)


Altre letture:
"Angiostrongylus vasorum in 20 cani della provincia di Chieti, Italia" Veterinaria Italiana, 2011, 47 (1), 65 - 76


Approfondisci su VETPEDIA: Angioatrongilosi del cane



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Parassiti intestinali in cani e gatti del Nord ItaliaI parassiti intestinali del cane e del gatto sono patogeni cosmopoliti con possibilità di trasmissione zoonosica all'uomo. Uno studio ha considerato la diffusione dei parassiti intestinali nei cani e gatti di alcune aree dell’Italia settentrionale e in particolare nell'area metropolitana di Milano e in due aree micropolitane di province vicine.

Inoltre, ha valutato il grado di consapevolezza dei proprietari di pet circa il potenziale zoonosico di questi parassiti.

Si raccoglievano in totale 409 campioni di feci fresche di cani e gatti domestici per l'analisi copromicroscopica e l'identificazione dei coproantigeni di Giardia duodenalis, identificando gli assemblaggi di Giardia. Si inviava a 185 proprietari di pet un questionario riguardante la biologia e il potenziale zoonosico dei parassiti intestinali.

La prevalenza complessiva dei parassiti intestinali risultava maggiore nei gatti (47,37%-60,42%) e nei cani (57,41%-43,02%) della aree micropolitane rispetto a quelli della città di Milano (cane: P = 28,16%; gatto: P = 32,58 %). I parassiti zoonosici del cane e del gatto considerati erano T. canis, T. cati, T. vulpis, Ancylostomatidae e G. duodenalis assemblaggio A. Solo il 49,19% dei proprietari di pet era consapevole dei rischi per la salute umana associati ai parassiti intestinali canini e felini.

I risultati degli esami parassitologici dei cani e dei gatti e la valutazione della consapevolezza dei proprietari evidenziano chiaramente l'importanza del ruolo dei veterinari nell'indicare comportamenti diffusamente corretti per ridurre i rischi di infestazione sia per gli animali sia per l'uomo nelle aree urbane, concludono gli autori.

“Intestinal parasites of owned dogs and cats from metropolitan and micropolitan areas: prevalence, zoonotic risks, and pet owner awareness in northern Italy.” Zanzani SA, Gazzonis AL, Scarpa P, Berrilli F, Manfredi MT. Biomed Res Int. 2014: 696508.

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Parassiti intestinali in cani e gatti del Nord ItaliaI parassiti intestinali del cane e del gatto sono patogeni cosmopoliti con possibilità di trasmissione zoonosica all'uomo. Uno studio ha considerato la diffusione dei parassiti intestinali nei cani e gatti di alcune aree dell’Italia settentrionale e in particolare nell'area metropolitana di Milano e in due aree micropolitane di province vicine. Inoltre, ha valutato il grado di consapevolezza dei proprietari di pet circa il potenziale zoonosico di questi parassiti.

Si raccoglievano in totale 409 campioni di feci fresche di cani e gatti domestici per l'analisi copromicroscopica e l'identificazione dei coproantigeni di Giardia duodenalis, identificando gli assemblaggi di Giardia. Si inviava a 185 proprietari di pet un questionario riguardante la biologia e il potenziale zoonosico dei parassiti intestinali.

La prevalenza complessiva dei parassiti intestinali risultava maggiore nei gatti (47,37%-60,42%) e nei cani (57,41%-43,02%) della aree micropolitane rispetto a quelli della città di Milano (cane: P = 28,16%; gatto: P = 32,58 %). I parassiti zoonosici del cane e del gatto considerati erano T. canis, T. cati, T. vulpis, Ancylostomatidae e G. duodenalis assemblaggio A. Solo il 49,19% dei proprietari di pet era consapevole dei rischi per la salute umana associati ai parassiti intestinali canini e felini.

I risultati degli esami parassitologici dei cani e dei gatti e la valutazione della consapevolezza dei proprietari evidenziano chiaramente l'importanza del ruolo dei veterinari nell'indicare comportamenti diffusamente corretti per ridurre i rischi di infestazione sia per gli animali sia per l'uomo nelle aree urbane, concludono gli autori.

“Intestinal parasites of owned dogs and cats from metropolitan and micropolitan areas: prevalence, zoonotic risks, and pet owner awareness in northern Italy.” Zanzani SA, Gazzonis AL, Scarpa P, Berrilli F, Manfredi MT. Biomed Res Int. 2014: 696508.

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Malaria: odori emessi dal pollame repellenti per le zanzareGli odori emessi dal pollame sono repellenti per le zanzare.

Questo aspetto potrebbe essere sfruttato per prevenire la malaria nell’uomo, trasmessa principalmente attraverso il morso di zanzare Anopheles infettate con il plasmodio della malattia.

Le zanzare scelgono la specie ospite su cui nutrirsi principalmente attraverso l’olfatto. Uno studio ha quindi indagato quali specie animali preferisse, in base agli odori emessi, Anopheles arabiensis, comune vettore della malaria nell’Africa sub-Sahariana.

Si raccoglievano i dati sulle possibili specie ospiti presenti in tre villaggi in Etiopia, includendo gli animali domestici come i bovini e i polli, e l’uomo. Inoltre, si prelevavano esemplari di A. arabiensis da ambienti interni ed esterni e si analizzava l’origine del sangue ingerito delle zanzare per stabilire su quali specie animali si fossero nutrite.

Come atteso, si riscontrava che le zanzare avevano una preferenza per il sangue umano rispetto a quello animale, quando si analizzavano le specie negli ambienti interni. All’esterno, le zanzare si nutrivano su bovini, capre e pecore ma si osservava che evitavano il pollame, sia all’interno sia all’esterno. In seguito, si prelevavano diversi campioni da possibili specie ospiti e non ospiti, quali pelo, lana e penne e si valutavano i composti dell'odore in essi contenuti. I composti identificati venivano poi applicati alle trappole per zanzare per vedere se esse attraessero o respingessero gli insetti.

Rispetto alle trappole che erano state contrassegnate con gli odori provenienti dai bovini e altre possibile specie ospiti, si riscontrava un numero significativamente minore di zanzare catturate nelle trappole contrassegnate dagli odori del piumaggio del pollame. Inoltre, la presenza di polli vivi nelle vicinanze di una trappola per zanzare appariva come repellente per queste ultime.

Lo studio indica che gli NHV [non-host volatiles] potrebbero migliorare la protezione delle persone a rischio di contrarre una malattia trasmessa dalle zanzare, in associazione ai programmi di controllo stabiliti. Gli odori isolati dal pollame potrebbero essere utilizzati per formulare un prodotto antizanzare che soddisfi le linee guida WHO, concudono gli autori.


"Chicken volatiles repel host-seeking malaria mosquitoes". Jaleta KT et al. Malaria Journal. 2016 Jul 21; 15 (1):354.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Malaria: odori emessi dal pollame repellenti per le zanzareGli odori emessi dal pollame sono repellenti per le zanzare. Questo aspetto potrebbe essere sfruttato per prevenire la malaria nell’uomo, trasmessa principalmente attraverso il morso di zanzare Anopheles infettate con il plasmodio della malattia.

Le zanzare scelgono la specie ospite su cui nutrirsi principalmente attraverso l’olfatto. Uno studio ha quindi indagato quali specie animali preferisse, in base agli odori emessi, Anopheles arabiensis, comune vettore della malaria nell’Africa sub-Sahariana.

Si raccoglievano i dati sulle possibili specie ospiti presenti in tre villaggi in Etiopia, includendo gli animali domestici come i bovini e i polli, e l’uomo. Inoltre, si prelevavano esemplari di A. arabiensis da ambienti interni ed esterni e si analizzava l’origine del sangue ingerito delle zanzare per stabilire su quali specie animali si fossero nutrite.

Come atteso, si riscontrava che le zanzare avevano una preferenza per il sangue umano rispetto a quello animale, quando si analizzavano le specie negli ambienti interni. All’esterno, le zanzare si nutrivano su bovini, capre e pecore ma si osservava che evitavano il pollame, sia all’interno sia all’esterno. In seguito, si prelevavano diversi campioni da possibili specie ospiti e non ospiti, quali pelo, lana e penne e si valutavano i composti dell'odore in essi contenuti. I composti identificati venivano poi applicati alle trappole per zanzare per vedere se esse attraessero o respingessero gli insetti.

Rispetto alle trappole che erano state contrassegnate con gli odori provenienti dai bovini e altre possibile specie ospiti, si riscontrava un numero significativamente minore di zanzare catturate nelle trappole contrassegnate dagli odori del piumaggio del pollame. Inoltre, la presenza di polli vivi nelle vicinanze di una trappola per zanzare appariva come repellente per queste ultime.

Lo studio indica che gli NHV [non-host volatiles] potrebbero migliorare la protezione delle persone a rischio di contrarre una malattia trasmessa dalle zanzare, in associazione ai programmi di controllo stabiliti. Gli odori isolati dal pollame potrebbero essere utilizzati per formulare un prodotto antizanzare che soddisfi le linee guida WHO, concudono gli autori.


"Chicken volatiles repel host-seeking malaria mosquitoes". Jaleta KT et al. Malaria Journal. 2016 Jul 21; 15 (1):354.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lunedì, 22 Marzo 2004 14:39

La leishmaniosi nel Nord Italia

Pagina 8 di 15

Questo sito web utilizza cookie propri e di terze parti. Se chiudi il banner ne accetti l'utilizzo.