Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6538 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Amiloide A sierica elevata nei feti equini abortitiLa determinazione della concentrazione fetale sierica dell’amiloide A (SAA) nel feto abortito può fornire informazioni utili circa i processi infettivi e/o infiammatori coinvolti nell’aborto equino. Per indagare la relazione tra SAA fetale e processi infettivi/infiammatori nei tessuti feto-placentari, uno studio ha analizzato mediante test ELISA SAA campioni di siero cardiaco di 89 feti equini sottoposti ad esame autoptico e con diagnosi suddivisa nei seguenti gruppi: malattia multiorganica con microrganismo identificato (14 casi, gruppo 1); solo placentite con microrganismo identificato (9 casi, gruppo 2); solo placentite con microrganismo non identificato (6 casi, gruppo 3) e nessun processo infettivo/infiammatorio diagnosticato (60 casi, gruppo 4).

La concentrazione di amiloide A nei feti equini era elevata, da 10,5 a ≥40 mg/L in 10 dei 14 casi del gruppo 1 e da meno di 2,5 mg/L a più di 40 mg/L in 7casi su 9 del gruppo 2. Nel gruppo 3, la SAA era inferiore a 2,5 mg/L in 5 casi su 6. Nel gruppo 4, la SAA era inferiore a 2,5 mg/L in 55 casi, mentre in 5 casi era elevata.

Si riscontravano differenze statisticamente significative tra le concentrazioni di SAA nel sangue dei feti equini e la presenza di processi patologici infettivi e/o infiammatori nei tessuti feto-placentari in presenza di un microrganismo causale.

I risultati suggeriscono che la valutazione della concentrazione di SAA nel sangue cardiaco fetale può favorire l’ulteriore comprensione delle cause di aborto nella cavalla, concludono gli autori.


“Elevated serum amyloid A levels in cases of aborted equine fetuses due to fetal and placental infections” Erdal Erol, Carney Jackson, David Horohov, Stephan Locke, Jacqueline Smith, Craig Carter. Theriogenology. September 1, 2016. Volume 86, Issue 4, Pages 971–975



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Amiloide A sierica elevata nei feti equini abortitiLa determinazione della concentrazione fetale sierica dell’amiloide A (SAA) nel feto abortito può fornire informazioni utili circa i processi infettivi e/o infiammatori coinvolti nell’aborto equino. Per indagare la relazione tra SAA fetale e processi infettivi/infiammatori nei tessuti feto-placentari, uno studio ha analizzato mediante test ELISA SAA campioni di siero cardiaco di 89 feti equini sottoposti ad esame autoptico e con diagnosi suddivisa nei seguenti gruppi: malattia multiorganica con microrganismo identificato (14 casi, gruppo 1); solo placentite con microrganismo identificato (9 casi, gruppo 2); solo placentite con microrganismo non identificato (6 casi, gruppo 3) e nessun processo infettivo/infiammatorio diagnosticato (60 casi, gruppo 4).

La concentrazione di amiloide A nei feti equini era elevata, da 10,5 a ≥40 mg/L in 10 dei 14 casi del gruppo 1 e da meno di 2,5 mg/L a più di 40 mg/L in 7casi su 9 del gruppo 2. Nel gruppo 3, la SAA era inferiore a 2,5 mg/L in 5 casi su 6. Nel gruppo 4, la SAA era inferiore a 2,5 mg/L in 55 casi, mentre in 5 casi era elevata.

Si riscontravano differenze statisticamente significative tra le concentrazioni di SAA nel sangue dei feti equini e la presenza di processi patologici infettivi e/o infiammatori nei tessuti feto-placentari in presenza di un microrganismo causale.

I risultati suggeriscono che la valutazione della concentrazione di SAA nel sangue cardiaco fetale può favorire l’ulteriore comprensione delle cause di aborto nella cavalla, concludono gli autori.


“Elevated serum amyloid A levels in cases of aborted equine fetuses due to fetal and placental infections” Erdal Erol, Carney Jackson, David Horohov, Stephan Locke, Jacqueline Smith, Craig Carter. Theriogenology. September 1, 2016. Volume 86, Issue 4, Pages 971–975



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Lunedì, 07 Luglio 2014 13:44

Neosporosi nelle bovine da latte gravide

Neosporosi nelle bovine da latte gravideLa neosporosi causata dal parassita apicomplesso Neospora caninum è una delle principali cause di aborto infettivo nei bovini in tutto il mondo.

E’ stato condotto uno studio prospettico a lungo termine in un allevamento di bovini da latte endemico per N. caninum per analizzare l'impatto della neosporosi sulla percentuale di vacche che abortivano. Si sottoponevano a indagine 1078 vacche gravide per la ricerca degli anticorpi e si calcolava la proporzione di aborti.

La sieroprevalenza complessiva di N. caninum nell'allevamento era del 35,5%.

La percentuale di aborti nelle vacche sieropositive era 3 volte superiore a quella delle vacche sieronegative (rispettivamente, 21,6 e 7,3%). Non si riscontravano associazioni statisticamente significative tra il livello anticorpale dei soggetti positivi durante la gravidanza e la proporzione di vacche che abortivano. Tuttavia, abortiva il 41,2% delle vacche con titoli anticorpali pari a 1:12.800. Il rischio di aborto di tali soggetti era 2,7 volte maggiore di quello di altri soggetti sieropositivi che presentavano titoli anticorpali minori.

Nel follow-up delle vacche sieropositive durante più gravidanze, la percentuale complessiva di aborti osservata era significativamente maggiore rispetto ai soggetti sieronegativi (rispettivamente, 49, 3 e 16,9%). Inoltre, la proporzione degli aborti ripetuti era di 5 a 1 (17,4 e 3,5%) rispettivamente nelle vacche sieropositive sieronegative.

Il tasso di trasmissione verticale nelle vacche positive era del 61% e appariva essere direttamente associato al livello anticorpale: maggiore era il titolo nella madre durante la gravidanza e maggiore era la percentuale di sieropositività nei suoi vitelli. Nelle vacche sieropositive si osservava una maggiore proporzione di aborti in estate e in inverno, rispetto alla primavera e all'autunno. Si osservava che, nelle vacche sieropositive, un maggior numero di gravidanze, direttamente correlato all'età della madre, era associato a un maggior numero di aborti.


“Neosporosis in naturally infected pregnant dairy cattle.” Mazuz ML, Fish L, Reznikov D, Wolkomirsky R, Leibovitz B, Savitzky I, Golenser J, Shkap V. Vet Parasitol. 2014 Jun 14. [Epub ahead of print]


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Neosporosi nelle bovine da latte gravideLa neosporosi causata dal parassita apicomplesso Neospora caninum è una delle principali cause di aborto infettivo nei bovini in tutto il mondo. E’ stato condotto uno studio prospettico a lungo termine in un allevamento di bovini da latte endemico per N. caninum per analizzare l'impatto della neosporosi sulla percentuale di vacche che abortivano. Si sottoponevano a indagine 1078 vacche gravide per la ricerca degli anticorpi e si calcolava la proporzione di aborti.

La sieroprevalenza complessiva di N. caninum nell'allevamento era del 35,5%. La percentuale di aborti nelle vacche sieropositive era 3 volte superiore a quella delle vacche sieronegative (rispettivamente, 21,6 e 7,3%). Non si riscontravano associazioni statisticamente significative tra il livello anticorpale dei soggetti positivi durante la gravidanza e la proporzione di vacche che abortivano. Tuttavia, abortiva il 41,2% delle vacche con titoli anticorpali pari a 1:12.800. Il rischio di aborto di tali soggetti era 2,7 volte maggiore di quello di altri soggetti sieropositivi che presentavano titoli anticorpali minori.

Nel follow-up delle vacche sieropositive durante più gravidanze, la percentuale complessiva di aborti osservata era significativamente maggiore rispetto ai soggetti sieronegativi (rispettivamente, 49, 3 e 16,9%). Inoltre, la proporzione degli aborti ripetuti era di 5 a 1 (17,4 e 3,5%) rispettivamente nelle vacche sieropositive sieronegative.

Il tasso di trasmissione verticale nelle vacche positive era del 61% e appariva essere direttamente associato al livello anticorpale: maggiore era il titolo nella madre durante la gravidanza e maggiore era la percentuale di sieropositività nei suoi vitelli. Nelle vacche sieropositive si osservava una maggiore proporzione di aborti in estate e in inverno, rispetto alla primavera e all'autunno. Si osservava che, nelle vacche sieropositive, un maggior numero di gravidanze, direttamente correlato all'età della madre, era associato a un maggior numero di aborti.


“Neosporosis in naturally infected pregnant dairy cattle.” Mazuz ML, Fish L, Reznikov D, Wolkomirsky R, Leibovitz B, Savitzky I, Golenser J, Shkap V. Vet Parasitol. 2014 Jun 14. [Epub ahead of print]


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Alternative alla castrazione chirurgica dei suinettiStato attuale e prospettive future dei metodi alternativi alla castrazione chirurgica del suino. Questo il tema di un workshop del Working group dello Standing Committee on the Food Chain and Animal Health della Ce, tenutosi a Bruxelles il 29 gennaio 2007.

Nel 2004 L’Efsa (Autorità alimentare europea) ha pubblicato un ampio parere scientifico sul tema, in cui si indicavano possibili alternative alla attuale pratica della castrazione senza anestesia dei suinetti. Tali alternative, che sono state più specificamente discusse durante il workshop, sono rappresentate da utilizzo dell'anestesia locale, selezione genetica per prevenire le caratteristiche indesiderate della carne di maiale non castrato, immunocastrazione e identificazione della carne con le caratteristiche indesiderate al macello.

Si è concluso che la castrazione in assenza di anestesia provoca dolore e che devono essere considerate alternative che considerino il benessere degli animali e altri aspetti quali il grado di accettazione del consumatore, la sicurezza alimentare, la praticità della tecnica e l'impatto economico. Inoltre si è convenuto che è necessaria ulteriore ricerca scientifica sul tema.

In Europa la castrazione di suini è una pratica indotta dalla richiesta del consumatore di disporre di carne priva dei sapori e odori sgradevoli propri del verro. I consumatori da una parte richiedono la limitazione delle sofferenze di suini castrati, dall'altra non accettano la carne di soggetti non castrati.

La castrazione dei suinetti richiede una maggiore manipolazione degli animali, aumenta il rischio di infezioni e riduce il tasso di crescita e l'indice di conversione degli alimenti. Esistono alternative, come ad esempio l’immunocastrazione, che sono state adottate con successo in alcuni paesi (es. Australia).

Al workshop, tra le altre cose, si è concluso che occorre realizzare uno studio di fattibilità sulle conseguenze sociali, economiche, ambientali e sul benessere animale dell’abbandono della castrazione dei suinetti che tenga conto delle alternative attuali.



Il riassunto del workshop è disponibile in file pdf qui sotto.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Alternative alla castrazione chirurgica dei suinettiStato attuale e prospettive future dei metodi alternativi alla castrazione chirurgica del suino. Questo il tema di un workshop del Working group dello Standing Committee on the Food Chain and Animal Health della Ce, tenutosi a Bruxelles il 29 gennaio 2007.

Nel 2004 L’Efsa (Autorità alimentare europea) ha pubblicato un ampio parere scientifico sul tema, in cui si indicavano possibili alternative alla attuale pratica della castrazione senza anestesia dei suinetti. Tali alternative, che sono state più specificamente discusse durante il workshop, sono rappresentate da utilizzo dell'anestesia locale, selezione genetica per prevenire le caratteristiche indesiderate della carne di maiale non castrato, immunocastrazione e identificazione della carne con le caratteristiche indesiderate al macello.

Si è concluso che la castrazione in assenza di anestesia provoca dolore e che devono essere considerate alternative che considerino il benessere degli animali e altri aspetti quali il grado di accettazione del consumatore, la sicurezza alimentare, la praticità della tecnica e l'impatto economico. Inoltre si è convenuto che è necessaria ulteriore ricerca scientifica sul tema.

In Europa la castrazione di suini è una pratica indotta dalla richiesta del consumatore di disporre di carne priva dei sapori e odori sgradevoli propri del verro. I consumatori da una parte richiedono la limitazione delle sofferenze di suini castrati, dall'altra non accettano la carne di soggetti non castrati.

La castrazione dei suinetti richiede una maggiore manipolazione degli animali, aumenta il rischio di infezioni e riduce il tasso di crescita e l'indice di conversione degli alimenti. Esistono alternative, come ad esempio l’immunocastrazione, che sono state adottate con successo in alcuni paesi (es. Australia).

Al workshop, tra le altre cose, si è concluso che occorre realizzare uno studio di fattibilità sulle conseguenze sociali, economiche, ambientali e sul benessere animale dell’abbandono della castrazione dei suinetti che tenga conto delle alternative attuali.



Il riassunto del workshop è disponibile in file pdf qui sotto.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Anestro bovino: i pregi dei controlli settimanali I trattamenti specifici per differenti tipi di anestro basati su controlli settimanali sono stati il tema di una relazione di F. López-Gatius (Università di Lleida, Spagna) all’Incontro di aggiornamento SIVAR “Fattori che influenzano il successo riproduttivo nella vacca da latte” (16 Aprile 2009 - Padenghe sul Garda, Brescia). La relazione è stata inoltre oggetto di una pubblicazione su Large Animal Review (15: 75-76, 2009), di cui si propone un estratto.

I dati riferiti derivano da quattro studi effettuati su allevamenti da latte ad elevata produttività nel nordest della Spagna (López-Gatius, 2003; López-Gatius et al., 2004, 2005b, 2008; Yániz et al., 2008). Gli studi hanno preso in considerazione in totale circa 25000 lattazioni durante il periodo 1991-2007. E? stato realizzato un programma di controllo della riproduzione su base settimanale.

Visita settimanale
Le bovine in lattazione da 60 o più giorni che non erano state identificate come in estro nei 21 giorni precedenti sono state esaminate settimanalmente mediante ecografia fino all’estro dopo trattamento o fino a che non è stata effettuata un’IA nel corso di un estro naturale. Le bovine presentate all’esame erano al primo controllo post-partum, oppure erano capi che non presentavano estro senza alcun corpo luteo maturo all’ultimo esame, o che erano stati diagnosticati come non gravidi alla diagnosi di gravidanza, o che non mostravano alcun segno di estro dopo un trattamento. Alla visita settimanale, sono stati registrati i dati relativi alle strutture ovariche ed allo status o al contenuto dell’utero. Data la dinamica delle strutture ovariche, un controllo su base settimanale consente una diagnosi più accurata del tipo di anestro rispetto a visite meno frequenti.

Definizioni
Bovine in sub-estro. Se una bovina presenta un corpo luteo con un diametro stimato pari ad almeno 15 mm (media del diametro minimo e massimo), l’animale viene considerato colpito da un’ovulazione silente o in sub-estro (López-Gatius
et al., 2008). Naturalmente, negli allevamenti con un’elevata incidenza di bovine in sub-estro, occorre prendere in considerazione l’opportunità di effettuare una valutazione dell’efficienza dell’identificazione dell’estro. Bovine cistiche. Benché nei vecchi studi, come altrove, avessimo considerato come una cisti ovarica la presenza di una struttura follicolare di diametro superiore a 25 mm dopo sette giorni in assenza di un corpo luteo (López-Gatius e López- Béjar, 2002; López-Gatius et al., 2002), nel corso degli ultimi anni abbiamo formulato questa diagnosi quando veniva individuata per la prima volta una struttura follicolare di diametro superiore a 20 mm in una o entrambe le ovaie, in assenza di un corpo luteo e un tono uterino (Hanzen et al., 2007). Bovine anovulatorie. Si ritiene che una bovina sia colpita da ipofunzione ovarica o anovulazione follicolare quando viene riscontrata una struttura follicolare di almeno 8-15 mm in due esami consecutivi a distanza di 7 giorni, in assenza di un corpo luteo o una cisti, e non si nota alcun segno di estro durante il periodo tra gli esami (López-Gatius et al., 2001, 2004).Va rilevato che le bovine anovulatorie sono talvolta una conseguenza di una mancata ovulazione di bovine che presentavano l’estro (López-Gatius et al., 2005a). Si registrano come bovine con ovaie inattive quelle in cui lo sviluppo follicolare individuato è assente o minimo. A causa di un’incidenza molto bassa nei nostri allevamenti, questo disordine non verrà trattato in questa sede.

Quadri di anestro clinico
L’incidenza delle bovine colpite da qualsiasi tipo di anestro 45-80 giorni dopo il parto può superare il 60% (Yániz et al., 2008). Nel tempo, è stato registrato un intenso effetto della stagione e della produzione di latte sull’incidenza delle bovine
anovulatorie. La percentuale di queste ultime risultò più elevata durante il periodo caldo (24%; da maggio a settembre) rispetto a quello freddo (6%) e ogni 1000 kg di aumento nella produzione media annuale di latte per bovina era associato ad un incremento dell’8% nel numero dei capi in anestro registrati durante il periodo caldo (López-Gatius, 2003). Questi riscontri sono stati valutati in uno studio più recente, in cui, inoltre, risultò predominante l’ovulazione silente (Yániz et al., 2008). La stagione non parve condizionare l’ovulazione silente o la condizione cistica.

Trattamenti
Alle bovine anovulatorie viene applicato un dispositivo intravaginale di rilascio di progesterone (PRID, progesterone re leasing intravaginal device) che viene lasciato in sede per 9 giorni; questi animali ricevono anche un agente luteolitico 8 giorni dopo l’inserimento (López-Gatius et al., 2001, 2004, 2006a). Le bovine in sub-estro e quelle cistiche sono trattate con un agente luteolitico. Nelle bovine cistiche, il trattamento è conseguente alla rottura manuale della struttura cistica per via rettale (López-Gatius et al., 2006b, 2008, Garciá-Ispierto et al., 2007). La rottura si deve sempre effettuare con facilità in tutte le bovine cistiche sottoposte ad un programma di controllo riproduttivo su base settimanale (sempre cisti giovani). Logicamente, dato il minor grado di luteinizzazione, la rottura è più semplice nelle cisti giovani. Questa pratica non influisce sul tasso di riforma (Hanzen et al., in stampa) né compromette la fertilità (López-Gatius et al., 2006b) delle bovine con questo disordine. Gli animali trattati con una prostaglandina o con PRID che non riescono a mostrare i segni clinici di estro vengono ripresentati all’esame ginecologico settimanale.

Risposta Estrale
In uno studio precedente potemmo dimostrare che la risposta delle bovine trattate ad uno specifico protocollo di sincronizzazione estrale, applicato in relazione al loro status ovarico, come descritto più sopra, è più efficace della risposta al protocollo Ovsynch applicato senza tenere conto della condizione ovarica degli animali (López-Gatius et al., 2004). In uno studio più estensivo, che applicava soltanto un trattamento specifico per tipi diversi di anestro (López-Gatius et al., 2008), la frequenza della risposta estrale ottenuta dopo il trattamento risultò inferiore per il gruppo dei capi cistici rispetto a quello dei soggetti in sub-estro o anovulatori. In tutte e tre i tipi di gruppi di anestro, l’anestro precedente ed i giorni di lattazione condizionarono la risposta dell’estro. Le bovine di questo studio vennero infine inseminate dopo che l’estro era stato confermato mediante l’esame del tratto genitale e del fluido vaginale (López-Gatius e Camón-Urgel, 1991; López-Gatius 2000; Sturman et al., 2000). Soltanto gli animali che mostravano segni di estro entro 14 giorni dal trattamento e con una forte contrattilità uterina (determinata attraverso il tono dell’organo) ed un abbondante liquido vaginale trasparente vennero classificati come soggetti che avevano dimostrato un risposta positiva al trattamento e furono inseminati 6-15 ore dopo l’inizio del comportamento estrale. Le bovine che mostravano l’estro dopo il trattamento avevano una percentuale di gravidanza simile a quelle che
mostravano un estro naturale.

È interessante evidenziare il fatto che gli animali dei tre tipi di gruppi di anestro che non mostravano alcun segno di estro 14 giorni dopo il trattamento avevano presentato strutture ovariche simili, come un corpo luteo di dimensioni normali, cisti, follicoli o corpi lutei piccoli, con le percentuali più elevate registrate per la presenza di un corpo luteo normale.

Questi risultati suggeriscono un’elevata percentuale di guarigione per i tre trattamenti e un continuo spostamento tra una forma di anestro e l’altra (López-Gatius et al., 2008). Ad esempio, il 58,1% ed il 7,9% degli animali inizialmente compresi nel gruppo con ovaie ipofunzionanti, 14 giorni dopo il trattamento presentarono, rispettivamente, un corpo luteo ed una cisti, senza alcun segno di estro. Quindi, alla successiva visita ginecologica, queste bovine vennero incluse, rispettivamente, nei gruppi del sub-estro e cistico.

Considerazioni conclusive
Accanto all’aumento della produzione di latte si sta avendo quello dell’anestro, poiché diventa predominante un’ovulazione silente. L’incidenza dell’anestro è fortemente incrementata in un clima caldo. Un controllo della riproduzione su base settimanale permette una diagnosi più accurata del tipo di anestro rispetto a visite meno frequenti. Dato che gli animali che presentavano l’estro dopo il trattamento hanno mostrato una percentuale di gravidanza simile a quella osservata nei soggetti con un estro naturale, utilizzate negli anni come riferimento, proponiamo un trattamento specifico per ciascun tipo di anestro.








Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Anestro bovino: i pregi dei controlli settimanali I trattamenti specifici per differenti tipi di anestro basati su controlli settimanali sono stati il tema di una relazione di F. López-Gatius (Università di Lleida, Spagna) all’Incontro di aggiornamento SIVAR “Fattori che influenzano il successo riproduttivo nella vacca da latte” (16 Aprile 2009 - Padenghe sul Garda, Brescia). La relazione è stata inoltre oggetto di una pubblicazione su Large Animal Review (15: 75-76, 2009), di cui si propone un estratto.

I dati riferiti derivano da quattro studi effettuati su allevamenti da latte ad elevata produttività nel nordest della Spagna (López-Gatius, 2003; López-Gatius et al., 2004, 2005b, 2008; Yániz et al., 2008). Gli studi hanno preso in considerazione in totale circa 25000 lattazioni durante il periodo 1991-2007. E? stato realizzato un programma di controllo della riproduzione su base settimanale.

Visita settimanale
Le bovine in lattazione da 60 o più giorni che non erano state identificate come in estro nei 21 giorni precedenti sono state esaminate settimanalmente mediante ecografia fino all’estro dopo trattamento o fino a che non è stata effettuata un’IA nel corso di un estro naturale. Le bovine presentate all’esame erano al primo controllo post-partum, oppure erano capi che non presentavano estro senza alcun corpo luteo maturo all’ultimo esame, o che erano stati diagnosticati come non gravidi alla diagnosi di gravidanza, o che non mostravano alcun segno di estro dopo un trattamento. Alla visita settimanale, sono stati registrati i dati relativi alle strutture ovariche ed allo status o al contenuto dell’utero. Data la dinamica delle strutture ovariche, un controllo su base settimanale consente una diagnosi più accurata del tipo di anestro rispetto a visite meno frequenti.

Definizioni
Bovine in sub-estro. Se una bovina presenta un corpo luteo con un diametro stimato pari ad almeno 15 mm (media del diametro minimo e massimo), l’animale viene considerato colpito da un’ovulazione silente o in sub-estro (López-Gatius
et al., 2008). Naturalmente, negli allevamenti con un’elevata incidenza di bovine in sub-estro, occorre prendere in considerazione l’opportunità di effettuare una valutazione dell’efficienza dell’identificazione dell’estro. Bovine cistiche. Benché nei vecchi studi, come altrove, avessimo considerato come una cisti ovarica la presenza di una struttura follicolare di diametro superiore a 25 mm dopo sette giorni in assenza di un corpo luteo (López-Gatius e López- Béjar, 2002; López-Gatius et al., 2002), nel corso degli ultimi anni abbiamo formulato questa diagnosi quando veniva individuata per la prima volta una struttura follicolare di diametro superiore a 20 mm in una o entrambe le ovaie, in assenza di un corpo luteo e un tono uterino (Hanzen et al., 2007). Bovine anovulatorie. Si ritiene che una bovina sia colpita da ipofunzione ovarica o anovulazione follicolare quando viene riscontrata una struttura follicolare di almeno 8-15 mm in due esami consecutivi a distanza di 7 giorni, in assenza di un corpo luteo o una cisti, e non si nota alcun segno di estro durante il periodo tra gli esami (López-Gatius et al., 2001, 2004).Va rilevato che le bovine anovulatorie sono talvolta una conseguenza di una mancata ovulazione di bovine che presentavano l’estro (López-Gatius et al., 2005a). Si registrano come bovine con ovaie inattive quelle in cui lo sviluppo follicolare individuato è assente o minimo. A causa di un’incidenza molto bassa nei nostri allevamenti, questo disordine non verrà trattato in questa sede.

Quadri di anestro clinico
L’incidenza delle bovine colpite da qualsiasi tipo di anestro 45-80 giorni dopo il parto può superare il 60% (Yániz et al., 2008). Nel tempo, è stato registrato un intenso effetto della stagione e della produzione di latte sull’incidenza delle bovine
anovulatorie. La percentuale di queste ultime risultò più elevata durante il periodo caldo (24%; da maggio a settembre) rispetto a quello freddo (6%) e ogni 1000 kg di aumento nella produzione media annuale di latte per bovina era associato ad un incremento dell’8% nel numero dei capi in anestro registrati durante il periodo caldo (López-Gatius, 2003). Questi riscontri sono stati valutati in uno studio più recente, in cui, inoltre, risultò predominante l’ovulazione silente (Yániz et al., 2008). La stagione non parve condizionare l’ovulazione silente o la condizione cistica.

Trattamenti
Alle bovine anovulatorie viene applicato un dispositivo intravaginale di rilascio di progesterone (PRID, progesterone re leasing intravaginal device) che viene lasciato in sede per 9 giorni; questi animali ricevono anche un agente luteolitico 8 giorni dopo l’inserimento (López-Gatius et al., 2001, 2004, 2006a). Le bovine in sub-estro e quelle cistiche sono trattate con un agente luteolitico. Nelle bovine cistiche, il trattamento è conseguente alla rottura manuale della struttura cistica per via rettale (López-Gatius et al., 2006b, 2008, Garciá-Ispierto et al., 2007). La rottura si deve sempre effettuare con facilità in tutte le bovine cistiche sottoposte ad un programma di controllo riproduttivo su base settimanale (sempre cisti giovani). Logicamente, dato il minor grado di luteinizzazione, la rottura è più semplice nelle cisti giovani. Questa pratica non influisce sul tasso di riforma (Hanzen et al., in stampa) né compromette la fertilità (López-Gatius et al., 2006b) delle bovine con questo disordine. Gli animali trattati con una prostaglandina o con PRID che non riescono a mostrare i segni clinici di estro vengono ripresentati all’esame ginecologico settimanale.

Risposta Estrale
In uno studio precedente potemmo dimostrare che la risposta delle bovine trattate ad uno specifico protocollo di sincronizzazione estrale, applicato in relazione al loro status ovarico, come descritto più sopra, è più efficace della risposta al protocollo Ovsynch applicato senza tenere conto della condizione ovarica degli animali (López-Gatius et al., 2004). In uno studio più estensivo, che applicava soltanto un trattamento specifico per tipi diversi di anestro (López-Gatius et al., 2008), la frequenza della risposta estrale ottenuta dopo il trattamento risultò inferiore per il gruppo dei capi cistici rispetto a quello dei soggetti in sub-estro o anovulatori. In tutte e tre i tipi di gruppi di anestro, l’anestro precedente ed i giorni di lattazione condizionarono la risposta dell’estro. Le bovine di questo studio vennero infine inseminate dopo che l’estro era stato confermato mediante l’esame del tratto genitale e del fluido vaginale (López-Gatius e Camón-Urgel, 1991; López-Gatius 2000; Sturman et al., 2000). Soltanto gli animali che mostravano segni di estro entro 14 giorni dal trattamento e con una forte contrattilità uterina (determinata attraverso il tono dell’organo) ed un abbondante liquido vaginale trasparente vennero classificati come soggetti che avevano dimostrato un risposta positiva al trattamento e furono inseminati 6-15 ore dopo l’inizio del comportamento estrale. Le bovine che mostravano l’estro dopo il trattamento avevano una percentuale di gravidanza simile a quelle che
mostravano un estro naturale.

È interessante evidenziare il fatto che gli animali dei tre tipi di gruppi di anestro che non mostravano alcun segno di estro 14 giorni dopo il trattamento avevano presentato strutture ovariche simili, come un corpo luteo di dimensioni normali, cisti, follicoli o corpi lutei piccoli, con le percentuali più elevate registrate per la presenza di un corpo luteo normale.

Questi risultati suggeriscono un’elevata percentuale di guarigione per i tre trattamenti e un continuo spostamento tra una forma di anestro e l’altra (López-Gatius et al., 2008). Ad esempio, il 58,1% ed il 7,9% degli animali inizialmente compresi nel gruppo con ovaie ipofunzionanti, 14 giorni dopo il trattamento presentarono, rispettivamente, un corpo luteo ed una cisti, senza alcun segno di estro. Quindi, alla successiva visita ginecologica, queste bovine vennero incluse, rispettivamente, nei gruppi del sub-estro e cistico.

Considerazioni conclusive
Accanto all’aumento della produzione di latte si sta avendo quello dell’anestro, poiché diventa predominante un’ovulazione silente. L’incidenza dell’anestro è fortemente incrementata in un clima caldo. Un controllo della riproduzione su base settimanale permette una diagnosi più accurata del tipo di anestro rispetto a visite meno frequenti. Dato che gli animali che presentavano l’estro dopo il trattamento hanno mostrato una percentuale di gravidanza simile a quella osservata nei soggetti con un estro naturale, utilizzate negli anni come riferimento, proponiamo un trattamento specifico per ciascun tipo di anestro.








Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Venerdì, 20 Febbraio 2004 09:38

Curare le lesioni cartilaginee del cavallo

Mercoledì, 05 Maggio 2004 13:57

Osteopatia metafisaria del cane

Tendinopatie della spalla del cane: onde d’urto ed esercizio terapeutico Le tendinopatie del sopraspinato (ST) e del bicipite (BT) sono comuni cause di zoppia dell’arto anteriore nei cani di grossa taglia e sono state storicamente trattate con una terapia conservativa o la chirurgia. Si ritiene che la terapia con onde d’urto extracorporee (ESWT) e l’esercizio terapeutico (TE) siano possibili opzioni terapeutiche per questa condizione. Uno studio ha descritto la presentazione clinica dei cani trattati con ESWT per le tendinopatia della spalla, ha determinato l’associazione tra gravità delle lesioni della spalla valutata ecograficamente o con MRI ed esito ed ha confrontato l’esito dei cani trattati con ESWT con o senza TE.

Si rivedevano le cartelle cliniche di 29 cani con tendinopatia della spalla e trattati con ESWT; in 24 cani si diagnosticava BT unilaterale o BT e ST. Nessun cane presentava ST unilaterale. In 5 cani si diagnosticava una patologia bilaterale.

L’85% dei cani aveva un esito buono o eccellente, determinato mediante valutazione del proprietario 11-220 settimane dopo la terapia. L’esito appariva migliore all’aumentare della gravità della lesione tendinea, indipendentemente dal fatto che si effettuasse ESWT con o senza TE.

La ESWT dovrebbe essere considerata un’opzione terapeutica primaria sicura per le tendinopatie della spalla del cane. Sono necessari studi prospettici controllati più ampi per valutare adeguatamente questi risultati, concludono gli autori.


“Extracorporeal shockwave therapy and therapeutic exercise for supraspinatus and biceps tendinopathies in 29 dogs.”Leeman JJ, Shaw KK, Mison MB, Perry JA, Carr A, Shultz R. Vet Rec. 2016 Jul 21. [Epub ahead of print]


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Tendinopatie della spalla del cane: onde d’urto ed esercizio terapeutico Le tendinopatie del sopraspinato (ST) e del bicipite (BT) sono comuni cause di zoppia dell’arto anteriore nei cani di grossa taglia e sono state storicamente trattate con una terapia conservativa o la chirurgia. Si ritiene che la terapia con onde d’urto extracorporee (ESWT) e l’esercizio terapeutico (TE) siano possibili opzioni terapeutiche per questa condizione. Uno studio ha descritto la presentazione clinica dei cani trattati con ESWT per le tendinopatia della spalla, ha determinato l’associazione tra gravità delle lesioni della spalla valutata ecograficamente o con MRI ed esito ed ha confrontato l’esito dei cani trattati con ESWT con o senza TE.

Si rivedevano le cartelle cliniche di 29 cani con tendinopatia della spalla e trattati con ESWT; in 24 cani si diagnosticava BT unilaterale o BT e ST. Nessun cane presentava ST unilaterale. In 5 cani si diagnosticava una patologia bilaterale.

L’85% dei cani aveva un esito buono o eccellente, determinato mediante valutazione del proprietario 11-220 settimane dopo la terapia. L’esito appariva migliore all’aumentare della gravità della lesione tendinea, indipendentemente dal fatto che si effettuasse ESWT con o senza TE.

La ESWT dovrebbe essere considerata un’opzione terapeutica primaria sicura per le tendinopatie della spalla del cane. Sono necessari studi prospettici controllati più ampi per valutare adeguatamente questi risultati, concludono gli autori.


“Extracorporeal shockwave therapy and therapeutic exercise for supraspinatus and biceps tendinopathies in 29 dogs.”Leeman JJ, Shaw KK, Mison MB, Perry JA, Carr A, Shultz R. Vet Rec. 2016 Jul 21. [Epub ahead of print]


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Dermatite digitale bovina: due trattamenti topici a confrontoUno studio ha confrontato l’effetto di due trattamenti topici per lo stadio ulcerativo doloroso (M2) della dermatite digitale bovina (BDD) in una prova clinica condotta in 5 allevamenti da latte nel 2009 e 2010. Il primo trattamento consisteva in un gel a base acquosa con rame e zinco attivati (IHF) e il secondo trattamento consisteva in uno spray topico a base di clorotetraciclina (CTC). Si trattava il piede posteriore affetto da lesioni BDD.

La cura veniva definita come la transizione di una lesione M2 a uno stadio di guarigione (M0) o a uno stadio cronico non doloroso (M4) di BDD il giorno 28. Il giorno 0, le vacche con lesioni M2 venivano fotografate e trattate con IHF o CTC. Successivamente i piedi venivano fotografati e classificati il giorno 28.

Il giorno 28, il tasso di cura delle lesioni BDD M2 trattate con IHF era pari a 0,92 (CI 0,84 -0,96) ed era significativamente migliore rispetto a quello delle lesioni BDD M2 trattate con CTC, che era pari a 0,58 (CI 0,47 – 0,68).


“Curative effect of topical treatment of digital dermatitis with a gel containing activated copper and zinc chelate” M. Holzhauer, C. J. Bartels, MsC, M. van Barneveld, C. Vulders and T. Lam. Veterinary Record November 2011, 169, 21 555


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Dermatite digitale bovina: due trattamenti topici a confrontoUno studio ha confrontato l’effetto di due trattamenti topici per lo stadio ulcerativo doloroso (M2) della dermatite digitale bovina (BDD) in una prova clinica condotta in 5 allevamenti da latte nel 2009 e 2010. Il primo trattamento consisteva in un gel a base acquosa con rame e zinco attivati (IHF) e il secondo trattamento consisteva in uno spray topico a base di clorotetraciclina (CTC). Si trattava il piede posteriore affetto da lesioni BDD.

La cura veniva definita come la transizione di una lesione M2 a uno stadio di guarigione (M0) o a uno stadio cronico non doloroso (M4) di BDD il giorno 28. Il giorno 0, le vacche con lesioni M2 venivano fotografate e trattate con IHF o CTC. Successivamente i piedi venivano fotografati e classificati il giorno 28.

Il giorno 28, il tasso di cura delle lesioni BDD M2 trattate con IHF era pari a 0,92 (CI 0,84 -0,96) ed era significativamente migliore rispetto a quello delle lesioni BDD M2 trattate con CTC, che era pari a 0,58 (CI 0,47 – 0,68).


“Curative effect of topical treatment of digital dermatitis with a gel containing activated copper and zinc chelate” M. Holzhauer, C. J. Bartels, MsC, M. van Barneveld, C. Vulders and T. Lam. Veterinary Record November 2011, 169, 21 555


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Anchilosi e pseudoanchilosi temporomandibolare nel caneUno studio retrospettivo ha descritto gli aspetti clinici e i risultati del trattamento dell’anchilosi vera e della pseudoanchilosi dell’articolazione temporomandibolare del cane. Si includevano 10 cani di proprietà visitati per l’impossibilità di aprire la bocca o per un’ampiezza del movimento dell’articolazione temporomandibolare notevolmente ridotta.

Si diagnosticava l’anchilosi dell’articolazione temporomandibolare in 2 cani e la pseudoanchilosi in 7 soggetti. Un cane presentava anchilosi e pseudoanchilosi associate. Dei 7 soggetti con pseudoanchilosi, 6 presentavano una fusione ossea che coinvolgeva l’arco zigomatico e la mandibola.

Si effettuava il trattamento chirurgico in 9 cani e in uno era necessario un intervento di revisione. Il follow-up variava da 5 mesi a 8 anni (media: 48,6 mesi). Otto dei 9 cani trattati chirurgicamente riacquisivano la capacità di aprire la bocca ma 6 soggetti non riacquisivano più una normale ampiezza del movimento dell’articolazione temporomandibolare.

L’anchilosi e la pseudoanchilosi dell’articolazione temporomandibolare non sono comuni nel cane. Il trattamento chirurgico è un’opzione efficace e comporta una prognosi che dipende dalla patologia specifica del paziente. La tomografia computerizzata associata alla stampa tridimensionale (effettuata in 4 casi) è una metodica valida per la comprensione dell’estensione del problema e per il planning preoperatorio, concludono gli autori.


“Ankylosis and pseudoankylosis of the temporomandibular joint in 10 dogs (1993-2015).”Strøm PC, Arzi B, Cissell D, Verstraete FJ. Vet Comp Orthop Traumatol. 2016 Jul 21; 29 (5).


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Anchilosi e pseudoanchilosi temporomandibolare nel caneUno studio retrospettivo ha descritto gli aspetti clinici e i risultati del trattamento dell’anchilosi vera e della pseudoanchilosi dell’articolazione temporomandibolare del cane. Si includevano 10 cani di proprietà visitati per l’impossibilità di aprire la bocca o per un’ampiezza del movimento dell’articolazione temporomandibolare notevolmente ridotta.

Si diagnosticava l’anchilosi dell’articolazione temporomandibolare in 2 cani e la pseudoanchilosi in 7 soggetti. Un cane presentava anchilosi e pseudoanchilosi associate. Dei 7 soggetti con pseudoanchilosi, 6 presentavano una fusione ossea che coinvolgeva l’arco zigomatico e la mandibola.

Si effettuava il trattamento chirurgico in 9 cani e in uno era necessario un intervento di revisione. Il follow-up variava da 5 mesi a 8 anni (media: 48,6 mesi). Otto dei 9 cani trattati chirurgicamente riacquisivano la capacità di aprire la bocca ma 6 soggetti non riacquisivano più una normale ampiezza del movimento dell’articolazione temporomandibolare.

L’anchilosi e la pseudoanchilosi dell’articolazione temporomandibolare non sono comuni nel cane. Il trattamento chirurgico è un’opzione efficace e comporta una prognosi che dipende dalla patologia specifica del paziente. La tomografia computerizzata associata alla stampa tridimensionale (effettuata in 4 casi) è una metodica valida per la comprensione dell’estensione del problema e per il planning preoperatorio, concludono gli autori.


“Ankylosis and pseudoankylosis of the temporomandibular joint in 10 dogs (1993-2015).”Strøm PC, Arzi B, Cissell D, Verstraete FJ. Vet Comp Orthop Traumatol. 2016 Jul 21; 29 (5).


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Venerdì, 22 Maggio 2009 11:51

Pareggio preventivo nelle bovine da latte

Pareggio preventivo nelle bovine da latteLe verità e i miti sul ruolo del pareggio funzionale nella prevenzione delle zoppie nelle bovine da latte è stato l'argomento di una relazione tenuta da Alberto Brizzi (Medico Veterinario Libero Professionista, Parma) all’11° Congresso Nazionale Multisala SIVAR (Cremona, 8-9 maggio 2009).

Il pareggio funzionale è stato sviluppato a seguito dell’incidenza crescente delle patologie digitali nei Paesi Bassi negli anni ’70. L’allevamento del bovino stava abbandonando la pratica del pascolo, sempre meno idonea a soddisfare le necessità della produzione di latte media annua di più 7.000 kg. La distribuzione delle patologie era allora differente: la dermatite digitale non era ancora stata descritta e la pododermatite asettica diffusa (laminite) era poco conosciuta. Le lesioni digitali venivano ricondotte alle conseguenze delle erosioni del corno bulbare associate a dermatite interdigitale. Il ruolo della laminite era ritenuto secondario a problemi di natura nutrizionale (acidosi ruminale).

Oggi le cose sono cambiate: il potenziale genetico degli animali è aumentato moltissimo e le tecnologie di allevamento non prevedono il pascolo, bensì il progressivo confinamento degli animali in spazi sempre più ridotti. L’evoluzione delle bovine da latte, e delle loro potenzialità produttive, ha sviluppato negli animali la predisposizione alla chetosi e alle infezioni opportunistiche. Questo rende oggi più facili le complicazioni, a volte gravi, in caso di patologie podali.


RUOLO DEL PAREGGIO FUNZIONALE

Il pareggio funzionale è stato sviluppato per ridistribuire il carico fra gli unghioni di un piede e correggere i difetti cornei eventualmente presenti, compresi quelli “aperti” (con esposizione al mondo esterno del “vivo”), permettendone la guarigione senza altri interventi o terapie.

L’estremizzazione del concetto di ridistribuzione del carico si ottiene con l’applicazione di una suola ortopedica che solleva da terra un unghione consentendogli l’assoluto riposo. Le asimmetrie dimensionali degli unghioni dipendono dalla diversa velocità di formazione del corno. Il pareggio funzionale, riducendo le dimensioni degli unghioni laterali del piede posteriore, di solito più sviluppati, permette loro periodi di riposo, che limitano l’effetto delle cause meccaniche concausa della comparsa di lesioni del pododerma.


EFFETTI DEL PAREGGIO FUNZIONALE

Per il pareggiatore l’obiettivo è più la prevenzione delle zoppie che quella del difetto corneo, la cui importanza, in assenza di una sintomatologia, è ritenuta marginale. La diffusione dei difetti cornei, e delle conseguenti lesioni, è molto elevata e, sinché le lesioni restano subcliniche o paucisintomatiche, può coesistere con prestazioni produttive di tutto rispetto. Nella maggioranza dei casi i segni di pododermatite asettica diffusa e le relative lesioni sono molto diffusi, anche in presenza di programmi di assistenza periodica per la cura delle bovine zoppe.

Nella Tabella 1 (vedere pdf allegato) si vede la situazione di una mandria in occasione del primo intervento di massa. Quasi il 72% delle bovine pareggiate presenta almeno una lesione podale, e più del 50% degli animali pareggiati ha lesioni riferibili a pododermatite asettica diffusa. L’elevato numero di suole ortopediche applicate testimonia anche la notevole frequenza di lesioni gravi. La situazione della mandria “B”, che da più di cinque anni effettua il pareggio periodico di tutto l’effettivo in produzione, mostra meno della metà della percentuale di animali portatori di lesioni, meno del 25% di bovine portatrici di lesioni riferibili a “laminite e una ridotta necessità di uso di suole ortopediche. La percentuale di bovine inguaribili, che continuano a produrre nonostante la lesione podale, grazie al pareggio funzionale è quasi doppia rispetto a quella dell’azienda “A”.


CONCLUSIONI

Il pareggio funzionale ha un ruolo fondamentale nella mediazione fra gli animali e le condizioni della zootecnia intensiva. Il pareggio non può ripristinare l’integrità del cheratogeno ma può consentire un’efficienza locomotoria tale da permettere una carriera produttiva accettabile.



Atti dell’11° Congesso SIVAR
“Zoppie nelle vacche da latte: quanto è determinante il pareggio nella prevezione? Verità e miti” Alberto Brizzi( Medico Veterinario Libero Professionista, Parma).



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Pareggio preventivo nelle bovine da latteLe verità e i miti sul ruolo del pareggio funzionale nella prevenzione delle zoppie nelle bovine da latte è stato l'argomento di una relazione tenuta da Alberto Brizzi (Medico Veterinario Libero Professionista, Parma) all’11° Congresso Nazionale Multisala SIVAR (Cremona, 8-9 maggio 2009).

Il pareggio funzionale è stato sviluppato a seguito dell’incidenza crescente delle patologie digitali nei Paesi Bassi negli anni ’70. L’allevamento del bovino stava abbandonando la pratica del pascolo, sempre meno idonea a soddisfare le necessità della produzione di latte media annua di più 7.000 kg. La distribuzione delle patologie era allora differente: la dermatite digitale non era ancora stata descritta e la pododermatite asettica diffusa (laminite) era poco conosciuta. Le lesioni digitali venivano ricondotte alle conseguenze delle erosioni del corno bulbare associate a dermatite interdigitale. Il ruolo della laminite era ritenuto secondario a problemi di natura nutrizionale (acidosi ruminale).

Oggi le cose sono cambiate: il potenziale genetico degli animali è aumentato moltissimo e le tecnologie di allevamento non prevedono il pascolo, bensì il progressivo confinamento degli animali in spazi sempre più ridotti. L’evoluzione delle bovine da latte, e delle loro potenzialità produttive, ha sviluppato negli animali la predisposizione alla chetosi e alle infezioni opportunistiche. Questo rende oggi più facili le complicazioni, a volte gravi, in caso di patologie podali.


RUOLO DEL PAREGGIO FUNZIONALE

Il pareggio funzionale è stato sviluppato per ridistribuire il carico fra gli unghioni di un piede e correggere i difetti cornei eventualmente presenti, compresi quelli “aperti” (con esposizione al mondo esterno del “vivo”), permettendone la guarigione senza altri interventi o terapie.

L’estremizzazione del concetto di ridistribuzione del carico si ottiene con l’applicazione di una suola ortopedica che solleva da terra un unghione consentendogli l’assoluto riposo. Le asimmetrie dimensionali degli unghioni dipendono dalla diversa velocità di formazione del corno. Il pareggio funzionale, riducendo le dimensioni degli unghioni laterali del piede posteriore, di solito più sviluppati, permette loro periodi di riposo, che limitano l’effetto delle cause meccaniche concausa della comparsa di lesioni del pododerma.


EFFETTI DEL PAREGGIO FUNZIONALE

Per il pareggiatore l’obiettivo è più la prevenzione delle zoppie che quella del difetto corneo, la cui importanza, in assenza di una sintomatologia, è ritenuta marginale. La diffusione dei difetti cornei, e delle conseguenti lesioni, è molto elevata e, sinché le lesioni restano subcliniche o paucisintomatiche, può coesistere con prestazioni produttive di tutto rispetto. Nella maggioranza dei casi i segni di pododermatite asettica diffusa e le relative lesioni sono molto diffusi, anche in presenza di programmi di assistenza periodica per la cura delle bovine zoppe.

Nella Tabella 1 (vedere pdf allegato) si vede la situazione di una mandria in occasione del primo intervento di massa. Quasi il 72% delle bovine pareggiate presenta almeno una lesione podale, e più del 50% degli animali pareggiati ha lesioni riferibili a pododermatite asettica diffusa. L’elevato numero di suole ortopediche applicate testimonia anche la notevole frequenza di lesioni gravi. La situazione della mandria “B”, che da più di cinque anni effettua il pareggio periodico di tutto l’effettivo in produzione, mostra meno della metà della percentuale di animali portatori di lesioni, meno del 25% di bovine portatrici di lesioni riferibili a “laminite e una ridotta necessità di uso di suole ortopediche. La percentuale di bovine inguaribili, che continuano a produrre nonostante la lesione podale, grazie al pareggio funzionale è quasi doppia rispetto a quella dell’azienda “A”.


CONCLUSIONI

Il pareggio funzionale ha un ruolo fondamentale nella mediazione fra gli animali e le condizioni della zootecnia intensiva. Il pareggio non può ripristinare l’integrità del cheratogeno ma può consentire un’efficienza locomotoria tale da permettere una carriera produttiva accettabile.



Atti dell’11° Congesso SIVAR
“Zoppie nelle vacche da latte: quanto è determinante il pareggio nella prevezione? Verità e miti” Alberto Brizzi( Medico Veterinario Libero Professionista, Parma).



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