Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 6544 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Lunedì, 19 Maggio 2008 12:00

Lesioni del dito bovino

Lesioni del dito bovinoPiù del 90% dei casi di zoppia del bovino è causato dalle malattie del piede, in particolare dalle affezioni degli unghioni, seguite dalle infezioni dell’articolazione del nodello e della guaina del tendine flessore delle falangi. Il trattamento chirurgico di queste condizioni è stato illustrato da Karl Nuss (Clinic for Ruminants, Veterinary Faculty, University of Munich, Germany) al X Congresso Multisala SIVAR (Cremona, 9-10 Maggio 2008), in una relazione intitolata "Zoppia nella vacca da latte: diagnosi e terapia delle lesioni chirurgiche del dito"


INTRODUZIONE

Le malattie del piede costituiscono più del 90% della totalità dei casi di zoppia nel bovino. Fra queste, le più frequenti sono le affezioni degli unghioni, seguite dalle infezioni dell’articolazione del nodello e della guaina del tendine flessore delle falangi. Occasionalmente si osservano lacerazioni, infezioni della seconda articolazione interfalangea, della fisi della prima falange o dello stinco e fratture delle dita e delle ossa metacarpali/metatarsali.


RESEZIONE DELL’ARTICOLAZIONE INTERFALANGEA DISTALE E AMPUTAZIONE DELL’UNGHIONE

Le infezioni nell’area retroarticolare in molti casi prendono
origine da un’ulcera della suola o da una malattia della linea bianca e di solito vengono sottoposte ad un trattamento chirurgico con accesso dalla regione della pastoia.

Il tessuto infetto viene rimosso attraverso un’incisione verticale sul lato plantare, estesa dall’unghiello all’area dell’ulcera soleare. La guaina tendinea viene aperta e ciò consente una successiva rimozione del tendine flessore profondo delle falangi, della borsa podotrocleare e dell’osso podosesamoideo distale sotto ispezione visiva diretta. Se la sinoviale mostra segni di infezione o se la cartilagine articolare è danneggiata, si esegue la resezione dell’articolazione interfalangea distale. Successivamente, si pratica con un trapano un canale di circa 1,5 cm attraverso l’articolazione stessa. È possibile depositare localmente degli antibiotici, ad es., tetraciclina o penicillina.

Sull’altro unghione dello stesso arto si applica un ferro in legno, mentre quello operato viene protetto con un bendaggio. Quest’ultimo viene sostituito ogni 3-5 giorni. Se non si verificano delle complicazioni, al giorno 10-14 la zoppia è ormai solo lieve, dopo 8 settimane la ferita è quasi coperta da tessuto corneo e dopo 7-12 mesi si è verificata l’anchilosi completa dell’articolazione.

Rimuovere le dita in molti casi risulta più pratico che effettuare una resezione. Non c’è bisogno di apparecchiature speciali e le complicazioni sono meno frequenti. Quando un dito deve essere rimosso, si preferisce effettuare un’amputazione “alta” a livello della prima falange. L’estremità distale di quest’ultima
può essere asportata sia con una sega in filo metallico
che con una sega da amputazione. La preparazione chirurgica viene effettuata sotto controllo visivo diretto. Se non è presente un ascesso coronario, la ferita può essere chiusa con una sutura semplice a punti staccati.


RESEZIONE DELL’APICE DELLA TERZA FALANGE

Dopo un evento traumatico a carico della punta di un unghione, è possibile che si verifichi la diffusione molto rapida di un processo infettivo fino nella terza falange. Si accede alla parte infetta di quest’ultima dalla suola e in seguito si asporta con un trapano l’osso osteolitico fino a che non è visibile soltanto il tessuto osseo sano. Dopo l’intervento chirurgico si possono applicare antibiotici locali.

È indispensabile effettuare il bendaggio della punta dell’unghione colpito e la ferratura di quello adiacente. A distanza di 8 settimane dall’operazione, il difetto è quasi coperto dal nuovo corno. In alternativa, la punta della terza falange può venire rimossa con una sega
in filo metallico. Se l’infezione interessa più di un terzo
dell’osso triangolare, è probabile che sia coinvolta anche la
sua cavità midollare e l’opzione chirurgica migliore potrebbe essere l’amputazione del dito. Oltre a ciò, in seguito alla rimozione di più di un terzo dell’osso, è probabile lo sviluppo di un unghione “a cavatappi”.


INFEZIONE DELLA GUAINA DEL TENDINE FLESSORE COMUNE DELLE DITA

L’infezione della guaina tendinea si verifica in seguito ad
una lacerazione (ferita da punta con un forcone) oppure per diffusione ematogena (meno frequentemente). I recessi della guaina tendinea ospitano spesso delle sacche di fibrina e detriti purulenti, che possono essere rimossi completamente soltanto mediante incisione chirurgica fino dentro la guaina tendinea.

Può essere necessario asportare i tendini flessori delle falangi se sono stati coinvolti dal processo infettivo durante il decorso di una tenosinovite. L’intervento chirurgico inizia con un’incisione della cute, 5 cm prossimalmente all’unghiello, in direzione verticale. Dopo essere passata molto vicino all’unghiello, aggirandolo, l’incisione curva in direzione assiale in modo da non danneggiare i nervi ed i vasi sanguigni situati nella regione assiale. Dopo un’accurata preparazione del sottocute, l’unghiello può essere ripiegato verso il lato abassiale, consentendo di praticare un’incisione diritta attraverso la fascia sottostante, il legamento anulare e la guaina tendinea. Poi si rimuovono i tendini, uno dopo l’altro. Si possono applicare dei drenaggi e sono indispensabili il bendaggio e la ferratura.


RESEZIONE DELL’ARTICOLAZIONE DEL NODELLO

Per eseguire un’artrotomia, si praticano delle incisioni longitudinali nei recessi dorsale e palmare/plantare dell’articolazione. Dal momento che sono in comunicazione fra loro, il comparto laterale e quello mediale risultano infetti simultaneamente. Si rimuove la fibrina e si effettua una profonda irrigazione dello spazio articolare. Sono indispensabili il riposo alla posta, il trattamento con antibiotici parenterali ed analgesici e le regolari sostituzioni del bendaggio.

La resezione/artrodesi dell’articolazione del nodello è necessaria in caso di grave infezione, quando si riscontrano delle alterazioni radiografiche nell’osso subcondrale. L’articolazione viene aperta dorsalmente, attraverso un’incisione semicircolare praticata a livello della superficie articolare della prima falange, che si estende intorno ai legamenti collaterali o anche attraverso di essi. Per ottenere l’accesso alle cavità articolari palmare/plantare,
l’articolazione viene flessa a 180°. Per l’artrodesi, si esegue
la rimozione di tutta la cartilagine articolare e dell’osso
subcondrale infetto. Il sottocute e la cute vengono suturati e si applica un’ingessatura con chiodi passanti per 5 settimane, seguita da un bendaggio rigido per altre 3-5 settimane.









Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Lesioni del dito bovinoPiù del 90% dei casi di zoppia del bovino è causato dalle malattie del piede, in particolare dalle affezioni degli unghioni, seguite dalle infezioni dell’articolazione del nodello e della guaina del tendine flessore delle falangi. Il trattamento chirurgico di queste condizioni è stato illustrato da Karl Nuss (Clinic for Ruminants, Veterinary Faculty, University of Munich, Germany) al X Congresso Multisala SIVAR (Cremona, 9-10 Maggio 2008), in una relazione intitolata "Zoppia nella vacca da latte: diagnosi e terapia delle lesioni chirurgiche del dito"


INTRODUZIONE

Le malattie del piede costituiscono più del 90% della totalità dei casi di zoppia nel bovino. Fra queste, le più frequenti sono le affezioni degli unghioni, seguite dalle infezioni dell’articolazione del nodello e della guaina del tendine flessore delle falangi. Occasionalmente si osservano lacerazioni, infezioni della seconda articolazione interfalangea, della fisi della prima falange o dello stinco e fratture delle dita e delle ossa metacarpali/metatarsali.


RESEZIONE DELL’ARTICOLAZIONE INTERFALANGEA DISTALE E AMPUTAZIONE DELL’UNGHIONE

Le infezioni nell’area retroarticolare in molti casi prendono
origine da un’ulcera della suola o da una malattia della linea bianca e di solito vengono sottoposte ad un trattamento chirurgico con accesso dalla regione della pastoia.

Il tessuto infetto viene rimosso attraverso un’incisione verticale sul lato plantare, estesa dall’unghiello all’area dell’ulcera soleare. La guaina tendinea viene aperta e ciò consente una successiva rimozione del tendine flessore profondo delle falangi, della borsa podotrocleare e dell’osso podosesamoideo distale sotto ispezione visiva diretta. Se la sinoviale mostra segni di infezione o se la cartilagine articolare è danneggiata, si esegue la resezione dell’articolazione interfalangea distale. Successivamente, si pratica con un trapano un canale di circa 1,5 cm attraverso l’articolazione stessa. È possibile depositare localmente degli antibiotici, ad es., tetraciclina o penicillina.

Sull’altro unghione dello stesso arto si applica un ferro in legno, mentre quello operato viene protetto con un bendaggio. Quest’ultimo viene sostituito ogni 3-5 giorni. Se non si verificano delle complicazioni, al giorno 10-14 la zoppia è ormai solo lieve, dopo 8 settimane la ferita è quasi coperta da tessuto corneo e dopo 7-12 mesi si è verificata l’anchilosi completa dell’articolazione.

Rimuovere le dita in molti casi risulta più pratico che effettuare una resezione. Non c’è bisogno di apparecchiature speciali e le complicazioni sono meno frequenti. Quando un dito deve essere rimosso, si preferisce effettuare un’amputazione “alta” a livello della prima falange. L’estremità distale di quest’ultima
può essere asportata sia con una sega in filo metallico
che con una sega da amputazione. La preparazione chirurgica viene effettuata sotto controllo visivo diretto. Se non è presente un ascesso coronario, la ferita può essere chiusa con una sutura semplice a punti staccati.


RESEZIONE DELL’APICE DELLA TERZA FALANGE

Dopo un evento traumatico a carico della punta di un unghione, è possibile che si verifichi la diffusione molto rapida di un processo infettivo fino nella terza falange. Si accede alla parte infetta di quest’ultima dalla suola e in seguito si asporta con un trapano l’osso osteolitico fino a che non è visibile soltanto il tessuto osseo sano. Dopo l’intervento chirurgico si possono applicare antibiotici locali.

È indispensabile effettuare il bendaggio della punta dell’unghione colpito e la ferratura di quello adiacente. A distanza di 8 settimane dall’operazione, il difetto è quasi coperto dal nuovo corno. In alternativa, la punta della terza falange può venire rimossa con una sega
in filo metallico. Se l’infezione interessa più di un terzo
dell’osso triangolare, è probabile che sia coinvolta anche la
sua cavità midollare e l’opzione chirurgica migliore potrebbe essere l’amputazione del dito. Oltre a ciò, in seguito alla rimozione di più di un terzo dell’osso, è probabile lo sviluppo di un unghione “a cavatappi”.


INFEZIONE DELLA GUAINA DEL TENDINE FLESSORE COMUNE DELLE DITA

L’infezione della guaina tendinea si verifica in seguito ad
una lacerazione (ferita da punta con un forcone) oppure per diffusione ematogena (meno frequentemente). I recessi della guaina tendinea ospitano spesso delle sacche di fibrina e detriti purulenti, che possono essere rimossi completamente soltanto mediante incisione chirurgica fino dentro la guaina tendinea.

Può essere necessario asportare i tendini flessori delle falangi se sono stati coinvolti dal processo infettivo durante il decorso di una tenosinovite. L’intervento chirurgico inizia con un’incisione della cute, 5 cm prossimalmente all’unghiello, in direzione verticale. Dopo essere passata molto vicino all’unghiello, aggirandolo, l’incisione curva in direzione assiale in modo da non danneggiare i nervi ed i vasi sanguigni situati nella regione assiale. Dopo un’accurata preparazione del sottocute, l’unghiello può essere ripiegato verso il lato abassiale, consentendo di praticare un’incisione diritta attraverso la fascia sottostante, il legamento anulare e la guaina tendinea. Poi si rimuovono i tendini, uno dopo l’altro. Si possono applicare dei drenaggi e sono indispensabili il bendaggio e la ferratura.


RESEZIONE DELL’ARTICOLAZIONE DEL NODELLO

Per eseguire un’artrotomia, si praticano delle incisioni longitudinali nei recessi dorsale e palmare/plantare dell’articolazione. Dal momento che sono in comunicazione fra loro, il comparto laterale e quello mediale risultano infetti simultaneamente. Si rimuove la fibrina e si effettua una profonda irrigazione dello spazio articolare. Sono indispensabili il riposo alla posta, il trattamento con antibiotici parenterali ed analgesici e le regolari sostituzioni del bendaggio.

La resezione/artrodesi dell’articolazione del nodello è necessaria in caso di grave infezione, quando si riscontrano delle alterazioni radiografiche nell’osso subcondrale. L’articolazione viene aperta dorsalmente, attraverso un’incisione semicircolare praticata a livello della superficie articolare della prima falange, che si estende intorno ai legamenti collaterali o anche attraverso di essi. Per ottenere l’accesso alle cavità articolari palmare/plantare,
l’articolazione viene flessa a 180°. Per l’artrodesi, si esegue
la rimozione di tutta la cartilagine articolare e dell’osso
subcondrale infetto. Il sottocute e la cute vengono suturati e si applica un’ingessatura con chiodi passanti per 5 settimane, seguita da un bendaggio rigido per altre 3-5 settimane.









Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Intossicazione da piombo contenuto nelle munizioni da caccia nei rapaciI resti delle munizioni nei visceri o nei tessuti degli animali uccisi dai cacciatori provocano intossicazioni da piombo negli uccelli che si nutrono di carcasse, come l'aquila reale. Un recente studio realizzato dall'Istituto di medicina legale, farmacologia e tossicologia veterinaria dell'Università di Zurigo ha confermato il problema nei rapaci del Ticino. Ma numerosi studi approfonditi sono stati condotti anche nel nostro paese, come quello promosso da Parco delle Stelvio e Provincia di Sondrio in collaborazione con la Facoltà di medicina veterinaria di Milano (vedi pdf allegato) che descrive i casi di intossicazione da piombo nelle aquile e nei gipeti della Alpi dal 2009 al 2011. Altri studi sono stati effettuati in varie regioni italiane e riguardano il problema del piombo nella fauna selvatica in generale.

La nuova ricerca condotta in Ticino, voluta dopo che negli ultimi dieci anni ad alcune aquile trovate morte o malate e' stato diagnosticato saturnismo (intossicazione cronica da piombo), e' stata condotta su 41 aquile e 20 altri rapaci a titolo comparativo. Da queste analisi e' emerso un tasso di concentrazione molto alto di piombo nelle ossa di quasi tutte e nel sangue di alcune delle aquile prese in esame. Le analisi hanno dimostrato inoltre che nei gufi reali, che non si nutrono di carogne come invece fanno le aquile, il tasso di piombo rilevato nelle ossa e' dieci volte meno elevato. I ricercatori sono, anche in questo caso, giunti alla conclusione che l'intossicazione delle aquile e' dovuta presumibilmente alle munizioni da caccia.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Intossicazione da piombo contenuto nelle munizioni da caccia nei rapaciI resti delle munizioni nei visceri o nei tessuti degli animali uccisi dai cacciatori provocano intossicazioni da piombo negli uccelli che si nutrono di carcasse, come l'aquila reale. Un recente studio realizzato dall'Istituto di medicina legale, farmacologia e tossicologia veterinaria dell'Università di Zurigo ha confermato il problema nei rapaci del Ticino. Ma numerosi studi approfonditi sono stati condotti anche nel nostro paese, come quello promosso da Parco delle Stelvio e Provincia di Sondrio in collaborazione con la Facoltà di medicina veterinaria di Milano (vedi pdf allegato) che descrive i casi di intossicazione da piombo nelle aquile e nei gipeti della Alpi dal 2009 al 2011. Altri studi sono stati effettuati in varie regioni italiane e riguardano il problema del piombo nella fauna selvatica in generale.

La nuova ricerca condotta in Ticino, voluta dopo che negli ultimi dieci anni ad alcune aquile trovate morte o malate e' stato diagnosticato saturnismo (intossicazione cronica da piombo), e' stata condotta su 41 aquile e 20 altri rapaci a titolo comparativo. Da queste analisi e' emerso un tasso di concentrazione molto alto di piombo nelle ossa di quasi tutte e nel sangue di alcune delle aquile prese in esame. Le analisi hanno dimostrato inoltre che nei gufi reali, che non si nutrono di carogne come invece fanno le aquile, il tasso di piombo rilevato nelle ossa e' dieci volte meno elevato. I ricercatori sono, anche in questo caso, giunti alla conclusione che l'intossicazione delle aquile e' dovuta presumibilmente alle munizioni da caccia.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Spopolamento degli alveari: ruolo dei nicotinoidi confermato in campoNel 2009, a seguito del divieto di usare nicotinoidi nei campi, non si sono registrate morie negli alveari. Le cause dello spopolamento degli alveari verificatosi lo scorso anno sembrano ormai chiare, secondo uno studio realizzato dall'Università di Padova e presentato al 23° Congresso Nazionale della Società Chimica Italiana (Sorrento, 5-10 luglio 2009).

La causa principale è l'altissima quantità di nicotinoidi presenti nelle goccioline di liquido prodotto dal mais e nella polvere che si libera durante la semina. La polvere si diffonde nell'aria e ricade sulla rugiada che viene ingerita dagli insetti. Si tratta del primo studio in campo effettuato in Europa su questo argomento.

Lo studio ha analizzato il fenomeno della guttazione (goccioline di rugiada che si formano sui tessuti delle giovani piante di mais e che le api bottinano) e della dispersione dei concianti in fase di semina.

Relativamente al primo problema, i ricercatori dell’Ateneo padovano hanno dimostrato che in piante germogliate da semi conciati, nelle gocce essudate ai margini fogliari per effetto della pressione linfatica dalle radici, i livelli di neonicotinoidi (imidacloprid, clothianidin e thiametoxam) sono enormemente superiori ai limiti di tolleranza per le api.

Per quanto riguarda la dispersione di polveri durante la semina, sono state rilevate ingenti quantità di polveri contenenti principi attivi neurotossici per le api, sia in aria sotto forma di particolato che come polvere fine, ricaduta a bordo campo.

In conclusione, gli studiosi affermano che le guttazioni e i particolati rappresentano due meccanismi pericolosamente efficaci nella diffusione ambientale di fitofarmaci e quindi responsabili di una esposizione letale per le api. I dati ottenuti avvalorano l’ipotesi che queste molecole siano corresponsabili dei fenomeni di morìa e spopolamento primaverile delle api, nel più ampio quadro della SSA (Sindrome da Spopolamento degli Alveari) e in sinergia con virosi e infestazioni fungine.


"How can guttation drops kill bees? The lethal effect of neonicotinoid insecticides" Chiara Giorio, Andrea Tapparo, Vincenzo Girolami, Luca Mazzon. XXIII Congresso Nazionale della Società Chimica Italiana , Sorrento, 5-10 luglio 2009 (vedi pdf)



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Spopolamento degli alveari: ruolo dei nicotinoidi confermato in campoNel 2009, a seguito del divieto di usare nicotinoidi nei campi, non si sono registrate morie negli alveari. Le cause dello spopolamento degli alveari verificatosi lo scorso anno sembrano ormai chiare, secondo uno studio realizzato dall'Università di Padova e presentato al 23° Congresso Nazionale della Società Chimica Italiana (Sorrento, 5-10 luglio 2009).

La causa principale è l'altissima quantità di nicotinoidi presenti nelle goccioline di liquido prodotto dal mais e nella polvere che si libera durante la semina. La polvere si diffonde nell'aria e ricade sulla rugiada che viene ingerita dagli insetti. Si tratta del primo studio in campo effettuato in Europa su questo argomento.

Lo studio ha analizzato il fenomeno della guttazione (goccioline di rugiada che si formano sui tessuti delle giovani piante di mais e che le api bottinano) e della dispersione dei concianti in fase di semina.

Relativamente al primo problema, i ricercatori dell’Ateneo padovano hanno dimostrato che in piante germogliate da semi conciati, nelle gocce essudate ai margini fogliari per effetto della pressione linfatica dalle radici, i livelli di neonicotinoidi (imidacloprid, clothianidin e thiametoxam) sono enormemente superiori ai limiti di tolleranza per le api.

Per quanto riguarda la dispersione di polveri durante la semina, sono state rilevate ingenti quantità di polveri contenenti principi attivi neurotossici per le api, sia in aria sotto forma di particolato che come polvere fine, ricaduta a bordo campo.

In conclusione, gli studiosi affermano che le guttazioni e i particolati rappresentano due meccanismi pericolosamente efficaci nella diffusione ambientale di fitofarmaci e quindi responsabili di una esposizione letale per le api. I dati ottenuti avvalorano l’ipotesi che queste molecole siano corresponsabili dei fenomeni di morìa e spopolamento primaverile delle api, nel più ampio quadro della SSA (Sindrome da Spopolamento degli Alveari) e in sinergia con virosi e infestazioni fungine.


"How can guttation drops kill bees? The lethal effect of neonicotinoid insecticides" Chiara Giorio, Andrea Tapparo, Vincenzo Girolami, Luca Mazzon. XXIII Congresso Nazionale della Società Chimica Italiana , Sorrento, 5-10 luglio 2009 (vedi pdf)



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Paralisi laringea: valutazione della funzionalità faringea e laringeaUno studio prospettico controllato ha valutato la funzione faringea e laringea utilizzando l’esofagografia, i test di sensibilità topica faringea/laringea e l’elettromiografia (EMG) in cani normali e in cani con paralisi laringea idiopatica (ILP) prima e dopo la lateralizzazione aritenoidea monolaterale.

Si includevano cani affetti da paralisi laringea (n=8), cani sani combinati per età/razza (n=8) e cani sani giovani combinati per razza (n=8).

La sensibilità faringea e laringea topica era ridotta nei cani con LP, rispetto ai cani di controllo sani combinati per età. L’esofagografia mostrava una dismobilità dell’esofago craniale e caudale. Il reflusso gastroesofageo era significativamente maggiore nei cani con ILP rispetto a quelli degli altri due gruppi. In tutti i cani affetti, le anomalie EMG erano limitate ai muscoli interossei degli arti sia pelvici sia toracici bilateralmente.

I cani affetti da ILP non solo presentano una disfunzione del nervo laringeo ricorrente (RLN) e para-ricorrente (pRLN) ma possono anche presentare una concomitante disfunzione del nervo laringeo craniale, concludono gli autori.


“Evaluation of Pharyngeal Function in Dogs with Laryngeal Paralysis Before and After Unilateral Arytenoid Lateralization” Natalia Andrade; Marc Kent; Elizabeth W Howerth; MaryAnn G Radlinsky”. Vet Surg. November 2015; 44 (8): 1021-8.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Paralisi laringea: valutazione della funzionalità faringea e laringeaUno studio prospettico controllato ha valutato la funzione faringea e laringea utilizzando l’esofagografia, i test di sensibilità topica faringea/laringea e l’elettromiografia (EMG) in cani normali e in cani con paralisi laringea idiopatica (ILP) prima e dopo la lateralizzazione aritenoidea monolaterale. Si includevano cani affetti da paralisi laringea (n=8), cani sani combinati per età/razza (n=8) e cani sani giovani combinati per razza (n=8).

La sensibilità faringea e laringea topica era ridotta nei cani con LP, rispetto ai cani di controllo sani combinati per età. L’esofagografia mostrava una dismobilità dell’esofago craniale e caudale. Il reflusso gastroesofageo era significativamente maggiore nei cani con ILP rispetto a quelli degli altri due gruppi. In tutti i cani affetti, le anomalie EMG erano limitate ai muscoli interossei degli arti sia pelvici sia toracici bilateralmente.

I cani affetti da ILP non solo presentano una disfunzione del nervo laringeo ricorrente (RLN) e para-ricorrente (pRLN) ma possono anche presentare una concomitante disfunzione del nervo laringeo craniale, concludono gli autori.


“Evaluation of Pharyngeal Function in Dogs with Laryngeal Paralysis Before and After Unilateral Arytenoid Lateralization” Natalia Andrade; Marc Kent; Elizabeth W Howerth; MaryAnn G Radlinsky”. Vet Surg. November 2015; 44 (8): 1021-8.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Inadeguate le procedure odontoiatriche senza anestesiaLa European Veterinary Dental Society (EVDS) ha pubblicato lo scorso dicembre un documento che evidenzia i numerosi svantaggi e rischi derivati dall’esecuzione delle procedure odontoiatriche in cani e gatti non anestetizzati.

Il documento è stato approvato e avvallato da numerose società scientifiche nazionali e internazionali di 17 paesi europei.

"Chiarimenti sulle Procedure odontoiatriche senza anestesia per cani e gatti” (EVDS)

Le malattie orali (tra cui anche le malattie dentali e parodontali) sono certamente da considerarsi fra i problemi medici più comuni e importanti per gli animali da compagnia nel Regno Unito e in Europa. Un trattamento efficace di tali malattie costituisce una parte importante nel mantenimento della salute generale degli animali. L’esame parodontale e una detartrasi professionale (ablazione di placca e tartaro e lucidatura) sono elementi essenziali del trattamento.

La zona più importante da esaminare e pulire in modo efficace è il solco gengivale o tasca parodontale. Con questi termini si identifica l’area al di sotto della gengiva che circonda il dente. I delicati tessuti parodontali che connettono il dente all’osso possono essere facilmente danneggiati. Ciò può causare dolore e la perdita del dente. La rimozione della placca e del tartaro richiede l’uso di strumenti affilati e/o di ablatori a ultrasuoni raffreddati da getti d’acqua. Piccoli movimenti incontrollati della testa dell’animale durante queste procedure possono facilmente determinare lesioni alle strutture parodontali. Inoltre, la pulizia al di sotto della gengiva è generalmente fastidiosa. Nell’uomo è possibile eseguire la detartrasi senza anestesia, poiché i pazienti umani cooperano volontariamente. Gli animali da compagnia non anestetizzati, invece, in genere non stanno fermi mentre sono sottoposti al trattamento.

Rimuovere semplicemente la placca e il tartaro visibile al di sopra della gengiva non è efficace o utile per trattare la malattia parodontale. Questa prassi migliora semplicemente l’aspetto dei denti, creando una falsa impressione di sicurezza nei proprietari degli animali e ciò può avere un risvolto negativo, facendo rimandare un trattamento corretto che può essere realizzato solo da un professionista veterinario.

Molti problemi orali possono essere diagnosticati solo nel corso di un esame completo effettuato in anestesia generale poiché vi sono aree della bocca che semplicemente non possono essere esaminate senza anestesia. Per esempio, certi tumori orali nelle prime fasi di sviluppo possono essere individuati solo se l’animale è sotto l’effetto di anestetici. Un ritardo nella diagnosi di questi problemi può tradursi in una maggiore difficoltà di trattamento o addirittura nell’impossibilità di cura. Inoltre molte malattie orali possono essere diagnosticate soltanto mediante esame radiografico, che può essere eseguito solo nell’animale anestetizzato.

Le moderne procedure anestesiologiche, associate ad assistenza e monitoraggio appropriati, comportano livelli di rischio molto modesti. Si può affermare quindi che i benefici di un trattamento dentale correttamente eseguito sono di gran lunga maggiori dei rischi che l’anestesia comporta. La pratica dell’intubazione – in cui un tubo porta i gas anestetici direttamente nella trachea – protegge il paziente dal rischio d’inalazione di frammenti di tartaro o dall’aerosol ricco di batteri che si crea nel corso del trattamento.

Riassumendo, “le procedure odontoiatriche senza anestesia”:
• non consentono di eseguire un esame completo del cavo orale, impedendo o ritardando la formulazione di diagnosi che potrebbero essere d’importanza vitale;
• non permettono una pulizia completa ed efficace delle aree più importanti, vale a dire quelle sottogengivali;
• possono facilmente causare danni ai tessuti che circondano i denti;
• possono causare disagio e dolore all’animale;
• possono indurre i clienti a rimandare la richiesta di un trattamento corretto ed efficace;
• se attuate sotto l’etichetta di “Trattamento Odontoiatrico”, possono essere considerate ingannevoli; salvo che i proprietari degli animali siano informati della natura inadeguata e potenzialmente rischiosa della procedura.

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Questo documento è pubblicato con l’approvazione delle seguenti associazioni:
• EVDC (European Veterinary Dental College)
• EVDS (European Veterinary Dental Society)
• Specialisti in Odontostomatologia Veterinaria attualmente riconosciuti e che praticano nel Regno Unito.
• BVDA (British Veterinary Dental Association)
• FECAVA – Federation of European Companion Animal Veterinary Associations
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Anaesthesia-Free Dentistry (EVDS)


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Inadeguate le procedure odontoiatriche senza anestesiaLa European Veterinary Dental Society (EVDS) ha pubblicato lo scorso dicembre un documento che evidenzia i numerosi svantaggi e rischi derivati dall’esecuzione delle procedure odontoiatriche in cani e gatti non anestetizzati. Il documento è stato approvato e avvallato da numerose società scientifiche nazionali e internazionali di 17 paesi europei.

"Chiarimenti sulle Procedure odontoiatriche senza anestesia per cani e gatti” (EVDS)

Le malattie orali (tra cui anche le malattie dentali e parodontali) sono certamente da considerarsi fra i problemi medici più comuni e importanti per gli animali da compagnia nel Regno Unito e in Europa. Un trattamento efficace di tali malattie costituisce una parte importante nel mantenimento della salute generale degli animali. L’esame parodontale e una detartrasi professionale (ablazione di placca e tartaro e lucidatura) sono elementi essenziali del trattamento.

La zona più importante da esaminare e pulire in modo efficace è il solco gengivale o tasca parodontale. Con questi termini si identifica l’area al di sotto della gengiva che circonda il dente. I delicati tessuti parodontali che connettono il dente all’osso possono essere facilmente danneggiati. Ciò può causare dolore e la perdita del dente. La rimozione della placca e del tartaro richiede l’uso di strumenti affilati e/o di ablatori a ultrasuoni raffreddati da getti d’acqua. Piccoli movimenti incontrollati della testa dell’animale durante queste procedure possono facilmente determinare lesioni alle strutture parodontali. Inoltre, la pulizia al di sotto della gengiva è generalmente fastidiosa. Nell’uomo è possibile eseguire la detartrasi senza anestesia, poiché i pazienti umani cooperano volontariamente. Gli animali da compagnia non anestetizzati, invece, in genere non stanno fermi mentre sono sottoposti al trattamento.

Rimuovere semplicemente la placca e il tartaro visibile al di sopra della gengiva non è efficace o utile per trattare la malattia parodontale. Questa prassi migliora semplicemente l’aspetto dei denti, creando una falsa impressione di sicurezza nei proprietari degli animali e ciò può avere un risvolto negativo, facendo rimandare un trattamento corretto che può essere realizzato solo da un professionista veterinario.

Molti problemi orali possono essere diagnosticati solo nel corso di un esame completo effettuato in anestesia generale poiché vi sono aree della bocca che semplicemente non possono essere esaminate senza anestesia. Per esempio, certi tumori orali nelle prime fasi di sviluppo possono essere individuati solo se l’animale è sotto l’effetto di anestetici. Un ritardo nella diagnosi di questi problemi può tradursi in una maggiore difficoltà di trattamento o addirittura nell’impossibilità di cura. Inoltre molte malattie orali possono essere diagnosticate soltanto mediante esame radiografico, che può essere eseguito solo nell’animale anestetizzato.

Le moderne procedure anestesiologiche, associate ad assistenza e monitoraggio appropriati, comportano livelli di rischio molto modesti. Si può affermare quindi che i benefici di un trattamento dentale correttamente eseguito sono di gran lunga maggiori dei rischi che l’anestesia comporta. La pratica dell’intubazione – in cui un tubo porta i gas anestetici direttamente nella trachea – protegge il paziente dal rischio d’inalazione di frammenti di tartaro o dall’aerosol ricco di batteri che si crea nel corso del trattamento.

Riassumendo, “le procedure odontoiatriche senza anestesia”:
• non consentono di eseguire un esame completo del cavo orale, impedendo o ritardando la formulazione di diagnosi che potrebbero essere d’importanza vitale;
• non permettono una pulizia completa ed efficace delle aree più importanti, vale a dire quelle sottogengivali;
• possono facilmente causare danni ai tessuti che circondano i denti;
• possono causare disagio e dolore all’animale;
• possono indurre i clienti a rimandare la richiesta di un trattamento corretto ed efficace;
• se attuate sotto l’etichetta di “Trattamento Odontoiatrico”, possono essere considerate ingannevoli; salvo che i proprietari degli animali siano informati della natura inadeguata e potenzialmente rischiosa della procedura.

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Questo documento è pubblicato con l’approvazione delle seguenti associazioni:
• EVDC (European Veterinary Dental College)
• EVDS (European Veterinary Dental Society)
• Specialisti in Odontostomatologia Veterinaria attualmente riconosciuti e che praticano nel Regno Unito.
• BVDA (British Veterinary Dental Association)
• FECAVA – Federation of European Companion Animal Veterinary Associations
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Anaesthesia-Free Dentistry (EVDS)


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Determinazione manuale e di laboratorio di PCV e proteine totaliUno studio ha valutato se la litio eparina (LiH) e l’EDTA potessero essere utilizzati in modo intercambiabile per determinare PCV e proteine totali mediante refrattometria (TPr) e ha confrontato questi valori rispettivamente con l'ematocrito (Hct) e le proteine totali (TP) ottenute in laboratorio su campioni di sangue canino.

Si valutavano manualmente PCV e TPr in campioni di sangue conservati in LiH ed EDTA. Si correlavano i risultati con Hct e TP.

Si ottenevano 283 campioni in EDTA e LiH. Si osservava una correlazione eccellente ma differenze statisticamente significative tra PCV in LiH e in EDTA (n=43). Le TPr in LiH ed EDTA (n=43) avevano una correlazione eccellente senza differenze significative. PCV e Hct (n=176) avevano una correlazione eccellente senza differenze significative. Le TP in LiH (n=105) e sieriche (n=133) erano, rispettivamente, discretamente e ben correlate a TPr ma con differenze significative. Un aumento del colesterolo di 1 mmol/L era associato a un aumento medio indipendente delle TPr di circa 18 µg/L.

LiH ed EDTA possono essere utilizzati in modo intercambiabile per le TPr. Benché le TPr e le TP sieriche/plasmatiche fossero correlate, si osservavano differenze statisticamente significative che possono avere un impatto sulle decisioni cliniche. Le TPr sono aumentate dal colesterolo ma quest'ultimo da solo non può spiegare l'entità della differenza osservata, concludono gli autori.


“Comparison of manual and laboratory PCV and total protein using EDTA and lithium heparin canine samples.” Tamborini A, Papakonstantinou S, Brown A, Brennan S, Shiel RE, Mills JN, Mooney CT. J Small Anim Pract. 2014 Mar 5.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Determinazione manuale e di laboratorio di PCV e proteine totaliUno studio ha valutato se la litio eparina (LiH) e l’EDTA potessero essere utilizzati in modo intercambiabile per determinare PCV e proteine totali mediante refrattometria (TPr) e ha confrontato questi valori rispettivamente con l'ematocrito (Hct) e le proteine totali (TP) ottenute in laboratorio su campioni di sangue canino. Si valutavano manualmente PCV e TPr in campioni di sangue conservati in LiH ed EDTA. Si correlavano i risultati con Hct e TP.

Si ottenevano 283 campioni in EDTA e LiH. Si osservava una correlazione eccellente ma differenze statisticamente significative tra PCV in LiH e in EDTA (n=43). Le TPr in LiH ed EDTA (n=43) avevano una correlazione eccellente senza differenze significative. PCV e Hct (n=176) avevano una correlazione eccellente senza differenze significative. Le TP in LiH (n=105) e sieriche (n=133) erano, rispettivamente, discretamente e ben correlate a TPr ma con differenze significative. Un aumento del colesterolo di 1 mmol/L era associato a un aumento medio indipendente delle TPr di circa 18 µg/L.

LiH ed EDTA possono essere utilizzati in modo intercambiabile per le TPr. Benché le TPr e le TP sieriche/plasmatiche fossero correlate, si osservavano differenze statisticamente significative che possono avere un impatto sulle decisioni cliniche. Le TPr sono aumentate dal colesterolo ma quest'ultimo da solo non può spiegare l'entità della differenza osservata, concludono gli autori.


“Comparison of manual and laboratory PCV and total protein using EDTA and lithium heparin canine samples.” Tamborini A, Papakonstantinou S, Brown A, Brennan S, Shiel RE, Mills JN, Mooney CT. J Small Anim Pract. 2014 Mar 5.


Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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