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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Giovedì, 28 Dicembre 2017 09:13

Trombocitosi in 715 cani

Schermata 2018 01 08 alle 08.09.07La trombocitosi nel cane è stata associata a varie condizioni neoplastiche, metaboliche e infiammatorie. Uno studio retrospettivo ha classificato la trombocitosi canina sulla base della gravità e ha valutato se ci fossero associazioni tra gravità e processo patologico sottostante. Si includevano 715 cani con trombocitosi e 1430 cani con un numero normale di piastrine. Si rivedevano le cartelle cliniche dei cani con conta piastrinica aumentata (>500 × 103/μL; gruppo trombocitosi) e normale (300–500 × 103/μL; gruppo di controllo). I cani venivano classificati in base alla gravità della trombocitosi e alla diagnosi. Le categorie diagnostiche includevano neoplasie, endocrinopatie, malattie infiammatorie o miscellanea.

Si includevano in totale 1254 esami emocromocitometrici completi con trombocitosi in 715 cani. La conta mediana delle piastrine in questa popolazione era di 582 × 103/μL (500–1.810 × 103/μL). Non si identificavano correlazioni tra la gravità della trombocitosi e la diagnosi.

Le cause di trombocitosi secondaria includevano neoplasie (55,7%), endocrinopatie (12,0%) e malattie infiammatorie (46,6%). Erano comuni le malattie immunomediate (22,2%), associate alla somministrazione frequente di glucocorticoidi e caratterizzate da una conta piastrinica mediana significativamente maggiore (636 × 103/μL [500–1.262 × 103/μL] versus 565 × 103/μL [500–1.810 × 103/μL]), rispetto alle altre condizioni infiammatorie. Le diagnosi dei cani con trombocitosi differivano significativamente da quelle della popolazione di controllo.

La trombocitosi nel cane è comunemente associata ai carcinomi e alle malattie immonomediate, concludono gli autori.


“Thrombocytosis in 715 Dogs (2011–2015)” Woolcock AD et al. J Vet Intern Med. 2017 Nov; 31 (6):1691-1699.

Schermata 2017 12 27 alle 10.41.56Uno studio ha valutato le conoscenze circa la comunicazione del rischio acquisite dai medici veterinari italiani durante un corso di formazione. La valutazione è avvenuta attraverso l'analisi di 694 comunicati stampa redatti dai partecipanti sul tema di un ipotetico focolaio d'influenza aviaria.

Variabili e indici testuali sono stati utilizzati per identificare le strutture linguistiche usate. Lo studio dei testi ha riguardato variabili sia stilistiche sia editoriali e l'analisi lessicografica delle variabili testuali.

Schermata 2017 12 27 alle 10.24.31I conigli e le cavie sono animali d’affezione sempre più popolari, tuttavia non sono molte le informazioni circa i loro comuni problemi di salute e quanto queste siano correlate a quanto pubblicato in letteratura. Uno studio ha caratterizzato le più comuni condizioni patologiche di conigli e cavie osservate in ambito clinico e segnalate in un sondaggio effettuato ai veterinari inglesi e le ha confrontate con gli argomenti riscontrati in letteratura attraverso una ricerca strutturata.

I veterinari pratici segnalavano come più comuni nel coniglio le condizioni patologiche dentali (29,9%), contro una percentuale di citazioni in letteratura del 2,2%, e quelle cutanee (25,3%), a fronte del 10,8% di citazioni in letteratura.

Per la cavia, le patologie più comuni segnalate dai veterinari erano quelle cutanee (37,6%), contro il 16,9% di citazioni, seguite dalle patologie dentali (17,5%), che costituivano però solo il 3,7% degli articoli pubblicati.

Venerdì, 22 Dicembre 2017 16:18

Esito dell’uroaddome nel cane

Schermata 2017 12 22 alle 16.29.28Uno studio retrospettivo ha determinato il tasso di sopravvivenza fino alle dimissioni e i fattori associati in 43 cani con uroaddome confermato presso due ospedali universitari. La rottura urinaria interessava vescica (n = 24 [56%]), uretra (11 [26%]), reni (2 [5%]), ureteri (1 [2%]), vescica e reni insieme (1 [2%]) e sedi non determinate (4 [9%]). Le cause della rottura erano traumatiche (20 [47%]), ostruttive (9 [21%]) e iatrogene (7 [16%]) oppure sconosciute (7 [16%]). Si effettuava la chirurgia in 37 (86%) cani; il difetto veniva identificato e corretto chirurgicamente in 34 (92%) di essi.

La più comune complicazione intraoperatoria era l’ipotensione. Nei 19 cani per i quali erano registrate informazioni sulle complicazioni postoperatorie, 10 (53%) avevano complicazioni che più comunemente erano rappresentate da decesso (n = 3) e rigurgito (3).

Sopravvivevano fino alle dimissioni 34 cani (79%). I cani con complicazioni intra- o postoperatorie avevano una probabilità significativamente minore di sopravvivere rispetto a quelli senza complicazioni. La creatinina sierica al momento dell’ammissione non era associata alla sopravvivenza fino alle dimissioni.

Un’elevata percentuale di cani con uroaddome sopravviveva fino alle dimissioni. Non si identificavano fattori di rischio di non sopravvivenza preoperatori. Il trattamento dovrebbe essere raccomandato ai proprietari di cani con uroaddome.


“Outcomes in dogs with uroabdomen: 43 cases (2006-2015).” Grimes JA, Fletcher JM, Schmiedt CW. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jan 1; 252(1): 92-97.

salmTra il 2014 e il 2016, i casi di infezione da Salmonella enteritidis nell’uomo rilevati nell’Unione europea hanno visto un aumento del 3%. Nello stesso periodo, nelle ovaiole i valori di prevalenza sono passati dallo 0,7% all’1,21%; in Italia, la prevalenza negli allevamenti di ovaiole è sotto l’1%. È questa la preoccupante novità, in controtendenza rispetto agli anni passati, che emerge dal rapporto “EU summary report on zoonoses, zoonotic agents and food-borne outbreaks 2016” realizzato dallo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), contenente i dati sulle zoonosi del 2016 segnalati da 28 Paesi Ue.

Il report segnala che nel 2016 sono stati riferiti alle autorità sanitarie degli Stati membri dell’Ue, 4786 focolai di malattie veicolate da alimenti (nel 2015 erano 4362) e che S. Enteritidis è stata responsabile di un sesto dei focolai. Con 246.307 casi di infezione segnalati anche nel 2016 Campylobacter si conferma l’agente di zoonosi più frequente nell’Unione europea (+6,1% rispetto al 2015), in continua crescita come numero di infezioni, mentre il numero di casi di Salmonella appare stabile rispetto all’anno precedente (oltre 93.000 segnalazioni).

Schermata 2018 01 24 alle 08.31.20Due conigli di proprietà venivano visitati per segni cronici di patologia delle vie respiratorie superiori. I segni clinici erano presenti da 3-4 settimane e includevano scolo nasale mucopurulento, tumefazione mascellare destra, dacriocistite ricorrente e starnuti intermittenti. Uno dei due soggetti era stato trattato con lavaggio del dotto nasolacrimale e somministrazione di antibiotici topici e sistemici senza risoluzione dei segni clinici. La CT della testa effettuata in entrambi i casi indicava la presenza di una grave rinosinusite.

Entrambi i soggetti venivano sottoposti a rinostomia unilaterale attraverso un approccio laterale. L’accesso veniva ricavato attraverso la facies cribrosa dell’osso mascellare. Si rimuoveva il materiale purulento dalla cavità nasale e dal seno mascellare affetti mediante debridement e lavaggio. Dopo l’esplorazione endoscopica, si effettuava una marsupializzazione al fine di creare uno stoma.

Entrambi i conigli superavano l’intervento senza apparenti complicazioni e la sede chirurgica si rimarginava entro un mese. La CT ripetuta 5 mesi dopo l’intervento in un soggetto e 13 mesi dopo nell’altro indicava la pervietà dei passaggi nasali e l’assenza di recidiva o persistenza della malattia.

I risultati suggeriscono che la rinostomia laterale dovrebbe essere considerata per il trattamento della rinosinusite cronica grave del coniglio. Tale approccio può essere tecnicamente meno complesso e può ridurre la probabilità di complicazioni postoperatorie rispetto ad altre tecniche descritte, concludono gli autori.


“Lateral rhinostomy for treatment of severe chronic rhinosinusitis in two rabbits” Wright L, Mans C. J Am Vet Med Assoc. 2018 Jan 1; 252 (1): 103-107.

Martedì, 19 Dicembre 2017 10:20

Neurite ottica: aspetti in 96 cani

Schermata 2017 12 19 alle 10.23.31Uno studio ha caratterizzato gli aspetti oculari e neurologici, le cause e l’esito del trattamento della neurite ottica nel cane. Si identificavano 96 casi (20 unilaterali, 76 bilaterali) in 38 maschi e 58 femmine di età media di 6,1± 3,0 anni (range 0,5-13). Si visitavano 74 cani per perdita della vista e 42 per altre anomalie neurologiche.

Gli aspetti fundoscopici includevano sollevamento della testa del nervo ottico (n = 92), edema o separazione retinica peripapillare (n = 37), emorragia retinica o dilatazione dei vasi retinici (n = 23) e foci infiammatori multipli nella regione peripapillare (n = 13). Si diagnosticava una neurite ottica retrobulbare in 4 casi.

Le diagnosi finali includevano: meningoencefalite multifocale a eziologia sconosciuta (MUE, n = 35), neurite ottica isolata (I-ON, n = 42), neoplasia (n = 10), infezione microbica (n = 6), infiammazione orbitale (n = 2) e sospetta tossicosi da ivermectina (n = 1).

I cani con I-ON erano più comunemente maschi e di taglia da media a grossa rispetto ai cani con MUE. Il follow up era disponibile per 72 cani, 50 dei quali rimanevano cechi, 10 avevano un miglioramento parziale della vista e in 12 la vista degli occhi affetti era considerata normale.

La neurite ottica era più comunemente associata a MUE multifocale o era isolata quale unico riscontro neurologico, con incidenza simile tra i due gruppi. I risultati suggeriscono che, nel cane, si verifica una sindrome clinica caratterizzata da neurite ottica isolata, distinta dalla MUE multifocale.


“Optic neuritis in dogs: 96 cases (1983-2016).” Smith SM, et al. Vet Ophthalmol. 2017 Dec 18. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 12 19 alle 09.37.06Uno studio ha valutato l’associazione tra la concentrazione plasmatica postpartum di calcio (Ca) e le patologie di inizio lattazione, l’abbattimento entro 60 giorni di lattazione, la gravidanza al primo servizio e la produzione lattea. Si includevano in uno studio prospettico 1453 bovine di 5 allevamenti da latte commerciali. Si prelevavano campioni ematici entro 12 ore dal parto e il plasma veniva sottoposto a determinazione del Ca totale.

La concentrazione di Ca non era associata al rischio di ritenzione placentare, metrite, mastite clinica o gravidanza al primo servizio nelle bovine primipare e multipare. Per queste ultime soltanto, maggiori concentrazioni di Ca tendevano a essere associate a un aumento del numero di abbattimenti entro i primi 60 giorni di lattazione. Le bovine multipare con Ca ≤1,85 mmol/L avevano un rischio maggiore di avere una diagnosi di dislocazione dell’abomaso rispetto a quelle con Ca >1,85 mmol/L.

Per i modelli di produzione lattea, il Ca non era associato alla quantità di latte prodotto entro i primi 9 test DHIA (Dairy Herd Improvement Association) nelle bovine primipare, tuttavia le bovine multipare con Ca ≤1,95 mmol/L producevano in media 1,1 kg di latte in più al giorno durante i 9 test DHIA rispetto alle loro controparti multipare con Ca >1,95 mmol/L.

Schermata 2017 12 18 alle 11.46.04Il trattamento topico della dermatite digitale (DD) bovina si basa principalmente sugli antibiotici, tuttavia è crescente la necessità di trattamenti alternativi non antibiotici. Uno studio ha valutato l’efficacia di 3 trattamenti topici non antibiotici (acido acetilsalicilico e composto di acidi inorganici in soluzione al 20% e in polvere) sulla DD in una mandria commerciale di bovine da latte. Durante il periodo test di 30 giorni, si assegnavano 42 lesioni DD di 33 bovine Holstein a uno dei 3 trattamenti. Si effettuava la biopsia delle lesioni prima e dopo il trattamento, rivalutandole clinicamente per 5 volte.

Si definivano clinicamente migliorate le lesioni quando erano guarite (rigenerazione della cute) o in via di guarigione (lesioni asciutte coperte da un'escara). Le lesioni non guarite venivano definite attive (superficie fresca, umida, con aspetto granuleggiante) o mature (aspetto rilevato papillomatoso).

L’efficacia del trattamento veniva valutata mediante esame istopatologico utilizzando i seguenti punteggi: 0 (spirochete assenti), 1 (basso numero di spirochete nell’epidermide), 2 (moderato numero di spirochete che raggiungevano un livello intermedio dell’epidermide) e 3 (elevato numero di spirochete che raggiungevano la parte più profonda dell’epidermide o il derma superficiale).

Il tasso di miglioramento era di 10/14 (71%) per l’acido salicilico, 11/15 (73%) per la soluzione di acidi inorganici e 8/13 (62%) per la polvere di acidi inorganici.

L’analisi non mostrava differenze tra i trattamenti. L’associazione tra punteggio clinico e punteggio istopatologico veniva determinata mediante odds ratio. La odds ratio per le lesioni guarite con spirochete nell’epidermide era di 0,58 e quella per le lesioni attive con spirochete nell’epidermide era di 26,5.

“A clinical and histopathological comparison of the effectiveness of salicylic acid to a compound of inorganic acids for the treatment of digital dermatitis in cattle.” Capion N, Larsson EK, Nielsen OL. J Dairy Sci. 2017 Dec 7. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 12 18 alle 10.59.09Non vi sono ampi studi retrospettivi che descrivano il trattamento e l’esito della bursite nucale craniale nel cavallo. Uno studio retrospettivo ha rivisto le cartelle cliniche di due centri di referenza. L’età media dei cavalli affetti era di 13 anni (intervallo 5-22 anni) e il tempo di follow up variava da 12 a 108 mesi. Venivano sottoposti a trattamento medico 14 cavalli e a trattamento chirurgico 20 soggetti.

Tra quelli trattati con terapia medica, 4 presentavano una recidiva dei segni clinici e necessitavano di un successivo intervento chirurgico. Cinque soggetti venivano sottoposti a più di una procedura chirurgica a causa della recidiva dei segni clinici. Tra i cavalli trattati con la sola chirurgia, il 28,6% presentava una recidiva dei segni clinici e il 78,6% tornava al precedente livello di attività. Tra i soggetti trattati con la sola terapia mitica, il 33,3% presentava una recidiva dei segni clinici e il 66,7% tornava al precedente livello di attività. Tra i soggetti trattati chirurgicamente in seguito al fallimento della terapia medica, il 100% aveva una recidiva dei segni clinici e il 25% tornava al precedente livello di attività.

La bursite nucale può essere efficacemente trattata sia con la terapia medica sia con quella chirurgica. La prognosi per il ritorno all’attività è tendenzialmente peggiore nei soggetti che richiedono un intervento chirurgico in seguito al fallimento della terapia medica.

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