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Martedì, 05 Dicembre 2017 10:45

Anaplasmosi granulocitica: aspetti in 63 cani

Schermata 2017 12 05 alle 10.57.21Uno studio ha descritto i segni clinici, i risultati di laboratorio e il decorso della malattia nei cani con anaplasmosi granulocitica da Anaplasma phagocytophilum in cui si escludeva una co-infezione. Si analizzavano 974 cani con segni clinici di sospetta anaplasmosi i per verificare la presenza di DNA di A. phagocytophilum mediante RT-PCR modificata: erano positivi 72 cani. Nove di questi venivano esclusi dallo studio per altre malattie o mancanza di dati.

I segni clinici più comuni nei 63 cani positivi per A. phagocytophilum erano letargia e riduzione dell’attività (83%), febbre (67%) e inappetenza (63%). L’alterazione di laboratorio più comune era la trombocitopenia (86%), seguita da aumento degli enzimi epatici e iperbilirubinemia (77%), anemia (70%), ipoalbuminemia (62%) e leucocitosi (27%). Dei 36 cani trombocitopenici in cui si effettuava la ricerca di anticorpi legati alle piastrine, il 44% era positivo.

Dei 63 cani infetti, 59 (97%) guarivano, 2 decedevano (convulsioni epilettiche e anemia emolitica immunomediata) e 2 erano persi al follow up.

Nelle aree endemiche, l’anaplasmosi granulocitica canina dovrebbe essere considerata come possibile causa di segni clinici acuti non specifici o malattia immunomediata se non può essere esclusa l’esposizione alle zecche.


“Granulocytic anaplasmosis in 63 dogs: clinical signs, laboratory results, therapy and course of disease.” Chirek A, Silaghi C, Pfister K, Kohn B. J Small Anim Pract. 2017 Nov 24. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 12 05 alle 10.18.05Uno studio retrospettivo ha identificato i principali fattori di rischio associati alla mortalità nei vitelli diarroici sottoposti a protocollo terapeutico standard. Si rivedevano i dati clinici e di laboratorio di 225 vitelli Holstein Friesian diarroici durante un periodo di 2 anni.

I vitelli venivano sottoposti a un protocollo di fluidoterapia con soluzione elettrolitica orale o per infusione EV.

riccIl riccio africano (Atelerix albiventris) è un popolare animale d’affezione appartenente alla famiglia delle Erinaceidae. Una delle patologie cutanee più frequenti in questa specie è l’infestazione causata dall’acaro Caparinia spp. A causa dell’anatomia cutanea e degli aculei, l’identificazione delle lesioni cutanee in questo animale può essere complicata. Ciò può determinare un ritardo nel ricorso al medico veterinario con possibilità di conseguenti infezioni batteriche secondarie e traumi autoinflitti.

Sono stati utilizzati numerosi trattamenti medici per questa parassitosi cutanea, tra cui ivermectina, amitraz, fipronil e selamectina. Un farmaco somministrabile in una singola dose orale può essere vantaggioso per questi animali e i loro proprietari.

Uno studio ha valutato l’effetto di una singola dose orale (15 mg/kg) di fluralaner sull’infestazione da Caparinia tripilis nel riccio africano. La singola dose orale di fluralaner era efficace sull’infestazione entro 21 giorni dall’inizio del trattamento. Ulteriori studi sono necessari per valutare la sicurezza e la tossicologia di questo farmaco nel riccio africano e confermarne l’efficacia, concludono gli autori.

Schermata 2017 12 04 alle 10.30.08La psittacosi è una infezione batterica che può causare polmonite grave e altri seri problemi di salute nell’uomo. È causata da Chlamydia psittaci. La riclassificazione dell’ordine Chlamydiales nel 1999 in 2 generi (Chlamydia e Chlamydophila) non è stata completamente accettata o adottata. Ciò ha causato un ritorno al singolo genere originale Chlamydia che ora include tutte le 9 specie, tra cui Chlamydia psittaci.

Durante il periodo 2003–2014, sono stati segnalati ai Centers for Disease Control and Prevention americani 112 casi di psittacosi nell’uomo attraverso il sistema nazionale di sorveglianza delle malattie notificabili. Benché molti tipi di uccelli possano essere infettati da C. psittaci, la letteratura suggerisce che i casi nell’uomo si verificano in maggior parte dopo esposizione a psittacidi tenuti come animali da affezione, soprattutto cacatua, parrocchetti e conuri. Negli uccelli infettati da C. psittaci (clamidiosi aviare) i batteri vengono eliminati attraverso le feci e lo scolo nasale e l’uomo può infettarsi attraverso l’esposizione a tali materiali.

suiLa leptospirosi animale, fatta eccezione per i roditori, manifesta una peculiarità biologica per la quale l’animale può fungere, simultaneamente o meno, da ospite suscettibile o serbatoio. Nel primo caso, è probabile la presenza di segni clinici. Nel secondo caso, l’infezione è subclinica e le manifestazioni sono lievi o assenti. Le manifestazioni cliniche lievi includono l’insuccesso riproduttivo negli animali zootecnici dovuto a sierotipi adattati all’ospite di Leptospira sp.

Uno studio ha analizzato l’infezione da Leptospira sp. in un allevamento misto (bovino e suino) con documentati disordini riproduttivi nell’unità bovina. Il segno indicativo riscontrato nelle bovine era un lungo intervallo tra i parti (superiore a 450 giorni). Alcune bovine (2 su 26 analizzate) presentavano un titolo elevato di anticorpi per Leptospira sp. sierogruppo Sejroe, ma la prevalenza di mandria complessiva era bassa (11,5% e 7,7% per titoli cut-off rispettivamente di 1:30 e 1:100).

La prevalenza di mandria della leptospirosi nell’unità suina (determinata per 113/140 animali) era elevata se si utilizzava una soglia cut-off inferiore (32,7% vs. 1,8% per titoli cut-off rispettivamente di 1:30 e 1:100). In questa unità, il sierogruppo prevalente era Autumnalis.

La conferma diagnostica finale della circolazione di Leptospira sp. nell’allevamento veniva ottenuta mediante identificazione del DNA di Leptospira sp. con PCR nei suini abortiti di due figliate consecutive. Nonostante si diagnosticasse un agente infettivo causale comune in entrambe le specie, non si identificava un legame diretto tra le due unità animali. Fattori quali l'uso della stessa fonte di acqua e l’utilizzo di letame preparato con le deiezioni suine possono destare il sospetto di una possibile cross-contaminazione tra le due unità.

Lo studio suggerisce di includere la leptospirosi nella diagnosi differenziale dei disordini riproduttivi e dell’aborto spontaneo negli animali zootecnici e fornisce dati che giustificano l’utilizzo di una soglia cut-off inferiore per la diagnosi di mandria.


Reproductive Disorders and Leptospirosis: A Case Study in a Mixed-Species Farm (Cattle and Swine).” Mori M et al. Vet Sci. 2017 Dec 1; 4 (4). pii: E64.

Schermata 2017 12 04 alle 08.55.57Uno studio retrospettivo ha descritto la localizzazione, la rimozione, la frequenza di ricorso alla chirurgia e le complicazioni associate all’ingestione di ami da pesca nel cane e nel gatto. Si includevano 33 casi (2 gatti e 31 cani). Le sedi più frequenti erano l’esofago prossimale [12/33 (36%)] e lo stomaco [11/33 (33%)].

La rimozione endoscopica era efficace in 27 casi su 33 (82%); l’unica complicazione descritta era la perforazione esofagea in 6 casi su 33 (18%). Si effettuava un intervento chirurgico in 6 casi (18%) e non si osservavano complicazioni precoci. Il tasso di sopravvivenza era del 100%.

La rimozione endoscopica degli ami da pesca è altamente efficace. Nel presente studio, la sopravvivenza fino alle dimissioni era del 100% anche in caso di perforazione esofagea o nei casi che necessitavano di un intervento chirurgico.


“Endoscopic and surgical removal of oesophageal and gastric fishhook foreign bodies in 33 animals.” Binvel M, Poujol L, Peyron C, Dunie-Merigot A, Bernardin F. J Small Anim Pract. 2017 Nov 30 [Epub ahead of print]

Venerdì, 01 Dicembre 2017 10:07

Tricomoniasi in un allevamento di canarini

Schermata 2017 12 01 alle 10.13.31Uno studio descrive un focolaio di tricomoniasi in un allevamento di 15 coppie di canarini. La tricomoniasi veniva diagnosticata sulla base dei segni clinici caratteristici, dell’esame microscopico dei tamponi di gozzo/esofago, dell’esame anatomopatologo e istopatologico. I tricomonadi crescevano in coltura e venivano caratterizzati mediante tipizzazione con tecnica multi-locus sequence typing.

Si analizzavano i 3 loci genici ITS1-5,8S-ITS2, 18S rRNA e Fe-idrogenasi. La caratterizzazione molecolare confermava il ceppo di Trichomonas del fringuello, identico al ceppo responsabile della malattia emergente nei passeriformi selvatici in Europa.

Il trattamento dell’allevamento con metronidazolo (200mg/L) nell’acqua di bevanda per 5 giorni era parzialmente efficace. Dopo il trattamento individuale con metronidazolo orale (20mg/kg SID) per 5 giorni non si osservavano ulteriori segni clinici in allevamento nei successivi 30 mesi.

Schermata 2017 11 30 alle 09.21.14L’idatidosi è un’importante zoonosi parassitaria che costituisce un serio rischio per la salute pubblica e un problema economico in tutto il mondo. In uno studio, 2100 ovicaprini (pecore = 2052, capre = 48) abbattuti o morti spontaneamente venivano analizzati per verificare la presenza di idatidosi. Su 2100 casi, 85 erano positivi all’idatidosi.

Gli organi più frequentemente infestati erano il fegato e i polmoni. Il fegato era l’organo più interessato, con una prevalenza relativa del 61,17%, seguito dai polmoni (38,82%). Le cisti polmonari erano più fertili (55%) rispetto alle cisti epatiche (45%).

Istologicamente, la parete della ciste era formata da uno strato interno germinale, uno strato medio lamellare/laminato e uno strato esterno fibroso. La reazione infiammatoria circostante la ciste era variabile ed era caratterizzata da una zona più interna di fibroblasti sparsi con infiltrazione di cellule mononucleari, seguita da fibroblasti più addensati insieme a cellule mononucleari e da uno strato esterno di tessuto connettivo fibroso. In alcuni punti erano presenti fibroplasia e calcificazione.

Nel fegato, oltre alla reazione cellulare verso la ciste in espansione, si osservavano degenerazione epatocellulare e cirrosi, la cui gravità era inversamente correlata alla distanza dalla ciste. I dettagli strutturali del protoscolice erano chiaramente distinguibili.


“Gross and histopathological alterations associated with cystic echinococcosis in small ruminants.” Beigh AB et al. J Parasit Dis. 2017 Dec; 41 (4): 1028-1033.

Schermata 2017 11 29 alle 15.43.52Un gatto di 7 anni veniva visitato per atassia degli arti pelvici. L’esame radiografico e la CT evidenziavano un riassorbimento osseo dell’arco vertebrale di L1 e la mielografia identificava una lesione extradurale compressiva.

La massa veniva asportata chirurgicamente e la diagnosi istopatologica era di osteosarcoma a cellule giganti.

Schermata 2017 11 29 alle 09.29.36È noto che i giovani responsabili di crudeltà sugli animali sono esposti a un maggior rischio di perpetrare violenze anche sull’uomo durante la loro vita, quali coetanei, persone amate e membri più anziani della famiglia. Questi giovani sono stati spesso esposti a violenze familiari, inclusa la crudeltà perpetrata sui loro amati animali d’affezione da parte di adulti violenti. Uno studio ha utilizzato i dati di 81.000 giovani criminali le cui esperienze negative durante l’infanzia erano note e 466 giovani che avevano confessato di essere colpevoli di crudeltà sugli animali.

Rispetto al più ampio gruppo di giovani criminali, i ragazzi che ammettevano le crudeltà sugli animali erano più giovani al momento del primo arresto e avevano maggiore probabilità di essere maschi e bianchi. Quando si consideravano i loro racconti di esperienze negative durante l’infanzia (ACE, adverse childhood experiences), avevano maggiore probabilità rispetto ad altri giovani criminali di avere vissuto una varietà di esperienze avverse, oltre alla violenza familiare, e di avere avuto 4 o più ACE.

Benché i giovani violenti con gli animali siano già giovani problematici, il fatto che possano essere presentati alle forze dell’ordine in giovane età fornisce opportunità di interventi precoci. I fornitori di servizi diversi dalle forze dell’ordine, quali insegnanti, medici, veterinari e ufficiali per il controllo degli animali possono essere in grado di identificare questi giovani vulnerabili e riferirli ai servizi necessari prima che le violenze possano continuare.


“Animal cruelty as an indicator of family trauma: Using adverse childhood experiences to look beyond child abuse and domestic violence". Bright MA et al. Child Abuse Negl. 2017 Nov 22; 76: 287-296.

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