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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2018 01 24 alle 10.24.37Uno studio fornisce informazioni sui fattori di rischio di infezione da Toxoplasma gondii negli ungulati domestici e selvatici che condividono habitat appartenenti all’ecosistema mediterraneo in Spagna. Si analizzavano campioni di siero di 482 ruminanti domestici di allevamenti estensivi e 2351 ungulati selvatici per la ricerca di anticorpi verso T. gondii utilizzando un test di agglutinazione modificato (MAT, cut-off 1:25).

La sieroprevalenza di T. gondii era del 41,2% in 194 pecore, 18,6% in 199 bovini e 5,6% in 89 capre. I principali fattori di rischio associati all’infezione negli animali da allevamento erano la presenza di gatti e l’alimentazione a terra e nei campi di stoppie.

Negli ungulati selvatici, gli anticorpi venivano identificati nel 10,5% di 1063 cervi, nel 15,6% di 294 daini, nel 5,6% di 216 mufloni europei, nel 5,6% di 90 stambecchi spagnoli, nel 13,6% di 22 caprioli e nel 18,6% di 666 cinghiali. I fattori di rischio di infezione negli animali selvatici erano la specie, l’età e la stagione di caccia.

Si riscontravano sieroprevalenze significativamente maggiori nei ruminanti domestici, soprattutto nelle pecore, rispetto alle specie selvatiche analizzate.

Lo studio indica un’esposizione diffusa a T. gondii  tra gli ungulati domestici e selvatici del sud della Spagna, con differenze significative tra specie che condividono lo stesso ecosistema. L’elevata prevalenza osservata nei ruminanti domestici, soprattutto negli ovini, rinforza la necessità di pratiche di allevamento che controllino i fattori di rischio di infezione da T. gondii nel bestiame di allevamento estensivo. Il consumo di prodotti alimentari crudi o poco cotti provenienti da specie domestiche e selvatiche può avere implicazioni importanti per la salute pubblica, concludono gli autori.


Toxoplasma gondii in sympatric domestic and wild ungulates in the Mediterranean ecosystem.” Almería S et al. Parasitol Res. 2018 Jan 17. [Epub ahead of print]

Schermata 2018 01 24 alle 09.54.00Uno studio retrospettivo ha determinato i fattori di rischio di intervento chirurgico, complicazioni ed esito nei cani con corpi estranei esofagei (EFB). Si includevano 224 casi di EFB in 123 cani. Le razze più rappresentate erano i Terrier (71/233 [30,5%]). La durata della permanenza del corpo estraneo, il peso corporeo, l’anoressia, la letargia, la temperatura rettale e la presenza di perforazione esofagea era associati alla necessità di un intervento chirurgico. La maggiore età, la maggiore permanenza del corpo estraneo e la perforazione erano associate a una prognosi più sfavorevole.

La rimozione endoscopica o la conduzione del corpo estraneo nello stomaco era efficace in 183 EFB su 219 (83,6%); in 16 su 143 (11,2%) si verificava una stenosi esofagea post-procedurale. La durata mediana complessiva del ricovero era breve (un giorno) e la necessità di intervenire chirurgicamente era associata a una maggiore durata di quest’ultimo. Il tasso di mortalità complessivo era del 5,4% (12/223); 90 su 102 (88,2%) cani con un follow-up mediano di 27 mesi dopo il trattamento dell’EFB avevano un esito eccellente.

I risultati dello studio suggeriscono che la rimozione endoscopica degli EFB resta l’opzione terapeutica iniziale elettiva per i cani affetti, qualora una perforazione esofagea non richieda un intervento chirurgico. Benché la stenosi esofagea fosse la complicazione più comune, la frequenza complessiva di questo esito era bassa.


“Risk factors and prognostic indicators for surgical outcome of dogs with esophageal foreign body obstructions.” Brisson BA, Wainberg SH, Malek S, Reabel S, Defarges A, Sears WC. J Am Vet Med Assoc. 2018 Feb 1; 252 (3): 301-308.

Schermata 2018 01 22 alle 10.49.27Uno studio ha determinato le cause e la gravità dell’anemia nei conigli d’affezione (Oryctolagus cuniculus), ha classificato l’anemia e ha confrontato la conta dei reticolociti nei conigli sani e anemici. Si effettuava uno studio retrospettivo e prospettico su 223 conigli in un periodo di 11 anni (2000-2011). Sulla base degli intervalli di riferimento della clinica per i conigli sani (PCV 0,33-0,45 l/l), i soggetti con PCV inferiore a 0,33 l/l erano considerati anemici.

L’anemia era causata principalmente dall’infiammazione (65/223, 29%) e dal sanguinamento (54/223, 24%). Il 7% (15/223) dei conigli soffriva di patologie renali e in 1 si diagnosticava un’emolisi causata dalla torsione di un lobo epatico. Nel 14% (32/223) dei casi più di un meccanismo patologico sottostante, ad esempio infiammazione e sanguinamento, era diagnosticato come possibile causa dell’anemia. Nel 25% (56/223) dei conigli anemici non si identificava una causa.

La maggior parte delle anemie erano lievi (156/223,70 %). Le anemie moderate (43/223, 19 %) o gravi (24/223, 11 %) erano più rare. I conigli anemici mostravano conte reticolocitarie simili ai conigli sani, senza differenze significative. Quindi non era possibile effettuare una differenziazione tra anemia rigenerativa e non rigenerativa.

 “Anaemia in pet rabbits: causes, severity and reticulocyte response”.  Dettweiler A, Klopfleisch R, Müller K. Vet Rec. 2017 Dec 16; 181 (24): 656.

Schermata 2018 01 19 alle 09.58.49Il contatto diretto e indiretto tra gli animali e le strutture sono importanti per la diffusione di Brachyspira hyodysenteriae nel suino. Uno studio ha indagato il ruolo dei veicoli di trasporto al macello nella diffusione della spirocheta tra allevamenti suini non connessi.

Si caratterizzavano i ceppi di B. hyodysenteriae isolati dai veicoli di trasporto mediante MLST e MLVA. Prima della pulizia si effettuavano prelievi da 976 partite di suini pesanti trasportati da 174 veicoli e provenienti da 540 allevamenti. Dopo la pulizia si effettuavano i prelievi da 763 delle 976 partite.

Erano positivi per B. hyodysenteriae 61 dei 976 e 4 dei 763 tamponi ambientali raccolti dai veicoli rispettivamente prima e dopo la pulizia e la disinfezione. I 65 isolati dello studio originavano da 48 allevamenti.

I veicoli venivano classificati in 5 categorie sulla base del numero di allevamenti visitati: categoria 1: 1-5 allevamenti, categoria 2: 6-10 allevamenti, categoria 3: 11-15 allevamenti, categoria 4: 16-20 allevamenti, categoria 5: >21 allevamenti.

Benché il maggior numero di veicoli esaminati appartenesse alla categoria 1, la più elevata percentuale di veicoli positivi per B. hyodysenteriae veniva osservata nelle categorie 3, 4 e 5. Specificamente, era positivo il 90,9% dei veicoli appartenenti alla categoria 5, seguito dalle categorie 4 e 3 con rispettivamente l’85,7% e l’83,3% di veicoli positivi.

I risultati di MLST e MLVA suggeriscono che anche i veicoli che trasportano i suini da un elevato numero di allevamenti giocano un ruolo critico nella diffusione di differenti profili genetici di B. hyodysenteriae.

STVT 83-3, che sembra essere il tipo attualmente dominante in Italia, veniva identificato nel 56,25% degli isolati genotipizzati. La diversità genetica dei ceppi isolati dai veicoli era elevata, soprattutto nelle categorie 3, 4 e 5. Questo risultato conferma che MLST e MLVA possono essere utilizzati per lo studio dei legami epidemiologici tra diversi ceppi di B. hyodysenteriae in allevamento.

Lo studio sottolinea il potenziale ruolo dei trasporti nella diffusione di B. hyodysenteriae. Inoltre, enfatizza l’importanza di effettuare severe pratiche igieniche sui veicoli di trasporto ai fini dei programmi di sicurezza.

Schermata 2018 01 19 alle 15.13.20Uno studio retrospettivo ha determinato l’incidenza delle infezioni e i fattori di rischio ad esse associati dopo artroscopia elettiva in 1079 cavalli. Venivano sottoposte ad artroscopia 1741 articolazioni. L’infezione della sede chirurgica [SSI] in assenza di artrite settica si verificava in 1 nodello (0,14%), 1 articolazione tibio-tarsica (0,19%) e 6 articolazioni femoropatellari (1,67%).

In 13 articolazioni (0,75%) si diagnosticava artrite settica, tra cui 1 nodello (0,14%), 4 articolazioni tibio-tarsiche (0,74%) e 8 femoropatellari (2,23%). La probabilità di SSI postoperatoria era maggiore quando si trattavano lesioni di grosse dimensioni (>40 mm di lunghezza), rispetto a lesioni medie (20-40 mm) e piccole (<20 mm).

Le SSI erano un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di artrite settica. Benché l’età non influenzasse l’incidenza di SSI, una maggiore età era associata a un minore tasso di artrite settica.

L’artrite settica dopo artroscopia elettiva era più probabile in presenza di SSI ed età minore. I cavalli con lesioni di grosse dimensioni erano esposti al rischio di SSI e ciò si traduceva in una maggiore incidenza di artrite settica postoperatoria dopo artroscopia femoropatellare.


Incidence and risk factors of surgical site infection and septic arthritis after elective arthroscopy in horses.” Brunsting JY, Pille FJ, Oosterlinck M, Haspeslagh M, Wilderjans HC. Vet Surg. 2018 Jan; 47 (1): 52-59.

Schermata 2018 01 18 alle 09.49.39Uno studio retrospettivo caso-controllo ha confrontato l’esito a breve termine della lobectomia polmonare mediante sternotomia mediana (MS) e mediante toracotomia intercostale (ICT). Si escludevano i cani con effusione pleurica, polmonite, corpi estranei migranti, ascessi polmonari, pneumotorace spontaneo o torsione di lobi polmonari.

Soddisfacevano i criteri di inclusione 134 cani. Venivano sottoposti a MS 41 cani (31%) e a ICT 93 cani (69%). La produzione di fluido dal drenaggio toracico, il gradiente di pressione arteriosa alveolare e le complicazioni che necessitavano di un intervento erano più comuni nel gruppo MS rispetto al gruppo ICT. Il controllo del dolore e tutti gli altri fattori dell’esito a breve termine non differivano tra le tue procedure. Venivano soppressi nel periodo postoperatorio 5 cani del gruppo MS e 4 del gruppo ICT.

In una procedura chirurgica che non precluda nessuno dei due approcci, l’ICT può essere più favorevole della MS in termini di dolore postoperatorio, ossigenazione e complicazioni. Tuttavia, poiché gli altri parametri di esito a breve termine non differivano, si può concludere che entrambe le procedure sono ben tollerate nel cane.

Schermata 2018 01 16 alle 09.41.55La morte improvvisa è un problema per la salute dei cavalli, la sicurezza del cavaliere e la percezione pubblica del benessere animale durante gli eventi equestri. Uno studio retrospettivo basato su un questionario ha descritto il segnalamento, l’anamnesi clinica, l’episodio di decesso improvviso, i traumi riportati dal cavaliere e le cause di decesso del cavallo durante l’esercizio o subito dopo nelle corse equestri sportive e nelle passeggiate a cavallo.

Soddisfacevano i criteri di inclusione 57 casi con informazioni sufficienti per l’analisi. La disciplina più comune era la manifestazione equestre (n = 23, 40,4%) e la razza più frequentemente coinvolta era il Purosangue (n = 23, 40,4%). Collassavano durante l’esercizio 41 cavalli (71,9%) e poco dopo 16 (28,1%).

Decedevano durante o vicino al momento della competizione 24 cavalli (42,1%) e 33 (57,9%) durante o vicino al momento dell’allenamento o di una passeggiata. In 16 cavalli (28,1%) la causa del decesso era conosciuta o fortemente sospettata sulla base di un esame autoptico ed era segnalata una origine cardiovascolare in 13 di questi 16 casi. Il cavaliere subiva lesioni in 13 (22,8%) casi ed erano più frequenti le lesioni agli arti.

Il decesso improvviso si verificava in molti tipi di sport equestri e durante le passeggiate a cavallo. Era più frequente il decesso al di fuori delle competizioni, suggerendo che i registri basati sui rapporti dei veterinari ufficiali sottostimino l’entità di questo problema. Le lesioni dei cavalieri non erano infrequenti quando il cavallo cavalcato collassava o moriva. La diagnosi definitiva della causa di decesso non era comunemente raggiunta e l’origine cardiovascolare era la più comune quando veniva indicata una diagnosi.

“Sudden death in sport and riding horses during and immediately after exercise: A case series.” de Solis CN, Althaus F, Basieux N, Burger D. Equine Vet J. 2018 Jan 13. [Epub ahead of print]

Schermata 2018 01 16 alle 09.04.32Uno studio ha caratterizzato la performance diagnostica della citologia nel determinare il contenuto epatico di lipidi (HLC) delle bovine da latte confrontando la valutazione microscopica della vacuolizzazione lipidica nei preparati per apposizione delle biopsie epatiche con la misurazione quantitativa della concentrazione di trigliceridi ([TG]; mg/mg ) in coppie di campioni bioptici. Lo studio ha inoltre confrontato la performance diagnostica della citologia epatica con la concentrazione plasmatica di acidi grassi non esterificati ([NEFA]) e di β-idrossibutirrato ([BHB]) derivati da una misurazione effettuata sul sangue intero, per la valutazione di HCL.

L’estrazione chimica di TH dai tessuti epatici rimane il gold standard per la quantificazione di HLC, in gran parte perché i test sul sangue disponibili, benché utili per identificare alcuni tipi di patologie, come aumento della mobilizzazione dei lipidi, chetosi o danni epatocellulari, non sono specifici rispetto all’eziologia. Il veterinario buiatra può effettuare il prelievo di campioni epatici per la valutazione citologica in maniera rapida, minimamente invasiva ed economica, quindi, se altamente predittiva per HLC, la citologia potrebbe essere una metodica diagnostica pratica per i veterinari per bovini da latte.

carneLa dieta a base di carne cruda (RMBD) è divenuta sempre più popolare. Poiché tali alimenti possono essere contaminati da batteri e parassiti, possono costituire un rischio per la salute animale e umana. Uno studio ha indagato la presenza di batteri e parassiti zoonosici nelle RMBD commerciali in Olanda. Si analizzavano 35 RMBD commerciali congelate di 8 diverse marche.

Escherichia coli sierotipo O157:H7 veniva isolato da 8 prodotti (23 %) ed E. coli produttore di beta-lattamasi a spettro esteso in 28 prodotti (80 %). Listeria monocytogenes era presente in 19 prodotti (54 %), altre specie di Listeria in 15 prodotti(43 %) e Salmonella spp. in 7 prodotti (20 %).

Venerdì, 12 Gennaio 2018 12:39

Teratoma ovarico immaturo in due manze

Schermata 2018 01 12 alle 12.41.04Due bovine, una Simmental (SH) di 15 mesi e una Marchigiana (MH) di 18 mesi, sono state condotte alla Facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Teramo (Italia), per infertilità legata ad aciclia.

L'esame clinico della vulva, del vestibolo e della vagina non ha mostrato segni di malattia apparente nel primo animale. Alla palpazione per via rettale, è stata riscontrata una massa fibrosa a superficie leggermente lobulata nella parte sinistra della cavità addominale, strettamente collegata all'apice del corno uterino sinistro.

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