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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2018 02 15 alle 09.27.38Uno studio prospettico ha valutato la sicurezza dell’iniezione endovenosa intraoperatoria di fluorescina sodio (FS) e chiarito la relazione tra gli aspetti MRI, la diagnosi istopatologica e le caratteristiche di colorazione intraoperatoria delle lesioni intracraniche in 23 cani.

L’unico effetto avverso notato era il vomito ripetuto in 2 soggetti. L’intensità e il pattern dell’enhancement del gadolinio (Gd) preoperatorio e della colorazione FS intraoperatoria erano apparentemente in accordo. Il glioma di grado elevato e il sarcoma istiocitario avevano una colorazione FS più intensa. Anche le lesioni con forte rinforzo Gd, inclusi i meningiomi e i tumori del plesso corioideo, presentavano colorazioni FS intense.

L’utilizzo intraoperatorio di FS è una tecnica semplice e sicura per guidare l’exeresi delle lesioni intracraniche nel cane. Gli aspetti relativi al rinforzo Gd, alla colorazione FS e al quadro istopatologico apparivano in accordo, anche se richiedono la validazione in un maggiore numero di casi.

L’uso intraoperatorio di FS può migliorare la prognosi dei tumori cerebrali nel cane guidandone l’asportazione, concludono gli autori.


“Fluorescein sodium-guided resection of intracranial lesions in 22 dogs”. Nakano Y et al. Vet Surg. 2018 Feb; 47 (2): 302-309.

Schermata 2018 02 15 alle 08.59.19Uno studio retrospettivo descrive le complicazioni successive alla decornazione chirurgica in 239 capre. Venivano segnalate una o più complicazioni in 93/239 soggetti (38,91%). Le complicazioni venivano suddivise in maggiori e minori. Presentavano complicazioni minori 84/239 capre (35,14%) e complicazioni maggiori 3/239 capre (1,26%); erano affette da complicazioni sia maggiori sia minori 6/239 capre (2,51%). Il peso corporeo medio dei soggetti con complicazioni era di 29,73 kg, rispetto ai 24,91 kg dei soggetti senza complicazioni. Tale differenza era statisticamente significativa.

La decornazione chirurgica delle capre era associata a una elevata frequenza di complicazioni, tuttavia la maggioranza di esse era di categoria minore e non influenzava la salute e la performance degli animali. Le capre che sviluppavano complicazioni avevano un peso significativamente maggiore rispetto a quelle che non ne sviluppavano.

La decornazione chirurgica della capra richiede cure postoperatorie minori e determina una bassa frequenza di complicazioni gravi, concludono gli autori.

Schermata 2018 02 08 alle 16.26.00Uno studio clinico prospettico ha valutato l’incidenza delle abrasioni/ulcere e della contaminazione microbica corneale nei cavalli sottoposti ad anestesia generale. Si includevano 40 cavalli sani di proprietà ammessi per procedure non oftalmiche. Si prelevavano tamponi del sacco congiuntivale, si applicava fluorescina e si registravano immagini digitali di entrambi gli occhi dopo premedicazione e 24 ore dopo il risveglio dall’anestesia generale. Si applicava una pomata a base di paraffina sulla superfice oculare durante l’intervento, dopo aver prelevato un campione ponendolo in un contenitore sterile. Tutti i campioni erano sottoposti a coltura aerobica, anaerobica e fungina.

Si raccoglievano dati completi per 34 cavalli; 6 (17,6%) sviluppavano un lieve uptake unilaterale generalizzato della fluorescina riferibile ad abrasione corneale. Il decubito sul tavolo operatorio era l’unico fattore di rischio significativamente associato alle abrasioni corneali.

Si identificavano 11 specie batteriche: Staphylococcus spp. (15 occhi) e Micrococcus spp. (8 occhi) erano i batteri più frequentemente isolati. Due specie fungine erano isolate prima dell’intervento (Aspergillus spp., Saccharomyces spp.) in 2 occhi. In due casi (5%) si osservava la contaminazione della pomata ma non si identificava la cross-contaminazione.

L’incidenza delle abrasioni/ulcere corneali nel cavallo sottoposto ad anestesia generale e il tasso di contaminazione delle soluzioni oftalmiche sono simili a quelli precedentemente segnalati per il cane, concludono gli autori.

calfUno studio ha analizzato il parto pretermine nelle bovine da latte e ha valutato l’associazione con la successiva produzione lattea e performance riproduttiva e con la sopravvivenza in allevamento. Si includevano 53 allevamenti da latte inglesi e 5759 animali con dati riproduttivi e produttivi dettagliati per formare due gruppi: parto pretermine (parto tra i giorni 266 e 277 di gestazione) e parto a termine (giorno 278 e oltre).

Le bovine pretermine mostravano una produzione lattea e una percentuale di grasso butirrico significativamente inferiori, aumento della percentuale di proteine del latte, una maggiore sopravvivenza in allevamento e una tendenza a un minor intervallo tra parto e concepimento e un minor numero di servizi per concepimento, anche se altri fattori erano coinvolti nell’esito riproduttivo.

Il parto pretermine è associato a una minore produzione lattea e a un maggior tempo di sopravvivenza in allevamento. I possibili fattori di rischio del parto pretermine, quali le malattie infettive, la dieta e la modalità di allevamento, dovrebbero essere ulteriormente indagati, concludono gli autori.

Schermata 2018 02 14 alle 09.31.01Tra gennaio e maggio 2012 si analizzava la presenza di Staphylococcus aureus in 286 campioni di latte di massa di allevamenti ovini localizzati in Italia centrale. Erano positivi a S. aureus 153 campioni (53,5%), con una conta media di 2,53 log cfu/mL. Si valutava la resistenza alla meticillina di 679 colonie di S. aureus mediante il test di diffusione su disco di cefoxitina; Inoltre 104 isolati sensibili alla cefoxitina venivano anche analizzati per la sensibilità ad altri antibiotici, rappresentativi delle classi più rilevanti attive contro Staphylococcus spp., utilizzando il metodo di diffusione su disco di Kirby-Bauer.

Si identificavano due isolati di S. aureus resistenti alla meticillina (MRSA), portatori rispettivamente dei geni mecA e mecC, in due campioni provenienti da due diversi allevamenti (prevalenza, 0,7%). L’isolato MRSA mecA-positivo era blaZ-positivo, spa-tipo t127, (ST)1, complesso clonale (CC)1, portatore di un SCCmec tipo IVa ed era fenotipicamente resistente a tutti i β-lattamici analizzati e a eritromicina, streptomicina, kanamicina e tetracicline.

L’isolato MRSA mecC-positivo era negativo per il gene blaZ cromosoma o plasmide-associato ma positivo per l’allotipo blaZ associato a SCCmec XI (blaZ-SCCmecXI), spa-tipo 843, ST(CC)130, portatore di un SCCmec tipo XI ed era resistente solo ai β-lattamici.

Entrambi gli MRSA erano positivi per la presenza di geni specifici di immunoevasione e virulenza quali quelli che codificano per Panton-Valentine leucocidina, tossina della sindrome da shock tossico e cluster genico di immunoevasione.

Riguardo la presenza dei geni maggiori delle enterotossine di S. aureus, l’MSRA mecC-positivo risultava negativo, mentre l’MRSA mecA-positivo ST (CC)1 ospitava il gene seh.

Tra i 14 isolati sensibili alla meticillina esaminati, 63 (60,58%) erano sensibili a tutti gli antibiotici testati e 41 (39,42%) erano resistenti ad almeno un antibiotico. In particolare, 23 isolati (22,12%) erano resistenti alle tetracicline, 16 (15,38%) alle sulfonomidi, 14 (13,46%) a trimetoprim e sulfametossazolo e 9 (8,65%) ad ampicillina, mentre solo un isolato era resistente sia ai fluorochinoloni sia agli aminoglicosidi.

L’elevata prevalenza di S. aureus riscontrata nei campioni di latte di massa e l’isolamento di MRSA, benché con bassa prevalenza, sottolineano l'importanza di adottare misure di controllo contro S. aureus negli allevamenti di ovini da latte per minimizzare il rischio per la salute animale e pubblica. Inoltre, lo studio descrive per la prima volta l’isolamento di MRSA mecC-positivi in Italia e confermerebbe che, tra gli animali zootecnici, le pecore possano agire come serbatoio di mecC-MRSA. Benché questo ceppo sembri essere raro nelle pecore da latte (0,35% degli allevamenti analizzati), poiché i mRSA mecC-positivi sono difficili da identificare con i metodi diagnostici abituali usati per i MRSA mecA-positivi associati agli animali zootecnici, i laboratori diagnostici dovrebbero essere a conoscenza dell’importanza di cercare il gene mecC in tutti gli isolati di S. aureus mecA-negativi che mostrano resistenza a oxacillina, cefoxitina o entrambe, concludono gli autori.


“Prevalence and characterization of methicillin-resistant Staphylococcus aureus carrying mecA or mecC and methicillin-susceptible Staphylococcus aureus in dairy sheep farms in central Italy.” Giacinti G et al. J Dairy Sci. 2017 Oct; 100 (10): 7857-7863.

IMG 0488La nutrizione enterale migliora i tassi di sopravvivenza e i tempi di ricovero. Alcune patologie della cavità orale impediscono l’alimentazione spontanea. In questi casi il ricorso a una sonda esofagostomica può risolvere i problemi nutrizionali. Uno studio descrive un metodo innovativo più semplice e rapido di quelli tradizionali perché l’estremità della sonda non deve essere estratta dalla cavità orale e poi reinserita con numerose manovre in esofago. La procedura non richiede una strumentazione specifica, l’intubazione endotracheale o di muovere o inclinare la testa. Inoltre può essere condotta senza il supporto di un assistente anche nei cani di taglia grossa o gigante.

Il metodo prevede l’introduzione di pinze emostatiche nella cavità orale che vengono poi fatte passare attraverso la parete esofagea e la cute; a questo punto con le pinze si afferra saldamene l’estremità distale della sonda orientandola caudalmente. Si retraggono le pinze in esofago sospingendole poi in direzione ventrale e aborale al fine di passare attraverso lo stoma esofageo, senza bisogno di estrarre la sonda dalla cavità orale ed evitando il rischio di flessione della sonda.

“A New and Easy Procedure to Place an Esophagostomy Tube into Dogs and Cats.” Vigano' F, Lorenzo S, Carminati N. Top Companion Anim Med. 2017 Sep; 32 (3): 118-120.

Schermata 2018 02 07 alle 15.50.07Uno studio retrospettivo ha descritto i livelli di lattato del fluido peritoneale (PFL) nei cavalli con lesioni del piccolo intestino non strangolate (NSSI) (es., duodenite-digiunite prossimale ecc.) confrontandoli con quelli dei cavalli con lesioni del piccolo intestino strangolate (SSI).

Non si riscontravano differenze nei valori di PFL tra i due gruppi. Tuttavia, i cavalli con SSI avevano un rapporto PFL:lattato ematico significativamente maggiore e una maggiore probabilità che il fluido peritoneale avesse un colore sieroematico, rispetto a NSSI.

“Peritoneal Fluid Lactate Evaluation in Horses With Nonstrangulating Versus Strangulating Small Intestinal Disease” Shearer, Tara R. et al. Journal of Equine Veterinary Science, Volume 61, 18 - 21

Schermata 2018 02 07 alle 15.12.28Ricercatori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) hanno osservato e analizzato le modificazioni del microbiota ciecale dei polli da carne nelle prime settimane di vita per identificare precocemente cambiamenti che possano predisporre alla colonizzazione dell’intestino da parte del batterio Campylobacter.

Lo studio delle interazioni tra batteri patogeni e microbiota intestinale rappresenta un approccio relativamente nuovo ma estremamente interessante, perché consente di comprendere meglio alcune dinamiche ecologiche che sono alla base dell’infezione. “Le informazioni che provengono dal microbiota possono rappresentare uno strumento molto utile per migliorare le strategie di controllo del Campylobacter in allevamento e ridurre il rischio di trasmissione della malattia nell’uomo” – spiega Antonia Ricci, responsabile scientifico della ricerca (RC IZSVe 04/2013), finanziata dal Ministero della Salute.

Schermata 2018 02 08 alle 15.37.04In numerose patologie neonatali è coinvolta un’alterazione dell’attività surrenalica. Uno studio pilota ha valutato la possibilità di esaminare le ghiandole surrenali nei puledri neonati mediante esame ecografico, descrivendone l’aspetto. Si includevano 18 puledri neonati di età inferiore a 10 giorni. Si effettuava l’ecografia delle ghiandole surrenali con un approccio addominale transcutaneo, registrando la sede anatomica, la forma e l’aspetto.

Le ghiandole surrenali destra e sinistra erano localizzate rispettivamente medialmente e cranialmente all’ilo renale, tra il rene e la vena cava caudale e ventralmente all’aorta. La ghiandola destra aveva una forma ad arachide nella maggior parte dei casi, la ghiandola sinistra aveva una forma variabile da mezzaluna a ovale-ellittica. Ecograficamente, la corticale (ipoecogena) era ben differenziata della midollare (ecogena), eccetto in tre puledri.

Le ghiandole surrenali possono essere valutate consistentemente mediante ecografia addominale nel puledro, concludono gli autori.

“Ultrasonographic Technique and Appearance of Adrenal Gland in Neonatal Foals: A Pilot Study”. Francesca Beccati, Eleonora Lauteri, Marta Cercone, Rodolfo Gialletti. Journal of Equine Veterinary Scienc , Volume 6 , 13 - 17

Schermata 2018 02 07 alle 09.53.44Uno studio prospettico ha determinato la prevalenza delle anomalie dell’andatura in una coorte di Carlini mediante un questionario somministrato ai proprietari e focalizzato sui segni di alterazione dell’andatura (zoppia, atassia, debolezza e qualsiasi segno indiretto quali incapacità di saltare e anomalie di usura delle unghie e della cute delle zampe) e mediante riprese video. Lo studio valutava inoltre le condizioni associate alle anomalie dell’andatura, incluse altre patologie prevalenti nella razza.

Si includevano 550 carlini registrati allo Swedish Kennel Club di 1, 5 e 8 anni di età nel 2015 e 2016. Nel 33,7% delle risposte al questionario si segnalavano alterazioni dell’andatura. Nella maggior parte dei casi, il carattere dell’alterazione descritta indicava una causa neurologica. Si osservava un’associazione tra alterazione dell’andatura ed età, le alterazioni erano ovvero significativamente più comuni nei Carlini più vecchi. Si riscontrava inoltre un’associazione tra anomalie dell’andatura e dispnea, con quest’ultima significativamente più comune nei Carlini con anomalie dell’andatura.

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