Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 7741 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 359

Schermata 2018 02 07 alle 09.06.49Uno studio descrive una casistica di Schnauzer nani con sarcoma istiocitario e valuta la possibile predisposizione di razza. Tra il 2008 e il 2015 si diagnosticava la neoplasia in 14 Schnauzer nani; questa razza risultava quindi maggiormente rappresentata nella popolazione della clinica. La patologia era considerata localizzata in 10 cani e disseminata in 4. Tra i soggetti con neoplasia localizzata, in 9 si diagnosticava un sarcoma istiocitario polmonare primario sulla base della presenza di una grossa massa polmonare con (n=7) o senza (n=2) evidenza di metastasi intratoraciche, e uno presentava un sarcoma istiocitario gastrico con metastasi linfonodali. Il trattamento variava ma si osservava un decorso clinico aggressivo nella maggior parte dei pazienti. L’analisi dei pedigree rivelava un antenato comune recente per un sottogruppo di cani.

La Schnauzer nano era maggiormente rappresentato tra i cani con sarcoma istiocitario della popolazione dello studio. L’analisi dei pedigree suggeriva un fattore di rischio ereditario, non precedentemente suggerito in questa razza. In questo gruppo di pazienti era comune il coinvolgimento polmonare primario con o senza metastasi intratoraciche.

Schermata 2018 02 07 alle 08.37.40Staphylococcus aureus è un importante patogeno batterico contagioso causa di mastite. Il tasso di cura della terapia antibiotica varia notevolmente, dal 4 al 93%. Il patogeno sviluppa facilmente resistenza agli antibiotici, causando infezioni intramammarie non curabili persistenti che in genere portano all’abbattimento degli animali infetti.

A causa della sua nota capacità di sviluppare resistenza agli antibiotici comunemente utilizzati così come ai più recenti quali la meticillina e la vancomicina, e dello sviluppo di ceppi multiresistenti, l’antibioticoresistenza (AMR) di S. aureus è di importanza fondamentale anche in medicina umana.

Uno studio ha valutato la prevalenza di AMR e la diversità genetica degli isolati di S. aureus nel latte bovino. Si valutava la sensibilità degli isolati di Staphylococcus aureus (n = 239) di 33 allevamenti verso 10 antibiotici mediante metodo di microdiluizione in brodo utilizzando il sistema Sensititer. La diversità genetica degli isolati resistenti veniva valutata mediante PFGE.

Complessivamente, l’AMR degli isolati variava dall’1,3% per il ceftiofur al 25% per la sulfadimetossina. Su 239 isolati di S. aureus, 82 (34,3%) erano resistenti ad almeno uno dei 10 antibiotici. Gli isolati AMR appartenevano a due principali tipi PFGE, indicando la presenza di pattern clonali dominanti tra gli isolati resistenti.

In generale, si osservava una variazione della prevalenza di AMR all’interno e tra gli allevamenti nel tempo, con una tendenza all’aumento della resistenza verso le tetracicline. L’uso giudizio degli antibiotici negli allevamenti da latte può ridurre lo sviluppo di S. aureus antibioticoresistenti, concludono gli autori.


“Antimicrobial Resistance of Staphylococcus aureus Isolates from Dairy Cows and Genetic Diversity of Resistant Isolates.” Abdi RD et al. Foodborne Pathog Dis. 2018 Feb 2. [Epub ahead of print]

 Schermata 2018 02 05 alle 17.06.10Uno studio ha utilizzato un ampio database di un laboratorio diagnostico veterinario in UK per accertare la prevalenza delle diverse forme di neoplasie cutanee nella popolazione felina ed identificare eventuali predisposizioni di razza, sesso o età per i tumori più comuni (periodo 2006-2013).

Dei 219.083 campioni felini inviati, le masse cutanee costituivano il 4,4% e le relative diagnosi erano 89. Solo il 6,6% di questi casi non era di natura neoplastica e tra le masse neoplastiche il 52,7% era considerato istologicamente maligno. I 10 più comuni tipi tumorali cutanei costituivano l’80,7% dei casi e i 4 tipi più frequenti erano i tumori delle cellule basali, i fibrosarcomi, i carcinomi squamocellulari e i mastocitomi.

A dispetto dell’ampio numero di diagnosi differenti dello studio, un numero relativamente piccolo di tipi tumorali costituiva la maggioranza delle masse cutanee osservate nel gatto, la maggior parte delle quali erano di natura neoplastica.

Erano presenti numerose predisposizioni di razza per i tipi tumorali più comuni, benché nessuna razza pura avesse un rischio aumentato di sviluppare un tumore maligno rispetto alla popolazione non di razza; alcune razze avevano un rischio significativamente minore.

Poco più della metà delle masse neoplastiche dello studio era considerata istologicamente maligna.

“Retrospective study of more than 9000 feline cutaneous tumours in the UK: 2006–2013” Ho NT, Smith KC, Dobromylskyj MJ J Feline Med Surg. 2018 Feb; 20 (2): 128-134.

Schermata 2018 02 05 alle 16.35.52Un report della Commissione Europea esamina le principali attività internazionali sul benessere degli animali zootecnici svolte dalla Commissione con il supporto degli Stati membri.

Il rapporto valuta i risultati ottenuti nel promuovere gli standard del benessere animale a livello globale e analizza come essi abbiano contribuito a porre operatori Europei e non europei nelle stesse condizioni.

Executive summary dello studio

Schermata 2018 02 05 alle 15.24.31La somministrazione di livelli elevati di ossido di zinco è utilizzata di frequente come integrazione alimentare nei suini per migliorare la salute intestinale e le performance di crescita ed è tuttora indicata come un’alternativa ai promotori di crescita antimicrobici. Tuttavia, uno studio ha recentemente descritto un aumento di E. coli multiresistenti in associazione alla somministrazione di zinco nei suinetti. Lo studio era focalizzato sulla diversità clonale di E. coli e l’osservazione di ceppi multiresistenti è avvenuta incidentalmente. Al fine di chiarire ulteriormente questo importante aspetto e verificare i risultati dello studio, gli stessi autori hanno condotto una prova sperimentale sulla somministrazione di zinco con la dieta nei suini focalizzandosi specificamente sull’analisi di E. coli antibioticoresistente.

In condizioni sperimentali controllate, si assegnavano a caso i suinetti a ricevere una dieta a elevato contenuto di zinco (gruppo zinco) o una dieta con zinco basale (gruppo di controllo). A differenti età, si prelevavano campioni di feci, digesta e mucosa e si determinavano i numeri assoluti di E. coli. Si analizzavano fenotipicamente per la resistenza antimicrobica 2665 isolati di E. coli e i risultati venivano confermati mediante test di minima concentrazione inibente su campioni random.

Schermata 2018 02 02 alle 13.18.59I patogeni frequentemente associati a fenotipi multiresistenti (MDR), inclusi gli Enterobatteri produttori di beta lattamasi a spettro esteso (ESBL) e Acinetobacter baumannii isolati dai cavalli ammessi a cliniche veterinarie, costituiscono un rischio per il paziente e il personale della clinica. Per stimare gli attuali tassi di colonizzazione, si analizzavano 341 pazienti equini al fine di identificare lo stato di portatore di patogeni indicatori di zoonosi al momento dell'ammissione alla clinica.

Si selezionano cavalli con segni clinici associati a colica (n = 233) o ferite aperte (n = 108) per effettuare l’esame microbiologico di tamponi nasali, campioni fecali e tamponi delle ferite.

I risultati mostravano percentuali allarmanti di portatori di patogeni Gram-negativi MDR: il 10,7% (34 su 318) dei campioni fecali validati era positivo per ESBL-E (94%: Escherichia coli produttori di ESBL), con percentuali registrate del 10,5% per il gruppo colica e dell’11% per il gruppo ferite aperte. Il 92,7% degli E. coli produttori di ESBL erano fenotipicamente resistenti a 3 o più classi di antibiotici. A. baumannii era raramente identificato (0,9%) e tutti i campioni fecali erano negativi per Salmonella, sia direttamente sia dopo due fasi di arricchimento. I risultati dello screening per i tamponi delle narici mostravano tassi di identificazione di ESBL-E del 3,4% tra i pazienti con coliche e dello 0,9% tra i pazienti con ferite aperte, con un tasso medio del 6% (9/340) per entrambi.

In tutti i 41 E. coli produttori di ESBL isolati si rilevava un’ampia eterogeneità mediante elettroforesi in campo pulsato (PFGE) e sequenziamento del genoma (WGS). Tuttavia, si osservava una predominanza dei complessi STC10 e STC125, inclusi numerosi nuovi ST. I più comuni geni associati alla produzione di ESBL erano  blaCTX-M-1 (31/41; 75,6%) e blaSHV-12 (24,4%).

Lo studio rivela una preoccupante ampia frazione di E. coli con resistenza multipla e produttori di ESBL tra i pazienti equini, costituendo un’evidente minaccia per i sistemi di gestione dell’igiene e per la sicurezza del posto di lavoro dello staff veterinario nelle cliniche per cavalli, concludono gli autori.

Extended-spectrum beta-lactamase (ESBL)-producing Escherichia coli and Acinetobacter baumannii among horses entering a veterinary teaching hospital: The contemporary "Trojan Horse".” Walther B. et al. PLoS One. 2018 Jan 30; 13 (1): e0191873.

Schermata 2018 02 01 alle 11.52.20Uno studio retrospettivo ha determinato le manifestazioni cliniche dell’istoplasmosi in un ampio campione di cani, confrontando gli esiti ottenuti con il fluconazolo rispetto all’itraconazolo e identificando le variabili con valore prognostico disponibili al momento della diagnosi. Si includevano 79 cani con istoplasmosi confermata presso due cliniche universitarie dal 1999 al 2015.

Erano rappresentate razze diverse. Le razze da lavoro e da pastore erano affette prevalentemente da istoplasmosi disseminata, le razze toy dalla forma gastrointestinale. La diagnosi veniva spesso ottenuta con tecniche non invasive, quali la valutazione citologica dei raschiati rettali (n = 24) e degli strisci ematici (15). Si otteneva la remissione clinica in 16 su 25 casi (64%) trattati con fluconazolo e in 17 su 24 casi (71%) trattati con itraconazolo. Non si identificavano differenze tra gli agenti antifungini relativamente a sopravvivenza, remissione clinica o tasso di recidiva della malattia.

I fattori prognostici negativi identificati erano: razza Cane da montagna dei Pirenei, dispnea, necessità di supplementazione di ossigeno, ittero, organomegalia addominale palpabile, anemia, trombocitopenia, ipercalcemia, aumento della fosfatasi alcalina sierica e ipebilirubinemia, mentre la diarrea era un fattore prognostico positivo.

I risultati suggeriscono che l’istoplasmosi dovrebbe essere considerata in un cane ammalato di qualsiasi razza in un’area endemica. I segni clinici possono essere aspecifici. La diagnosi è spesso possibile con esami non invasivi ed economici. Sia il fluconazolo sia l’itraconazolo possono costituire un’efficace opzione terapeutica.

Schermata 2018 02 01 alle 09.54.36La prevenzione del complesso della malattia respiratoria bovina (BRD) nei bovini da carne è importante per mantenere la salute e la produttività dei vitelli. Uno studio ha determinato se i patogeni batterici e virali di BRD fossero suscettibili al sistema lattoperossidasi/perossido di idrogeno/ioduro (LPO/H2O2/I−) in vitro e ha determinato se la somministrazione orale di ioduro di sodio (NaI) potesse ottenere concentrazioni di iodio nelle escrezioni respiratorie dei vitelli da carne svezzati sufficienti a inattivare questi patogeni in vivo.

Si includevano 16 vitelli da carne commerciali apparentemente sani. Si effettuavano test virali e batterici in vitro per determinare la suscettibilità al sistema LPO/H2O2/I− a diverse concentrazioni di NaI. Si somministravano a 16 vitelli da carne incroci sani scelti a caso 70 mg/kg di NaI oppure acqua, per via orale, in uno studio cieco controllato con placebo. Si raccoglievano il sangue e le secrezioni nasali per 72 ore analizzando la concentrazione di I−.


L’Herpesvirus bovino-1, il Virus parainfluenza-3, Mannheimia haemolytica e Bibersteinia trehalosi venivano tutti inattivati o inbiti in vitro dalla reazione LPO/H2O2/I−. La somministrazione orale di NaI causava un marcato aumento della concentrazione di I nei fluidi nasali, con Cmax = 181 (1.420 μM I), T12, concentrazione sufficiente a inattivare tali patogeni in vitro.

In vitro, il sistema LPO/H2O2/I− inattiva o inibisce i patogeni comunemente associati a BRD. La somministrazione orale di NaI aumenta significativamente la concentrazione di I nel fluido nasale, indicando che questo sistema potrebbe essere utile per la prevenzione delle infezioni respiratorie bovine, concludono gli autori.

Schermata 2018 02 01 alle 09.26.57Il rischio di mortalità in caso di danno renale acuto (AKI) nel cane e nel gatto non è chiarito. Uno studio ha valutato l’incidenza di mortalità nei cani e nei gatti con AKI sulla base dell’eziologia (infettiva versus non infettiva, sottoposti a dialisi versus trattamento conservativo). Si includevano articoli costituiti da casistiche che valutavano l’incidenza della mortalità per tutte le cause nel cane e nel gatto con AKI indipendentemente dall’eziologia o dalla natura del trattamento.

Venivano selezionate 18 casistiche coinvolgenti 1201 animali. Le percentuali di mortalità complessiva erano: gatti 53,1% [95% CI 0,475, 0,586; I2 = 11,9%, p = 0,3352]; cani 45,0% [95% CI 0,33, 0,58; I2 = 91,5%, P < 0,0001]. Si osservava un aumento non significativo del rischio di mortalità complessivo nei soggetti sottoposti a dialisi rispetto a quelli trattati con terapia conservativa. Le percentuali di mortalità complessiva in accordo all’eziologia, indipendentemente dal tipo di trattamento, erano: AKI dovuta a cause infettive, cane e gatto, 19,2% [95% CI 0,134, 0,258; I2 = 37,7%, P = 0,0982]; AKI dovuta a cause non infettive, cane e gatto, 59,9% [95% CI 0,532, 0,663; I2 = 51,0%, P = 0,0211].

I risultati suggeriscono percentuali di mortalità complessiva superiori nei cani e gatti con AKI dovuta a cause non infettive, rispetto alle altre eziologie, e mostrano differenze non significative in termini di percentuali superiori associate alla dialisi rispetto al trattamento conservativo. Sono auspicabili ulteriori indagini circa il momento ottimale per l’inizio della dialisi e lo sviluppo di modelli clinici al fine di pronosticare il decorso della malattia e guidare la scelta dell’inizio ottimale del trattamento per i casi meno gravi di AKI, concludono gli autori.

Acute kidney injury in cats and dogs: A proportional meta-analysis of case series studies.” Legatti SAM. PLoS One. 2018 Jan 25; 13(1): e0190772.

Mercoledì, 31 Gennaio 2018 16:38

Rhodococcus equi nella capra

Schermata 2018 02 01 alle 09.06.41Rhodococcus equi è una infrequente causa di infezioni piogranulomatose nelle capre, con similitudini macroscopiche con la linfoadenite caseosa da Corynebacterium pseudotuberculosis. I casi nelle capre sono stati in precedenza attribuiti a ceppi avirulenti di R. equi. In uno studio, 6 casi (8 isolati) di infezione da R. equi in capre di 1 anno venivano identificati dal 2000 al 2017. Le lesioni variavano da broncopolmonite, osteomieleite vertebrale e omerale e ascessi sottocutanei a infezioni disseminate che coinvolgevano polmoni, linfonodi e organi viscerali multipli.

Gli isolati di R. equi di capre infette venivano analizzati mediante PCR per i geni del plasmide associato alla virulenza di R. equi (vap). Sette degli 8 isolati erano portatori del plasmide VapN, originalmente caratterizzato in isolati bovini, mentre un isolato non possedeva i plasmidi di virulenza e veniva classificato come avirulento. Il plasmide VapN non è stato descritto in isolati coltivati dalle capre.

 “Rhodococcus equi Infections in Goats: Characterization of Virulence Plasmids.” Stranahan LW et al. Vet Pathol. 2017 Jan 1 [Epub ahead of print]

Pagina 3 di 54

vetchannel nero

VETCHANNEL.IT
La formazione professionale on demand
quando vuoi, dove vuoi.

Vetpedia

eveditoria Editoria Scientifica

0
Shares
0
Shares