Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 7741 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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sucking piglets 14621179Uno studio ha indagato se vi fosse una relazione tra la latenza prima della prima poppata del suinetto e la morfologia della mammella e del capezzolo della scrofa e ha valutato quanto le caratteristiche del suinetto e della scrofa influenzino la scelta della posizione dei capezzoli per l’allattamento. Si registravano i parametri morfologici della mammella, il comportamento di poppata dei suinetti e le caratteristiche produttive e comportamentali della scrofa in una popolazione di 74 scrofe Large White X Landrace di diverso ordine di parto.

La distanza tra i capezzoli della stessa fila mammaria era maggiore per i capezzoli che venivano scelti al primo contatto con la mammella rispetto ai capezzoli che non venivano scelti per la prima poppata. I suinetti tendevano ad attaccarsi prima ai capezzoli posti più vicino alla linea mediana dell’addome. Un’elevata percentuale di fratelli (64%) si attaccava per la prima volta al capezzolo scelto in precedenza da un altro fratello. La maggior parte dei neonati effettuava la prima poppata dal capezzolo localizzato nella parte posteriore della mammella (41%) o nella parte anterore (33%), anziché nella porzione mediana.

Venerdì, 23 Settembre 2016 15:49

Epatopatie nel cavallo: 92 casi

epa1Uno studio ha descritto gli aspetti clinici e istologici delle epatopatie del cavallo negli Stati Uniti occidentali. Si effettuava una revisione retrospettiva di 92 cavalli di diverse razze ed età maggiore di 1 anno osservati tra il 2000 e il 2010 con epatopatia confermata istologicamente.

I due sessi erano distribuiti equamente, l’età mediana era di 10 anni (1-31 anni). Si osservano comunemente infiammazione portale, fibrosi portale, necrosi e lipidosi. La maggioranza dei soggetti aveva un grado da moderato a grave di lesione istologica. Venivano soppressi 68 cavalli mentre 24 venivano dimessi dalla clinica, con follow-up disponibile in 19 casi. Sei cavalli (32%) venivano soppressi entro un anno dalle dimissioni, in 3 casi per progressione dell’epatopatia primaria e in 3 casi per colica.epa2

pig1defUn gruppo internazionale di ricercatori ha definito il primo catalogo dei geni batterici intestinali del suino. Sono stati analizzati campioni fecali di 287 suini di razze diverse e linee selezionate di 11 diversi allevamenti in Francia, Cina e Danimarca. Sono stati identificati 7,7 milioni di geni e un notevole numero di batteri noti e non noti. I risultati hanno mostrato chiare differenze legate al paese, riflettenti differenze dei sistemi di allevamento e nell’integrazione di antibiotici. Inoltre, hanno mostrato come l’età, il sesso e la genetica dell’animale fossero associati a differenze nella composizione dei batteri intestinali.

Lo studio ha mostrato come il divieto di utilizzo degli antibiotici come promotori della crescita in Danimarca e Francia sembri aver ridotto il numero di geni resistenti agli antibiotici nei suini di questi paesi, sebbene gli animali fossero ancora portatori di geni che conferiscono resistenza a un notevole numero di antibiotici.

newcasUno studio ha descritto il ripetuto isolamento di virus della malattia di Newcastle di origine vaccinale in diverse specie di uccelli selvatici in 4 continenti dal 1997 al 2014. I dati indicano che almeno 17 specie di 10 ordini aviari che occupano habitat differenti eliminano virus della malattia di Newcastle di origine vaccinale. Gli isolati più frequentemente segnalati venivano identificati tra individui dell’ordine dei Columbiformi (n = 23) seguito dell’ordine degli Anseriformi (n = 13). Si isolavano campioni sia da uccelli selvatici liberi (n = 47) sia da uccelli selvatici in cattività (n = 7).

I virus vaccinali identificati corrispondevano ai vaccini più diffusamente utilizzati, LaSota (n = 28) e Hitchner B1 (n = 19). Altri virus vaccinali identificati erano riferibili ai vaccini PHY-LMV2 e V4, rispettivamente in 5 e 2 casi.

pigsLo Staphylococcus aureus meticillina-resistente associato agli animali da allevamento (LA-MRSA) persiste nella popolazione degli animali da reddito e rappresenta un serbatoio per la trasmissione all’uomo. La comprensione delle vie di introduzione e successiva trasmissione è cruciale per il controllo di questa minaccia alla salute animale e pubblica. Uno studio ha considerato tutti i casi notificatiti di LA-MRSA (CC398) nell’uomo e nel suino in Norvegia tra il 2008 e il 2014. I dati venivano raccolti durante una vasta indagine epidemiologica. Si effettuava il sequenziamento dell’intero genoma degli isolati umani e suini.

Si identificano tre cluster epidemici, che includevano 26 allevamenti suini, 2 macelli e 36 persone. Le introduzioni primarie si verificavano verosimilmente attraverso la trasmissione umana a 3 allevamenti di scrofe, con trasmissione secondaria ad altri allevamenti suini, soprattutto attraverso il commercio di animali e in misura minore attraverso gli uomini o i veicoli per il trasporto del bestiame. Tutti gli MRSA CC398 isolati dall’uomo senza un legame epidemiologico con i focolai erano geneticamente distinti dagli isolati del cluster epidemici, indicando una limitata disseminazione alla popolazione generale.pig2

vacc1L’utilizzo dei vaccini nell’allevamento bovino è diffuso, tuttavia sono limitate le linee guida rivolte ai decision-maker come allevatori e veterinari. Per supportare efficacemente i veterinari nel consigliare gli allevatori di bovini da latte circa l’ottimizzazione delle strategie vaccinali, è importante comprendere come e perché i veterinari decidano di raccomandare le vaccinazioni nei bovini.

Uno studio ha esplorato i fattori motivanti e gli ostacoli nel processo decisionale dei veterinari buiatri circa l’implementazione delle strategie vaccinali in allevamenti da latte inglesi. Si conducevano interviste semi-strutturate a 15 veterinari. I risultati indicavano che i veterinari avevano un atteggiamento positivo verso l’uso dei vaccini e pochi fattori ostacolanti nel consigliarne l’implementazione.

masti1Uno studio ha descritto e confrontato le caratteristiche anatomiche dei capezzoli prima e dopo la mungitura automatica, aggiustandole per l’ordine di parto e la localizzazione del capezzolo (anteriore versus posteriore). Inoltre, ha determinato se alcune caratteristiche selezionate della mungitura e anatomiche dei capezzoli fossero associate allo sviluppo di mastite clinica.

Per il primo obiettivo è stato effettuato uno studio cross-sectional che ha descritto e confrontato le dimensioni dei capezzoli prima e dopo la mungitura (n = 1.751 capezzoli di 445 bovine). Per il secondo obiettivo è stato effettuato uno studio caso-controllo.

Fratture del radio del cavallo: prognosi di sopravvivenza fino alle dimissioniUno studio ha determinato la sopravvivenza fino alle dimissioni dei cavalli con fratture del radio (escludendo la frammentazione osteocondrale della porzione distale del radio e le fratture da stress) e i fattori di rischio che influenzavano la sopravvivenza fino alle dimissioni delle fratture sottoposte a trattamento conservativo e chirurgico.

Si includevano 54 cavalli. I fattori di rischio valutati erano: età, configurazione della frattura, metodica di riparazione chirurgica, durata dell’intervento, tempo di ricovero, tasso d fallimento dell’impianto e tasso di infezione del campo operatorio (SSI).

La sopravvivenza complessiva fino alle dimissioni dei 54 cavalli era del 50%. Si sottoponevano ad eutanasia al momento dell’ammissione 13 soggetti (24%) per gravità della frattura, presenza di una frattura aperta o limitazioni economiche. Si trattavano in maniera conservativa 14 (26%) cavalli con fratture incomplete con dislocazione minima e 12 (86%) sopravvivevano fino alle dimissioni. Si trattavano chirurgicamente 27 soggetti (50%) mediante riduzione a cielo aperto e fissazione interna (ORIF); 15 (56%) sopravvivevano fino alle dimissioni.

Le fratture aperte avevano una probabilità significativamente maggiore di sviluppare SSI (P = .008), che causava inoltre un aumento di 17 volte dei fallimenti dell’impianto (P < .005). Sei degli 8 cavalli con una frattura aperta trattati chirurgicamente non sopravvivevano fino alle dimissioni. L’esito era inoltre influenzato negativamente da età (P <  .005) e durata dell’intervento >168 minuti (P < .027). La presenza di SSI tendeva a essere associata a un ridotto tasso di sopravvivenza (P = .09).

La prognosi per la sopravvivenza fino alle dimissioni delle fratture incomplete con dislocazione minima è buona. I cavalli giovani hanno una prognosi di sopravvivenza fino alle dimissioni buona dopo ORIF, mentre quest’ultima ha una prognosi sfavorevole nei cavalli adulti, e le SSI sono fortemente correlate a fallimenti catastrofici dell’impianto, concludono gli autori.


“Risk factors associated with survival to hospital discharge of 54 horses with fractures of the radius” Stewart S, Richardson D, Boston R, Schaer TP. Vet Surg. 2015 Nov; 44 (8): 1036-41.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Fratture del radio del cavallo: prognosi di sopravvivenza fino alle dimissioniUno studio ha determinato la sopravvivenza fino alle dimissioni dei cavalli con fratture del radio (escludendo la frammentazione osteocondrale della porzione distale del radio e le fratture da stress) e i fattori di rischio che influenzavano la sopravvivenza fino alle dimissioni delle fratture sottoposte a trattamento conservativo e chirurgico.

Si includevano 54 cavalli. I fattori di rischio valutati erano: età, configurazione della frattura, metodica di riparazione chirurgica, durata dell’intervento, tempo di ricovero, tasso d fallimento dell’impianto e tasso di infezione del campo operatorio (SSI).

La sopravvivenza complessiva fino alle dimissioni dei 54 cavalli era del 50%. Si sottoponevano ad eutanasia al momento dell’ammissione 13 soggetti (24%) per gravità della frattura, presenza di una frattura aperta o limitazioni economiche. Si trattavano in maniera conservativa 14 (26%) cavalli con fratture incomplete con dislocazione minima e 12 (86%) sopravvivevano fino alle dimissioni. Si trattavano chirurgicamente 27 soggetti (50%) mediante riduzione a cielo aperto e fissazione interna (ORIF); 15 (56%) sopravvivevano fino alle dimissioni.

Le fratture aperte avevano una probabilità significativamente maggiore di sviluppare SSI (P = .008), che causava inoltre un aumento di 17 volte dei fallimenti dell’impianto (P < .005). Sei degli 8 cavalli con una frattura aperta trattati chirurgicamente non sopravvivevano fino alle dimissioni. L’esito era inoltre influenzato negativamente da età (P <  .005) e durata dell’intervento >168 minuti (P < .027). La presenza di SSI tendeva a essere associata a un ridotto tasso di sopravvivenza (P = .09).

La prognosi per la sopravvivenza fino alle dimissioni delle fratture incomplete con dislocazione minima è buona. I cavalli giovani hanno una prognosi di sopravvivenza fino alle dimissioni buona dopo ORIF, mentre quest’ultima ha una prognosi sfavorevole nei cavalli adulti, e le SSI sono fortemente correlate a fallimenti catastrofici dell’impianto, concludono gli autori.


“Risk factors associated with survival to hospital discharge of 54 horses with fractures of the radius” Stewart S, Richardson D, Boston R, Schaer TP. Vet Surg. 2015 Nov; 44 (8): 1036-41.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Miopatia da accumulo di polisaccaridi nel cavalloLa miopatia da accumulo di polisaccaridi (PSSM) è stata descritta per la prima volta nel 1992 in cavalli di razze correlate ai Quarter, Appaloosa e Paint che manifestavano segni clinici di rabdomiolisi da sforzo. La patologia è caratterizzata da accumulo eccessivo di glicogeno e amilopectina resistente alla diastasi nei muscoli scheletrici.

Il riscontro di una mutazione del gene della glicogeno-sintasi 1 (GYS1) in alcuni ma non in tutti i cavalli affetti dalla malattia ha suggerito che la PSSM rappresenti un gruppo di malattie con patologia simile ma eziologia diversa e che la patogenesi sia più complessa di quanto inizialmente ritenuto.

La PSSM di tipo 1 (PSSM1) si riferisce a soggetti con la mutazione di GYS1 ed è successivamente stata identificata in un elevato numero di razze presenti in Europa e Nordamerica. Le presentazioni cliniche associate alla PSSM1 possono variare e spesso questa forma è accompagnata dalla una maggiore attività enzimatica muscolare a riposo o dopo l’esercizio; tali alterazioni però possono non essere presenti in tutti casi.

La diagnosi di PSSM si basa sull’esame istopatologico e la PSSM1 si diagnostica mediante la genotipizzazione per la mutazione di GYS1.

Spesso i soggetti affetti rispondono bene a modificazioni delle pratiche di allevamento, in particolare a una dieta povera di amido e ricca di grassi accompagnata da attività fisica regolare, concludono gli autori.

“Polysaccharide storage myopathy – the story so far” R J Naylor. Equine Vet Educ. August 2015; 27 (8): 414–419.



Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD
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Miopatia da accumulo di polisaccaridi nel cavalloLa miopatia da accumulo di polisaccaridi (PSSM) è stata descritta per la prima volta nel 1992 in cavalli di razze correlate ai Quarter, Appaloosa e Paint che manifestavano segni clinici di rabdomiolisi da sforzo. La patologia è caratterizzata da accumulo eccessivo di glicogeno e amilopectina resistente alla diastasi nei muscoli scheletrici.

Il riscontro di una mutazione del gene della glicogeno-sintasi 1 (GYS1) in alcuni ma non in tutti i cavalli affetti dalla malattia ha suggerito che la PSSM rappresenti un gruppo di malattie con patologia simile ma eziologia diversa e che la patogenesi sia più complessa di quanto inizialmente ritenuto.

La PSSM di tipo 1 (PSSM1) si riferisce a soggetti con la mutazione di GYS1 ed è successivamente stata identificata in un elevato numero di razze presenti in Europa e Nordamerica. Le presentazioni cliniche associate alla PSSM1 possono variare e spesso questa forma è accompagnata dalla una maggiore attività enzimatica muscolare a riposo o dopo l’esercizio; tali alterazioni però possono non essere presenti in tutti casi.

La diagnosi di PSSM si basa sull’esame istopatologico e la PSSM1 si diagnostica mediante la genotipizzazione per la mutazione di GYS1.

Spesso i soggetti affetti rispondono bene a modificazioni delle pratiche di allevamento, in particolare a una dieta povera di amido e ricca di grassi accompagnata da attività fisica regolare, concludono gli autori.

“Polysaccharide storage myopathy – the story so far” R J Naylor. Equine Vet Educ. August 2015; 27 (8): 414–419.



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