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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2017 12 18 alle 10.20.47Uno studio retrospettivo ha analizzato i gatti con diagnosi di otite media (OM) non dovuta a polipi nasofaringei e ha rivisto l’esito clinico dopo trattamento medico e chirurgico. La diagnosi di OM veniva effettuata sulla base dei segni clinici, inclusi i segni neurologici, respiratori e di otite esterna, e sulla base dell’evidenza di un ispessimento o irregolarità delle pareti della bolla o di fluido all’interno della cavità timpanica nei soggetti sottoposti a diagnostica per immagini. Nei soggetti non sottoposti a quest’ultima, la diagnosi si basava sulla presenza di fluido nella bolla o della coltura di organismi dopo miringotomia.

Su 16 gatti, in 1 si effettuava una ablazione totale del condotto uditivo, in 5 l’osteotomia ventrale della bolla e in 11 il trattamento medico. Dei gatti che subivano la terapia medica, utilizzando sia farmaci locali sia antibiotici sistemici o una combinazione di entrambi, 8 avevano una risoluzione completa dei segni clinici.

La presente piccola casistica indica che alcuni gatti con OM possono essere tratti con successo con la terapia medica. La chirurgia è invasiva e può non essere necessaria se si effettua un trattamento medico appropriato. Lo studio fornisce inoltre le basi per ulteriori studi che definiscano le cause infettive specifiche della OM e il loro potenziale trattamento medico.


“Retrospective study of the presentation, diagnosis and management of 16 cats with otitis media not due to nasopharyngeal polyp.” Swales N, Foster A, Barnard N. J Feline Med Surg. 2017 December [Epub ahead of print]

Schermata 2017 12 15 alle 08.49.36Uno studio ha valutato l’effetto dell’atipamezolo sull’efficacia analgesica del butorfanolo nel ratto. Si misuravano la frequenza cardiaca e respiratoria e la latenza della retrazione plantare in 40 ratti Wistar maschi adulti prima e dopo l’iniezione di butorfanolo (B), atipamezolo (A), butorfanolo seguito da atipamezolo (BA) e soluzione fisiologica (S).

La frequenza cardiaca e respiratoria era consistentemente maggiore nel gruppo A rispetto agli altri gruppi, e nel gruppo BA questi parametri fisiologici erano maggiori rispetto a quelli del gruppo B. La latenza della retrazione plantare era significativamente prolungata nel gruppo B, mentre era significativamente ridotta nel gruppo A in momenti temporali multipli, rispetto al gruppo S e B. Non vi erano differenze significative tra i gruppi BA e S.

Schermata 2017 12 14 alle 12.05.05Uno studio ha stimato la prevalenza e i fattori di rischio demografici dell’incontinenza urinaria nelle cagne visitate presso strutture veterinarie primarie in Inghilterra. La popolazione studiata comprendeva tutte le cagne incluse nel database VetCompass dal 2009 al 2013.

Su 100.397 cagne afferite presso le cliniche veterinarie, avevano una diagnosi di incontinenza urinaria 3108 soggetti. La prevalenza dell’incontinenza urinaria era del 3,14% (95% CI: 2,97 – 3,33). Veniva prescritta la terapia medica nel 45,6% dei casi. Le razze predisposte includevano il Setter irlandese (odds ratio: 8,09; 95% CI: 3,15 -20,80; P< 0,001) e il Dobermann (odds ratio: 7,98; 95% CI: 4,38 – 14,54; P< 0,001).

Una maggiore probabilità di diagnosi di incontinenza urinaria era associata a (1) peso corporeo pari o superiore al peso corporeo medio dell’adulto per la razza (odds ratio: 1,31; 95% CI: 1,12 – 1,54; P< 0,001), (2) età compresa tra 9 e 12 anni (odds ratio: 3,86; 95% CI: 2,86 – 5,20, P< 0,001), (3) sterilizzazione (odds ratio: 2,23; 95% CI: 1,52 to 3,25, P< 0,001) e (4) l’essere assicurati (odds ratio: 1,59; 95% confidence CI: 1,34 – 1,88, P< 0,001).

L’incontinenza urinaria colpisce poco più del 3% della popolazione canina complessiva mentre colpisce più del 15% delle cagne appartenenti a razze a rischio elevato, quali Setter irlandese, Dobermann, Bearded collie, Rough collie e Dalmata.

Questi risultati forniscono al clinico un’evidenza per migliorare le raccomandazioni circa la sterilizzazione e il controllo del peso nella cagna, soprattutto nelle razze a rischio elevato, concludono gli autori.

Schermata 2017 12 14 alle 11.30.44Uno studio retrospettivo ha confrontato la sopravvivenza e le complicazioni della colectomia del grosso colon etfettuata con anastomosi termino-terminale mediante sutura manuale e con anastomosi termino-terminale funzionale mediante suturatrice meccanica in 26 cavalli di proprietà con patologia gastrointestinale.

Si rivedevano i dati di 14 cavalli sottoposti ad anastomosi termino-terminale mediante sutura manuale e di 12 cavalli sottoposti ad anastomosi termino-terminale funzionale mediante suturatrice meccanica.

L’età media dei cavalli sottoposti a colectomia era di 13 anni. Le ragioni della colectomia erano profilattiche (12) e di salvataggio (14). Il tempo chirurgico medio era di 169 minuti. Il tempo medio di ricovero era di 9 giorni e non differiva in base al tipo di anastomosi. Sopravvivevano fino alle dimissioni 9 dei 12 cavalli sottoposti ad anastomosi termino-terminale funzionale con suturatrice meccanica e 12 dei 14 cavalli sottoposti ad anastomosi termino-terminale con sutura manuale. Il tempo di sopravvivenza non differiva in base alla tecnica anastomotica.

La sopravvivenza a breve e lungo termine non differisce tra anastomosi termino-terminale con sutura manuale o con suturatrice meccanica nei cavalli sottoposti a colectomia, concludono gli autori.

“Technique-associated outcomes in horses following large colon resection.” Pezzanite LM, Hackett ES. Vet Surg. 2017 Nov; 46 (8): 1061-1067.

Schermata 2017 12 13 alle 16.55.31Uno studio ha indagato il grado di accordo tra veterinari internisti certificati nell’effettuazione dell’esame neurologico del cavallo. Si includevano in uno studio epidemiologico prospettico 97 cavalli visitati presso l’Università dell’Ohio. I cavalli venivano visitati da un medico internista responsabile della loro cura e in seguito da un internista che non conosceva il problema iniziale e altri dati anamnestici del paziente.

Complessivamente, gli esaminatori concordavano sul fatto che 60/97 cavalli (61,9%) fossero clinicamente non normali e 21/97 (21,%) clinicamente normali mentre lo stato di 16/97 (16.5%) soggetti era contestato.

Vi era un accordo completo tra gli esaminatori rispetto ai segni dei nervi cranici e ai movimenti involontari. Era presente un disaccordo sulla gravità dei segni clinici in 31 cavalli, 25 dei quali (80,6%) erano considerati normali o lievemente affetti dall’osservatore primario.

Quando si esaminavano i risultati di tutte le coppie di esami clinici per 11 diverse categorie, era presente una notevole variabilità di risultati. Quando gli esaminatori classificavano la presenza o assenza di un’anomalia neurologica, zoppia o atassia, l’accordo tra gli osservatori era buono o eccellente nell’80% dei casi. Quando si valutava l’ondeggiamento del tronco l’accordo tra gli osservatori era buono o eccellente nel 60% dei casi. Quando si valutavano l’asimmetria o i deficit, l’accordo era buono o eccellente nel 43% dei casi. L’accordo era eccellente o buono solo nel 20% dei casi quando si valutava l’atrofia muscolare, l'ipermetria e nella valutazione complessiva della gravità delle anomalie neurologiche.

Lo studio sottolinea la soggettività dell’esame neurologico e mostra che un livello ragionevole di accordo può essere ottenuto quando diversi clinici esaminano lo stesso soggetto.

Schermata 2017 12 13 alle 12.01.16Il Coronavirus bovino (BCoV) è identificato nei vitelli sia sani sia diarroici, complicandone la valutazione quale patogeno primario. Uno studio prospettico caso-controllo ha indagato il tasso di identificazione di BCoV nelle feci dei vitelli sani e diarroici e ha descritto l’utilità di un test Pancoronavirus RT-PCR (PanCoV-RT-PCR) per identificare il virus nelle feci dei vitelli diarroici.

Si includevano 286 vitelli di età < 21giorni. Venivano considerati casi i soggetti con feci liquide o semiliquide, temperatura >39,5°C e inappetenza e controlli quelli con feci pastose o dure ed esame clinico normale.

Si utilizzava un test BCoV-RT-PCR specifico per identificare BCoV nei campioni fecali. L’associazione tra BCoV e le condizioni di salute era valutata mediante regressione logistica. Si analizzavano i campioni fecali (n = 28) e nasali (n = 8) di vitelli diarroici per verificare la presenza di BCoV mediante sia test PanCoV-RT-PCR sia test specifico BCoV-RT-PCR, analizzandone statisticamente l’accordo.

BCoV veniva identificato nel 55% (157/286) dei vitelli, rispettivamente nel 46% (66/143) e 64% (91/143) dei vitelli sani e diarroici. I vitelli diarroici avevano una maggiore probabilità di essere positivi a BCoV rispetto a quelli sani (OR: 2,16, 95% CI: 1,26 -3,83, P = 0,004). Si osservava un buon accordo tra PanCoV-RT-PCR e BCoV-RT-PCR per l’identificazione di BCoV (κ = 0,68, 95% CI: 0,392 - 0,967; P < 0.,001).

BCoV aveva maggiori probabilità di essere identificato nei vitelli diarroici rispetto a quelli sani. Il test PanCoV-RT-PCR può essere uno strumento utile per identificare CoV nelle feci dei vitelli diarroici.

Schermata 2017 12 13 alle 10.34.41Il trattamento del diabete mellito (DM) comporta il coinvolgimento attivo del proprietario e può essere costoso. Uno studio ha analizzato la popolazione di proprietari che opta per l’eutanasia anziché per il trattamento del DM. Si effettuava un sondaggio sui veterinari in varie parti del mondo. Partecipavano 1192 veterinari che indicavano una mediana di un paziente diabetico su 10 sottoposto a eutanasia al momento della diagnosi e un’ulteriore mediana di un paziente su 10 entro un anno dalla diagnosi a causa dell’insuccesso terapeutico o della mancata compliance.

I più importanti fattori motivanti percepiti erano: presenza di malattie concomitanti (45%), costi (44%); età dell’animale (37%); problemi nell’ottenere un controllo adeguato (35%); benessere dell’animale (35%) e impatto sullo stile di vita del proprietario (32%). Avevano maggiore probabilità di essere soppressi i gatti delle cliniche canadesi (odds ratio (OR) 2,7), australiane (OR 2,3), rurali (OR 1,6) e miste (OR 1,7), mentre la probabilità era minore per i gatti osservati presso cliniche di referenza/università (OR 0,6). I cani avevano una maggiore probabilità di essere soppressi nelle cliniche canadesi (OR 1,8), rurali (OR 1.8) e miste (OR 1,6).

Schermata 2017 12 11 alle 09.26.05Uno studio ha descritto la prevalenza e le cause di distocia nelle bovine da latte e da carne primipare e multipare, così come il tasso di mortalità dei vitelli e delle bovine, ricavati da 11 anni di registrazioni in diversi allevamenti italiani. Su 14.575 registrazioni in bovine di razza Frisona italiana da latte e Romagnola e Marchigiana da carne si osservava una prevalenza del 5,6%, con un valore significativamente maggiore nelle bovine primipare (p < 0,0001) e nelle bovine da latte (p < 0,0001).

La prevalenza della distocia di origine fetale era maggiore di quella di origine materna (p < 0,0001). La gestione della distocia, effettuata mediante correzione manuale nel 96% dei casi, era associata al 25% di mortalità del vitello e all’11% di mortalità della vacca.

Quando si valutavano gli effetti combinati della tipologia bovina e dell’ordine di parto in relazione a ciascuna causa di distocia fetale o materna, al metodo di risoluzione della distocia e alla mortalità di vitello, vacca e vitello-vacca, i risultati mostravano una maggior associazione delle bovine da latte primipare e multipare, rispetto alle bovine da carne, a numerose cause di distocia e mortalità vitello-vacca.

Nell’insieme i risultati dello studio evidenziano ulteriormente l’importanza di una corretta gestione delle mandrie da riproduzione e dei programmi di selezione genetica, soprattutto nelle bovine da latte, così come della rapidità nella diagnosi e correzione dei parti difficili per il trattamento efficace della distocia al fine di ridurre la mortalità del vitello.

“Prevalence, causes, resolution and consequences of bovine dystocia in Italy” De Amicis I, Veronesi MC, Robbe D, Gloria A, Carluccio A. Theriogenology, 2017 Nov 7; 107: 104-108.

tartNei rettili e nelle tartarughe la vena giugulare è la sede preferenziale per il prelievo ematico, per la fluidoterapia e per l’inserimento di cateteri, tuttavia la cute spessa dei cheloni può ostacolare la visualizzazione e la cateterizzazione della vena. Le difficoltà possono aumentare in caso di scarsa perfusione periferica o edema.

Una possibile soluzione è rappresentata dall’introduzione di una fonte luminosa nell’esofago, attraverso la cavità orale, che consente di visualizzare chiaramente la vena giugulare attraverso la cute. L’animale è posto in decubito laterale e si introduce un otoscopio orientandolo verso la vena, nella parte laterale del collo, con le necessarie modifche della direzione in base alla specie di chelone. Occorre fare attenzione a non premere sull’esofago e causare il collasso del vaso.

Questa metodica può essere utilizzata in tartarughe e testuggini di piccole o medie dimensioni senza anestesia generale, mentre la sedazione può essere necessaria in individui di maggiori dimensioni.

Use of a light source to help identify the jugular vein in chelonians.” Bel LV, Selleri P. J Small Anim Pract. 2017 Nov 10. [Epub ahead of print]

rxUno studio ha valutato la prevalenza, il significato clinico e la distribuzione di razza delle mineralizzazioni ramificate lineari che si osservano in sovrapposizione alla silhouette epatica radiografica nel cane. Si rivedevano retrospettivamente le radiografie o ecografie di cani che mostravano mineralizzazioni ramificate del fegato.

In un periodo di 30 anni si identificavano 17 casi di mineralizzazione, con una distribuzione prevalentemente ventrale. Sette dei 17 cani erano Cavalier King Charles spaniel e in 4 soggetti su 17 si diagnosticava una malattia di sistema epatobiliare.

In 5 cani si ripetevano le radiografie e 4 non mostravano modificazioni del quadro radiografico, mentre uno sviluppava il quadro 6 anni dopo la diagnosi di colangioepatite.

La concentrazione sierica di calcio era normale in tutti i pazienti. Gli enzimi epatici erano marcatamente aumentati solo nel cane con diagnosi di colangioepatite.

L’esame istopatologico effettuato su 3 pazienti non mostrava evidenze convincenti di epatopatia primaria.

La mineralizzazione ramificata del parenchima epatico è un riscontrano raro nel cane, con significato clinico basso o assente e il Cavalier King Charles spaniel potrebbe essere predisposto. La biopsia epatica dei cani interessati senza evidenze cliniche e clinicocopatologiche di epatopatia ha scarse probabilità di essere utile in tali casi.

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