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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2017 11 28 alle 10.00.05Le infezioni da Lentivirus influenzano sia il benessere sia la produzione delle capre. Ciò rappresenta una minaccia alla crescita qualitativa e quantitativa dell’allevamento caprino, come recentemente osservato nella regione montuosa del Sud Tirolo italiano. Al fine di monitorare ed eradicare il virus dell’artrite encefalite caprina in questa popolazione di capre, è stata lanciata una campagna di eradicazione obbligatoria basata su un accurato censimento dei piccoli ruminanti e su test sierologici annuali su tutti gli animali, seguiti dal conseguente abbattimento dei soggetti sieropositivi.

La campagna ha determinato l’eliminazione completa dei casi di malattia clinica nelle capre, riducendo drasticamente la sieroprevalenza sia a livello di gregge sia a livello individuale. I risvolti sierologici delle misure di controllo introdotte venivano determinati utilizzando test ELISA commerciali, dimostrandone l’utilità in tale tipo di campagna finalizzata alla riduzione della sieroprevalenza così come delle manifestazioni cliniche dell’infezione.

Il successo della campagna è tuttavia ridotto dalla mancata eradicazione completa del virus. Gli autori discutono inoltre i motivi del fenomeno di tailing e la comparsa di nuove infezioni in greggi già sanitizzati, oltre all’implementazione di ulteriori misure di controllo.


Achievements of an eradication program against caprine arthritis encephalitis virus in South Tyrol, Italy.” Tavella A, Bettini A, Ceol M, Zambotto P, Stifter E, Kusstatscher N, Lombardi R, Nardeli S, Beato MS, Capello K, Bertoni G. Vet Rec. 2017 Nov 6. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 11 28 alle 09.33.32Uno studio retrospettivo ha determinato il tempo di sopravvivenza di cani selezionati affetti da osteosarcoma metastatico (stadio III), l’associazione dell’intervallo libero da malattia (DFI) con il tempo di sopravvivenza dopo la diagnosi di malattia in stadio III (tempo di sopravvivenza dello stadio III) e se vi fosse un beneficio della metastasectomia sulla sopravvivenza . Si includevano 194 cani di proprietà trattati per un osteosarcoma appendicolare istologicamente confermato dal 1997 al 2009. I cani venivano inclusi se avevano un osteosarcoma in stadio I o II al momento della valutazione iniziale, se erano stati sottoposti all’amputazione dell’arto affetto e in seguito alla somministrazione di ≥ 1 dose di chemioterapia e se sviluppavano metastasi nel periodo di follow up o prima del decesso.

I cani che non ricevevano un trattamento per le metastasi avevano un tempo di sopravvivenza mediano di 49-57 giorni dopo la diagnosi di osteosarcoma di stadio III. La durata del precedente DFI non aveva associazioni con tale periodo. La metastasectomia da sola era associata a un periodo di sopravvivenza mediano dello stadio III maggiore (232 giorni) rispetto alla non metastasectomia (49 giorni). Tra tutti i cani ritenuti idonei per la metastasectomia polmonare sulla base della presenza di < 3 noduli polmonari visibili nei radiogrammi toracici e di un DFI > 275 giorni (n = 21), si osservava un vantaggio di sopravvivenza per quelli che effettivamente ricevevano la metastasectomia polmonare (6).

Il DFI precedente non aveva influenza sul tempo di sopravvivenza dei cani con osteosarcoma di stadio III. La metastasectomia era associata a un aumento del tempo di sopravvivenza di cani selezionati.


“Prognosis for dogs with stage III osteosarcoma following treatment with amputation and chemotherapy with and without metastasectomy.” Turner H, Séguin B, Worley DR, Ehrhart NP, Lafferty MH, Withrow SJ, Selmic LE. J Am Vet Med Assoc. 2017 Dec 1; 251 (11): 1293-1305.

Schermata 2017 11 27 alle 11.17.21Una cavia femmina intera di 5 anni veniva valutata per la presenza di lieve disuria e di una massa sottocutanea localizzata in posizione cranioventrale agli orifizi urogenitali. La CT senza mezzo di contrasto e l’esplorazione chirurgica della parte distale dell’uretra rivelavano la presenza di un diverticolo uretrale con un urolita endoluminale. L’analisi chimica rivelava che l’urolita era composto da calcio carbonato e struvite.

L’urolita veniva asportato chirurgicamente e si tentava l’ablazione del diverticolo uretrale. Circa tre mesi dopo, l’animale veniva nuovamente visitato per la presenza di masse nella regione perineale e una uretrocistografia con contrasto positivo rivelava la presenza di due uroliti nello stesso diverticolo. Gli uroliti venivano espulsi manualmente con il paziente in anestesia generale.

Circa 2 settimane dopo, si effettuava una uretroplastica per ampliare lo stoma del diverticolo, prevenendo quindi la raccolta di urina nel diverticolo e possibilmente riducendo il rischio di future formazioni di uroliti. L’uretroplastica si rimarginava bene in assenza di complicazioni o evidenze di recidiva degli uroliti 6 mesi dopo l’intervento.

L’urolitiasi è comune nella cavia e i diverticoli uretrali e la formazione di uroliti endoluminali dovrebbero essere considerati come possibili diagnosi differenziali di una massa sottocutanea lungo la parte distale dell’uretra. La creazione di uno stoma uretrale con il diverticolo attraverso un’uretroplastica consentiva un esito di successo in questo paziente, concludono gli autori.

cowNelle bovine da latte la zoppia è un frequente problema di benessere, con significative implicazioni economiche. Troppo spesso, il trattamento appropriato è ritardato o trascurato a causa di una insufficiente identificazione delle bovine affette da zoppia. L’utilizzo delle spazzole pulitrici è considerato un’attività a bassa resilienza, ovvero che tipicamente si riduce quando le risorse energetiche sono limitate o quando il sacrificio derivante dall’attività aumenta, ad esempio durante la malattia e lo stress. Uno studio ha determinato l’associazione tra utilizzo delle spazzole e diversi gradi di zoppia.

Si raccoglievano i punteggi di locomozione di 209 bovine da latte Holstein in lattazione, individualmente una volta alla settimana per 14 settimane consecutive, utilizzando un sistema di classificazione visiva a 5 punti (1 = zoppia assente, 2 = andatura non omogenea, 3 = zoppia lieve, 4 = zoppia, 5 = zoppia grave).

L’utilizzo quotidiano delle spazzole veniva analizzato in 3 stalle di dimensioni e struttura simili localizzate in un allevamento da latte commerciale. In ciascuna delle 3 stalle si installavano due spazzole, una vicina alla mangiatoia e l’altra lontana da quest’ultima (sul lato opposto della stalla). Si valutava statisticamente l’associazione tra punteggio di locomozione e misurazioni quotidiane dell’utilizzo delle spazzole.

Si riscontrava un’interazione significativa tra punteggio di locomozione e localizzazione delle spazzole (vicino o lontano dalla mangiatoia) sulla percentuale giornaliera di bovine che usavano le spazzole almeno una volta e sulla durata giornaliera dell’utilizzo delle spazzole. Specificamente, si osservava che le bovine affette da zoppia e zoppia grave non utilizzavano le spazzole installate lontano dalla mangiatoia ma continuavano a usare quelle installate vicino ad essa. L’utilizzo delle spazzole da parte delle bovine con andatura non omogenea (punteggio di locomozione 2) o con zoppia lieve (punteggio di locomozione 3) non differiva da quello delle bovine non affette da zoppia (punteggio di locomozione 1).

I risultati dello studio suggeriscono che il monitoraggio dell’utilizzo giornaliero delle spazzole localizzate lontano dalla mangiatoia potrebbe essere un metodo utile per identificare le bovine con zoppia o zoppia grave. Tuttavia, tale metodo sembra essere meno promettente per identificare i casi di zoppia lieve o andatura anomala.

“Short communication: Detection of lameness in dairy cows using a grooming device.” Mandel R, et al. J Dairy Sci. 2017 Nov 15. [Epub ahead of print]

Schermata 2017 11 27 alle 09.19.59Il glicole etilenico (GE) è una sostanza tossica ad ampia diffusione e di facile reperibilità. La sua ingestione, accidentale o volontaria, è responsabile di avvelenamento sia nell'uomo sia negli animali. Gli aspetti anatomopatologici dell'avvelenamento da GE negli animali, e in particolar modo nel gatto, sono poco conosciuti e la letteratura che li descrive è limitata e frammentaria.

Uno studio retrospettivo ha intesto definire il quadro anatomopatologico dell’intossicazione e migliorare l'accuratezza diagnostica in corso di sospetto avvelenamento da GE analizzando 25 gatti con avvelenamento istologicamente confermato. Le lesioni osservate sono state inoltre confrontate con quelle descritte in corso di intossicazione da GE nell’uomo e nel cane.

Schermata 2017 11 24 alle 11.40.49Uno studio ha valutato l’efficacia del midazolam in associazione alla lidocaina per indurre l’analgesia caudale e la dilatazione della cervice al fine di facilitare la biopsia endometriale. Si assegnavano a caso a 3 gruppi di trattamento 18 cavalle sottoposte a biopsia endometriale con anestesia epidurale (n = 6): soluzione fisiologica 0,9% (SS) (6 mL, gruppo di controllo); midazolam maleato (MID) (0,05 mg/kg) e midazolam maleato (0,05 mg/kg) più lidocaina 2% (MIDLID) (0,1 mg/kg).

Si misuravano i parametri sistemici, il comportamento e il blocco motorio ai valori basali e 10, 30 e 60 minuti dopo il trattamento. Si utilizzava un sistema di punteggio soggettivo per valutare il dolore e la dilatazione della cervice durante le procedure agli stessi intervalli temporali.

Si osservava un’analgesia soddisfacente per entrambi i gruppi di trattamento con midazolam epidurale 8 ± 4 minuti dopo la somministrazione del farmaco; l’analgesia rimaneva soddisfacente fino al termine del trial (60 minuti). Tutti gli animali del gruppo di controllo mostravano evidenza di dolore causato da test di analgesia e dalle procedure ginecologiche.

La dilatazione della cervice si verificava 20 minuti dopo l’iniezione epidurale in entrambi i gruppi di trattamento con midazolam ma questo effetto non si verificava nel gruppo di controllo. Non si osservavano effetti sistemici sui valori basali o tra i gruppi di trattamento dopo la somministrazione epidurale caudale di midazolam o midazolam/lidocaina.

L’analgesia epidurale utilizzando midazolam da solo o in associazione a lidocaina può essere una buona alternativa per le procedure riproduttive e ginecologiche dolorose nella cavalla, concludono gli autori.

Schermata 2017 11 23 alle 11.01.56Uno studio ha determinato l’effetto del trattamento con glicole propilenico (PG) o PG più L-carnitina e metionina sulla risoluzione della chetosi, la salute post-partum, la produzione lattea e la performance riproduttiva. Si prelevava settimanalmente il sangue da 475 bovine Holstein fino a 4 settimane dopo il parto per determinare la concentrazione ematica di β-idrossibutirrato (BHBA).

Nelle bovine con concentrazioni di BHBA ≥12 mmol/L si diagnosticava la chetosi e venivano incluse nello studio. Si assegnavano a caso 150 bovine con chetosi a 3 gruppi di trattamento (Giorno 0): (1) PG (300 g PO) per 3 giorni (gruppo PG, n = 50), (2) PG (300 g, PO) più L-carnitina (1,25 g) più metionina (5 g, IV) per 3 giorni (gruppo PG + CM, n = 50) e (3) nessun trattamento (gruppo di controllo, n = 50). Il giorno 3 si prelevava il sangue per valutare se la chetosi si era risolta.

Schermata 2017 11 22 alle 10.40.51Uno studio ha identificato e differenziato specie e ceppo degli isolati di dermatofiti dei cavalli arabi con infezione naturale utilizzando la PCR- RFLP e il sequenziamento del DNA. Inoltre, si effettuava il test di sensibilità agli agenti antimicotici utilizzando un metodo di microdiluizione in brodo per le specie di dermatofiti isolati verso 6 agenti antimicotici.

Si sottoponevano a caratterizzazione molecolare i dermatofiti isolati (n = 20), appartenenti a 4 diverse specie: Microsporum (M) canis, M. equinum, Trichophyton (T) mentagrophytes e T. verrucosum.

I dermatofiti isolati venivano identificati sulla base della PCR della regione ribosomiale tra i due spaziatori interni trascritti (ITS1 e ITS2), il 5,8S rDNA e successiva analisi di restrizione utilizzando MvaI e analisi delle sequenze.

Schermata 2017 11 22 alle 10.41.41Schermata 2017 11 22 alle 10.41.41Trichophyton mentagrophytes e T. verrucosum venivano differenziati mediante PCR-RFLP; il profilo di restrizioni di M. canis era identico a quello di Arthroderma otae (stato teleomorfo) e M. equinum.

La tecnica di sequenziamento di ITS confermava i risultati di RFLP e differenziava i taxa strettamente correlati.

L’itraconazolo è efficace contro M. canis e M. equinum, mentre la terbinafina e la griseofulvina sono più efficaci contro T. mentagrophytes e T. verrucosum.

In conclusione, la tecnica PCR-RFLP è una metodica affidabile per l’identificazione delle specie di dermatofiti dei cavalli arabi. Il sequenziamento ITS fornisce una metodica precisa e utile per l’identificazione e la differenziazione delle specie di dermatofiti strettamente correlate. Terbinafina, griseofulvina e itraconazolo sono farmaci antimicotici efficaci per il trattamento delle micosi del cavallo arabo, concludono gli autori.

“Species Identification, Strain Differentiation, and Antifungal Susceptibility of Dermatophyte Species Isolated From Clinically Infected Arabian Horse” El Damaty, Hend M. et al. Journal of Equine Veterinary Science , Volume 59 , 26 - 33

Schermata 2017 11 22 alle 09.19.48In uno studio è stata utilizzata la termografia a infrarossi per monitorare la reazione infiammatoria immediata all’iniezione intratesticolare di CaCl2 (cloruro di calcio) al 20% con DMSO (dimetil sulfossido) allo 0,5% per la castrazione chimica del gatto e per valutare l’applicabilità clinica del trattamento.

Si effettuava l’iniezione intratesticolare di 0,25 ml di soluzione di CaCl2 20% con DMSO 0,5% in ciascun testicolo di 6 gatti. Prima dell’iniezione si effettuava l’esame termografico, la misurazione dei testicoli, la valutazione delle spine peniene, l’elettroeiaculazione e l’analisi dello sperma. Otto giorni dopo l’iniezione, i gatti venivano esaminati nuovamente e sottoposti a orchiectomia, seguita da analisi istologica dei testicoli. La termografia a infrarossi dell’area testicolare veniva effettuata prima (M0) e dopo l’anestesia (M0A); dopo l’elettroeiaculazione (M0E); 10 min (M1), 1 h, (M2) e 6 h (M3) dopo l’iniezione per 7 giorni consecutivi (M4-10); dopo 15 (M11) e 30 giorni (M12); e dopo 30 giorni, prima e dopo l’anestesia e dopo l’elettroeiaculazione (M13, M13A e M13E).

Nessun gatto mostrava un aumento significativo della temperatura testicolare o modificazioni comportamentali. In tutti i soggetti era presente azoospermia e una riduzione del 50% del volume testicolare totale dopo 80 giorni. Istologicamente, i testicoli mostravano diversi gradi di degenerazione, necrosi, calcificazione e sostituzione di tessuto connettivo, e anche iperplasia delle cellule di Leydig in 7/12 testicoli.

La termografia a infrarossi diagnosticava e monitorava efficacemente l’infiammazione scrotale causata dell’iniezione intratesticolare di una soluzione di CaCl2 al 20% con DMSO allo 0,5% e si suggerisce che una singola iniezione di tale composto possa causare azoospermia dopo 80 giorni. La termografia a infrarossi associata all’esame clinico indicava che le reazioni avverse erano minime e non interferivano con il benessere degli animali, concludono gli autori.

Effects of chemical castration using 20% CaCl2 with 0.5% DMSO in tomcats: Evaluation of inflammatory reaction by infrared thermography and effectiveness of treatment.”Paranzini CS et al. Theriogenology. 2017 Oct 21;106: 253-258

parvoIl Parvovirus canino (CPV) è un importante agente infettivo dei carnivori domestici e selvatici, responsabile di una grave e spesso fatale gastroenterite emorragica e di leucopenia. Uno studio descrive la caratterizzazione genomica di un ceppo di CPV isolato da un cane recentemente importato in Italia dalla Thailandia. Il virus veniva identificato in tutti i campioni tissutali prelevati. Si amplificava e sequenziava l’intero genoma incluse le due ORFs che codificano per le proteine non strutturali (NS1/NS2) e le strutturali (VP1/VP2).

Sulla base dell’analisi genetica del gene VP2, l’isolato veniva caratterizzato come CPV-2c ma presentava caratteristiche genetiche tipiche dei ceppi asiatici.

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