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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

mmonzeglio

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Schermata 2017 07 25 alle 08.59.10I cavalli affetti da piroplasmosi cronica possono andare incontro a riduzione della performance e atrofia muscolare. Uno studio ha indagato gli aspetti patologici e immunopatologici della miopatia in corso di piroplasmosi cronica equina. Si includevano 16 cavalli sierologicamente positivi per i piroplasmi equini e con segni clinici ed evidenze biochimiche sieriche a supporto della miopatia. Si valutavano i muscoli scheletrici mediante istopatologia, immunoistochimica, immunofluorescenza indiretta e identificazione molecolare dei piroplasmi e delle citochine infiammatorie muscolari.

Le lesioni istologiche includevano atrofia delle fibre muscolari (100% dei casi), modificazioni degenerative (13/16, 81% dei casi) e infiltrati linfocitari perivascolari, del perimisio e dell’endomisio (81% dei casi).

In 15 casi (94%), le fibre muscolari presentavano una intensa immunocolorazione per il complesso maggiore di istocompatibilità di classe I e II. Le popolazioni di linfociti T erano principalmente CD3+, CD8+ e CD4+ in proporzioni uguali, con un minor numero di cellule CD79α+.

Il siero dei cavalli affetti veniva analizzato mediante immunofluorescenza indiretta per il legame di IgG, IgM o IgA a sezioni di muscolo equino normale per identificare gli autoanticorpi circolanti contro gli antigeni muscolari. In tutti i casi, si identificava una distinta colorazione del sarcolemma in sezioni incubate con il siero di cavalli affetti, a differenza delle sezioni incubate con soluzione salina tamponata o siero equino di controllo.

La RT-PCR dei muscoli degli animali affetti rivelava un aumento significativo di espressione dei geni di interferone-γ, interleukina-12 e fattore di necrosi tumorale-α, rispetto ai controlli sani. Non si identificavano mediante RT-PCR Theileria equi o Babesia caballi nei campioni dei muscoli affetti.

Quindi, la miopatia infiammatoria associata alla piroplasmosi equina può coinvolgere una patogenesi autoimmune con upregulation di citochine infiammatorie che possono causare l’atrofia e la degenerazione muscolare, concludono gli autori.


“Inflammatory Myopathy in Horses With Chronic Piroplasmosis” Pasolini MP et al. Vet Pathol. 2017 Jan 1 . [Epub ahead of print]

 

 

FIXUno studio retrospettivo ha quantificato le complicazioni associate ai fissatori esterni (ESF) in 140 gatti e analizzato i possibili fattori di rischio. Si osservavano complicazioni nel 19% dei soggetti. La sede di applicazione dei fissatori era significativamente associata allo sviluppo di complicazioni. Queste ultime si sviluppavano più frequentemente in femore (50%), tarso (35%) e radio/ulna (33%).

Le infezioni superficiali del tragitto del chiodo (SPTI) e il fallimento dell’impianto costituivano rispettivamente il 45% e 41% di tutte le complicazioni. Le SPTI interessavano più frequentemente femore, omero e tibia e il fallimento dell’impianto il tarso. Non si osservavano associazioni tra razza, età, sesso, peso, tipo di frattura (aperta o chiusa), classificazione dell’ESF, numero di chiodi per segmento osseo, grado di load sharing della frattura e tempo di sviluppo della complicazione.

Lo sviluppo di complicazioni non è infrequente nei gatti dopo applicazione di fissatori esterni. Nel decidere l’approccio al trattamento di una frattura si dovrebbe considerare il maggiore tasso di complicazioni in femore, tarso e radio/ulna. Tuttavia, il tasso di infezioni del tragitto del chiodo sembra essere inferiore nel gatto rispetto al cane.

“Postoperative complications associated with external skeletal fixators in cats.” Beever L, Giles K, Meeson R. J Feline Med Surg. 2017 Jul; 19 (7): 727-736.

 

 

avianMacrorhabdus ornithogaster è un micete che infetta diverse specie di uccelli selvatici e in cattività. La diagnosi dell’infezione in vivo è difficile perché l’eliminazione del patogeno è intermittente e perché non tutti gli animali positivi sono clinicamente malati.

Uno studio ha confrontato la PCR sui tamponi cloacali e la colorazione di Gram delle feci( FGS) per la diagnosi dell’eliminazione attiva di M. ornithogaster in un allevamento in cattività di parrocchetti (Melopsittacus undulatus).

Dei 100 uccelli sottoposti a prelievo, 57 (57%) erano positivi per M. ornithogaster alla PCR e 24 (24%) alla FGS. Tutti gli uccelli positivi a FGS erano positivi anche alla PCR.

Era presente un’associazione significativa tra le due metodiche, ma l’accordo percentuale complessivo era solo del 67%. Sulla base di questi risultati, la PCR sui tamponi cloacali aveva maggiore probabilità di diagnosticare la presenza di M. ornithogaster nei parrocchetti, rispetto a FGS, concludono gli autori.

 

“Comparison of Two Methods for Determining Prevalence of Macrorhabdus ornithogaster in a Flock of Captive Budgerigars (Melopsittacus undulatus).” Sullivan PJ, Ramsay EC, Greenacre CB, Cushing AC, Zhu X, Jones MP. J Avian Med Surg. 2017 Jun; 31 (2): 128-131.

 

Schermata 2017 07 24 alle 09.48.43La diarrea post-svezzamento (PWD) dovuta a Escherichia coli è un’importante causa di perdite economiche nell’industria suinicola, principalmente a causa della mortalità e del peggioramento della performance produttiva. Nonostante la sua rilevanza, sono scarsi i dati recenti circa la prevalenza dei geni di virulenza e i patotipi degli isolati di E. coli identificati nei casi di PWD in Europa.

Uno studio ha analizzato la prevalenza dei geni delle fimbrie e delle tossine di E. coli mediante PCR in 280 allevamenti affetti da PWD in Europa. Si sottoponevano agli esami di laboratorio in totale 873 campioni prelevati entro le prime 48 ore dopo l’esordio della PWD (7–21 giorni dopo lo svezzamento). L’isolamento e l’identificazione di E. coli erano effettuati mediante metodi batteriologici standard e PCR per l'identificazione dei geni che codificano per fimbrie (F4, F5, F6, F18 e F41) e tossine (LT, STa, STb e Stx2e).

La prevalenza di fimbrie e tossine negli isolati di E. coli dei casi di PWD era: F4 (45,1 %), F18 (33,9 %), F5 (0,6 %), F6 (0,6 %), F41 (0,3 %), STb (59,1 %), STa (38,1 %), LT (31,9 %) e Stx2e (9,7 %). Si riscontravano isolati portatori dei geni sia delle fimbrie sia delle tossine nel 52,5% dei casi (178 isolati su 339), con il 94,9% di essi classificati come E. coli enterotossigena (ETEC). Il più comune tipo virale identificato era F4, STb, LT.

Lo studio conferma che ETEC è isolato di frequente negli allevamenti suini con PWD in Europa e le varianti F4- e F18-ETEC sono coinvolte rispettivamente nel 36,9% e 18,2% dei focolai.

Prevalence of virulence factors in enterotoxigenic Escherichia coli isolated from pigs with post-weaning diarrhoea in Europe.” Luppi A et al. Porcine Health Manag. 2016 Sep 1; 2:20.

 

Schermata 2017 07 24 alle 14.06.42La tomografia computerizzata (CT) è la metodica per immagini primaria per l’indagine delle sospette effusioni pleuriche maligne o infiammatorie nell’uomo, mentre sono poche le informazioni sull’utilizzo clinico di questo esame nel cane. Per identificare i segni CT utilizzabili per distinguere le neoplasie pleuriche maligne dalle pleuriti, uno studio retrospettivo caso-controllo ha analizzato cani con effusione pleurica, indagini CT toraciche pre- e postcontrasto e diagnosi citologica o istologica di effusione pleurica maligna o infiammatoria.

Erano presenti 20 cani con effusione maligna (13 mesoteliomi, 6 carcinomi; 1 linfoma) e 32 cani con pleurite (18 piotoraci; 14 chilotoraci).  Rispetto ai cani con pleurite, quelli con effusione pleurica maligna erano significativamente più anziani (mediana 8,5 anni vs. 4,9 anni), avevano più spesso segni CT di ispessimento pleurico (65% vs. 34%), tendevano ad avere soltanto l’ispessimento della pleura parietale (45% vs. 3%) e avevano un ispessimento pleurico più marcato (mediana, 3 mm vs. 0 mm).

Segni CT di invasione della parete toracica venivano osservati solo nei cani con effusione pleurica maligna. Non vi erano differenze significative di volume, distribuzione o attenuazione del fluido pleurico, grado di accumulo pleurico del contrasto, grado di pannus e prevalenza di adenopatia mediastinica.

Benché vi fossero considerevoli sovrapposizioni tra gli aspetti osservati alla CT nei cani con effusione pleurica maligna e pleurite, un marcato ispessimento a carico della sola pleura parietale e segni di invasione della parete toracica supportano una diagnosi di neoplasia pleurica maligna e possono aiutare a stabilire le priorità delle successive indagini diagnostiche, concludono gli autori.


“Can malignant and inflammatory pleural effusions in dogs be distinguished using computed tomography?” Watton TC, Lara-Garcia A, Lamb CR. Vet Radiol Ultrasound. 2017 Jul 16. [Epub ahead of print]

 

Schermata 2017 07 21 alle 08.51.34La nutrizione gioca un ruolo molto importante nella salute del cavallo. Benché la ricerca in questo campo indichi chiaramente che una nutrizione scorretta può condurre a gravi patologie, sono tuttora utilizzati piani nutrizionali non appropriati. Un servizio di consulenza nutrizionale clinica (CNC) potrebbe quindi essere utile per il proprietario e per il veterinario. Uno studio ha fornito informazioni circa il servizio CNC attivo presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Torino, indicando i protocolli nutrizionali standard utilizzati nell’ospedale universitario per le più comuni patologie correlate alla nutrizione.

Si includevano 61 cavalli. La maggior parte erano maschi adulti. Le razze più comuni erano il Cavallo da sella italiano e il Frisone. I cavalli più vecchi (>19 anni) avevano BCS statisticamente inferiori rispetto alle fattrici o ad altri cavalli adulti. Le patologie nutrizionali più comuni erano il dimagrimento cronico (CWL), la diarrea cronica (CD) e la sindrome dell’ulcera gastrica equina.

Tutti i cavalli ricevevano fieno di primo taglio; l’85% riceveva anche concentrato. I cavalli giovani (< 2 anni) riceveranno più fieno come percentuale sul peso corporeo (BW) rispetto ai cavalli adulti o anziani. Le percentuale giornaliera di fieno sul peso corporeo somministrato ai cavalli con CWL era statisticamente maggiore rispetto a quella dei cavalli con con CD. La percentuale di concentrato sul BW somministrata ai cavalli anziani era statisticamente inferiore rispetto a quella somministrata ai soggetti giovani. La percentuale giornaliera di concentrato sul BW somministrata ai soggetti con colica era statisticamente maggiore rispetto a quella somministrata ai cavalli con CD. Il 28% dei casi era stato inviato dal proprietario e il 72% dal veterinario. La valutazione al follow-up era giudicata “buona” nel 92% dei casi e “mediocre” nell’8%.

Il servizio di CNC può fornire un osservatorio epidemiologico per studiare la prevalenza dei problemi nutrizionali nella popolazione equina, concludono gli autori.

Clinical nutrition counselling service in the veterinary hospital: retrospective analysis of equine patients and nutritional considerations.” Vergnano D, Bergero D, Valle E. J Anim Physiol Anim Nutr (Berl). 2017 Jun; 101 Suppl 1: 59-68

 

Schermata 2017 07 20 alle 09.28.22Sono pochi i dati disponibili circa il trattamento medico dei diverticoli aracnoidei spinali (SAD) del cane. Uno studio restrospettivo descrive l’esito del trattamento medico e chirurgico di 96 cani affetti da SAD.

Erano sottoposti a terapia medica 50 cani e chirurgica 46. I soggetti sottoposti a chirurgia erano significativamente più giovani rispetto a quelli che ricevevano la terapia medica. Non vi erano altre variabili correlate alla presentazione clinica significativamente differenti tra i gruppi. Il tempo di follow up mediano era di 16 mesi (1-90 mesi) nel gruppo terapia medica e 23 mesi (1–94 mesi) nel gruppo terapia chirurgica.

Dei 38 cani operati e con follow up a lungo termine disponibile, l’82% (n = 31) migliorava, il 3% (n = 1) rimaneva stabile e il 16% (n = 6) deteriorava dopo la chirurgia.

Dei 37 cani operati sottoposti a terapia medica e con follow up a lungo termine disponibile, il 30% (n = 11) migliorava, il 30% (n = 11) rimaneva stabile e il 40% (n = 15) deteriorava. Il trattamento chirurgico era più spesso associato al miglioramento clinico rispetto a quello medico.

I risultati suggeriscono che il trattamento chirurgico possa essere superiore a quello medico per la gestione dei SAD nel cane. Sono auspicabili ulteriori studi con trattamenti standardizzati, concludono gli autori.


“Spinal Arachnoid Diverticula: Outcome in 96 Medically or Surgically Treated Dogs.” Mauler DA, et al. J Vet Intern Med. 2017 May; 31 (3): 849-853

Schermata 2017 07 19 alle 10.05.19Nella maggior parte delle bovine si verifica un’invasione batterica dell’utero durante il periodo postpartum ma si ritiene generalmente che tali batteri siano eliminati prima della gravidanza successiva. L’utero gravido è quindi stato fino ad oggi considerato un ambiente sterile, tuttavia questo assunto è stato ora messo in discussione da recenti studi nell’uomo che indicano che è possibile la presenza di batteri nella placenta della gravidanza a termine senza associazione con l’aborto.

Uno studio ha indagato se fossero presenti batteri nell’utero gravido bovino. Si prelevavano campioni di endometrio inter-caruncolare e di placentoma da 43 bovine gravide al macello, sottoponendoli a esame istopatologico, ibridazione fluorescente in situ e sequenziamento massivo parallelo.

Si osservavano batteri nei tessuti del 90,7% (39/43) delle bovine mediante ibridazione fluorescente in situ. Fusobacterium necrophorum, Porphyromonas levii e Trueperella pyogenes erano localizzati all’interno dell’endometrio, sulla superficie endometriale e nello stroma caruncolare, ma la loro presenza non era associata a infiammazione.

I dati del sequenziamento masssivo parallelo del gene del 16S rRNA di un sottogruppo di 15 bovine indicavano che i batteri più abbondanti erano della famiglia Porphyromonadaceae, seguita da Ruminococcaceae e Lachnospiraceae.

I risultati indicano che l’utero bovino non è un ambiente sterile durante la gravidanza, come precedentemente ritenuto, e che la bovina può condurre la gravidanza anche in presenza in utero di alcuni batteri potenzialmente patogeni, concludono gli autori.


“Presence of bacteria in the endometrium and placentomes of pregnant cows”. Cecilia Christensen Karstrup. Theriogenology. September 1, 2017. Volume 99, Pages 41–47

 

Schermata 2017 07 19 alle 09.14.03Le malattie respiratorie hanno un importante impatto sull’addestramento del cavallo da corsa e sono spesso descritte come la seconda più comune causa di deficit di performance in questi soggetti. Uno studio ha analizzato i casi sottoposti a esame autoptico tra il 2005 e il 2014, determinando gli aspetti demografici dei cavalli da corsa affetti da polmonite, caratterizzando gli aspetti patologici e identificando i patogeni più significativi associati a malattia delle vie respiratorie inferiori.

Si rivedevano le cartelle autoptiche di 83 cavalli con diagnosi di polmonite, broncopolmonite e/o pleuropolmonite. La presentazione più comune era la pleuropolmonite (71% dei casi), con estese aree di necrosi litica e ascessi del parenchima polmonare.

L’organismo più comunemente isolato (72% dei casi) era Streptococcus equi ssp. zooepidemicus, un normale commensale della mucosa delle vie respiratorie superiori del cavallo sano, sia in coltura pura sia accompagnato da altri batteri aerobi o anaerobi. La sua presenza nel parenchima polmonare era associata a danni polmonari gravi ed estesi. Inoltre, questo agente ha un potenziale zoonosico, e ciò sottolinea l’importanza di un’identificazione precoce e di un trattamento appropriato dei casi di polmonite nel cavallo da corsa, concludono dagli autori.

“Retrospective study of fatal pneumonia in racehorses.” Carvallo FR et al. J Vet Diagn Invest. 2017 Jul; 29 (4): 450-456.

 

Schermata 2017 07 18 alle 10.56.51Uno studio descrive una nuova tecnica chirurgica per la correzione dell’urolitiasi ostruttiva ricorrente nel becco. Si rivedevano le cartelle cliniche di 4 becchi castrati sottoposti ad anastomosi vescicoprepuziale (VPA) per il trattamento di questa condizione.

Tutti gli animali erano stati sottoposti ad almeno una procedura chirurgica (mediana: 2,5; range: 2-4) per la correzione dell’urolitiasi, prima di essere sottoposti a VPA.

Le complicazioni postoperatorie includevano la rimozione prematura del catetere dalla vescica (1 soggetto), cistite batterica (2) e formazioni di ascessi (1). In un soggetto si verificava la stenosi dell’anastomosi 3 mesi dopo la procedura iniziale e veniva sottoposto a una seconda VPA; un soggetto decedeva 7 mesi dopo la chirurgia a causa di una grave idronefrosi acuta e insufficienza renale.

La sopravvivenza a lungo termine ≥12 mesi era buona, con 3/4 animali (75%) o 3/5 procedure VPA (60%) con flusso urinario non ostruito a 12 mesi.

L’anastomosi vescicoprepuziale è una procedura chirurgica praticabile per la correzione dell’urolitiasi ostruttiva ricorrente nel becco e può determinare un esito clinico favorevole. Sono auspicabili ulteriori studi su più ampie popolazioni caprine per la valutazione della idoneità della tecnica in questa condizione, concludono gli autori.

 “Vesicopreputial anastomosis for the treatment of obstructive urolithiasis in goats.” Elizabeth Erin Cypher et al. Vet Surg. February 2017; 46 (2): 281-288.

 

 

 

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