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AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD

Maria Grazia Monzeglio Med Vet PhD

Schermata 2018 02 22 alle 10.26.28L’embolia gassosa venosa è una complicazione potenzialmente fatale dell’utilizzo dei cateteri EV nel cavallo. Ne esistono segnalazioni aneddotiche ma solo pochi casi sono stati descritti in letteratura e la prognosi non è nota. Uno studio multicentrico ha descritto le circostanze, i segni clinici, il trattamento, la progressione e l’esito dell’embolia gassosa venosa in 22 cavalli ricoverati con insorgenza acuta di segni clinici compatibili con disconnessione o danno del catetere EV.

La maggior parte dei casi era dovuta alla disconnessione del catetere dal set di infusione entro 24 ore circa dal suo inserimento. In pochi casi un danno al set di infusione era la causa citata. I segni clinici comuni includevano tachicardia, tachipnea, decubito, fascicolazioni muscolari e agitazione, con comportamenti anomali quali calciare e mordersi il fianco. Meno comunemente si osservavano aritmie patologiche o segni neurologici più gravi, quali cecità e convulsioni. La progressione non era predicibile, con alcuni cavalli che sviluppavano tardivamente segni neurologici.

La mortalità era di 6/32 casi (19%), inclusi 2 casi di morte improvvisa e altri casi di eutanasia per la persistenza dei deficit neurologici. L’esito negativo era più comune nei soggetti con cecità, sudorazione o decubito, tuttavia la cecità si risolveva in 5/8 cavalli affetti.

La prognosi per la risoluzione dei segni clinici dopo embolia gassosa è favorevole ma possono insorgere deficit neurologici o aritmie patologiche permanenti. La progressione non predicibile consiglia uno stretto monitoraggio. La sorveglianza clinica sistematica può fornire ulteriori utili informazioni per favorire la prevenzione.


“Catheter-associated venous air embolism in hospitalized horses: 32 cases.” Parkinson NJJ. Vet Intern Med. 2018 Feb 20. [Epub ahead of print]

 

bvUno studio ha valutato prevalenza della zoppia negli allevamenti di bovine da latte organici in Francia, Germania, Spagna e Svezia e ha analizzato i fattori di rischio di sviluppo di zoppia in queste mandrie. Il campione dello studio veniva derivato dal progetto IMPRO, finalizzato a migliorare la salute e il benessere animale negli allevamenti da latte organici in Europa e includeva 8109 bovine di 201 allevamenti. Durante le visite negli allevamenti si classificava per la presenza di zoppia un campione random e sistematico di bovine in lattazione.

La prevalenza complessiva di bovine con zoppia era del 18%, con ampie differenze tra e all’interno dei paesi. La prevalenza mediana di mandria era del 25% (0–51%), 20% (0–79%), 10% (0–27%) e 5% (0–25%) rispettivamente in Francia, Germania, Spagna e Svezia. Il rischio di zoppia era da 5 a 6 volte maggiore in Francia e Germania e leggermente maggiore in Spagna, rispetto alla Svezia. Poiché le stime per la Spagna deviavano sostanzialmente da quelle degli altri paesi, i dati relativi alla Spagna venivano analizzati separatamente per la valutazione dei fattori di rischio.

Il rischio di zoppia era significativamente maggiore nella razza Holstein rispetto alle altre razze; aumentava inoltre con le dimensioni della mandria in Francia, Germania e Svezia. In Spagna, l’effetto delle dimensioni dell’allevamento era più diversificato. Gli allevamenti zero-grazing, presenti solo in Germania, avevano maggiori probabilità di zoppia rispetto agli allevamenti in cui si effettuava il pascolo.

Le differenze di prevalenza della zoppia tra i 4 paesi non potevano essere spiegate attraverso i fattori di rischio studiati. Sono quindi necessarie ulteriori ricerche per identificare i fattori specifici per il paese e l’allevamento alla base dell’ampia variazione. La necessità è rafforzata anche dalla mancanza di una registrazione uniforme delle zoppie negli allevamenti organici europei.

Lo studio indica che è possibile che un numero considerevole di allevamenti organici europei non raggiunga l’obiettivo di avere una bassa prevalenza di zoppia. Ciò può verificarsi in particolare in grossi allevamenti con bovine Holstein e sistema zero-grazing.

“Lameness prevalence and risk factors in organic dairy herds in four European countries” Karin Sjöströma et al. Livestock Science. Volume 208, February 2018, Pages 44-50

Schermata 2018 02 22 alle 09.05.18Uno studio ha valutato l’effetto della sacculectomia sulla frequenza di complicazioni postoperatorie immediate nei cani con sindrome brachicefalica o sindrome ostruttiva delle vie aeree superiori. Si suddividevano i cani in due gruppi: 1) correzione delle narici e stafilectomia e 2) correzione delle narici, stafilectomia e sacculectomia laringea.

Le complicazioni venivano classificate come lievi, moderate o gravi. Si includevano in totale 37 cani nel gruppo sacculectomia e 44 nel gruppo di confronto. I soggetti sottoposti a sacculectomia avevano una maggiore probabilità di sviluppare complicazioni postoperatorie: 17 su 37 sviluppano complicazioni, 9 delle quali erano moderate o gravi. Nell’altro gruppo, sviluppavano complicazioni 9 soggetti su 44, in un caso grave. Il risultato potrebbe essere stato influenzato anche dalla diversa distribuzione delle razze tra i gruppi.

Lo studio suggerisce che la sacculectomia passa aumentare la morbilità della chirurgia delle vie aeree nei cani brachicefali, sebbene siano necessari studi ripetuti per confermare il risultato. Ulteriori informazioni potrebbero determinare se i rischi a breve termine della sacculectomia siano controbilanciati da un esito funzionale superiore a lungo termine, concludono gli autori.

Complications following laryngeal sacculectomy in brachycephalic dogs.” Hughes JR, Kaye BM, Beswick AR, Ter Haar G. J Small Anim Pract. 2018 Jan; 59 (1): 16-21.

 

 

brdIl complesso della malattia respiratoria bovina (BRD) è una patologia importante nel vitello durante il periodo pre-svezzamento. L’ecografia toracica (TUS) è stata recentemente descritta come uno strumento affidabile per la valutazione delle lesioni polmonari associate alla BRD. Uno studio cross-sectional ha definito la prevalenza di mandria del consolidamento polmonare determinato mediante TUS (CONSTUS). Si sceglievano a caso 39 mandrie di bovine da latte. Si esaminavano in 6-12 vitelli pre-svezzamento i segni di CONSTUS, definiti come qualsiasi sede con tessuto polmonare consolidato ≥3 cm, nel corso di un esame effettuato in estate e un esame effettuato in inverno.

Il questionario si focalizzava sulla salute dei vitelli e durante le visite si raccoglievano dati sulle condizioni di stabulazione [batteri aerotrasportati (conta di aerobi, coliformi, lieviti e muffe), spifferi d’aria, temperatura, igrometria e livelli di ammoniaca].

La prevalenza mediana di mandria di CONSTUS era dell’8% (0–22%) in estate e del 15% (0–35%) in inverno. L’analisi multivariabile mostrava che la stagione era associata all’aumento della prevalenza di CONSTUS [10,0 vs. 19,3%; OR = 2,16], così come la stabulazione in gruppo durante il periodo pre-svezzamento (9,6 vs. 20,0%; OR = 2,37) e la percezione del problema BRD da parte dell’allevatore (10,6 vs. 18,3%; OR = 1,89).

Nonostante le notevoli differenze nell’ambiente di vita dei vitelli tra inverno ed estate, nessuna delle variabili di stabulazione era associata alla prevalenza di CONSTUS. Sulla base della prevalenza di CONSTUS osservata nello studio, un obiettivo raggiungibile di nessuno dei 12 vitelli con consolidamenti ≥3 cm potrebbe potenzialmente essere utilizzato per definire un basso rischio di mandria di BRD, concludono gli autori.

“Herd-level prevalence of the ultrasonographic lung lesions associated with bovine respiratory disease and related environmental risk factors” Buczinski, S. et al. Journal of Dairy Science, Volume 101, Issue 3 , 2423 - 2432

Schermata 2018 02 21 alle 11.04.31Il Dolphin Morbillivirus (DMV) dell’epidemia avvenuta fra il 1990 e il 1992 nel Mar Mediterraneo è l’unico morbillivirus dei cetacei il cui genoma sia stato completamente sequenziato. In questo lavoro è stata applicata per la prima volta la tecnologia Next Generation Sequencing (NGS) per lo studio dei morbillivirus dei mammiferi marini. Un ceppo virale, rappresentativo della seconda grande epidemia (2006-2008) nel Mar Mediterraneo (DMV_IZSPLV_2008), è stato isolato in vitro utilizzando cellule della linea Vero.DogSLAMtag; l’intero genoma è stato successivamente sequenziato mediante NGS.

La lunghezza del genoma risultante è stata determinata in 15.673 paia di basi. Il confronto fra i genomi dei ceppi rappresentativi delle due epidemie (2006-‘08 e 1990-‘92) ha evidenziato 157 mutazioni nucleotidiche, 47 sostituzioni amminoacidiche nelle sequenze polipeptidiche correlate, e una similarità del 98,7% sull’intera sequenza.

Dall’analisi filogenetica effettuata sul genoma completo si può ipotizzare un’origine del ceppo dell’epidemia del 2006-08 dal ceppo del 1990-92.

L'isolamento virale è considerato il "gold standard" per la diagnosi di morbillivirus, ma i tentativi di isolamento di questo virus spesso falliscono. L’efficiente replicazione in vitro di questo ceppo ha consentito il sequenziamento direttamente dall’RNA virale mediante NGS, senza necessità di previa amplificazione in PCR.

Questo studio rende disponibile alla comunità scientifica un secondo genoma di DMV, rappresentativo di un più recente episodio epidemico nel Mar Mediterraneo. Sulla base del confronto tra i genomi è interessante osservare come il gene L, fino ad ora poco indagato, comprenda il 74% dell’intera variabilità genetica e potrebbe rappresentare una regione "ipervariabile" utile per la caratterizzazione molecolare di DMV.


Efficient isolation on Vero.DogSLAMtag cells and full genome characterization of Dolphin Morbillivirus (DMV) by next generation sequencing.” Peletto S et al. Sci Rep. 2018 Jan 16; 8 (1): 860.

 

Mercoledì, 21 Febbraio 2018 10:50

Valutazione rapida del gatto dispnoico

Schermata 2018 02 21 alle 10.52.18Uno studio ha determinato la prevalenza delle malattie all’origine della dispnea acuta felina e ha valutato se i rilievi anamnestici e clinici potessero differenziare tra dispnea acuta cardiaca e non cardiaca nei soggetti afferiti presso una struttura primaria. Si includevano prospetticamente i gatti visitati per dispnea per la prima volta in una struttura primaria tra il 2011 e il 1016.

Partecipavano allo studio 108 gatti. Si raggiungeva una diagnosi definitiva in 92 soggetti: in 60 la diagnosi era cardiaca (65%), in 15 respiratoria (16%), in 10 neoplastica (11%) e in 7 traumatica (8%). Tra i soggetti con dispnea cardiaca, il 25% aveva un’anamnesi di tosse. Per la predicibilità della dispnea cardiaca erano utili: presenza di ritmo di galoppo, temperatura rettale inferiore a 37,5°C, frequenza cardiaca superiore a 200 bpm e frequenza respiratoria superiore a 80 atti per minuto. Si ottimizzava un algoritmo di triage per ottimizzare la diagnosi rapida di sospetta dispnea cardiaca.

I gatti dispnoici con ipotermia, tachicardia, ritmo di galoppo o tachipnea profonda sono verisimilmente affetti da una causa cardiaca di dispnea. Benché la diagnosi richieda una conferma, il clinico può essere in grado di stratificare il rischio e prioritizzare altre indagini sulla base di questi aspetti, concludono gli attori.

 “Rapid assessment with physical examination in dyspnoeic cats: the RAPID CAT study.” Dickson D, Little CJL, Harris J, Rishniw M. J Small Anim Pract. 2018 Feb; 59 (2): 75-84.

 

Schermata 2018 02 21 alle 10.25.16Campylobacter spp. termofilo e Salmonella spp. sono batteri zoonosici comunemente ospitati nel tratto enterico delle specie aviarie. Uno studio ha verificato la presenza di tali microrganismi in una popolazione italiana eterogenea di uccelli d’affezione e rapaci in cattività (Passeriformi, Psittaciformi, Accipitriformi, Falconiformi e Strigiformi) viventi a stretto contatto con l’uomo.

Si analizzavano in totale 151 soggetti per Campylobacter spp. termofilo e 444 per Salmonella spp. Si isolavano nei rapaci 6 C. jejuni e 1 S. Livingstone: 4 Accipitriformi (2 Buteo regalis, 2 Parabuteo unicinctus), 1 Falconiforme (Falco peregrinus) e 1 Strigiforme (Strix aluco) erano positivi per C. jejuni e 1 Falconiforme (Falco peregrinus) per S. Livingstone. Si genotipizzavano mediante MLST 4 ceppi di C. jejuni, identificandoli come ST 2116 (ST-353 CC).

I risultati suggeriscono che questi microrganismi non sono comuni ospiti dell’apparato digerente degli uccelli d’affezione e dei rapaci e possono essere un riscontro occasionale. Tuttavia, gli uccelli d’affezione dovrebbero essere monitorati per preservare la salute umana, in quanto potenziali serbatoi di batteri zoonosici.

“Pet and captive birds as potential reservoirs of zoonotic bacteria” Carlotta De Luca, Giulia Niero, Diego Cattarossi, Marco Bedin, Alessandra Piccirillo. Journal of Exotic Pet Medicine, Volume 27, Issue 1, 17 - 20

 

linfoLa valutazione citologica del midollo osseo è uno strumento essenziale per la comprensione e l’indagine delle anomalie ematologiche e in alcuni casi rappresenta l’unico modo per ottenere una diagnosi definitiva. Uno studio ha descritto la prevalenza delle alterazioni del midollo osseo del gatto osservate in un laboratorio europeo, al fine di classificarle e determinare la conta cellulare differenziale correlata a tali condizioni.

Si classificavano in totale 152 campioni di midollo osseo mediante criteri citologici e numerici. L’esame citologico veniva effettuato dopo aver identificato alterazioni ematologiche quali citopenia, conta cellulare aumentata o sospetto di patologie ematologiche maligne.

Su 152 campioni valutati, in 71 (46,7%) si diagnosticava un’iperplasia, principalmente granulocitica ed eritroide (rispettivamente 50,7% e 45,1%); 23 (15,1%) mostravano dismielopoiesi, principalmente informa di sindrome mielodisplastica (39,1%); 21 (13,8%) non presentavano alterazioni citologiche; 17 (11,2%) erano patologie ematologiche maligne (soprattutto, linfoma e leucemia mieloide acuta); 15 (9,9%) erano ipoplasie e 2 (1,3%) erano patologie miscellanee. La patologia metastatica era identificata soltanto in 2 casi (1,3%).

Tra le emopatie maligne (11.2% dei casi) il linfoma è risultato il più rappresentato (47.06%), al contrario di quanto riportato da altri autori che segnalavano, invece, una predominanza di leucemia acuta mieloide. I due casi di metastasi midollari segnalati erano riferibili a un sarcoma istiocitico e un mastocitoma.

Non è stata evidenziata nessuna predisposizione legata al sesso per le varie patologie midollari segnalate, se non per quanto riguarda le anemie aplastiche (3 volte più rappresentate nelle femmine rispetto ai maschi) dove l’esposizione agli estrogeni gioca un importante ruolo causale."

“Retrospective study of 152 feline cytological bone marrow examinations: preliminary classification and ranges.” Turinelli V, Gavazza A. J Feline Med Surg. 2018 Feb . [Epub ahead of print]

 

Schermata 2018 02 21 alle 08.49.21La Miopatia lipomatosa è una patologia già descritta nella sua sporadica diffusione fra i bovini di razza Piemontese. L’aspetto fenotipico della patologia si identifica in una degenerazione del tessuto muscolare con presenza di infiltrazioni correlate ad una progressiva perdita di tessuto fibromuscolare sostituito da tessuto adiposo.

Uno studio ha inteso identificare i loci genetici associati alla miopatia lipomatosa attraverso uno studio di associazione genome-wide basato sul pooling del DNA. I campioni utilizzati per il lavoro sono stati prelevati in sede di laboratorio di sezionamento, appaiando casi e controlli secondo l’allevamenti di provenienza. I campioni di muscolo (diaframma, pettorale superficiale e profondo, intercostale, sternocleidomastoideo e vasto laterale) sono stati identificati come casi e controlli sulla base di analisi istopatologiche ed enzimatiche.

Utilizzando la stessa quantità di DNA di partenza, ricavata da ogni singolo individuo coinvolto nello studio, sono stati realizzati quattro pool di DNA dei casi e dei controlli: due replicati indipendenti per i casi e due per i controlli. In seguito alla realizzazione di due replicati tecnici, tutti i pool sono stati sottoposti a tre prove di genotipizzazione mediante l’impiego del chip ad alta densità BovineHD BeadChip di Illumina, per un totale di 24 analisi su array. Le posizioni degli SNP sono state individuate in relazione al UMB 3.1 bovine assembly. Le B-allele frequencies (BAF) per ogni matrice replicata, sono state sottoposte ad una specifica pipeline del software R al fine di eseguire test con marcatori multipli, previa esclusione del 5% degli SNP a più alta variabilità della BAF e degli SNP monomorfi per singolo replicato.

Un totale di 41 QTLR sono stati identificati sull’autosoma 29 bovino e 4 sul cromosoma X. Un pannello di marcatori si localizzava in prossimità di, o in, geni coinvolti nei processi di miogenesi, adipogenesi e nell’adesione cellulare. Il ruolo biomolecolare di queste entità genetiche nell'insorgenza della patologia in studio è stato evidenziato con l’analisi delle funzioni note delle proteine correlate attraverso il database di GeneCards. Il network dei geni coinvolti è stato analizzato utilizzando STRING.

“Genetic basis of Lipomatous Myopathy in Piedmontese beef cattle” Peletto, S., Strillacci, M.G., Capucchio, M.T., Biasibetti, E., Modesto, P., Acutis, P.L., Bagnato, A. Livestock Science, Volume 206, December 2017, Pages 9-16

Schermata 2018 02 18 alle 17.42.32Oltre 800 milioni di virus per metro quadro, soprattutto di origine marina, si depositano al suolo ogni giorno, trasportati da aerosol che raggiungono quote elevate. Lo ha stabilito il primo studio, pubblicato sull'International Society for Microbial Ecology Journal, che ha analizzato e quantificato il trasporto aereo di virus sulle lunghe distanze.

Da anni i ricercatori indagano sulla dispersione dei batteri in atmosfera sulle lunghe distanze, anche da un continente all'altro, grazie a piccole particelle di polvere e altri aerosol trasportati dal vento; finora tuttavia non era stata dedicata altrettanta attenzione ai virus. L'interesse per questi microrganismi è stato però rivitalizzato dalla scoperta di un numero elevato di virus geneticamente simili tra loro in ambienti molto diversi di tutto il mondo.

Nello studio sui virus sono state installate piattaforme di campionamento dell'aria sulla Sierra Nevada, catena montuosa della Spagna meridionale, ad altitudini comprese fra i 2500 e i 3000 metri, perché solo se raggiungono quelle quote gli aerosol hanno la possibilità di essere trasportati per migliaia di chilometri.

Dall'analisi dei campioni è emerso che il flusso virale giornaliero varia dai 260 milioni agli oltre 7 miliardi di virus al metro quadrato, a seconda delle condizioni meteorologiche, con un tasso di deposizione da 9 a 461 volte quello dei batteri.

I ricercatori hanno anche scoperto che mentre i batteri provengono per lo più dal suolo e aderiscono a piccole particelle di sabbia o ad aerosol organico di dimensioni relativamente gradi, i virus hanno per la maggior parte una provenienza marina. Studi precedenti avevano stimato che nei primi 100 metri dalla superficie dei mari ci sono circa dieci milioni di virus per millilitro, e che in prossimità delle coste ci sono dai 100 milioni a un miliardo di virus per centimetro cubo di sedimenti.

Inoltre i virus aderiscono ad aerosol organico più piccolo, di dimensioni inferiori ai sette micrometri. Ciò significa che questi microrganismi possono rimanere in atmosfera più a lungo e a quote maggiori, diffondendosi così con maggiore efficienza e a più vasto raggio rispetto ai batteri. Infine, la pioggia trasporta facilmente al suolo i batteri in atmosfera, ma non è efficiente allo stesso modo nel caso dei virus.


"Deposition rates of viruses and bacteria above the atmospheric boundary layer" Reche I, D'Orta G, Mladenov N, Winget DM, Suttle CA. ISME J. 2018 Jan 29 [Epub ahead of print]

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