Dall'11 aprile 2003 sono stati pubblicati 5786 articoli

AGGIORNAMENTO SCIENTIFICO PERMANENTE IN MEDICINA VETERINARIA

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Schermata 2017 10 18 alle 09.00.26Nella tartaruga marina Caretta caretta sono stati descritti 4 generi di trematodi ematici, con prevalenza e impatto patogeno variabile. Hapalotrema Looss (1899) e Amphiorchis Price (1934) sono i due unici generi segnalati nelle acque del Mar Mediterraneo, mentre mancano dati aggiornati circa le Spirorchiidae nel Mediterraneo centrale e orientale e la prevalenza delle infestazioni. Uno studio ha indagato la presenza e la patologia delle Spirorchiidae in C. caretta nel Mar Mediterraneo.

Venivano sottoposte a esame autoptico 168 tartarughe arenate ungo la costa nordoccidentale del Mar Adriatico tra il 2009 per il 2015, con successive analisi per l’identificazione di trematodi adulti e uova nelle feci e nella milza ed esami istopatologici. Si effettuavano analisi molecolari sugli ospiti e sui parassiti per identificare le origini delle tartarughe e le relazioni filogenetiche dei trematodi.

tremLe Spirorchiidae venivano identificate nel 16,7% degli animali. Hapalotrema mistroides (Monticelli, 1899) e Neospirorchis sp. erano presenti rispettivamente in 26 e 10 casi. Si identificavano trematodi adulti in 6 casi mentre le uova erano osservate all’esame copromicroscopico in tutte le tartarughe infestate; i risultati della ricerca delle uova spleniche erano in accordo con le analisi copromicroscopiche.

Si osservavano soltanto lesioni lievi. Le uova di tipo 1 e 3 erano visibili macroscopicamente nella mucosa gastrointestinale. Si osservava raramente vasculite cardiaca e dei grossi vasi ed erano presenti granulomi multifocali diffusi nei tessuti. L’analisi molecolare assegnava inequivocabilmente i campioni di Spirorchiidae a H. mistroides e Neospirorchis sp. La caratterizzazione genetica del DNA delle tartarughe indicava l’origine mediterranea degli animali.

Lo studio fornisce nuovi dati circa la diffusione delle Spirorchiidae nella popolazione di tartarughe del Mar Mediterraneo e descrive per la prima volta la presenza di Neospirorchis spp. nel bacino. L’infestazione non aveva un effetto causale sulla morte né un impatto importante sullo stato di salute generale degli animali.


Cardiovascular flukes (Trematoda: Spirorchiidae) in Caretta caretta Linnaeus, 1758 from the Mediterranean Sea.” Marchiori E, Negrisolo E, Cassini R, Garofalo L, Poppi L, Tessarin C, Marcer F. Parasit Vectors. 2017 Oct 10; 10 (1): 467.

Schermata 2017 10 17 alle 10.27.32L’iperadrenocorticismo (HAC) è un’endocrinopatia relativamente infrequente del gatto anziano, con un’età media alla diagnosi di 10 anni. In aggiunta all’ipercortisolismo ipofisi-dipendente e surrene-dipendente, i segni clinici di HAC possono essere il risultato di tumori surrenalici che producono steroidi sessuali.

Benché l’HAC del gatto condivida numerose similitudini con quello del cane, esistono differenze chiave nella presentazione, diagnosi e risposta alla terapia. La maggior parte, ma non tutti, i gatti con HAC presentano un diabete mellito concomitante, spesso insulino-resistente. Fino a un terzo dei gatti con HAC presenta un’estrema fragilità cutanea ed è esposto a rischi elevati di lacerazioni cutanee iatrogene debilitanti durante gli interventi diagnostici e terapeutici.

Sono inoltre comuni le infezioni cutanee, del letto ungueale e degli apparati urinario, respiratorio e gastrointestinale, secondarie all’immunosoppressione indotta dal cortisolo.

I gatti rispondono in maniera diversa dal cane ai test di funzionalità surrenale, quali il test di stimolazione con ACTH o di soppressione con desametazone; nel gatto è necessaria una dose 10 volte maggiore di desametazone per lo screening dell’HAC.

Le opzioni terapeutiche curative includono la surrenalectomia o l’ipofisectomia transfenoidale. La radioterapia o il trattamento medico possono migliorare i segni clinici. La risposta alla terapia con mitotano è scarsa. Sebbene il trilostano sia il trattamento medico elettivo sulla base di studi retrospettivi, mancano indagini sulla farmacocinetica di questo farmaco nel gatto.

L’HAC felino si manifesta globalmente e non è associato ad alcuna predisposizione di razza. Benché non comuni, i tumori surrenali produttori di steroidi sessuali hanno una maggiore prevalenza nel gatto rispetto al cane.

Tali informazioni sono state derivate da più di 180 casi descritti di HAC felino. Le descrizioni riguardanti la presentazione clinica, gli aspetti clinicopatologici e la risposta al trattamento erano casistiche multiple osservazionali retrospettive (EBM grado III) o descrizioni di casi singoli (EBM grado IV). La maggior parte degli studi sui test diagnostici endocrini erano studi analitici di coorte controllati (EBM grado III), ma erano presente anche studi prospettici, randomizzati e controllati con placebo (EBM grado I).

“Peculiarities of feline hyperadrenocorticism: Update on diagnosis and treatment.”Boland LA, Barrs VR. J Feline Med Surg. 2017 Sep; 19 (9): 933-947.

 

Schermata 2017 10 17 alle 09.27.10Uno studio ha descritto la presentazione clinica, il trattamento e la prognosi dei cani con linfoma gastrointestinale di basso grado. Si includevano 20 casi. Erano maggiormente rappresentati i maschi e i cani di taglia piccola. I segni clinici più frequenti erano dimagrimento, vomito e diarrea. La maggior parte dei linfomi era del fenotipo a cellule T (95%), ed era spesso descritto l’epiteliotropismo (60%).

Per la diagnosi definitiva erano frequentemente necessari l’immunoistochimica, la PCR per l'identificazione del riarrangiamento dei recettori dell’antigene o entrambi.

In due soggetti si effettuava l’asportazione della massa intestinale e tutti i cani venivano sottoposti a chemioterapia; erano più comunemente prescritti clorambucile e prednisone. Il tasso di risposta complessivo era del 70% e il tempo di sopravvivenza mediano era di 424 giorni (95% CI: 105 - 1206 giorni).

Il linfoma gastrointestinale di basso grado appare essere una condizione rara nel cane e il trattamento chemioterapico determina un elevato tasso di risposta e tempi di sopravvivenza favorevoli. Sono necessari ulteriori studi per determinare la prevalenza di questo tumore nei cani con enteropatie croniche.


“Low-grade gastrointestinal lymphoma in dogs: 20 cases (2010 to 2016).” Lane J et al., J Small Anim Pract. 2017 Oct 13. [Epub ahead of print]

 

Schermata 2017 10 17 alle 08.53La stabulazione dei vitelli in gruppo può ostacolare l’identificazione delle malattie respiratorie ed è quindi auspicabile lo sviluppo di strumenti che possano identificare tali eventi patologici. In uno studio, si stabulavano in gruppo i vitelli pre-svezzamento (n = 30), alimentati con una mangiatoia automatica ed equipaggiati con un accelerometro. Si registravano i passi effettuati, il periodo di decubito e il comportamento alimentare per determinare gli effetti della malattia respiratoria. Si effettuava due volte al giorno una valutazione della salute di tutti i vitelli e si diagnosticava una malattia respiratoria nei soggetti con punteggi respiratori ≥ 5 (n = 10).

Ciascun vitello ammalato veniva accoppiato a un controllo sano sulla base della data della diagnosi di malattia, della razza e dell’età. I vitelli di controllo venivano definiti sani se avevano punteggi respiratori ≤ 4, così come punteggi fecali, ombelicali e articolari di 0 o 1.

I vitelli ammalati erano meno attivi prima, il giorno stesso e dopo la diagnosi di malattia respiratoria. Inoltre, avevano una ridotta frequenza di decubito a partire da 2 giorni prima della diagnosi così come dopo la diagnosi. Infine, consumavano meno latte il giorno della diagnosi rispetto ai controlli sani.

I passi effettuati, il periodo di decubito e l’assunzione di latte potrebbero essere strumenti utili per l’identificazione delle malattie respiratorie in allevamento, anche se ciò richiede ulteriori vautazioni, concludono gli autori.


“Automated detection of behavioral changes from respiratory disease in pre-weaned calves” Swartz, T.H. et al. Journal of Dairy Science, Volume 100, Issue 11, 9273 - 9278

 

 

Schermata 2017 10 17 alle 09.12.09Uno studio ha valutato l’associazione tra fattori relativi alla vacca, alla mammella e al quarto e rischio di mastite clinica (MC) nelle bovine sottoposte a mungitura automatica. L’ipotesi primaria era che il picco di flusso di quarto (QPMF) fosse associato a un maggior rischio di MC. Si effettuava uno studio retrospettivo caso-controllo utilizzando i dati di 1549 allevamenti bovini che utilizzavano 20 unità di mungitura automatica.

Si definivano casi (n = 82) le bovine con diagnosi del primo caso di MC tra 24 e 300 giorni di lattazione nella lattazione in corso. Le bovine sane di controllo (n = 6/caso) erano appaiate sulla base dello stesso ordine di parto, dell’esistenza di registrazioni della produzione lattea giornaliera nel periodo di mungitura corrispondente alla finestra di 15 giorni prima della diagnosi del caso, della conduttività media <5,5 mS/cm nella medesima finestra e dell’assenza di anamnesi di MC nella lattazione in corso.

Mediante regressione logistica si stimavano gli effetti sulla probabilità di MC dell’ordine di parto, della posizione del quarto, del giorno di lattazione al momento della diagnosi di MC, del QPMF medio 15 giorni prima della diagnosi, della produzione lattea della mammella e dell’intervallo di mungitura.

Delle 6 variabili predittive incluse nel modello, solo l’intervallo di mungitura era significativamente associato a un aumentato rischio di MC del quarto. Si concludeva che in una mandria a stabulazione libera e ad elevata produzione e che utilizza la mungitura automatica, l’intervallo di mungitura, non il QPMF, era associato al rischio di mastite clinica.

“Cow- and quarter-level milking indicators and their associations with clinical mastitis in an automatic milking system” J.F. Penry et al. Journal of Dairy Science , Volume 100 , Issue 11 , 9267 - 9272

 

Schermata 2017 10 16 alle 09.55.06Un articolo riporta i risultati degli esami copromicroscopici effettuati in animali domestici e ricci nell'ambito della normale attività diagnostica nel periodo dal 2003 al 2012 presso la Facoltà di Medicina veterinaria di Hannover, in Germania. Su 3475 campioni fecali di cavallo, il 33,1% conteneva vari stadi di strongili e l’1,3% uova rispettivamente di Strongyloides westeri e Parascaris equorum.

Gli stadi parassitari più frequentemente osservati in 1416 campioni fecali di bovino erano oocisti di Eimeria (21,3%) e uova o larve di strongili (15,9%). Larve di Dictyocaulus viviparus e uova di Fasciola hepatica venivano identificate nello 0,9 e 1,3% dei campioni.

 Di 574 campioni fecali bovini analizzati mediante colorazione con carbol-fucsina, il 39,9% erano positivi per oocisti di Cryptosporidium.

Stadi di strongili erano presenti nel 52,4% dei campioni fecali di pecora (n = 374) e nel 44,9% di quelli di capra (n = 98) e oocisti di Eimeria si osservavano rispettivamente nel 41,4 e 32,7% delle loro feci.

Su 1848 campioni fecali suini, il 3,0% conteneva stadi di strongili, l’1,6% uova di Ascaris suum e il 3,3% oocisti di coccidi (Eimeria o Cystoisospora spp.).

Le uova di elminti più frequentemente identificate nelle feci di cane (n = 2731) e di gatto (n = 903) erano quelle di Toxocara spp. (2,8 e 3,9%, rispettivamente). Oocisti di Cystoisospora erano identificate nel 5,6% delle feci di cane e nel 2,4% di quelle di gatto. Inoltre, lo 0,7% delle feci di gatto era positivo per piccole oocisti Toxoplasma gondii-simili.

I campioni fecali dei conigli (n = 434) contenevano uova di Passalurus ambiguus (3,0%), strongili (1,8%) e Trichuris leporis (0.2%), così come oocisti di Eimeria (21,2%).

I nematodi più abbondanti nelle feci di riccio (n = 205) erano Capillaria spp. (39,5%) e Crenosoma striatum (26,8%); si riscontravano oocisti di coccidi nel 14,2% dei campioni.


“10-year parasitological examination results (2003 to 2012) of faecal samples from horses, ruminants, pigs, dogs, cats, rabbits and hedgehogs.” Raue K, et al. Parasitol Res. 2017 Oct 13. [Epub ahead of print]

 

Schermata 2017 10 16 alle 09.22.13La morsicatura della coda nel suino è considerata un problema comportamentale, di benessere ed economico e richiede interventi in allevamento appropriati ma spesso complessi. Un articolo introduce la metodologie degli Alberi di Classificazione e Regressione (CRT, Classification and Regression Tree) al fine di sviluppare uno strumento per la prevenzione in allevamento delle lesioni acute da morsicatura della coda nel suino.

Si includeva un campione di 60 allevamenti commerciali di suini pesanti. Una visita e un’intervista in allevamento con l’allevatore permettevano di raccogliere dati sulla gestione generale dell’allevamento, la salute della mandria, la prevenzione delle malattie, il controllo climatico e le caratteristiche dell’alimentazione e produzione.

I risultati suggerivano il valore dell’analisi CRT nella gestione dei fattori di rischio della morsicatura della coda a livello specifico per l’allevamento, con una sensibilità dell’86,7% ottenuta con l’albero di classificazione e una correlazione di 0,7 tra prevalenza di morsicatura della coda osservata e prevista con l’albero di regressione.

L’analisi CRT mostrava 5 variabili principali (intensità di stabulazione, livelli di ammoniaca, numero di suini per allevatore, tipo di pavimentazione e puntualità nella somministrazione del cibo) quali fattori predittivi critici di lesioni acute da morsicatura della coda, con importanza differente in diversi sottogruppi di allevamento.

Il modello potrebbe avere applicazioni affidabili e pratiche per il supporto e l’implementazione degli interventi di prevenzione della morsicatura della coda, soprattutto in caso di sottogruppi di suini esposti a rischi maggiori, aiutando allevatori e veterinari a valutare i rischi nel proprio allevamento e a gestirne le variabili predisponenti, concludono gli autori.


“A cross-sectional study for predicting tail biting risk in pig farms using classification and regression tree analysis.” Scollo A, Gottardo F, Contiero B, Edwards SA. Prev Vet Med. 2017 Oct 1; 146:114-120.

 

Schermata 2017 10 16 alle 08.34.57Uno studio retrospettivo ha descritto gli aspetti clinici, di laboratorio e di diagnostica per immagini e i fattori prognostici di 99 cani affetti da leptospirosi osservati in Germania dal 2006 al 2013. Al momento della presentazione iniziale, i segni clinici più comuni erano letargia (96%), anoressia (88%), vomito (85%), addome dolente (39%), diarrea (38%), oliguria (27%) e tachipnea (26%).

Le alterazioni di laboratorio includevano anemia (63%), trombocitopenia (63%), leucocitosi (57%), aumento dell’urea (84%) e della creatinina (81%) plasmatiche, aumento dell’attività degli enzimi epatici (80%), iperbilirubinemia (69%), iperfosfatemia (67%), iponatriemia (64%), ipoalbuminemia(55%) e ipokaliemia (29%).

Si osservavano alterazioni polmonari radiografiche nel 57% dei cani, inizialmente o durante il decorso della malattia. Nei cani che non sopravvivevano si riscontravano più frequentemente grave dispnea, oliguria, azotemia, iperbilirubinemia e gravi alterazioni polmonari radiografiche. Si osservava un coinvolgimento renale, epatico e polmonare rispettivamente nel 95, 92 e 58% dei cani e lesioni multiorganiche in 98 soggetti (98%); 32 cani morivano o venivano soppressi.

Le alterazioni cliniche e di laboratorio gravi erano associate a un esito negativo; un grave coinvolgimento polmonare era specificamente associato a un’elevata mortalità.

“Evaluation of clinical, laboratory, imaging findings and outcome in 99 dogs with leptospirosis.” Knöpfler SJ Small Anim Pract. 2017 Oct; 58 (10): 582-588.

 

 

Schermata 2017 10 13 alle 10.37.56Uno studio clinico retrospettivo ha valutato l’effetto del lavaggio artroscopico e della somministrazione intrarticolare ripetuta di antibiotici nei cavalli adulti e nei puledri con artrite settica (n = 62). Il lavaggio artroscopico veniva effettuato il giorno 0 (D 0). Si prelevava il fluido sinoviale ogni 48 ore prima della somministrazione intrarticolare di antibiotici e fino alle dimissioni dalla clinica. Si confrontavano nel tempo e tra i soggetti con esito favorevole e sfavorevole la conta delle cellule nucleate, le proteine totali e la percentuale di neutrofili nel liquido sinoviale.

La conta delle cellule nucleate sinoviali diminuiva progressivamente ed era inferiore ai valori di D 0 in qualsiasi momento temporale. La percentuale di neutrofili era inferiore ai valori basali solo in D 8 e D 10. Le proteine totali diminuivano progressivamente ed erano inferiori ai valori basali in D 2, 4, 6, 8, 10 e 14.

Quando si confrontavano i cavalli adulti e i puledri con esito favorevole con quelli con esito sfavorevole, la conta delle cellule nucleate era inferiore in D 10, 12 e 14 e la percentuale di neutrofili era inferiore solo in D 4, mentre le proteine totali non differivano tra i gruppi in nessun momento.

La conta delle cellule nucleate e la concentrazione totale di proteine del liquido sinoviale diminuivano dopo il lavaggio artroscopico e la somministrazione intrarticolare ripetuta di antibiotici nei cavalli adulti e nei puledri con artrite settica. La conta delle cellule nucleate ha valore limitato come strumento di monitoraggio durante il trattamento dell’artrite settica.

“Effect of arthroscopic lavage and repeated intra-articular administrations of antibiotic in adult horses and foals with septic arthritis.” Cousty M, David Stack J, Tricaud C, David F. Vet Surg. 2017 Oct; 46 (7): 1008-1016.

 

Schermata 2017 10 13 alle 09.39.18Un Ara giacinto (Anodorhynchus hyacinthinus) femmina di 26 anni veniva sottoposta a esame oftalmico per la presenza di un’ulcera corneale cronica dell’occhio destro. All’esame si osservava un’ulcera corneale assiale superficiale di 5 × 4 mm con margini epiteliali indefiniti.

Durante gli esami di controllo multipli effettuati nel corso di 4 mesi, l’ulcera veniva trattata mediante debridement con bastoncino cotonato sterile, debridement con fresa a punta diamantata, debridement con fresa a punta diamantata e adesivo tissutale a base di cianoacrilato e cheratotomia radiata con adesivo tissutale a base di cianoacrialto, tutti effettuati in anestesia, con risoluzione finale della lesione.

“Management of a Nonhealing, Superficial Corneal Ulcer in a Hyacinth Macaw (Anodorhynchus hyacinthinus).” Waugh L, Pucket J, Cole GA, D'Agostino J. J Avian Med Surg. 2017 Sep; 31 (3): 239-243.

 

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