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Mercoledì, 29 Luglio 2020

G. Bolzoni et al

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Aggiornamento sull’andamentoAggiornamento sull’andamentodel piano di controllo di aflatossina M1nel latte in Lombardia

  • Riferimento: Large Animal Review 2020; 26: 107-112
  • Abstract: La presenza di aflatossina M1 (AFM1) nel latte è dovuta all’ingestione da parte delle bovine di foraggi e mangimi contaminati da aflatossina B1 (AFB1), che viene metabolizzata e trasformata a livello epatico nel suo metabolita meno tossico. La produzione di aflatossine ad opera di funghi del genere Aspergillus è condizionata da vari fattori, quali specie fungina, substrato e ambiente. La regione Lombardia, con la sua elevata concentrazione di allevamenti di bovine da latte e una produzione pari al 43,3% di quella nazionale, è particolarmente sensibile e attenta al problema anche perché tra i foraggi che possono risultare contaminati il mais (insilato o in farine) rappresenta la componente maggiore della tipica razione delle bovine da latte. Considerata la disomogenea distribuzione dell’AFB1 negli alimenti zootecnici, il monitoraggio della presenza di AFM1 nel latte di massa aziendale risulta particolarmente importante per il controllo di questo tipo di contaminazione a livello di singolo allevamento. Dopo il periodo critico del biennio 2015-2016, appare interessante fornire un quadro sintetico della situazione osservata nel corso degli anni successivi, in particolare del periodo che va dal 2017 a metà del 2019. A tale scopo, sono stati valutati i dati ottenuti con tecnica ELISA (metodo di screening) su oltre 20.000 dei campioni di latte di massa aziendale, conferiti ai laboratori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, nel periodo di tempo tra il 2017 fino a tutto il primo semestre del 2019. Dall’osservazione dell’andamento dei dati ottenuti nel periodo in oggetto e dal confronto con quello delle annate precedenti (2012-2016), appare evidente il superamento della situazione di criticità e il mantenimento pressoché costante di bassi livelli medi di contaminazione. I dati ottenuti sono stati suddivisi in base alla tipologia dei campioni: non ufficiali (autocontrolli) ed ufficiali (realizzati dai Servizi Veterinari territoriali) ed anche in funzione dell’entità di contaminazione dei casi di non conformità per superamento del limite normativo (0,050 μg/kg). Dalla valutazione complessiva dei dati è possibile estrapolare informazioni utili alla realizzazione di programmi di monitoraggio continuo e diffuso e calibrare i programmi di controllo in risposta a situazioni, ad esempio, di contaminazioni generalizzate oppure localizzate sia per la prevenzione che, se necessario, per attuare interventi correttivi in caso di emergenze.
  • Specie: animali da reddito
  • Anno: 2020
  • Rivista: Large Animals Review
Letto 5 volte Ultima modifica il Mercoledì, 29 Luglio 2020

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