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Sabato, 06 Febbraio 2021

A. Gentile et al.

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  • Riferimento: Large Animal Review 2020; 26: 305-315
  • Abstract: Le malattie congenite del sistema nervoso centrale dei vitelli rappresentano un’evenienza solo apparentemente rara. Fra le altre cose, l’assenza di strutturati piani di sorveglianza ed il basso valore che spesso caratterizza i vitelli maschi impediscono una puntuale segnalazione ed un tempestivo invio di soggetti ammalati a centri diagnostici o di ricerca. Se si aggiunge che per molte di queste patologie la conferma diagnostica è possibile solo con una attenta necroscopia o addirittura con un esame istologico, ecco che si giustifica la sottostima che accompagna questo capitolo nosologico. Quanto detto sopra vale, in effetti, in generale per tutte le malattie congenite; in un lavoro datato 1973, le malattie congenite del sistema nervoso vennero comunque stimate nell’ordine del 20% di tutte le malattie presenti alla nascita. I disturbi neurologici congeniti possono essere dovuti ad agenti teratogeni esterni o a difetti genetici ereditari. I primi - fra i quali si annoverano agenti biologici, chimici, fisici, metabolico-nutrizionali - possono agire direttamente sui processi di sviluppo embrionale oppure provocare alterazioni nell’espressione di un gene. Da parte loro, i difetti genetici ereditari - prevalentemente rappresentati da mutazioni autosomiche recessive - si basano su errori innati del metabolismo per mancanza e/o disfunzioni di ormoni, recettori, enzimi, proteine strutturali, neurotrasmettitori, canali ionici. L’aumentato grado di consanguineità della popolazione bovina, dovuto all’uso intensivo di alcune linee genetiche, ha aumentato la frequenza di alcune varianti alleliche portatrici di tare genetiche, fra le quali alcune riguardano proprio malattie del sistema nervoso centrale. Le cause genetiche comprendono anche le c.d. mutazioni “de novo”, ovvero quelle varianti patogene non “ereditarie”, che si verificano o a livello delle cellule germinali di uno dei due genitori, o compaiono nelle primissime fasi dell’embriogenesi. I difetti caratterizzati da deformità delle strutture nervose sono definiti “malformazioni congenite”, e sono il risultato di disturbi dello sviluppo tissutale quali: agenesia (completa assenza di un organo), aplasia (mancato sviluppo di un organo), ipoplasia (ridotto sviluppo di un organo), disrafismo (fallimento nella fusione sagittale), mancata involuzione con persistenza di strutture embrionali, mancata divisione di tessuti embrionali, atresia (mancata formazione di una cavitazione/lume), displasia (anormale organizzazione strutturale cellulare di un tessuto o organo), ectopia (errore morfogenetico di posizionamento di un tessuto o organo), distopia (errore morfogenetico in cui un tessuto o organo rimangono in una posizione avuta durante una delle fasi dello sviluppo). Per quanto riguarda i difetti caratterizzati da alterazioni innate delle funzioni fisiologiche o dei processi metabolici, essi, a seconda delle disfunzioni che provocano, possono anche non essere evidenti alla nascita, ma lasciarsi riconoscere solo in fasi più tardive della vita. Ciò nonostante devono essere considerati come problemi congeniti e non interpretati come patologie acquisite. Obiettivo dell’articolo è non solo illustrare i più comuni difetti congeniti del sistema nervoso centrale del vitello, ma anche stimolare i veterinari operanti sul campo (e di riflesso gli allevatori) ad una maggiore attenzione nei confronti di questo capitolo nosologico, eventualmente considerando l’invio degli animali a centri diagnostici e/o di ricerca al fine di favorire lo studio e l’approfondimento delle cause e delle eventuali possibilità di trattamento e/o prevenzione.
  • Note: //
  • Specie: animali da reddito
  • Anno: 2020
  • Rivista: Journal of Veterinary Cardiology
Letto 24 volte Ultima modifica il Sabato, 06 Febbraio 2021

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